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Il peggio femminino

26 settembre, 2011 di  
Archiviato in Veri Uomini

“Questo patto [dichiarazione di voto, n.d.a.] vogliamo stipularlo con Lei e non col prof. Prodi: la sua campagna fatta di ‘serietà’ e ‘sacrifici’ non ci piace, ci intristisce e ci fa un po’ spavento. E noi signore lo lasciamo volentieri perdere. ‘La bellezza salverà il mondo’.” (Dalla Lettera aperta delle donne a Silvio Berlusconi, marzo 2006) 



Quando tutto sarà finito e ci aggireremo tra le macerie fumanti di questo disgraziato paese, bisognerà fare un discorsetto come si deve alle donne che hanno popolato, appoggiato, sfruttato ed acclamato il maledetto regime del Drago Flaccido per tutto questo tempo. Qualche testolina da rapare metaforicamente a zero per intelligenza – anzi incoscienza – con il nemico, insomma, non guasterebbe.

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Lise – Parte seconda. Sotto il Vestito.

3 aprile, 2011 di  
Archiviato in latest, Leggere

qui la prima parte

 

Sulla pista dell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok il Boeing 777 era in attesa dei passeggeri.

Power755 si trovava in un bunker di Dallas negli USA ad una profondità di 5 piani sotto terra. L’immenso locale C3 della computer farm era illuminato da luci di sicurezza che spandevano una luce flebile. La temperatura fredda del condizionamento garantiva il funzionamento di alcune centinaia di server che ronzavano sommessamente. Cavi inondavano il pavimento.

Lise era nella stanza. Nuda. Il suo corpo era femminile e seducente la sua pelle morbida appena spruzzata da riflessi rossi dava l’impressione di una recente esposizione al sole. Aprì un comparto e cominciò a vestirsi, ogni movimento metteva in risalto la sua grazia e la sua sensualità dolce senza aggressività di una bellezza amichevole e positiva.

Si vestì con una camicetta scollata che metteva in risalto la sua pelle dorata e un paio di jeans. Finì di vestirsi e prese a truccarsi leggermente. Aprì il comparto e prese la borsa da viaggio e si apprestò ad uscire.

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Episodi

13 marzo, 2011 di  
Archiviato in latest, Leggere

Boschi di ciliege

 

Ricordo ancora, in episodi di quand’ero bambino, quei boschi di ciliege.

Con le mie esili braccia, le gambette ossute, mi accingevo a salirli con la volontà di una tigre, come dovessi scalare un gigante.

Tendevo le mani al sole verso quei frutti succosi e gli occhi luccicavano di conquiste.

Un sorriso al cielo, agli uccelli sui rami, al futuro che nel cuore dei bambini sembra rosso come quelle sfere dolciastre fra le foglie.

Un tic di gioia echeggiava fra gli sciami di nuvole ad ogni vittoria per poi accarezzare timidamente la candida superficie vermiglia ancora bagnata di rugiada…

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Una Donna Normale

7 giugno, 2010 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni, Storie Italiane

Il ricordo è nitido e fulminante. Anno 1973, su tutte le locandine svetta Malizia, con una procace ragazza su una scala a pioli, sorpresa nell’attimo in cui scopre un reggicalze nero e, più sotto o più oltre…
Era lei, Laura Antonelli. E lui era Alessandro Momo: il giovanotto sedotto che avrebbe girato con la sensuale attrice istriana un altro film dal titolo ammiccante: Peccato veniale. Laura Antonelli era una bella pesca dagli occhi rinascimentali. Avrebbe fatto la gioia dei pittori pompieri di fine secolo.

Nulla di complicato e di decadente in lei. Era nata a Pola, ma restava così floreale, squisita, italiana fin nelle rotondità del seno generoso e florido. Succosa, la classica figlia-madre-amante. Anche di Alessandro Momo, suo partner nel film che la lanciò, ho un ricordo abbacinato: come la sua carriera.

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Donne

Donne. Tu non puoi nemmeno immaginare quante storie si imparano semplicemente prestando attenzione ai discorsi tra donne alla fermata dell’autobus.

