Disintossicarsi con l’LSD (Link Siti Disperati)
21 giugno, 2011 di Marechiaro
Archiviato in latest, Storie Italiane
Le religioni sono l’oppio dei poveri
Sperando in una giustizia divina, terrorizzati dalle pene dell’inferno, credenti hanno vissuto la loro vita giorno dopo giorno permettendo le ingiustizie dei potenti e sopportando le noie quotidiane, con l’unico vantaggio di salvare la famiglia e la credibilità dei paesani spesso solo di facciata, ma qualche volta realmente come se la fortuna avesse voluto favorirli in modo ben più benevolo che con una stupida vincita.
Le 10 Persone a cui Vorrei Sopravvivere
8 maggio, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Invecchiare può fare bene: si è più saggi, lo spruzzo di grigio sulle tempie fa fascino, si fa di meno, ma più a lungo, si guarda con affetto alla vita che è stata e con allegra speranza per quella che resta da vivere.
Invecchiare può anche far male. Se vi sentite cinici, rancorosi, avvelenati, invidiosi, non avete avuto culo. State invecchiando male.
Ciò premesso, vorrei seguire l’esempio del mio mito personale: Roberto Saviano, l’uomo dal profilo vagamente neanderthaliano che . Per fortuna che la SIP dei tempi del monopolio non ha fatto in tempo a brevettare l’idea.
Il mio primo elenco: Le 10 persone a cui vorrei sopravvivere
150 Anni: Decisamente Troppi. E Troppo Pochi
7 marzo, 2011 di la Donna Cannone
Archiviato in Cronache Italiane, latest, Storie Italiane
150 anni dall’unità dell’Italia sono decisamente troppi perché io mi senta emotivamente e idealmente partecipe alla “nostra” storia.
Donne:Mutazioni Genetiche XYZ
26 febbraio, 2011 di Marechiaro
Archiviato in latest, Vere Donne
Forse il cromosoma xx del sesso femminile ha subito e continua a subire mutazioni genetiche.
La seconda x, quella determinante per le differenze tra le ” femminucce” e i maschiacci ha perso o ha dovuto perdere nel tempo quelle doti di sensibilità, d’intuizione e di grazia che la contraddistinguono. Ci ritroviamo muscolose per lavori maschili o per allenamenti in palestra che dobbiamo/vogliamo sobbarcarci, a dover fare anche da padri perché i nostri partner latitano e a ricorrere a quei metodi di lotta feroce per la dura sopravvivenza che dalla foresta si è spostata nella vita cittadina e politica e poco importa se al posto di sangue scorrono tracolli economici o scorrette campagne elettorali, il fine è sempre quello: scannare il rivale senza nessuna regola morale.
Sanremo e Isola dei famosi: Finalmente! E’ Questa la tv Pubblica che Vogliamo!
17 febbraio, 2011 di Zag c
Archiviato in Chiamiamola Economia, Informazione, latest, Media Mente Critica, Schermo dei Sogni, Suoni & Musica
Ieri dalla Venturi ha telefonato il dg della Rai pubblica. Ma ha subito messo le mani avanti! Io non mi dissocio ne’ dal modo con cui stai conducendo il programma, ne’ dai contenuti . Questa è la tv che voglio!. Non virgoletto perché questo più o meno il succo del discorso. La tv pubblica che vogliamo è L’Isola dei Famosi. La tv che vogliamo è quella in cui ogni argomento politico o di cronaca lo si può commentare o approfondire solo ogni otto giorni, come il pagamento delle pizza fritte a Napoli: “mangi oggi e paghi fra otto giorni”. E non basta! La tv che vogliamo è quella in cui per ogni argomento devono esserci le due tesi contrapposte (e poi perché solo due? e se ve ne sono più di due di tesi quale fra le tante scegliere? Non si capisce!) e addirittura per alcune trasmissioni vi devono essere due conduttori che per cultura (uno studi classici ed uno tecnici…) devono essere diversi e contrapposti.
Anche qui vale l’obiezione della dualità come unicità del contraddittorio. E qualcuno ha obiettato “ma perché tanto casino! Non è meglio dire, e facciamo prima, che trasmissioni di approfondimento e di cronaca politica in una televisione pubblica non ci devono essere?” Gad Lerner si frega le mani. Più va avanti in Rai questa cultura più il mio programma raccoglie ascoltatori! Fanno miglior figura coloro che si arzigogolano in argomentazioni e intrecci dialettici ed ingarbugliati e facciamo prima.
Presto e subito.
Togliamo ogni velo e diciamola la verità Ma dov’è il problema? Perché non dire apertamente, francamente che il modello di tv pubblica è quella rappresentata dal Grande Fratello, da L’isola dei Famosi e sopratutto dall’ evento degli eventi il “Festival di Sanremo!” In fondo la tesi non è “è questo che vuole il pubblico”?
