Novembre
16 febbraio, 2011 di Comandante Nebbia
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Quando accadde era un giorno di novembre. Io ero seduto solo, proprio sugli scogli del molo di levante, quelli che si raggiungono con due chilometri di cammino sul sottile braccio di ferro e cemento che non è terra e non è cielo, ma un mondo a se stante sospeso tra il silenzio della solitudine ed il rombo sordo del mare e del vento.
Il cielo era scuro, perché era mattina presto e dai radi squarci di luce non si poteva capire se sarebbe stata una giornata di sole o di pioggia, ma lì non valeva nemmeno la pena di pensarci perché qualunque sarebbe stato il tempo a terra, in quel punto esatto sarebbe stata comunque una fredda giornata di mare.
Ero lì perché quando era cominciata la guerra ero scappato lontano di casa per proteggere la mia famiglia, ma poi ero tornato, perché quando c’è la guerra c’è guerra ovunque e se si deve morire, il posto più giusto ti sembra sempre casa tua.
Lo Squallore del Chiavare
2 novembre, 2010 di dellefragilicose
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Attenzione. Contenuti scabrosi. Se il linguaggio esplicito e la terminologia volgare ti offendono, non leggere. .
Ci sono poche cose certe nella vita. Pi greco, la gravità, la morte, l’intima relazione tra massa e energia, l’irreversibilità delle trasformazioni che implicano dissipazione di lavoro in calore, lo squallore del chiavare(1).
Chiavare. Non vuol dire fare l’amore, che presuppone che dall’altra parte ci sia una per la quale provi almeno affetto, stima, simpatia, attrazione intellettuale oltre che fisica. Non vuol dire fare sesso che richiederebbe una partner che si diverte insieme a te. Non è fottere o scopare, verbi plurivalenti e svalutati da diciassettenne sfigato o rappresentante di Folletto. Chiavare, almeno dal punto di vista maschile, si esplicita fisicamente nell’infilare il cazzo(2) in una bambola vivente di carne, anche se, per alcuni, l’ultima condizione non è strettamente necessaria.
Mi rendo conto che il linguaggio della scienza è duro, apparentemente offensivo, ma siamo qui a raccontare ciò che ci circonda, mica a pettinar le bambole. Per rappresentare un fenomeno occorrono termini precisi, accurati. La realtà prescinde dallo strumento utilizzato per descriverla. Per questo bisogna abbandonare ogni remora e dire le cose come stanno. Niente giri di parole. C’è chi fa l’amore, chi fa sesso, chi fotte, chi scopa e chi chiava. Punto.

Tornando all’incipit di questo breve intervento(3), se uno vuole abbandonare un attimo la scienza per fare una considerazione personale, chiavare è squallido, nel senso che si riduce ad una questione di attrito che culmina, presa la pilloletta giusta, in una manifestazione nella quale è apprezzabile un’applicazione del principio di azione e reazione in un’implementazione collegata alla dinamica dei fluidi.
Però, che chiavare è squallido, conviene dirlo tra noi, sotto voce. Infatti, nella concezione manichea di certe persone, se uno non chiava, ma si limita a far l’amore oppure si astiene nell’attesa di una cosa speciale che comprometta un po’ anche il cuore e il cervello oltre che il cazzo, o un invidioso, come dice una che di certi cazzi se ne intende e che non posso linkare perché è sottosegretario e incazzosa. Ovviamente essere un gay non è un offesa, perché quando uno fa l’amore e non chiava il sesso del partner non conta. Però, se uno non è gay, non è scientifico essere definito tale solo perché non chiava. Invece, a passare per invidioso non ci sto proprio che è una cosa meschina, prima che sgradevole.
Insomma, alla fine il ragionamento si è un po’ complicato e la mente vacilla anche perché chi scrive è consapevole che l”Meglio le belle ragazze che essere gay” è convinzione ampiamente condivisa dalla maggior parte dei maschi del suo paese. Il che, per la proprietà transitiva, porterebbe a concludere che la maggior parte dei maschi italiani non fa l’amore, non fa sesso, non fotte, non scopa, ma chiava.
L’ultima affermazione è troppo assoluta per essere vera. In natura l’assoluto è merce rarissima ed in una piovosa giornata d’autunno, circondato dalla nebbia, ad anni luce da casa mia, sono troppo triste per crederci. Io, comunque, non penso di aver mai chiavato, almeno spero. E se qualcuno da questo deduce che sono ricchione(4), sono problemi suoi, non miei. Anzi, mi fa pure piacere.
Note
- etimo interessante che in origine indicava l’azione dell’infilare la chiave nella toppa o di inchiodare. Se ne ricordi il drammatico utilizzo fatto dal sommo poeta nel canto XXXII dell’inferno: e io senti’ chiavar l’uscio di sotto [↩]
- termine colloquiale con il quale si indica, tra l’altro, il membro maschile. L’etimo deriverebbe da estensione metaforica dell’uso di un termine mestolo, derivato dal latino cattia [↩]
- in gran parte ispirato da una disperata suzione di acquavite di malto [↩]
- gay, omosessuale nella vulgata dell’estensore di questo poco sobrio contributo. Etimo incerto. [↩]
Carnivoro Vegetariano Ipocrita
4 dicembre, 2007 di diabolicomarco
Archiviato in Consumo CriticaMente, Il Pianeta che Ride
La scelta vegetariana può essere etica, salutista, ambientale, religiosa. O più spesso una combinazione di questi motivi. Oppure si può essere vegetariani per comodo, per moda, per emulazione. Molti sono carnivori convinti. Generalmente prevale però l’atteggiamento ipocrita. Lo so bene, perché anche io non faccio eccezione.
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Du Bist Was du Isst
15 novembre, 2007 di harlot
Archiviato in Consumo CriticaMente, Cronache Italiane
La sofisticazione alimentare, questa sconosciuta. Sconosciuta, perlomeno, alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Conosciutissima, invece, negli ambienti della criminalità organizzata. Grande o piccola che sia: la pratica dell’adulterazione degli alimenti, del resto, richiede comunque un minimo di struttura organizzativa. Richiede canali di riciclaggio, vie preferenziali per la distribuzione, trasporto e smercio – anche, e soprattutto, a livello internazionale. Richiede complicità. Richiede rispettabilità.
