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Il Milan annuncia in toni trionfalistici sul proprio sito ufficiale che alle 18:00 del 11 luglio 12.427 tifosi hanno esercitato il diritto di prelazione per il rinnovo dell’abbonamento a fronte dei 14.540 che esercitarono analogo diritto lo scorso anno.

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Sì. Come tutti o quasi avrete saputo, l’Italia va avanti negli Europei di calcio, grazie all’onestà degli olandesi e alla pochezza dei francesi. E qui ci metto un paio di bei link per quelli di voi che volessero leggerne qualcosa di più.

Meglio così: avremo qualcosa su cui discutere ed appassionarci per qualche altro giorno.

Caffè amaro

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Il giuoco del pallone è, in Italia, fenomeno di costume. A differenza del nuoto. E tanto più gli italiani sono invasati di pallone, tanto più i pallonari (detti anche calciatori) sono pallonari. Non come una volta (o come in paesi del terzo mondo del pallone tipo le Isole Faoer), quando un calciatore era anche commercialista, autoferrotranviere o dottore (come Socrates che, bizzarria, era dottore in chirurgia e non in filosofia).
Il pallone è indubbiamente un bel diporto. Un giuoco molto tecnico sebbene fatto coi piedi e non villano come la pallavolo che è giuoco di mani. Il nostro paese poi è la patria dei commissari tecnici e sicuramente avremmo vinto molti più mondiali se tutti questi allenatori non si ostinassero a fare i barbieri e gli autisti di pullman.
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Forza Italia

“Io ero solito stare dalla parte dell’Italia quando la Spagna finiva eliminata (e anche prima) ma questo non mi pare più possibile da quando quel paese è Berlusconia“, scrive Javier Marias. Ma noi siamo italiani, abbiamo tifato per Paolo Rossi e Bettega, le nostre vite sono scandite dai Mondiali - che da Espana ‘82 ci piace chiamare Mundial - di cui ricordiamo ogni gol e che ci commuoviamo a rivedere su Eurosport Classic, ma solo nel commento originale. Ci commuove Bruno Pizzul che dice “ha il problema di girarsi“, “cincischia a centrocampo” ed “è tutto molto beello“. Ci commuove la voce di Nando Martellini e i suoi infiniti errori. Ci ricordiamo la poltrona su cui eravamo seduti per Italia-Brasile 3-2, che c’era caldissimo fuori e il condizionatore faceva così rumore che la voce di Martellini spariva, che erano le cinque del pomeriggio, che papà era seduto lì e nonno ha perso il terzo gol perché è andato a prendere da bere.

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Commento tecnico sulla partita:

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E’ da qualche parte in Texas, appena dopo San Antonio, che il motore comincia a fare pant-pant puf-puf.
Poi, nel silenzio della notte desertica, il rantolo definitivo che sembra frenare quella corsa verso la libertà e toglie le ali al guagua, facendolo d’un tratto apparire per quello che è: una carcassa di ferro senza sogni e senza anima.

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Accra e dintorni, 25 dicembre - 6 gennaio.
La capitale del Ghana, squallida quanto basta, caotica e inquinata, è resa anche anonima alle cronache dal fatto che siamo in uno dei pochi paesi africani stabili e pacifici del golfo di Guinea, e quindi raramente se ne parla.
In passato la capitale era Kumasi, non sulla costa ma nel cuore del regno Ashanti, o meglio dell’oro; ancora oggi vi è un Re che è il proprietario delle terre dove sono ubicate le miniere d’oro estratto oggi, anche, dall’australiana Anglogold Ashanti; il grado di sviluppo e ricchezza offerto dal Re e dagli australiani è misurato dalle baraccopoli sorte per alloggiare le migliaia di minatori. Ma questa è un’altra storia…

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