E allora dov’è il problema! Quest’anno poi è al passo con i tempi! Conduce Gianni Morandi che voleva come sigla Faccetta Nera, ma accanto a Bella Ciao! Vi sono poi le veline Belen che alla conferenza stampa non sapeva che milioni di donne e uomini in Italia e in vari paesi del mondo avevano manifestato per la dignità della donna (mentre Luca e Paolo suggerivano sottovoce) accompagnata dalla Canalis (non eccezionale come attrice, conduttrice, come testimonial di spot, ecc ecc ) la quale ha candidamente detto che lei non aveva partecipato e non condivideva la manifestazione. Per lei è giusto che le donne siano trattate e considerate solo come corpo e sopratutto se lo mettono in vendita. Il talento, le capacità intellettive è meglio non averle.
Lei è un esempio su misura! D’altro canto si sa. le donne belle non hanno e non devono avere cervello! Di Paolo e Luca sorvolo. Mercenari nel mondo dello spettacolo, ma bravi perché appunto sanno interpretare con piena convinzione tutti i ruoli da quelli più impegnati dal punto di vista culturale a quelli più impegnativi del culturame nazional-popolare. Alcuni si sono ribellati a questo ciarpame (). ma è poca cosa! La tv che noi vogliamo è questa. E poi ci stupiamo del degrado civile, morale, politico in cui ci troviamo! Diciamo che i politici sono altro rispetto alla maggioranza degli italiani?
O ne sono lo specchio, il riflesso del paese?
, il botta e risposta di Masi e Aldo Grasso sulla telefonata all’Isola dei Famosi
Masi
Ho già espresso in più occasioni la stima e il rispetto che nutro nei confronti di Aldo Grasso, ma questa volta sono in totale disaccordo con il suo commento sull’Isola dei famosi. Non perché mi riguarda personalmente, ma perché – a mio avviso – è ingiustificatamente miope. La telefonata che ho fatto in diretta a Simona Ventura, peraltro durata meno di un minuto, è stata dettata da due motivi:
1) da una ovvia cortesia aziendale sollecitata in questo caso, nella mia visione, da una serie di attacchi ingiusti e faziosi ricevuti a priori dalla conduttrice del programma per le scelte fatte,
2) per evidenziare le procedure della Rai in tema di trasparenza del televoto; tema particolarmente delicato, in quanto al centro di polemiche anche per quanto riguarda il Festival di Sanremo; il mio intervento si era reso infatti obbligatorio – e sottolineo obbligatorio – da un provvedimento dell’Autorità Antitrust comunicatoci formalmente pochi minuti prima dell’inizio della trasmissione e chiaramente evidenziato dalle agenzie di stampa nella stessa serata e il giorno successivo.Mi consenta poi due considerazioni finali. La prima è che non credo che l’episodio in sé meriti particolare attenzione, ma se lo si fa forse sarebbe stato meglio vedere la questione nella sua interezza. La seconda è che le mie letture giovanili (cito solo per esempio e per pura passione personale il Conrad di «Lord Jim», il Mishima di «Confessioni di una maschera» e un pò tutto Dostoevskij) mi hanno insegnato, quando si è convinti e in buona fede, a metterci la faccia anche per sostenere qualcosa molto lontano dalle proprie radici culturali e professionali. Anzi forse proprio per questo. So che non è molto politically correct ma tant’è…
Mauro Masi (direttore generale Rai)
La risposta di Aldo Grasso
Gentile dottor Masi, spero che lei si renda conto che, grazie alla sua telefonata, L’isola dei famosi è la prima trasmissione a ricevere in diretta la benedizione della direzione generale. Il servizio pubblico non aveva altri programmi da indicare come modello virtuoso? (a.g.)
Strade
30 gennaio, 2011 di Emanuele
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La strada di ogni giorno
Se ne stava li in parte alla carreggiata, tra il fosso e il guard-rail, appoggiato al suo decespugliatore, in un momento di pausa.. chissà; immerso nei residui della nebbia notturna che soffoca la pianura guardava quel fiume di macchine passare, con gli occhi spenti sul vuoto.
Sembra dire “che ci faccio qui?” Ed io, che ci passo a non più di qualche metro, inizio a pensare la stessa cosa.
Ancora quel ragazzo. L’ho visto in almeno 5 paesi diversi. Vende noci di Sorrento sul ciglio della strada. 5 euro per 2 chili. Cammina avanti e indietro sul marciapiede e si soffia sulle mani per combattere i 4 gradi che mordono la pianura. Ha i pantaloni strappati, ma non quegli strappi fashion che vanno di moda, un giubbotto quasi estivo.
Tra una nuvola di fiato e l’altra sembra dire “che ci faccio qui?” Ed io, che ci passo a non più di qualche metro, continuo a pensare la stessa cosa.
Pellegrino dell’Assoluto
29 gennaio, 2011 di Comandante Nebbia
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Ricevo e, dopo aver avuto il permesso dell’autore, pubblico l’intero carteggio.