Le modelle incastrate nel loro corpo magrissimo che insieme è prigione e libertà, perché ingrassare di un chilo significa dover accettare un lavoro al call center a 1000 km da casa.

Le impiegate inchiodate alla scrivania a far un lavoro inutile, mentre a casa il bambino sta con una baby sitter scocciata perché non può avere bambini ed odia quelli delle altre, ma deve occuparsene perché la madre separata non può mantenerla all’università, dove lei volentieri rinuncerebbe ad andare, preferendo un futuro da velina, ma non può nemmeno sognare di fare la velina, perché da sempre le hanno insegnato che le veline sono immonde, ed invece loro sono quelle che hanno meno colpa di tutte, la colpa e di chi le spoglia in televisione perché c’è qualcuno che le guarda.

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Fede e Bellezza

8 giugno, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

La titolazione originale di questo contributo era “Fede e Ragione”, ma ai più non sarebbe sfuggita l’assonanza con il titolo della splendida opera di Tommaseo. Siccome, secondo me, un plagio implicito è un furto mentre una copia esplicita è un atto di omaggio, ho cambiato il titolo. Questo farà in modo che esso non rispecchi se non lontanamente il contenuto e quindi anche Umberto Eco sarà soddisfatto visto che sostiene che il titolo di tutte le grandi opere non fornisce mai una vera anticipazione della trama.

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Ho Visto Lucrezia

17 ottobre, 2008 di  
Archiviato in Il Pianeta che Ride

Non so per quale motivo la mia compagna abbia deciso di chiamarla cosi’, ma il nome le donava alquanto. Premetto che nessuno dei presenti e’ riuscito a sapere se si trattasse di un lui o di una lei, ma nella nostra ignoranza ornitologica abbiamo voluto pensare che fosse una “signorina”.

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Peppino, ci Vediamo

26 marzo, 2008 di  
Archiviato in Leggere, Oltre le Righe

Selected by dM for MCStorie da vendere
finché ne vuoi
intere pagine
riempirei
Ho libero accesso
ho la più ampia facoltà
di scrivermi addosso
vere o presunte verità
assorbo di tutto
raccolgo quei sentimenti e poi…

Vi siete mai fermati a guardare i vostri vicini di casa? Le persone con cui lavorate? I negozianti che vi vendono pane e pasta?
Io sì, è un esercizio che dice molte cose, e vi riporta con i piedi per terra.
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Le Donne Italiane Sono Disponibili Solo in Due Modelli

Articolo originale di Martin Penner pubblicato su Telegraph del 22/11/2007 tradotto da diabolicoMarco e Doxaliber


Tra le altre cose, mi ritengo un esperto di donne italiane. Questo non a causa delle mie virtù amorose, ma più che altro in quanto ho avuto la possibilità di studiare da vicino tre campioni rappresentativi: mia moglie, mia suocera e mia figlia.
Ho guardato con orrore mia figlia di sette anni scimmiottare le sensuali ballerine che vede negli spettacoli della TV italiana; ho visto il modo in cui la madre di mia moglie si affaccenda intorno alla cucina come la classica mamma* italiana, e ho avuto innumerevoli “discussioni “con la mia consorte circa lavoro, affari domestici e lacca per i capelli.

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Chi si Accontenta Gode

28 settembre, 2007 di  
Archiviato in Informazione, Media Mente Critica, Rassegna Stampa

Mucca Pochi giorni fa si è concluso l’ennesimo concorso di Miss Italia. Questo concorso di bellezza, nato nel lontano dopoguerra, è diventato ormai evento nazional popolare, più o meno come il festival di Sanremo; ovvero: i giornali scrivono pagine intere sull’evento (inclusi i finti critici da salotto, che usano la loro penna moscia per ripetere, ogni anno, le solite critiche all’acqua di rose), la maggioranza degli italiani guarda la trasmissione pur annoiandosi a morte, come se si trattasse di un dovere di patria, ed ogni anno, puntualmente, si scoprono dissapori tra i conduttori, polemiche da bagaglino e, naturalmente, illazioni in merito al corretto svolgimento del concorso
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