bioetica

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a Beppino Englaro

Dio è morto“, cantava Nietzsche con la sua chitarra acustica.
No, non è morto, dolce Friederich: è in coma, intubato. Stroncato progressivamente da un male congenito: l’uomo.
Il Creatore versa da ormai diverse generazioni in un irreversibile Stato Vegetativo Secolare: Egli riposa immobile su un letto di nuvole, la Sua figura violentata da un grossolano sondino nasogastrico di fabbricazione vaticana che Gli fornisce acqua, cibo e autorità.

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Non so cosa pensare del caso drammatico di Eluana Englaro. Quando scoppiò il caso di Terry Schiavo in America, mi accinsi a scrivere le mie impressioni, ma mi balenavano nella testa tanti pensieri, tra l’altro talmente contrastanti tra di loro, che mi bloccai e non ne feci nulla.

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A nessuno di noi è concesso comprendere fino in fondo quali siano le sensazioni di una persona gravemente ammalata dinanzi alla quasi certezza della fine della sua vita.

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(In risposta alla lettera di ieri e anche se, temo, non servirà a niente).

Se cominciassimo a dismettere alcune espressioni e a chiarire i termini e i concetti usati avremmo fatto qualche passo nella direzione giusta.

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I giudici della Corte Civile d’Appello di Milano hanno autorizzato il padre di Eluana Englaro ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata. Sembra abbiano pesato molto le dichiarazioni di Eluana che, davanti ad un suo amico ridotto nella condizione in cui lei stessa si trova da 16 anni, affermò che avrebbe preferito morire piuttosto che “vivere” così.

Parte l’indignazione della Chiesa e di coloro che parlano di eutanasia. Io, che sto da quest’altra parte potrei gioire, potrei salutare questa sentenza come “storica” e sperare in un primo piccolo cambiamento che possa presagire ad un cambio di rotta sulle questioni etiche.

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Secondo l’edizione napoletana de la Repubblica (riporta Aduc ), la Regione Campania avrebbe pronta una delibera per affrontare la elevata percentuale di obiettori di coscienza: l’83% di ginecologi dichiara che l’aborto è contrario alla propria coscienza.

Sono convinta che l’unica soluzione sarebbe quella di abolire la possibilità di sottrarsi (per i medici ginecologi pubblici) ad un dovere che deriva da varie libere scelte: fare il medico, fare il ginecologo, fare il ginecologo in un servizio pubblico.
Nel numero di giugno di Sapere ho scritto un pezzo al proposito in cui argomento meno sinteticamente la suddetta posizione (oltre a criticare lo stesso uso dell’espressione obiezione di coscienza in questo caso, perché terminologicamente improprio e concettualmente ambiguo).

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Ho già scritto a Chiara Lalli che il suo pezzo sulla diagnosi preimpianto che oggi potete leggere su MC mi ha commosso, anzi straziato.
Dimentichiamo troppo spesso che dietro le grandi discussioni bioetiche, le questioni di principio ed il diritto bizantino, nel quale molti amano rotolarsi, c’è sangue, sofferenza e solitudine.
Di fronte a tanto dolore non si può essere ondivaghi e nascondersi dietro le parole. Secondo me, assumere una posizione trasparente è prima una questione di rispetto e poi un atto politico.

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Ricordo benissimo quanto accadde durante il periodo in cui venne pensata, discussa, formalizzata e varata la tristemente nota Legge 40/2004, nella quale venivano fissate le assurde norme relative alla procreazione medicalmente assistita. La quasi totalità del mondo scientifico, quindi quello che teoricamente avrebbe dovuto avere più di tutti il diritto di intervenire su una materia così delicata, si espresse contro le disposizioni in essa contenute, criticandole aspramente ed evidenziando i meccanismi folli che si sarebbe instaurati una volta che la legge fosse entrata in vigore.

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Il Ministero della Salute mantiene la promessa fatta qualche mese fa: dal 23 febbraio è iniziata la campagna di vaccinazione gratuita per il Papilloma virus (HPV) destinata a tutte le ragazze nate nel 1997 (circa 280.000).
Il vaccino intende prevenire il carcinoma della cervice uterina (il Papilloma virus è l’agente virale responsabile del carcinoma; nonché, come ha dichiarato il presidente della Società Italiana di Fisiopatologia della Riproduzione Carlo Foresta, anche possibile responsabile della infertilità maschile).

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di una nostra lettrice.

Negli articoli finora letti, ho compreso il tentativo d’affrontare il significato dall’aborto anche da un’angolazione scientifica e dare una giusta informazione tra le due posizioni, quella laica e quella “religiosa”. Però, mi è sembrato che sia sfuggito un particolare: l’aborto è un atto volontario considerato necessario che riveste la sfera del libero arbitrio.

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