Default Italia: 98 Giorni al Fallimento – Quello che Berlusconi non ha Avuto il Coraggio di Dire
3 agosto, 2011 di dellefragilicose
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Stanotte dormirò poco e male. Sono sicuro che non riuscirò a prendere sonno, poi, appena appisolato, mi sveglierò all’improvviso. Immagino che non funzionerà nemmeno la solita dose di 20 goccette di Songar che, in situazioni normali, mi mandano in una sorta di anestesia profonda che dura fino alla tarda mattinata.
Penso a Silvio Berlusconi, alle sue tre aziende quotate in borsa che lo portano a “” insieme a noi in questa terribile crisi. Poareto, direbbe il mio collega bellunese.
Povero Silvio, quanti pensieri devono tormentarlo con tre aziende quotate in borsa. Se le cose continuano così finisce che, per risparmiare, dovrà rinunciare alle zoccole e tornare alle pugnette. A una certa età certe cose possono essere imbarazzanti. Non è che c’è qualche volontaria tra le lettrici disposta a lavorare un po’ con la pompetta? O magari qualche volontario? Silvio ha la faccia di quello che non si pone certi problemi. Alla fine un buco rimane un buco. Una cosa che è definibile solo in termini di assenza, dicono gli studiosi del fenomeno dell’emergenza.
Andiamo Oltre il Banner per la Birmania. Siamo Capaci di Solidarietà Diretta?
30 maggio, 2008 di Gilgamesh
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Scrivere queste righe mi costa fatica, una cosa insolita per me, che normalmente scrivo di getto e con facilità e spesso pubblico senza rileggere, e vi avviso che non sarò breve, ma ritengo il messaggio molto importante. Parto con la frase citata da , da lei attribuita a Mao Zedong:
“Dieci morti in Occidente sono una strage, diecimila morti in Oriente una notizia”

Due settimane fa mi aveva particolarmente colpito e fatto riflettere la lettura di un articolo di JP qui su Mente Critica, in particolare questo passaggio:
Birmania: Questa Non È Un’Uscita
14 maggio, 2008 di harlot
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine
Quando le tonache zafferano sfilarono all’ombra delle dolorose pagode birmane, lo scorso settembre, il mondo intero ebbe un sussulto. “Lo fanno per la democrazia! Viva la libertà! Supportiamo la rivoluzione mettendo un bel ribbon sui nostri blog, servirà tantissimo ai monaci!” Il risultato è noto: il moto popolare affogato nel sangue (come già era successo nel 1988), il flusso informativo paralizzato – si, persino nell’era di internet – e la Birmania schiacciata in maniera ancora più opprimente sotto il tallone d’acciaio della junta criminale.

