La Libertà di Stampa e la Buona Informazione
2 novembre, 2010 di fma
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La libertà di stampa è un tabù che l’inconscio collettivo tende a far coincidere con la buona informazione.
“That’s the press, baby. The press! And there’s nothing you can do about it. Nothing!”, come diceva il vecchio.
Ebbene, dopo cinquant’anni passati a leggere i giornali, considerato il punto in cui siamo, può nascere il dubbio che la libertà di stampa senza buoni giornalisti non basti affatto a fare una buona informazione.
Almeno per due motivi.
Il primo.
Siccome non tutti i fatti diventano notizie e siccome le notizie non possono avere tutte lo stesso rilievo, è evidente che qualcuno le sceglie e le classifica in ordine di importanza. Che nel farlo sia libero va bene, ma non garantisce che il risultato sarà oggettivo ed equilibrato.
Il secondo.
Siccome i fatti diventano notizie attraverso la mediazione del linguaggio e siccome il linguaggio è l’espressione di un retroterra culturale, la libertà d’informazione garantisce soltanto che la notizia rifletterà la visione del mondo del narratore.
Alcuni giorni fa il Corriere della Sera riportava su mezza colonnina a pagina 45: .
Mentre in prima titolava: La nuova legge elettorale, Il rapporto che accusa Verdini, La Nato e i caduti italiani, Berlusconi fermo 7 giorni dopo l’intervento alla mano, Tassista ridotto in coma.

Siccome qualcuno potrebbe obiettarmi: ne sutor ultra crepidam!(1), io da semplice ciabattino chiedo: cosa spinge il direttore del maggior quotidiano italiano a mettere la mano di Berlusconi in prima pagina e il niet dell’Europa in 45esima?
Il calcolo economico, la consapevolezza che Berlusconi farà vendere e le bacchettate alla Chiesa no?
Ne dubito. Sono pronto a scommettere i miei ultimi dieci copechi che agli italiani interessa di più sapere che la Chiesa, oggi esentata, domani potrebbe essere chiamata a versare il suo nelle casse dello stato, piuttosto che la mano di Berlusconi guarirà in sette giorni.
Oppure è calcolo politico, volontà di non dispiacere un potente, desiderio ingraziarselo? Chissà! Ma, se così fosse, di che libertà staremmo parlando?
Dunque, se scartiamo il calcolo economico e quello politico, non ci restano che le convinzioni del direttore. Che è sicuramente una condizione di forza, ma anche un limite, perché nulla osta che le convinzioni, anche le migliori, siano sbagliate. Come il caso citato parrebbe dimostrare.
Certo che ognuno di noi, se costretto a scegliere tra un giornale squilibrato, debordante, partigiano, e uno regolato dal Minculpop, sceglierebbe il primo. Ma forse, potendo contare su più opzioni, ne preferirebbe un terzo, più fedele ai fatti che alle convinzioni del direttore.
È irrealistico chiedere una stampa più rispettosa dei fatti?
È illiberale chiedere che l’ego del cronista trovi un limite nel diritto del lettore di non essere disinformato?
Alla prima questione, su cosa determini il rilievo dato alle notizie, si allaccia direttamente la seconda, che riguarda il modo in cui le notizie vengono raccontate. Ogni giornalista e ogni giornale hanno il loro modo di raccontare le cose. Tanto che lo stesso fatto diventa una notizia diversa, passando da un giornale a un altro.
Per esempio:
Berlusconi: “Amo le donne e non cambio” Niente pressioni, il giudice fece uscire Ruby., .
Mentre : Ecco i falsi della Questura dopo le pressioni del premier.
Stiamo parlando della stessa cosa, vista da due diverse percezioni del mondo e del potere. Probabilmente libere entrambe. Ci metto il probabilmente, per non fare la parte dell’ingenuo.
La stessa cosa se parliamo di televisione.
Poniamo che io mi creda di sinistra e scelga il TG3, ma sarebbe lo stesso se mi credessi di destra e scegliessi il TG4.
Avrò la mia razione quotidiana di chiacchiericcio politico, di lavoratori sui tetti, di vicende pruriginose, di crimini efferati. La nostra inviata col suo microfono ogni giorno davanti al luogo del misfatto. Sullo sfondo paesani alla rinfusa che si spingono per entrare nell’inquadratura. Costernata esposizione del crimine in forma di tema scolastico con finale edificante, fitta di aggettivi, trapunta di condizionali. Da una parte i cattivi, criminali o industriali, dall’altra il popolo, anziani indifesi, giovani mamme, sfortunati papà, bimbi inermi, migranti offesi. I nativi, richiesti di un’impressione, confermano che assolutamente non se lo sarebbero mai aspettato.
Stessa cosa da Bruxelles, solo che la nostra inviata Giuseppina P. è in collo di volpe e sullo sfondo non ci sono i cavoletti ma un festoso garrir di bandiere. Si vede che i Belgi non hanno tempo da perdere. Eloquio concitato, inquadratura stretta che non si vedano troppo le mani, perché con quelle, di qualsiasi cosa parli, non smette un momento di fare le fiche. Distratti, si finisce per perdere il filo del discorso.
Il Roberto T. che vi parla è quello di qua, quello sullo sfondo è Montecitorio. Cosa sia successo non si sa, probabilmente niente, ma si viene a sapere cosa ne pensano Gasparri e Franceschini.
Qui non ci si può difendere col non comprare il giornale. A chi non paga il canone, la multa gli arriva direttamente a casa.
Cosa si può fare per migliorare una simile Informazione, in attesa che nascano giornalisti migliori?

