Una Bomba Chiamata Unicredit
7 gennaio, 2012 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione
Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita . Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.
Benvenuti nella Terra Promessa
11 novembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Il Lavoro degli Italiani
Eretz Yisrael.
Ora che secondo le oscure leggi della Qabbaláh siamo infine giunti alla fine del conto alla rovescia che lungo un percorso di sofferenza ed inquietudine ci ha condotto, dopo oltre tre mesi, a pervenire alle fatidiche 11.11 dell’11 novembre 2011, rendiamo lode a YHVH per la sua munificenza.
Quello che ci chiediamo ora è: tutto è finito? Stasera possiamo andare a mangiare la pizza e lasciare pure un euro di mancia? E’ ancora necessario portare i propri soldi in Svizzera?
Sono domande serie, impegnative, che meritano una risposta.
Facciamo il botta e risposta che, dopo che mi hanno detto che scrivo in maniera incomprensibile, mi è venuta la congiuntivite, nel senso che ogni volta che uso un congiuntivo ho un senso di colpa.
Hai veramente creduto che l’Italia potesse andare in default?
Sì, l’ho creduto. Ora la possibilità si è oggettivamente ridotta. Comunque, ho pensato che fosse mio dovere alzare al massimo i toni per accelerare una risoluzione politica che ritenevo necessaria a prescindere dalle considerazioni economico/finanziare. Qualche anno fa lanciavamo la campagna “Invadeteci”, alla fine ci hanno invaso per davvero (cfr. Dave) anche grazie al casino che abbiamo fatto noi (microscopico, ma c’è stato. In tre mesi abbiamo allarmato oltre 300.000 persone). Non mi dispiace

Monti è la Soluzione?
Per la questione economica finanziaria secondo me sì. Per quella politica dico pubblicamente quello che avevo anticipato ad un’amica. Avrei preferito un colpo di stato militare che creasse una discontinuità vera e che rimuovesse totalmente la classe dirigente attuale, magari con una decina di voli sul Tirreno a payload variabile. Questa è, secondo me, una situazione da amputazione. Monti non è nemmeno un antibiotico, è solo un antiinfiammatorio, una specie di Tachipirina. La febbre si abbassa, ma l’infezione resta. Ora lasciano spazio a Monti, l’anno prossimo sono di nuovo tutti qui. Ma per certe cose ci vogliono persone con le palle. I nostri colonnelli non fanno golpe, vanno in TV a fare le previsione del tempo. A ciascuno il suo.
Ora siamo tranquilli?
Direi di sì. Nel senso che i conti verranno messi a posto. A meno di scatafasci politici, andrà tutto a posto. Quello che sfugge alla maggior parte di noi è che a pagare toccherà sempre e comunque agli stessi. Scordatevi la lotta all’evasione, la riduzione dei costi della politica, l’abolizione delle province. Le paroline magiche saranno: tasse, imposte, una tantum, patrimoniali, diminuzione dei dipendenti pubblici, riduzioni della spesa sanitaria, riduzioni della spesa per i servizi sociali, snellimento delle procedure di licenziamento, riforme delle pensioni, riduzione del reddito reale. L’Italia non farà default, noi sì. Ma questo l’ho scritto tre mesi fa, un giorno dopo aver lanciato il count down. Noi psicotici abbiamo una linea diretta con Dio che, di tanto in tanto, ci apre una finestra sul futuro. I nostri cari amici evasori, politici e confindustriali ce lo ficcheranno in culo per l’ennepiunesima volta, ma questo è l’ultimo dei mali. In fondo, ormai fa male solo un pochetto e ho il sospetto che ci inizi a piacere.
Detto questo, decidete voi se stasera si fa la pizza e se conviene portare i soldi in Svizzera.
Quello che ho notato è che da un paio di giorni Repubblica fa il verso a Mentecritica(1) profetizzando l’Apocalisse. Vi allego, per intero, . Sembra scritto apposta per farci sospirare di sollievo quando Monti ci ficcherà nel culo l‘uccello di fiamma.