Carissimo Comandante Nebbia,
mi presento. Il mio nome è Bijuu (sostituito con un nickname N.d.R.), studente, affezionato lettore di MC dal lontano 2007, nonché del che è stato l’origine del mio percorso con Dellefragilicose/CN.
Lei ovviamente non può conoscermi direttamente, seppure forse io compaia come numerino nel conteggio degli accessi al sito. Se fosse giunto fino a questo rigo, si starà altrettanto probabilmente chiedendo per quale motivo abbia deciso di scriverle; la ragione è molto semplice eppure non banale: ho finalmente trovato il coraggio e l’occasione di condividere sul suo sito qualcosa che, spero, sia degno dello stesso.
Non a caso però le invio questa piccola lettera-prefazione del pezzo(di per se’ piccolo)…
Ricordo ancora con discreta precisione, 4 anni fa al tempo della maturità, la prima volta che accedetti al suo sito originale. Cercavo qualcosa relativamente ad Einstein ed alla teoria della relatività (non ricordo invece le esatte chiavi), e finii per imbattermi nei suoi disegni con piccoli insetti sui piani curvi. Feci una saporita risata; tra tutte le cose utili per la mia seconda prova in fisica, doveva uscirmi proprio una pagina del genere? Chiusi il tutto con fretta sommaria.
Alla fine dell’atto ministeriale che avrebbe dovuto rendermi magicamente più “maturo” ero al settimo cielo, pronto ad affrontare il mio personale percorso universitario e di vita. Mi tornò in mente, non so come, non tanto il testo sulla curvatura delle spazio e del tempo quanto l’impegno che vi era stato profuso nel redigerlo: chiunque fosse stato il pazzo che si era messo veramente a disegnare insettini per spiegare la teoria relativistica meritava una ricerca su google! Rilessi con piacere l’articolo e pensai all’aforisma: “esistono una stagione ed un tempo per ogni cosa”. Forse perché con la mente libera dall’ansia degli esami, riuscii ad avvicinarmi al suo articolo come prima non mi era riuscito.. Scoprii -a seguire- tutti gli altri post dalla natura così variegata che avevano denominatore comune nell’affascinarmi terribilmente. Risalendo la fonte, arrivai ad MC la quale era(ed è) pervasa da un pluralismo di idee francamente unico. Il mio primo desiderio fu quello di unirmi alla comunità di persone sconosciute che sembravano avere un’aria così familiare fra loro, di scrivere qualcosa: ero così pieno di pensieri da condividere, ansante di rendere lustro al mio personale modo giudicare il mondo che credo mi fosse sfuggito il principale scopo del blog.
Ed infatti leggendo sempre più avidamente ogni commento e testo la voglia sparì rapidamente. Crebbe invece il monito di non fermarmi alla prima occhiata qualsiasi argomento venisse presentato, di capire veramente cosa ci fosse a monte di ogni atto, di immedesimarmi in maniera personale e critica. Più che la voglia di commentare con altri, cominciai dunque quello che a posteriori si potrebbe definire un dialogo intimo, personale. Non so se ciò di cui sopra faccia parte degli obiettivi che si fosse inizialmente prefisso, ma è quello che, ad oggi, mi spinge a scriverle. Provare ad andare oltre all’immediato che avvolge cose in cui siamo immersi, provare a darsi risposte che eludono i toni semplicistici, l’arroganza della supponenza, la questione di principio (se preferisce). Guardare il mondo con occhi non migliori, semplicemente diversi. Per questo, non posso fare a meno di ringraziarla. La ammiro e la stimo molto (e questo forse traspare dal testo che le invio), così come si potrebbe avere piacere di leggere qualcuno che non si conosce fisicamente. Condividendo pensieri, opinioni ed idee per poi tramutandoli in parole, in questi anni lei probabilmente si sarà reso conto di cosa ha creato. MC è un eccezionale sito di divulgazione, un’alternativa necessaria alle fonti di informazioni e confronto classiche. Lo è per me.
Consciamente o meno, lei ha in questi anni impresso una porzione di se considerevolmente ampia su queste pagine. Come ha avuto più volte modo di ripetere, il suo riserbo è frutto del suo carattere ed in quanto tale non voglio intromettermici. Ho appreso, tuttavia, dei suoi recenti problemi lavorativi ( che appaiono quantomeno tamponati)ed il distacco che essi le causano dalla sua famiglia ed i suoi affetti. Non ho mezzo alcuno per sanarli, mi dispiace veramente. Durante le feste mi sono chiesto quindi cosa avrei potuto fare per restituire anche solo un briciola di ciò che ho letto e ricevuto, e mi è venuto in mente un testo letto in prima liceo, così straordinariamente aderente a lei ed alla sua situazione, che non ho potuto fare a meno di condividerlo. E’ la prima volta che sento di avere “realmente ” qualcosa dire, da quando vi seguo. Il testo è dedicato anche ad MC, su cui sembra essersi perso un po’ il fermento che c’era nei primi tempi (se posso permettermi) e non ne capisco la causa. Sono certo che ritornerà.
