Tutte a Casa
3 gennaio, 2012 di Lameduck
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese i suoi operai causa fallimento.
Nerino Rossi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto , quindi un bel giorno di vacanza tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.
Crisi e Default: Le previsioni di un venditore di almanacchi
30 dicembre, 2011 di fma
Archiviato in Caffè Amaro, Chiamiamola Economia, La diversa Opinione
È tempo di lunari e di oroscopi e dunque mi ci proverò anch’io a disegnare il mio. Lo scenario di un futuro neppure troppo lontano, che non è ciò che mi auguro, ma ciò che potrebbe accadere; che potrebbe anche non accadere, ove le variabili prendessero una piega diversa da quella che stanno tenendo da una ventina di anni a questa parte. Qualcuno ci vedrà la volontà iniqua di una crematistica nemica dei diritti del popolo, il frutto velenoso dell’eterno disegno giudaicoplutomassonico della finanza internazionale ai danni della classe lavoratrice; perché c’è ancora chi pensa che la Storia sia guidata da forze etiche. Me ne farò una ragione e non ci starò a discutere, perché sarebbe una perdita di tempo per entrambi; ma se qualcun altro, mi porterà delle buone ragioni per dimostrarmi che ho torto, sarò felice di starlo a sentire e gli darò ragione, nel mio stesso interesse.
Mario l’Alieno -2-
1 dicembre, 2011 di serpiko
Archiviato in Appunti Italiani, Cronache Italiane
Credo che il marchio FIAT non stia troppo simpatico agli italiani. Per tante (buone) ragioni, che vanno dall’abuso perpetrato da decenni nell’utilizzo della cassa integrazione, ormai diventata parte integrante delle voci di profitto dell’azienda (e altrettanto parte integrante delle voci di debito dello stato), all’immagine dei rampolli succedutisi nei decenni al vertice della casata che ne controlla le quote.
Nondimeno si tratta, nostro malgrado, dell’unico gruppo produttore di automobili di massa su suolo italico. Naturale, quindi, che ogni ordine passato alla casa torinese si traduca in un aumento del prodotto della nazione, che ogni Fiat/Alfa/Lancia in più sulle strade significhi ore di lavoro per la catena italiana che le produce(1).
Note
- Eccezion fatta per la 500. Il simbolo della casa italiana, quello pubblicizzato con la poesia dell’amministratore delegato sui valori nazionali e sul futuro, con la colonna sonora romantica di Allevi, viene prodotto in Polonia. [↩]
Crisi Economica, Come Proteggersi: I Consigli Banali che non Troverai Altrove
13 maggio, 2010 di redazione
Archiviato in Chiamiamola Economia, latest
Riceviamo e pubblichiamo le “banali” considerazioni che ci ha affidato una nostra lettrice. Non ci risulta che abbia competenze tecniche particolari, ma molte delle sue affermazioni ci appaiono piene di buon senso. E il buon senso, di questi tempi, è già qualcosa.
Anche se i giornali se ne ricordano a singhiozzo, in Europa si sta vivendo una crisi economica senza precedenti. Attenzione, quando si parla di crisi economica non si intende la perdita di valore di titoli azionari, derivati o obbligazioni. Quella è una crisi finanziaria in atto ormai già da anni e la cui analisi non è oggetto di questa breve riflessione. Per crisi economica intendo il rallentamento o la cessazione delle attività produttive o di servizio (fabbriche, terziario, ecc.), il licenziamento o il sostegno per mezzo di ammortizzatori sociali dei dipendenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità), l’impoverimento generale delle persone che vivono del proprio lavoro e non di speculazione finanziaria.
Scoop: Il Finale di Lost Anche su MenteCritica
6 maggio, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Cuore di Tenebra, E chi se ne frega?, latest
Se sei arrivato su questa pagina perché non riesci ad accedere per vedere il post originale di MacchiaNera a causa , ma riesci tranquillamente ad accedere a del Corriere dove c’è testualmente scritto che nei prossimi mesi corri il rischio di ritrovarti il Fuoco Greco sotto il culo e il bancomat tirerà fuori solo un bigliettino con scritto: Non hai vinto, ritenta, allora meriti di conoscere il finale di Lost in anticipo su tutti:

Jack riceve un messaggio dal suo ospedale che gli comunica l’avvenuta esternalizzazione del suo reparto. Passerà in una S.r.L. in attesa della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà.
Locke si ritroverà licenziato a cinquantatré anni senza nessuna prospettiva di ricollocazione e sarà talmente incazzato che gli uscirà il fumo nero dal culo.
Kate non troverà mai un lavoro dove il capo non voglia toccarle culo e tette.
Sawyer diventerà un camorrista e girerà per negozi a chiedere il pizzo.
Benjamin Linus si metterà a fare il caporale per gli extracomunitari che raccolgono le pummarole in provincia di Caserta.
A Sayid non rinnoveranno il permesso di soggiorno e sarà costretto a faticare a nero per una ditta di costruzioni a venti euro al giorno per 12 ore di lavoro. Senza caschetto.
Jin e Sun diventeranno due bambole con gli occhi a mandorla e con i nomi ridicoli per le figlie delle signore pernacchie che non adotterebbero mai un bambino nero, ma vogliono far vedere che le loro bimbe amano la diversità.
Hugo parteciperà all’isola dei famosi dicendo di voler perdere peso, poi si bisticcerà con Antonella Elia e finiranno a tirarsi i capelli.
Jacob aprirà un bar dove si può anche giocare al lotto, alle scommesse e ai videopoker. Si farà un sacco di soldi, si comprerà una villetta a Varcaturo, nel giardino metterà un cane feroce e si guarderà i mondiali sul suo plasma da 55 pollici bevendo birra e facendo i rutti.
Esternalizzazioni: Il Sistema Telecomitalia
6 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Democrazia e Diritti, Il Lavoro degli Italiani, latest
Nessuno può pretendere ragionevolmente di entrare nel merito di come venga gestita un’impresa a meno di non esserne, in qualche modo, parte. Il nostro, mi dicono, è un paese capitalista e la produzione è essenzialmente al servizio del profitto e non funzionale alla realizzazione del piano quinquennale per la vittoria del socialismo.
Nello stesso modo è evidente che il liberismo debba in qualche modo conciliarsi con la necessità di tutelare il tessuto sociale, fosse solo per preservane la capacità di produrre reddito.
E’ per questo che il regime d’impresa ed i rapporti tra l’imprenditore e le persone che con la loro attività contribuiscono alla produzione non sono (o non dovrebbero essere) lasciati completamente deregolamentati.Questo perché la legge possa offrire un supporto alle figure tradizionalmente più deboli in fase di contrattazione: i prestatori d’opera.
Se è utile al profitto del singolo retribuire un servizio a seguito di un’asta al ribasso tra lavoratori, non è certamente funzionale all’equilibrio della comunità. Stiamo insieme per migliorare la nostra vita e questo non può avvenire attraverso una competizione basata sulla rinuncia invece che sulla qualità di ciò che si offre.
Licenziamenti Telcomitalia: Te la do io la Censura!
27 aprile, 2010 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Il Lavoro degli Italiani, latest
Ora che, grazie all’oscuramento di zio Google, su questo sito di sfigati siamo rimasti in quattro gatti, per lo meno ci possiamo togliere lo sfizio di dirci le cose come stanno.
Da un paio di mesi Telecomitalia, l’azienda i cui vertici tecnici, secondo Oscar Giannino, vengono nominati su indicazione dei servizi segreti, ha deciso di efficientare il suo settore informatico. Certo, l’efficientamento (leggi esternalizzazione, cessione di ramo d’azienda, cassa integrazione, esuberi, licenziamenti) è stato necessario per mettere riparo ad errate scelte manageriali, ma si sa, cane non mangia cane e a prendere la stecca a culo rimangono i dipendenti. Quelli che non contano un cazzo.

Alice di Telecomitalia
Futuro ? Forse in un’Altra Vita
26 marzo, 2010 di Michele
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani, latest, Storie Italiane
Non è molto, è una telefonata.
Una telefonata che ricevo, un mio collega di lavoro che mi vuole chiedere come sto.
Infondo non è niente di particolare, è un po che non mi vede e non mi sente, questo per via della mia cassa integrazione che prelude il mio licenziamento dalla mia praticamente ex azienda.
Quello che mi lascia perplesso, per dirla con un francesismo, è che questa azienda anche se come tutte ha risentito della crisi, non va male anzi sono quasi certo che le restrizioni che ha fatto sono puramente arbitrarie e di comodo (suo).

La faccio breve, con un po’ di buonismo ed un po’ di minacce velate ha convinto tre dei suoi dipendenti ad accettare, tramite un accordo interno, e ridurre il proprio orario di lavoro da 40 ore settimanali a 24 dimezzando in questo modo il loro stipendio di quasi la meta. Ha successivamente provato a farlo anche con me, con la differenza che il mio sarebbe passato da 40 a 20.
Quattro persone sono poche, ma sono le uniche quattro persone che lavoravano full time, l’impiegata è stata assunta part time dall’inizio quindi il problema non si poneva per lei.
Cinque dipendenti, sono il 100% dell’organico di questa azienda.
Cinque dipendenti e relative famiglie messe in ginocchio senza tanti scrupoli.
L’ unico che non ha accettato sono stato io, il risultato è che mi ritrovo in cassa integrazione con il 60 % dello stipendio, se avessi accettato prenderei forse il 50%.
La mia scelta di non accettare equivale al mio suicidio lavorativo in quella azienda, ma sono fatto cosi che ci posso fare, se mi minacci io mi difendo come posso e, se devo sopperire cercherò di farlo in piedi e non in ginocchio.
Sono scelte.
Amaramente forzate.
L’amaro di questa scelta mi ha portato restrizioni, ma quello che mi fa scrivere qui è stata la telefonata del mio (ex) collega che, dopo qualche scambio di parole sul come stai tu e come sto io, con tono molto sommesso, mi ha informato che sta per diventare padre per la seconda volta.
Sono proprio le sue parole che mi fanno riflettere, in risposta alla mia espressione di gioia ed augurio, ha troncato ogni possibile mia altra effusione con queste testuali parole:
“Non lo abbiamo mica fatto apposta”.
Serissimo, come una persona che ha commesso un crimine.
Ho potuto solo provare ad immaginare come si possa sentire, e questo non mi piace, forse che in Italia diventare padre è una tragedia ?
No!
La tragedia la percepisco nel sistema che fa acqua da tutte la parti e, ti lascia solo ed in balia degli eventi nel pensare al proprio futuro e in quello dei propri figli.
Soliti discorsi, va bene, ma mettono paura e rabbia.