Comunque, se c’erano altre soluzioni le abbiamo bruciate con i venti anni di vacanza dell’intelletto che ci siamo concessi. Se uno è una merda, bisogna trattarlo da merda.
Secondo me il peggio inizia adesso, ma io non faccio testo. Sono malato.
ROMA – Mettiamo che sono già i primi giorni di dicembre e voi uscite di casa per cominciare a comprare i regali di Natale. Vi fermate ad un bancomat per rimpinguare il portafoglio, infilata la carta, ma non succede niente: il prelievo non è disponibile. Provate ad un secondo Bancomat, ad un terzo, ma è dovunque la stessa storia. Nel negozio, il titolare declina cortesemente di accettare la vostra carta di credito e chiede euro contanti. Che succede? Un black-out elettronico? No. Succede che, mentre voi non eravate attenti, l’Italia ha dichiarato default, è uscita dall’euro e sul paese è sceso un black-out non elettronico, ma finanziario.
L’ipotesi è ancora remota. Esiste ancora la possibilità di fermare il collasso del debito pubblico italiano, riguadagnando credibilità presso gli investitori e/o salutando l’arrivo del Settimo Cavalleggeri, sotto forma di Bce o Fmi. Ma, se la traiettoria dei mercati resta quella disegnata in queste ultime ore, quell’ipotesi rischia di materializzarsi. Si chiama, comunque, bancarotta, ed è, in ogni caso, una sciagura, ma può assumere forme diverse: bancarotta dolce (“orderly default”), bancarotta extra strong (“disorderly default”), bancarotta con il botto (l’uscita dall’euro).
La bancarotta dolce. E’ quanto è già stato previsto per la Grecia. Sostanzialmente, un concordato fallimentare. I creditori accettano un taglio al valore nominale dei titoli italiani e un tetto al relativo tasso di interesse. L’Italia alleggerirebbe il suo debito pubblico (ad esempio del 30 per cento), portandolo a livelli più vicini a quelli di paesi più virtuosi. Collocare nuove emissioni presso investitori già scottati, tuttavia, comporterebbe tassi di interesse relativamente alti. Per i risparmiatori, infatti (il 12 per cento dei titoli è in mano alle famiglie, un altro terzo lo detengono i fondi) il taglio sarebbe una pesante tosatura.
Ancora più gravi gli effetti macroeconomici. Le banche, italiane ed estere (gli istituti francesi e tedeschi hanno in pancia circa 150 miliardi di euro in titoli pubblici italiani) accuserebbero forti perdite di bilancio e avrebbero bisogno di aiuti per ricapitalizzarsi: in ogni caso, ridurrebbero il credito alla clientela, in un momento in cui l’Europa è già sull’orlo della recessione. E’ il temuto “credit crunch”
La bancarotta extrastrong. E’ il caso Argentina: il default selvaggio. L’Italia annuncia che non pagherà più i suoi debiti, togliendo dal tavolo quasi 2 mila miliardi di euro. Almeno per qualche anno, nessun investitore estero ci presterebbe più soldi. Tecnicamente, non è un problema gravissimo: lo Stato continuerebbe a funzionare. Al netto degli interessi, infatti, il nostro bilancio è quasi in pareggio. Ma gli effetti economici sarebbero devastanti. Il rischio di fuga dei capitali – già presente nello scenario “dolce” – diventerebbe immediato. Oltre allo Stato, anche le aziende italiane si vedrebbero chiudere l’accesso ai mercati. Ma, soprattutto, l’impatto sulle banche e sul sistema finanziario mondiale sarebbe enorme e il “credit crunch” una certezza.
La bancarotta con il botto. E’ quasi impossibile che un default selvaggio non comporti anche un’uscita dell’Italia dall’euro. Tecnicamente, è un incubo: bisognerebbe rivedere i trattati europei e rivotarli, stampare la nuova moneta, riprogrammare computer e bancomat con la nuova valuta. Ma, economicamente, è molto peggio: all’impatto del default selvaggio bisogna aggiungere nuovi elementi. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all’estero, prima della conversione.
Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l’assalto. Verrebbero varati stringenti controlli sui movimenti di capitali e, probabilmente, ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all’estero. Questo rilancerebbe le esportazioni (escludendo ritorsioni commerciali da parte degli ex partner europei), ma l’Italia, uscendo dall’euro, uscirebbe anche dall’Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico.
La svalutazione, d’altra parte, rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende assai più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire, di gran carriera, l’inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall’entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all’Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%.
Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell’Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d’Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%. All’Ubs sono, probabilmente, troppo pessimisti, ma il punto è che l’introduzione della nuova lira sarebbe assai diversa dalle svalutazioni della vecchia, perché rimarrebbero valide le precedenti obbligazioni dell’euro.
I debiti fra italiani potrebbero essere ridenominati in un rapporto uno a uno (una nuova lira per un euro): chi ha un mutuo di 100 mila euro, si troverebbe con un mutuo di 100 mila nuove lire. Ma quelli esteri resterebbero in euro, da pagare con una moneta svalutata del 50-60 per cento.
Per una economia, come quella italiana, profondamente integrata in Europa, sarebbe un massacro: molte aziende, con incassi in lire e debiti in euro, finirebbero schiacciate e, a catena, dovrebbero chiudere.
Note
- L’endorsement di Repubblica per Monti assume toni da libro Cuore. : L’immagine plastica di quello che sta accadendo l’hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l’Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani. Dal finestrone del gate ad osservare la scena c’è proprio Mario Monti. Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l’imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c’è scritto “Eu Antitrust”, un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles. Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: “Professore, ci salvi lei”. Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale. [↩]
Default Italia: Portare i Risparmi all’Estero (subito e legalmente)!
9 novembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC
Il timer dell’apocalisse
Sui conti dello Stato un fardello di 8 miliardi in più. L’Italia a tre settimane dal baratro. Così il volo dello spread ci affossa. Gli investitori scaricano i titoli di Stato perché costano il 15% in più
IL TIMER è partito. Se si segue la logica e l’esperienza degli ultimi due anni sui mercati, l’Italia non ha più di tre settimane per ricondurre il costo del suo debito a livelli più sostenibili. Si deve far scendere il tasso sui Btp decennali sotto il 6,50%.
Oppure, esattamente fra 15 giorni di contrattazioni, a partire da ieri, cioè il 25 novembre, l’Italia e l’Europa si troveranno di fronte alla scelta fra un piano di salvataggio di dimensioni gigantesche e la bancarotta del debito italiano, con l’apocalisse dell’euro. Ma il timer potrebbe essere anche più veloce: la spirale finale potrebbe cominciare ad avvitarsi già da venerdì prossimo, fra soli quattro giorni, quando le autorità che regolano i mercati potrebbero decidere un ulteriore rincaro del debito italiano, perché ritenuto troppo rischioso.
Né l’una né l’altra sono predizioni. Sono i calcoli ad occhio che fanno operatori ed analisti, sulla base di quanto è sinora avvenuto in questa crisi europea. In particolare, in Grecia, Irlanda e Portogallo, i tre paesi per cui è stato necessario un salvataggio europeo. In media, nei tre paesi, i titoli decennali sono stati trattati ad un tasso superiore al 5,5% per 43 giorni, prima di superare stabilmente la soglia del 6%. Poi, sono rimasti per altri 24 giorni sopra quota 6, prima di scavalcare, in modo continuativo, il 6,50%. Da qui, sono bastati 15 giorni di mercato per sfondare il 7%, largamente ritenuto un livello insostenibile.
Sembra di leggere MC vero? L’Apocalisse, lo Spread, il Timer. No, a dire il vero è Repubblica di ieri. Se vi interessa potete continuare a leggere l’. Secondo me, però, non serve a un beneamato cazzo perché oramai sono tre mesi che ravano i coglioni ai lettori di MC con l’apocalisse, lo spread e il timer solo che io, a differenza di Maurizio Ricci, non becco quattrini da nessuno, posso dire quello che voglio, quando voglio e, soprattutto, non conto un cazzo.