Il testo che riporto di seguito è stato scritto da L. Bloy, scrittore francese vissuto a cavallo fra il 19° ed il 20° secolo, che in tutto il vasto universo di internet non ha ancora trovato collocazione in nessuna pagina. Lo scritto, come l’autore, è pervaso di una coscienza cristiano-cattolica che so non appartenerle. Non appartiene neppure alle mie personali convinzioni, nel caso se lo stesse chiedendo o lo trovasse importante (anche se l’aforisma sopracitato è biblico). Perché dunque chiederle di vagliarlo per MC? Per quale motivo spero che possa esserle di conforto in questo periodo? Non posso rispondere con adeguatezza a queste due domande; quel che posso dirle esattamente, è che quando mi è tornato in mente ho subito pensato fosse adatto a lei. Con onestà, più probabilmente, mi è tornato in mente per lei. Il modo in cui ha spesso menzionato la “fede” senza accostarvici il concetto di religione è uno dei è uno dei miei motivi di riflessione più ardenti sui suoi scritti.
La prego di voler considerare il seguente testo come una metafora, una osservazione spogliata e laica, del suo percorso personale e del suo blog. Con l’augurio che, alla stregua di Colombo, lei possa portare avanti il suo impegno su MC. Il mio auspicio è quello che lei sappia -a differenza del pellegrino dell’assoluto- che certi viaggi hanno compagni virtuali o reali che non mollano perché, semplicemente, non possono farlo.
I miei più sentiti auguri ed ogni bene a lei Comandante ed a chi le è vicino nei pensieri, quando si addormenta.
Di seguito il testo del pezzo.

I marinai spagnoli che accompagnavano Cristoforo Colombo si ammutinarono più volte, fino a minacciarlo di morte se egli non avesse dato l’ordine di tornare indietro, poco prima di arrivare nelle vicinanze di San Salvador. Soltanto con una meravigliosa fiducia in Dio questo uomo incomparabile riuscì a rassicurare gli increduli: “Concedetemi ancora tre giorni, vi darò un mondo” e l’America fu scoperta.
Ma l’America non era l’assoluto. Era un punto di arrivo estremamente difficile da raggiungere, ma pur sempre un punto di arrivo in cui sostare e da dove alla fine si sarebbe ritornati. L’Assoluto, al contrario, è senza ritorno. Non si ritorna perché è un viaggio senza termine.
Il mistero risiede nel fatto che l’Assoluto non è soltanto un abisso sull’Eternità, è al tempo stesso l’unico punto di partenza, il capolinea. Si parte da Dio per andare a Dio, è il solo spostamento che abbia un vago senso, un’utilità. Tutto il resto, ossia ogni altro viaggio che si crede porti in qualche luogo non vale nulla e, più si va in fretta meno ha senso. Non sono ricco, è noto, ma prometto diecimila franchi, mi avete capito bene, mi impegno a tirar fuori dalla mia tasca vuota una decina di biglietti da mille franchi e a darli alla persona che mi dimostrerà che vi è qualcosa di più cretino di correre a centocinquanta chilometri all’ora con una ridicola maschera da diavolo, in un’orribile macchina molto costosa, che appesta e schiaccia.
Ma ancora una volta l’Assoluto è un viaggio senza ritorno ed ecco perché coloro che lo intraprendono hanno così pochi compagni. Pensate, volere sempre la stessa cosa, andare sempre nella stessa direzione, camminare giorno e notte senza mai girare a destra o a sinistra, neppure per una volta o per un attimo, concepire per tutta la vita ogni pensiero, ogni sentimento, ogni atto, fino alle minime palpitazioni come una specie di successione perpetua di un iniziale decreto della volontà.
Cercate di rappresentarvi un uomo d’azione, una specie di esploratore in partenza. La forza della sua parola ha attirato qualche entusiasta che ha deciso di seguirlo. L’inizio del viaggio è un trionfo. Pioggia di fiori, acclamazioni, delirio della folla. Nelle città e nei villaggi si organizzano imbandieramenti e luminarie, si festeggiano gli audaci. Anche nelle campagne banchettano al loro passaggio.
Poi ben presto l’allegria diminuisce. Si arriva in paesi nuovi che non sanno nulla, che non comprendono nulla e che restano indifferenti. Talvolta i viaggiatori suscitano diffidenza. …. Lentamente i cibi e i vini raffinati sono rimpiazzati dalle bucce, e il contenuto dei vasi da notte prende il posto dei fiori. L’entusiasmo dei compagni si è già completamente spento.
Molti si sono allontanati con i più diversi pretesti. I rari fedeli, a loro volta, cercano il modo di fuggire senza perdere troppo l’onore. Non avevano previsto che c’era da soffrire.
