Anatomia del Disastro. Default, The Day After
21 settembre, 2011 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cuore di Tenebra, Leggere
Nonostante la censura, che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% ( 130%) è già fallito. Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico. Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.
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Circa 4 settimane prima del D-Day
La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.
Economia dell’Apocalisse
5 gennaio, 2010 di kurt
Archiviato in Accademia DFC, Chiamiamola Economia, latest, Meccanica delle Cose
Dopo il mio precedente intervento, mi piace iniziare questo nuovo anno con una piccola novità in esclusiva per i lettori di MenteCritica. Si tratta di brevi stralci di un documento particolare, e almeno a suo tempo riservato, a cui ho avuto accesso in passato quando mi occupavo professionalmente delle relazioni tra tecnologia, sicurezza e stabilità sociale.
Il documento originale è in inglese, la traduzione è mia e non è molto fedele all’originale sia per esigenze di spazio sia per evitare che l’indicizzazione dei motori di ricerca possa individuare alcune frasi o nomenclature caratteristiche. Per quello che so, il periodo di secretazione è scaduto proprio il 31 dicembre 2009, ma l’esperienza insegna che in rete è sempre meglio procedere con cautela.
Il documento è una sorta di manuale operativo per la gestione del periodo successivo ad una catastrofe globale. Esso non entra nel merito delle procedure da adottare immediatamente per salvarsi la vita perché per quello ci sono documenti ad hoc per ogni evenienza: guerra nucleare, guerra batteriologica, sollevazione per catastrofe energetico/economica, epidemia, disconoscimento popolare dell’autorità politica, eccetera.
In pratica si parte dall’ipotesi che sia avvenuto qualcosa che abbia completamente alterato la struttura gerarchica della società, che non esista più un’autorità in grado di garantire la legge e l’ordine che, di punto in bianco, si sia retrocessi a quella fase dell’evoluzione nella quale parole come morale e rispetto non erano ancora state inventate.

La Guerra Etica
6 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose, Oltre il Confine, Strange Days
L’esistenza di migliaia di armi nucleari è l’eredità più pericolosa della guerra fredda. Intere generazioni hanno vissuto con la consapevolezza che il mondo potesse essere distrutto in pochi istanti. Città come Praga avrebbero potuto cessare di esistere in un attimo. La guerra fredda è finita, ma le armi ci sono ancora. Il rischio di attacchi nucleari, anzi, è aumentato: più Paesi si sono dotati di armi atomiche, c’è il mercato nero, i terroristi sono orientati a comprare e rubare armi nucleari. Ci sono ancora nazioni e popoli che violano leggi contro la proliferazione. E si potrebbe arrivare al punto in cui non ci si potrà più difendere da loro [...] Dobbiamo agire per vivere liberi dalla paura nel 21esimo secolo – ha esortato il capo della Casa Bianca -. Gli Stati Uniti sanno di avere una responsabilità nel guidare questo processo. Lo faremo e chiederemo agli altri di fare altrettanto. Guideremo il mondo verso una pace senza armi nucleari. Fino a che queste armi ci saranno, gli Usa manterranno un proprio arsenale necessario per garantire la difesa di tutti gli alleati. Ma con la Russia negozieremo un nuovo trattato di riduzione delle armi già a partire quest’anno
Barack Obama – Praga 5 aprile 2009 ()
Queste le parole di Barack Obama con le quali presidente in carica degli Stati Uniti descrive l’impegno della prima potenza militare mondiale alla costruzione di una pace planetaria non minacciata dalle armi nucleari.
Le parole di Obama, persona che è riuscita a raggiungere la posizione di uomo più potente del mondo, non possono essere liquidate velocemente e meritano un’analisi meno superficiale.
Armis bella non venenis geri debere
Valerio Massimo – Lib. 3, cap.4
Gli Spari Sopra. E poi a Destra. E a sinistra…
2 febbraio, 2009 di la Donna Cannone
Archiviato in Cazzotti, latest
Sì, sto parlando delle pistole ai vigili. Dei manganelli e degli spray antiaggressione.
Entro giugno i vigili saranno armati, e questo, pare, dovrebbe cambiare le sorti del Paese.
Però mi chiedo: quando useranno le armi?
Devo aspettarmi una pallottola alla nuca se pedalo fra il giallo e il rosso?
E se quando alzo il braccio per chiedergli un’informazione, il vigile si sente minacciato e mi spruzza lo spray negli occhi, che faccio?
O magari provo a contestare una multa e mi tirano una manganellata?
Gaza: il Diritto di Fregarsene
19 gennaio, 2009 di Jules Winnfield
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Un articolo chiedeva di prendere posizione su Gaza. L’ho fatto, la mia posizione è stata questa: una mano saldamente ancorata alla tavoletta del cesso, l’altra sulla fronte. E giù a vomitare.
La guerra è eterna. Ogni giorno qualcuno muore di morte violenta tra l’indifferenza generale ed è così da quando fu creato il mondo. La guerra entra nella nostra vita quando una mina made in Italy ci fa saltare un arto e, purtroppo, non ci uccide. O quando la lama di un demone a cavallo si abbatte sulle gole dei nostri figli.
Un tempo sapevamo di guerre lontane quando erano già finite e non fingevamo nemmeno che ce ne importasse qualcosa.
Oggi mandiamo i nostri occhi meccanici a fare il lavoro sporco mentre noi, comodamente seduti davanti ad uno schermo illuminato, ci battiamo il petto. Così sulle testate dei quotidiani nazionali e giù fino alla miseria dei blog di provincia.
L’Orso Russo ha Mai Dormito?
19 agosto, 2008 di Vortexmind
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Le notizie che si susseguono freneticamente in questi giorni hanno un che di allarmistico: la Russia che potrebbe dislocare , i missili e le continue nuove tensioni tra gli USA e la potenza transeuropea.
Sembra quasi che, improvvisamente, il mondo si sia accorto che la Russia c’è. A mio avviso, da quando c’è stata la , la maggior parte delle persone ha pensato che la cosa fosse finita lì. Senza gravi drammi (considerata la portata dell’evento) il gigante sovietico si è ripiegato su se stesso e se n’è uscito di scena, logorato ed eroso internamente dalle sue stesse politiche fallimentari. Molti hanno ritenuto che mai e poi mai si sarebbe potuto riprendere, men che meno in tempi così brevi. Ancora adesso se nelle conversazioni si parla di Russia lo si fa in modo quasi canzonatorio, spesso riferendosi alla “ferraglia” presente in copiose quantità nei suoi arsenali, tra Kalashnikov contrabbandati più o meno ovunque nel mondo e MiG-29 venduti su Ebay. Niente di più sbagliato.

Missili Puntati Contro la Georgia: la Minaccia Incombe su Tutti Noi
18 agosto, 2008 di mc
Archiviato in Oltre il Confine
Molti di noi avevano erroneamente pensato che la minaccia dell’apocalisse nucleare fosse definitivamente tramontata con l’abbattimento del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. La realtà dei fatti, come dimostrano le notizie di questi giorni, è purtroppo diversa. Molte nazioni dispongono di nutriti arsenali, nel caso di grandi potenze, anche di testate nucleari e conservano la “potenzialità” di utilizzarle. Per certi versi, l’idea che una guerra termonucleare globale non sia più temuta dall’opinione pubblica, rende più possibile un conflitto nucleare locale.