Repubblica si è accorta del default quando è già avvenuto. benissimo. Come si dice, meglio tardi che mai.
Cari lettori disorientati che, magari per caso, vi ritrovate su questa pagina delirante, sappiate che avete avuto una botta di culo perché avete beccato un profeta che funziona, non quelle patacche col turbante che vi spacciano in tv. Io sono un profeta di sventura e, proprio per questo motivo, ho spesso ragione. A pensare che le cose possano andar male è più facile avere ragione. Capito il trucchetto? Bene. Provateci anche voi.
Ora, mentre a Roma fanno il balletto intorno al cadavere puzzolente gonfiandoci di chiacchiere, mentre loro mettono al riparo la roba, noi pensiamo ai cazzi nostri. Per chi vuole intendere, ho già scritto un’introduzione, dei consigli pratici dal punto di vista economico e un consiglione speciale.
Italia Fallita con 9 Giorni di Anticipo sulle Nostre Previsioni: Ci scusiamo con i Lettori
1 novembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Censura dell'Informazione, Cronache Italiane, Cuore di Tenebra
Spread BTP-BUND:
344.72
Variazione:
0.00
Ore:
-
fonte
La situazione dello spread BTP a 10 anni/ Bund tedeschi a 10 anni la vedete in tempo reale in testa a questo articolo. Mentre scriviamo, alle ore 10.45 del 1 novembre 2011 quota 426.65 punti base. 26 punti oltre la soglia che, statisticamente, segna il fallimento per una nazione.
Lo abbiamo scritto 90 giorni fa nell’articolo Meno di 100 Giorni al Fallimento
Difendersi dalla Crisi: la Protezione Personale (Prima Parte)
31 ottobre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Accademia DFC, Censura dell'Informazione, Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Oltre il Confine
Premessona
Anche stamattina . Ci sono tante iniziative in atto, ma oggettivamente l’impressione è che nessuno sappia veramente cosa ci attende. La dimostrazione è che, dopo le euforie per accordi, piani di salvataggio e misure anti contagio, le cose riprendono ad andare male, anzi malissimo.
La stampa ha un evidente atteggiamento censorio, anche comprensibile in questo caso. A dire che la Grecia è fallita, non è stato il Corriere o Repubblica, ma i blog ed i siti di informazione indipendente. Ufficialmente, la Grecia ha concordato con i creditori una riduzione del debito del 50%. In pratica, per ogni titolo comprato a 100 euro, ne verranno restituiti 50. Questa, tecnicamente, si chiama “ristrutturazione del debito”. è chiara e breve, vale la pena di riportarla per intero:
La ristrutturazione del debito è una procedura che prevede un accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito (tassi, scadenze, divisa, periodo di garanzia) vengono modificate per alleggerire l’onere del debitore. La procedura viene eseguita ai fini del risanamento dell’impresa o al fine di poter gestire una liquidazione su base concordata con i creditori e non fallimentare ed è regolata dall’art. 182bis della “Legge Fallimentare” (R.d. 16.3.1942, n. 267), introdotto di recente nell’ambito di sostanziali modifiche apportate a tale legge.
Possono usufruire della ristrutturazione debitoria soltanto quegli enti pubblici o imprese possedute da privati, che si trovano in una situazione di crisi o di insolvenza e che abbiano i requisiti dimensionali previsti dall’art. 1 della “Legge fallimentare”.
Esempio di ristrutturazione di debiti sovranazionali è quello dell’Argentina nel gennaio 2005, che ristrutturò unilateralmente il suo debito di circa 82 miliardi di dollari. L’offerta fu accolta, dopo aver fatto terrorismo economico sulla sua situazione interna, da meno del 50 % dei possessori privati dell’Europa, Stati Uniti e Giappone. Il dato dichiarato dall’Argentina, mai certificato dagli istituti internazionali preposti, è stato del 76,15 % di accettazione.