Tuttavia ci si rassegna ancora per pudore e per orgoglio. Finché ci saranno delle abitazioni umane e degli uomini buoni o cattivi, ma con un po’ di coraggio, il viaggio potrà essere sopportato.
Ma ecco che gli uni e gli altri si rarefanno. Si entra nel deserto, nella solitudine. Ecco il Freddo, le Tenebre, la Fame, la Sete, la Fatica immensa, la Tristezza spaventosa, l’Agonia, il Sudore del sangue…
Il temerario cerca i suoi compagni. Capisce a questo punto che per la voluttà di Dio deve restare solo in mezzo ai tormenti e va nell’immensità nera, portando davanti a sé il cuore come una fiaccola.
Tratto da “Le Pèlerin de l’Absolut”, di
Gentile Bijuu,
ho letto immediatamente la sua lettera, ma mi sono preso qualche giorno per risponderle perché l’impegno profuso nel redigerla richiedeva una riflessione adeguata.
Spero che le faccia piacere sapere che leggerla mi ha fatto felice, non tanto per i generosi complimenti ai quali l’età e l’esperienza mi hanno vaccinato, quanto per la consapevolezza che almeno uno dei miei lettori ha recepito in pieno il messaggio che è e resta: io non posso
dirti il perché delle cose, ma posso stimolarti a cercarlo.
Ho iniziato a scrivere perché in questa società io sono un disadattato. Ho seri problemi di identità e relazione. La mia attitudine è troppo personale per poter essere apprezzata. La scrittura mi ha permesso di trasferire parte della mia alienazione a chi legge, alleviando il carico per me ed inducendo uno stimolo alternativo alla grande platea di MC.
MenteCritica come esperimento collettivo è fallito. Purtroppo, non ho imparato abbastanza per essere un buon compagno di strada per chi mi era affianco. Ora continuo con quei pochi che hanno imparato a sopportarmi e con la collaborazione di qualche affezionato lettore al quale, probabilmente, non ho mai espresso gratitudine in termini adeguati.
Pubblico volentieri il suo contributo. Credo che senza la premessa e la mia risposta, sarebbe risultato incomprensibile ai più. Pertanto la ringrazio per avermi consentito la pubblicazione integrale del carteggio.
S’abbia i miei più affettuosi saluti
grp
P.S.Consiglio un approfondimento sulla figura di Leon Bloy, scrittore che non conoscevo. Si può partire da .
Il Pittore della Musica
9 gennaio, 2011 di Daniela Tuscano
Archiviato in latest, Suoni & Musica
Io ho conosciuto tardi Ziggy Stardust, nel senso che i primi scatti di David Robert Jones in arte Bowie non furono quelli dell’androgino e sublime ragno spaziale dal linguaggio complicato e allusivo, bensì la lunare marionetta di Heroes, dalla copertina essenziale e rétro, anni ’40.
Ma i Poveri Avranno il Regno dei Cieli?
20 dicembre, 2010 di fma
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Una volta la produzione di massa esisteva solo in America, da noi si stentava persino a credere che si potesse buttare un oggetto funzionante solo per poterne comprare uno nuovo. Mi ricordo di una falce che mio nonno aveva ereditato da suo padre. Mentre mio padre era sicuro che non ci fosse in giro un altro palanchino d’acciaio buono come quello che suo padre aveva portato dalla Germania, tornando da Berlino a piedi.
Erano cose ben fatte, apprezzate da chi praticava quotidianamente la fatica, da nobis hodie panem nostrum quotidianum , e conosceva il vantaggio che procura un attrezzo ben costruito, una ruota che gira su bronzine, una vanga forgiata, un rastrello di carpino ben stagionato.

Di quei lavoratori la gran parte votava PCI, alcuni PSI, quello di Nenni ci tenevano a precisare. Il lumpenproletariat(( Termine marxista che indica la parte del proletariato formata da chi non dispone di alcun reddito e che manca completamente di coscienza politica. )) e la borghesia minuta che credeva in Dio votavano per la DC, che prometteva assistenza a tutti, soprattutto agli ultimi. Lo stato sociale in embrione e lo stato assistenziale di là da venire non avevano ancora dispiegato i loro effetti. Nel senso che chi votava a sinistra aveva delle ragioni oggettive, in senso marxiano, per farlo; per ritenersi sfruttato e dunque per covare propositi di rivalsa nei confronti dei propri sfruttatori. I lavoratori intravedevano margini concreti di miglioramento, a scapito dei padroni delle fabbriche e del profitto.
Ho l’impressione che oggi non sia più così. Che strati sempre più diffusi di popolazione si ritengano sfruttati senza averne i requisiti minimi, in quanto posti ai margini di qualsiasi contesto produttivo degno di questo nome. Perché non vi può essere plusvalore laddove non si producano beni o servizi che abbiano un valore, e se non c’è plusvalore non c’è profitto e senza profitto non c’è sfruttamento.