Non ho un piano preciso, ma due o tre cose si potrebbero fare, secondo me, senza rischi e senza spendere un soldo:
- Innanzitutto metterla a dieta. Smettere, assolutamente smettere, di finanziarla col denaro pubblico (Si veda a questo proposito l’inchiesta pubblicata su MenteCritica con i nomi delle testate e l’entità del finanziamento). Chi non incontra l’interesse dei lettori si dedichi ad altre attività. Perderemmo anche qualcosa di buono, ma soprattutto tante schifezze. Non si può avere tutto. I risparmi potrebbero essere devoluti alla ricerca, che dice che ne ha bisogno.
- Ridurre drasticamente il numero delle pagine dei quotidiani. Trenta al massimo, di cui non più del 20% dedicato alla pubblicità e vinca il migliore. Senza inserti di nessun tipo. Mai. Affinché gli addetti ai lavori imparino a fare economia di parole. La necessità di sintesi affina il linguaggio. La concisione è nemica dell’enfasi e della retorica. I lettori tornerebbero ad apprezzare l’arte di leggere e scrivere. E magari il prezzo dei quotidiani potrebbe scendere a un euro.
- Privatizzare la Rai, subito, domani mattina. Tanto peggio di così non può diventare. Oltre al canone ci risparmieremmo l’incazzatura di sapere che in quel modo paghiamo uno stipendio di due milioni all’anno ad Antonella Clerici.
Il tema è vasto. Si accettano contributi.
Note
- ciabattino non andare oltre le scarpe, vedi [↩]
Bogey
26 ottobre, 2008 di Fully
Archiviato in Schermo dei Sogni, Suoni & Musica, Tempo di Relax, Veri Uomini
Non si può dire che fosse bello. Non era alto (solo 1.70) né muscoloso. Non aveva un sorriso smagliante, né vestiva in modo particolarmente ricercato. Eppure è nel mito: impermeabile chiaro, cappello floscio a larghe tese, volto corrucciato e l’inconfondibile sorriso a denti stretti, reso unico dalla cicatrice sul labbro rimediata sotto le armi, durante la guerra.

…Potrei Sempre Incominciare, Però…
20 agosto, 2008 di Fully
Archiviato in Bacio della Buonanotte
Agosto se ne sta andando, è passato il periodo delle stelle cadenti. Per me quest’anno nulla da fare: nessuna stella cadente avvistata, ergo nessun desiderio da poter esaudire.
Accidenti, ora dovrò aspettare un anno intero. E il brutto è che non posso neanche accendermi una sigaretta per ingannare l’attesa, perché non ho mai fumato.
…. potrei sempre incominciare, però.