Lo stesso atteggiamento censorio, ripeto comprensibile, è stato adottato per la ristrutturazione unilaterale operata dalla Banca d’Irlanda dove decine di risparmiatori italiani si sono trovati i loro investimenti ridotti nella ragione di 1 a mille. Un centesimo di euro per ogni mille euro investiti. Questa sì che è una ristrutturazione.
Default Italia, 41 Giorni al Fallimento. Una Tassa sulle Stronzate
30 settembre, 2011 di fma
Archiviato in Cronache Italiane
Ieri l’altro parlavamo, Galbusera ed io, della libertà d’espressione. Io a difenderla, senza se e senza ma; lui a espormi i suoi dubbi sugli effetti collaterali e sulla liceità di difendercene a nostra volta.
La prende larga, comincia col dire che se Plinio il Vecchio sentì il bisogno di mettere in riga il ciabattino: “Sutor, ne ultra crepidam!”, vuol dire che già allora c’era gente che s’allargava troppo.
I am a talker, dice Alessio Rastani, come se desse una notizia. In realtà è solo l’ultimo dei chiacchieroni.
- Il guaio è che se continuiamo a chiacchierare a ruota libera, con i mezzi di informazione di oggi, rischiamo seriamente di farci male.- dice Galbusera
- Eh! – dico io scuotendo la testa – Se ognuno dovesse parlare solo di ciò che conosce, sai che mortorio!
- Una mano santa per le orecchie, – mi risponde lui, senza alcuna comprensione per il bisogno d’esprimersi che alberga in ciascuno di noi. – un’occasione per capire finalmente quel che ci succede attorno. -
- Ma che male può farti una stronzata? – gli obbietto – Dipende solo da te: se credi a chi ti dice che la fine del mondo sarà il dodici dodici duemiladodici e corri a comprarti un’arca e la traini fino alle pendici del monte la Ararat, oppure …-
- Quel che pensi tu conta poco. – mi punta l’indice contro – Conta quel che pensa la maggioranza: se tutti comprano un’arca e la portano alle pendici del monte Ararat…
- Fuori di metafora?
- Se qualcuno sostiene che Goldman Sachs governa il mondo, oppure che la colpa della crisi è della BCE e del FMI e propone di cancellarli…
- Mica penserai che saranno cancellati per questo?
- No. Ma se qualcuno mette in giro la voce che la colpa della carestia è del vicario di provvigione, sta sicuro che molti ci crederanno. La gente crede sempre a ciò che le conviene. E una volta che ci ha creduto s’indigna moltissimo ove le vengano a dire che dovrà tirare la cinghia. Ma come, strillerà scendendo in piazza, io sì e la Banca Centrale e il Fondo Monetario no? È successo. Succederà di nuovo.
Default Italia, 42 Giorni al Fallimento: La Lettera Segreta della BCE
29 settembre, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane
Se non fosse un disastro ci sarebbe quasi da ridere. Stamattina che la BCE avrebbe inviato al nostro governo il 5 agosto scorso.
Leggerla è uno spasso. Da una parte si capisce che, a parte le cosette gentili dette ufficialmente, la BCE sa bene che la situazione italiana è disperata non per motivi contingenti, ma per motivi strutturali. Le misure “suggerite” nella lettera sono una vera e propria rivoluzione. Se se ne applicasse la metà, questo sarebbe un paese completamente differente da quello che è oggi: libertà nei licenziamenti, ma misure di sostegno sociale per aumentare la mobilità dei lavoratori; maggiore concorrenza, quindi abolizione degli ordini professionali, delle licenze a numero chiuso (taxi compresi) o di figure inutili e sorpassate come i notai. Insomma, la Svezia.
E’ evidente che l’Italia non è pronta ad una rivoluzione culturale di questo tipo e che, per esclusiva colpa degli italiani e della loro classe dirigente, è destinata a soccombere in tempi brevissimi.
Terza guerra mondiale: i nodi vengono al pettine
8 settembre, 2011 di ilBuonPeppe
Archiviato in Chiamiamola Economia
Ci provo. Voglio tentare di fare un po’ d’ordine, che in mezzo a questo casino non ci si capisce più niente. E sì che l’Italia ne ha passati di momenti duri, ma ho l’impressione che il senso di smarrimento e la paura del futuro non siano mai stati tanto forti.