Mi guardo bene dall’indicare le categorie che si autoproclamano sfruttate senza esserlo. Mi limito a osservare che in questo paese si lagnano tutti, genericamente; tutti accampano diritti e tuttavia nessuno indica il soggetto dal quale si dovrebbe riscuotere, contentandosi di indicare il Palazzo e Lor Signori.

Chi paga le tasse protesta perché sono troppo alte, in generale; i pensionati perché le pensioni sono troppo basse, mediamente; gli studenti contro i tagli ai finanziamenti della scuola pubblica; gli insegnanti contro la riforma che gli toglie il posto; gli operai contro Marchionne che li vuole mettere con le spalle al muro. Proteste che sembrano dirette a qualcuno, che in realtà sono rivolte pedissequamente al Sistema, alla Politica, al Cielo. Anche quando sembrano avere un bersaglio con un nome e un cognome, per esempio Sergio Marchionne, in realtà sono contro il Mutamento Globale, che le guarda dall’alto e ride.
Altra cosa sarebbe se quelli che pagano le tasse, anziché chiedere di esserne prontamente sollevati, chi deve provvedere provveda, reclamassero di volta in volta un Fisco più efficiente, una Politica meno costosa, una Giustizia più produttiva, una Sanità più efficace, una Scuola meno autoreferente, un’Amministrazione meno pletorica, un Vaticano meno pervasivo e famelico. Cose che avrebbero il pregio di individuare di volta in volta la controparte chiamata a dare. Se prendesse piede il costume di indicare oltre che il peccato anche il peccatore, la causa oltre che l’effetto, ogni componente della società, a turno, sarebbe messa di fronte alle proprie responsabilità e, dovendone rispondere agli altri, pungolata a mutare e a migliorarsi.
Ma s’è stabilito a furor di popolo, apparentemente una volta per tutte, che non ci si debba fare la guerra tra poveri, quasi che povero sia una categoria dello spirito che manda assolti da ogni peccato. Omnia munda mundis. Il giovane ricercatore senza tutele sociali e il giovane pensionato senza niente da fare, accomunati dallo stesso reddito di 1000 euro al mese e dallo stesso datore di lavoro, marciano insieme contro il Palazzo. Pronti a solidarizzare con il giudice che ha consentito alla prescrizione di determinare l’estinzione del reato. Oppure con il lavoratore socialmente utile, o con l’impiegato della Regione Sicilia, che tiene famiglia. La colpa, se mai, è di chi li ha assunti a carico dell’Erario per amore del Potere. I nemici dei miei nemici sono miei amici.

Forse il male oscuro che s’è portato via l’anima della Sinistra, facendola terminare in braccio ai cattolici, è stata proprio la volontà di non distinguere tra poveri, o l’incapacità di farlo.
Forse un partito deve rappresentare le categorie sociali per interessi, più che per censo, se non vuol correre il rischio di diventare un contenitore di contrari, facendo la fine dell’asino di Buridano, che morì di inedia per non saper scegliere tra l’acqua e il fieno.
Chi paga le tasse deve poter chiedere conto a chi non le paga. Chi produce valore e plusvalore ha necessariamente interessi diversi da chi percepisce una pensione, un vitalizio, una prebenda, una rendita, uno stipendio spurio a carico della fiscalità generale.
Non ha pregio il fatto d’essere tutti poveri allo stesso modo.
Gli interessi dei poveri non vanno tutti nella stessa direzione.
Forse non tutti i poveri avranno il regno dei cieli.
Giuseppe Verdi 1813/1901: Un Secolo di Storia d’Italia
29 novembre, 2010 di Marina Garaventa
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Non si può parlare della storia politica e culturale d’Italia senza evocare il volto altero del grande vecchio: con la sua barba bianca. serio, ma con gli occhi brillanti ed ammiccanti, già vecchio, sembra osservare con attenzione i mutamenti della sua amata Italia. Quella patria che, appena nata, 1o fece senatore a vita e che non dovrebbe mai scordare ciò che Verdi ha fatto per lei.