Dunque, come ogni azienda grande o piccola che sia, ma anche come tante famiglie, ogni anno lo Stato fa il bilancio preventivo: stabilisce quello che andrà ad incassare l’anno successivo e decide come utilizzare quei soldi. Il tutto si traduce nella legge di bilancio, la cosiddetta “finanziaria”. Quella di quest’anno era la .
Poi a luglio, quindi dopo soli sette mesi, si è resa necessaria una manovra correttiva di circa 30.000 euro che poi, nel corso di un paio di settimane, sono progressivamente cresciuti fino a diventare quasi 70.000. Questo significa una cosa piuttosto semplice: a dicembre avevano sbagliato tutti i conti. Ma c’è la crisi. Certo, ma la crisi c’è da tre anni, quindi dov’è la novità? C’è un debito enorme che pesa. Ma va? Quello invece è lì da molto più di tre anni. La verità (ad essere buoni e non voler fare dietrologia) è che non hanno capito un tubo e hanno toppato alla grande. E, a giudicare da come l’importo della manovra di luglio è variato in pochi giorni, hanno continuato a non capire niente dei propri conti. E’ rassicurante…
Fenomenologia dell’Opera Lirica
4 settembre, 2011 di Emanuele
Archiviato in Accademia DFC, Suoni & Musica
Pregherai fino all’alba; io sarò teco.
Ricordo, quando avevo su per giù 12 anni, il senso di noia e di lacerante inedia nel sentir messa. Già allora la “fede”, inculcatami forzosamente dalla cultura cattolica imperante di questo paese, era emigrata in qualche anima più fertile, lasciandomi il senso di soffocante asfissia ogni qualvolta mamma mi obbligava, tutte le maledette domeniche, ad assistere a quel rito bizzarro.
Crescendo, naturalmente, gli obblighi imposti dall’alto (la mamma, non l’altissimo) vennero meno ma le rare occasioni in cui mi sono scontrato con il sacro rituale le ho percepite in modo diverso; il senso di morte per noia dovuto a quel tempo sprecato e che non passava mai si è trasformato in una sorta di ascolto critico, giovando alla mia percezione del tempo e pure al mio sollazzo.
Al di là delle preghiere recitate con meccanico distacco dalla maggioranza, mi divertono le prediche dei preti, tanto che spesso involontarie risa ironiche imbarazzano i miei parenti, costretti alla mia compagnia nel matrimonio o cresima di turno. Per non parlare del senso di letizia nel sentire gli anziani che anticipano il versi delle preghiere.
Apologo dei Conti di Rampogna
23 agosto, 2011 di fma
Archiviato in Cazzotti, Storia e Memoria
Il conte Peppino viveva con la vecchia balia in quattro povere stanze, le uniche dotate di tetto, a ridosso del mastio duecentesco che da una modesta altura dominava il corso delle risorgive. Il suo antenato Giovannino, uomo d’arme, cadetto dei conti di Rampogna, intorno alla metà del tredicesimo secolo, passando dai Duchi d’Austria al servizio del Patriarca di Aquileia, aveva ottenuto in feudo per sé e per i propri discendenti i paesi di Torre e di Brugnato.
Peppino sulla carta era ancora il signore di Torre e di Brugnato, ma siccome gli abitanti dei due paesi avevano cessato da tempo immemorabile di corrispondergli canoni, tassi, gabelle, decime, censi e pascolatici, s’era ridotto a vivere col crescione che la balia traeva dalle acque, peraltro limpidissime, del fiume, accompagnandolo con qualche uovo che veniva dal pollaio. Quel pezzetto di fiume e quel pollaio, sistemato sulla sommità del muro di scarpa per tenerlo fuori dalla portata dei malintenzionati, era ciò che restava, quando io ero ragazzo, del feudo dei Rampogna.
79 Giorni all’Apocalisse: Il Socialismo è la Via
23 agosto, 2011 di Eduardo Quercia
Archiviato in Cuore di Tenebra
Con l’approdo al Senato della manovra è facilmente prevedibile che il dibattito (non solo fra senatori, ma anche fra media e persino sulla rete) si avviterà intorno al grado di equità/iniquità della stessa. Tutti noi saremo indotti da bravi, quanto improvvisati ed improbabili medici, a discettare sulla composizione chimica del farmaco prescelto e sulle controindicazioni, assumendo come verità rivelata che la diagnosi della malattia sia effettivamente giusta o, almeno, convincente.
A questo proposito bisogna onestamente convenire che sulla diagnosi non si è sviluppato un confronto serrato (scarsa la partecipazione ed i contributi degli economisti con maggiore autonomia di pensiero, in gran parte ancora impegnati con secchiello e rastrello), per cui è diventata meinstream la tesi che riporta la genesi della malattia all’entità del debito pubblico (rectius, del rapporto fra debito pubblico e PIL). Questa tesi, ancorché saldamente ancorata a dati numerici non contestabili, sembra pienamente convincente per quanto riguarda l’Italia e la Grecia (dove quei rapporti risultano poco sostenibili per una sana economia), ma insufficiente a dar conto della spaventosa globalità della crisi, che coinvolge anche Paesi con rapporti sicuramente più virtuosi.
L’Omeopatia per Uscire dalla Crisi Finanziaria
22 agosto, 2011 di ilBuonPeppe
Archiviato in Chiamiamola Economia, Meccanica delle Cose
Molto spesso nella storia si è scoperto che la soluzione ad un problema apparentemente complesso, era in realtà quella più ovvia e più semplice. Solo che finché si cercano soluzioni sofisticate, degne anche di grandi specialisti, è ben difficile vedere ciò che magari sta proprio davanti al naso.
Così stiamo assistendo ai patetici tentativi di governi e istituzioni di mezzo mondo per arginare la crisi, tranquillizzare i mercati, evitare il panico e, soprattutto, salvare il culo. Il proprio, ovviamente. Tentativi, appunto, patetici, perché non portano a niente: la situazione peggiora di giorno in giorno e lor signori sembrano lottare contro una diga in disfacimento armati solo con pezzetti di pongo.
E se la soluzione non fosse complicata? Se invece fosse estremamente semplice e perfino ovvia? Certo, ci vuole un cambio di prospettiva per uscire dagli schemi che, volenti o nolenti, ci siamo imposti, e soprattutto bisogna essere disinteressati per poterci riuscire. Non avendo un patrimonio da difendere, e dovendo guardare un po’ troppo da vicino, forse sono nella (fortunata?) condizione per poter guardare le cose in un altro modo.
82 Giorni all’Apocalisse: I Moderni Untori
20 agosto, 2011 di fma
Archiviato in Appunti Italiani
- Gli uomini negano l’evidenza quando ciò che vedono non gli piace, o non lo capiscono.– dice Galbusera posando il bicchiere.- Naturalmente è un errore. Il guaio è che ci si affezionano. Specialmente se non hanno altro a cui attaccarsi-
Di tutta la compagnia delle bocce siamo rimasti in quattro, a chiacchierare sotto i tigli, al Circolo degli Anziani. Il resto è al mare o ai monti, alla faccia della crisi.
Il Default dell’Occidente, 83 Giorni all’Apocalisse
19 agosto, 2011 di grp
Archiviato in Cuore di Tenebra
Ci abbiamo provato, ma a giocare con il fuoco alla fine ci si scotta. Quando si prende una strada si deve avere lo stomaco di percorrerla fino in fondo. Il tentativo di conciliare il Capitalismo con il Cristianesimo, l’accezione Calvinista che vede la ricchezza ed il benessere come un premio che Dio attribuisce all’uomo virtuoso e laborioso, non ha funzionato.
Non si può perseguire il profitto “eticamente” se non si hanno dei valori condivisi. Un prodotto che costa di più solo perché è realizzato rispettando la natura ed i diritti di chi lo produce è destinato al mercato di nicchia delle madame dal mignolo alzato. Vende chi produce cose che funzionano a prezzi bassi. L’acquirente, la massa degli acquirenti non le madame, se ne fottono di come è fatto, dove e da chi. Guardano solo il cartellino del prezzo.