Già dal 1842, da quando le note del Nabucco erano risuonate alla Scala di Milano. l’Italia, quella dei carbonari. quella che aspettava di allontanare gli usurpatori, aveva capito di avere in Verdi un grande alleato e, da quel giorno, il musicista era diventato la bandiera della rivoluzione, entrando pian piano nel cuore di tutti: cosi, nelle piazze si cantava il ”Va pensiero” e sui muri si scriveva “Viva V.E.R.D.I.” per significare “Viva Vittorio Emanuele Re D’Italia”. D’altra parte, Verdi. uomo pragmatico e sanguigno. musicista e contadino, non poteva non appassionarsi alla vita politica del suo tempo cosi animata e vitale. Eccolo quindi partire “con l’elmo in testa”, come diranno molti suoi detrattori, e dedicarsi anima e corpo a storie guerresche ove, tra i clamori della lotta, s’odono i lamenti degli oppressi: ecco, dopo Nabucco, I Lombardi, Emani, Giovanna D’Arco, Attila
Cucitrici di Camicie Rosse
6 novembre, 2010 di redazione
Archiviato in latest, Media Mente Critica, Oltre le Righe, Storia e Memoria, Tempo di Relax
La ricerca pittorica in Italia a metà dell’ottocento avvenne per opera di un gruppo di artisti, Lega, Signorini, Fattori, Borrani, Abbati, Cecioni, per nominarne alcuni, che volse la propria attenzione alle emozioni che la realtà muoveva attorno a loro. Questi artisti avevano una formazione severa e incontrandosi al Caffè Michelangelo di Firenze, stavano “componendo” un percorso comune finalizzato al rinnovamento della ricerca nell’arte.
Fattori scrive: “Cos’era la macchia? Era la solidità dei corpi di fronte alla luce” (Alfredo Aleardi: “Sullo ingegno” Atti della reale Accademia di Belle Arti. Venezia).
Adriano Cecioni afferma in “Scritti e ricordi” che “l’artista non deve ispirarsi né a scuole filosofiche né ad accademie. La sua opera deve essere la riproduzione delle sue emozioni personali create dall’ambiente in cui vive.” (Firenze, Tipografia Domenicani 1905 pag. 295)

Non Giudicare una Persona che Infondo Infodno a un Carattere Buono e voi lo Definite non Buono
24 giugno, 2010 di redazione
Archiviato in Cuore di Tenebra, Il Futuro è nei Giovani
ciao ragazziiiiiiiiii
ke pallee!!!!!!!
stavo aggiornando il blog scrivendo una canzone…l’avevo modificata tt ci ho mess un ora, all’improvviso ho fatt un movimento strano cn la tastiera e si è cancellat tt…mamma mia ke nervi… grrrrr..
Io nn ho molta pasienza, proprio ke stasera la tenevo si è cancellat tutto uffy….
Già sn nervosa x prob miei ci voleva anke il pc ma ke kazzo!!!!!!
A proposito ragazzi cm va?? Nn vi state facendo+vivi ma ke kazzo di fine avete fatto?
E’ vero ke io nn svrivevo nel mio blog da molto,xò almeno nu commento si poteva lasciare…Vabbè tanto lo stesso dp letto questo intervento nn scrivete niente.. è inutile ke mi arrabbio tanto…..semb u stess sit……. CATTIVONI!!!!!!! ![]()
ora me ne vadoo ciao a tt
Fragolina; Stellì; Tweety; Sora; Tesò; Diavoletta VV TANTO BN…..
Bye pisola (a scem haUIAHuia)
Commenti (3)
Crisi Economica, Come Proteggersi: I Consigli Banali che non Troverai Altrove
13 maggio, 2010 di redazione
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Riceviamo e pubblichiamo le “banali” considerazioni che ci ha affidato una nostra lettrice. Non ci risulta che abbia competenze tecniche particolari, ma molte delle sue affermazioni ci appaiono piene di buon senso. E il buon senso, di questi tempi, è già qualcosa.
Anche se i giornali se ne ricordano a singhiozzo, in Europa si sta vivendo una crisi economica senza precedenti. Attenzione, quando si parla di crisi economica non si intende la perdita di valore di titoli azionari, derivati o obbligazioni. Quella è una crisi finanziaria in atto ormai già da anni e la cui analisi non è oggetto di questa breve riflessione. Per crisi economica intendo il rallentamento o la cessazione delle attività produttive o di servizio (fabbriche, terziario, ecc.), il licenziamento o il sostegno per mezzo di ammortizzatori sociali dei dipendenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, mobilità), l’impoverimento generale delle persone che vivono del proprio lavoro e non di speculazione finanziaria.
Dell’Elogio della Menzogna
11 aprile, 2010 di gunnar
Archiviato in Leggere, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe
A quanto pare involontariamente, s’intende, l’uomo italico medio ha fatto propria la dottrina pressoché eterna ma massimamente celebrata nell’epoca barocca che fece della menzogna un’arte si direbbe sopraffina ed elegante.
Tuttavia diverse possono dichiararsi le differenze tra l’uomo che sopravvisse alle turbe del rinascimento per tuffarsi nelle evoluzioni seicentesche e l’individuo televisivo che da uno schermo riesce solo a tuffarsi nell’immediatezza del sua approssimazione. Allora uomini e, presumibilmente non molte donne si ribellavano alla ferrea legge del raziocinio e della cerebralità per evadere nella superficiale e labirintica ignoranza dell’eleganza esteriore. Ma almeno una qualche forma di eleganza c’era pure.
Oggi, che dire?, nemmeno quella.

A meno di non confondere l’appariscente esteriorità ostentata, l’opulenza della stupidità in cerca di un “aiutino” ritenendo che sia graziosa reticenza quello che altrove sarebbe bollata come ignobile e volgare ignoranza.
Il punto è “altrove”.
Ma nessuno è in grado di dire dove effettivamente sia ‘altrove che ci può aiutare a capire come pietra di paragone appena edificante. E poi bisogna anche stare attenti a dire e non dire, criticare ma non troppo, pensare ma celandosi, esprimersi ma non incertezza, esporre ma ad occhi bassi. Altrimenti si corre anche il rischio di passare contemporaneamente per arroganti e presuntuosi (magari un po’ fascistelli) oppure per intellettuali di sinistra ancora imbevuti di paternalistica voglia di utopia.
Allora si mente. Si dicono bugie, ma non con uno scopo preciso. Si dicono bugie a sé stessi soprattutto per non sentirsi isolati. E si ostenta qualcosa che è il contrario di qualcos’altro. C’è allora chi mente per sopravvivere al fastidio di dover dimostrare costantemente qualcosa al mondo che ci osserva (grande fratello docet) come in un acquario. C’è invece ci mente per infortunio intellettuale e finisce col dover reiterare la sua menzogna senza soluzione di continuità per non apparire uno che racconta menzogne. C’è anche chi mente per farne un arte come l’esimio premier che sulla menzogna ha costruito un impero e anche una cultura intera, e tra un po’ saremo al volgere di un secondo ventennio di storia costruito sulla menzogna nella storia recente d’Italia.
Che dire? Non molto. si può continuare a mentire. Magari per costruire una realtà che non esiste e sperare che essa diventi reale. Se sembra piacevole. O sperare di poter dire “ops scusatemi sono sbagliato… in realtà volevo dire…” e improvvisare una menzogna tutta nuova di conio, lucidissima e splendente per essere utilizzata finché non si deteriori.
Già Platone s’accorse del fatto ed ebbe a dire “… la menzogna non si addice agli dei, ma è utile agli uomini, anzi necessaria, e a tal punto che ce ne serviamo come medicamento …”
Ne raccolse l’intimo candore Tasso che si affrettò ad aggiungere quanto fosse censurato l’uomo che vuol dire la verità e tacciato di superbia di genio e di lingua. Ammettendosi così la bugia adulatrice, ma anche salvatrice e dissimulatrice.
Il NeoNeorealismo
16 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in latest, Leggere, Schermo dei Sogni
Anni fa, a raccontare la società italiana nelle sue meschinità, ma anche nella grandezza d’animo dei singoli è stato il cinema. Prima il neorealismo con le indimenticabili scene di “Ladri di Biciclette” , “Bellissima”, “Il Ferroviere” e tanti altri titoli. Poi la commedia all’italiana. “I soliti ignoti”, “Una vita difficile” e “Divorzio all’italiana”, solo per fare qualche esempio, hanno disegnato un quadro vivido ed indimenticabile degli italiani del dopoguerra e del boom economico. Tanto di cappello, ancora oggi, a chi fu capace di tanto. Poi il cinema italiano è diventato quello che è. A parte inevitabili e lodevoli eccezioni, ci si è ridotti a parlare di Moccia e Muccino come fenomeni culturali. Amen.

Sul Limitare
3 novembre, 2009 di Daniela Tuscano
Archiviato in Caffè Amaro, latest, Vere Donne
“Sono nata il 21 a primavera”. E sullo straziante inganno di ieri, il crepuscolo di ieri, Alda Merini ha lasciato questo mondo. Perché ieri novembre ha voluto sorridere, inondando di sole la campagna lombarda. Non sembrava, non era, l’estate fredda dei morti, ma un tocco di rinascita. Questo clima così bislacco, che ormai muta pelle, e dipinge inquieti arcobaleni. E invece, semplicemente, lo spirito le stava preparando una casa degna. Una casa felice: debordante, come la felicità troppo invadente per quel fragile corpo. Quanto doveva arrabbiarsi, Alda Merini, nel sentir descrivere i matti come individui tristi.

Resipiscenze
10 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in latest, Storia e Memoria
Per una di quelle straordinarie giravolte che colgono gli uomini quando si approssima l’età del declino, da qualche settimana mi sono riavvicinato a quello che, probabilmente, è stato il primo vero grande amore della mia vita: la filatelia.
Ho collezionato francobolli per tutta la prima metà degli anni settanta. Inizialmente in maniera infantile. scollandoli dalle vecchie cartoline e lettere che si erano scambiati i miei genitori, comprandoli in edicola e ricevendoli in regalo dai parenti. Poi nonostante la giovane età, come mi accade purtroppo in tutto ciò che faccio, la presi sul serio e iniziai a studiare emissioni, filigrane, dentellature, tipi di stampa e tutto il tecnicismo che rende articolata e complessa questa materia.