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Crack Italia: Meccanica dell’Apocalisse
12 luglio, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cuore di Tenebra, latest
Il problema non è più la politica nazionale, dice il buon Peppe, poco può la nostra classe dirigente in un frangente eccezionale come questo, quando si è dimostrata incapace di gestire l’ordinaria amministrazione. Ci dobbiamo rassegnare a subire, noi umili, perché il numero fa potenza, dice Fma, in un passaggio di lucido cinismo, salvo poi auspicare soluzioni che rivelano speranze ed ideali non ancora soffocati dall’esperienza e dalla disillusione.
Io, che la crisi economica l’ho incominciata a vivere con un ricco licenziamento a 50 anni e susseguente trasferimento forzato in uno dei posti più belli ed accoglienti del mondo, ma che non è casa mia, dico che l’acqua scorre dall’altro verso il basso e se trova una pozza la riempie. Questo spiega tutto e non c’è bisogno di aggiungere altro.
La natura è rapace per istinto di conservazione e di perpetuazione. Per questo, nessuna specie dello schizofrenico campionario di vita che si è sviluppato su questo microscopico grumo di fango ha empatia sufficiente per comprendere il dolore che induce su un’altra quando la caccia, la uccide e se ne ciba. Se è mai esistito un animale che soffriva per la sorte dell’uccellino che sgranocchiava o della foglia di insalata che strappava, si è sicuramente estinto. E questo, per quel che vuol dire la parola “giustizia” nel nostro universo, è sommamente giusto. Quando si muore si soffre, quando si mangia e si fa l’amore, ci si sente bene.
Evasione Fiscale: Loro Evadono, noi Affoghiamo nella Cacca
31 gennaio, 2011 di dellefragilicose
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra, latest
Oggi, sul Corriere della Sera on Line
Evasione fiscale + 46% in un anno
Vale 50 miliardi di euro
Scoperti 8.850 evasori totali (+18%). In Lussemburgo e Svizzera quasi la metà dei soldi evasi all’esteroIl rapporto annuale della Guardia di finanza
Evasione fiscale + 46% in un anno
Vale 50 miliardi di euroScoperti 8.850 evasori totali (+18%). In Lussemburgo e Svizzera quasi la metà dei soldi evasi all’estero
MILANO – Nel 2010 gli italiani non hanno dichiarato al fisco redditi per quasi 50 miliardi di euro, una somma cresciuta del 46% rispetto all’anno precedente. Il dato è contenuto nel rapporto annuale della Guardia di finanza, già reso noto dal comandante delle Fiamme Gialle, il generale Nino di Paolo, ai membri della Commissione Finanze della Camera nel corso di un’audizione lo scorso 26 gennaio.
EVASORI – La Gdf ha inoltre scoperto 8.850 evasori totali (+18% rispetto al 2009) con un’evasione per 20,263 miliardi (+47% rispetto al 2009) e Iva per 2,6 miliardi. Di questi, 3.288 hanno evaso più di 77 mila euro di imposte. Sempre nel 2010 gli italiani hanno evaso anche quasi 30,5 miliardi di Irap e 6,3 miliardi di Iva, 635 invece i milioni di ritenute non versate o non operate.
se vuoi,
Loro continuano ad evadere, noi continuiamo ad odiarli, per questo, riproponiamo lo stesso articolo uscito il 28 ottobre 2008. Da allora ad oggi, l’unica cosa che è cambiata è l’entità dell’evasione, che è aumentata. Eppure, per combatterla, ci vorrebbe veramente poco. Leggi a questo link. L’articolo ebbe un certo riscontro, ci furono 145 commenti indignati, ma nessun evasore ebbe il coraggio di dire la sua. Vediamo se oggi riusciamo a snidarne qualcuno.
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Synthia: Apologia della Creazione Sintetica
21 maggio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest
In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione.
Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente.
In realtà, il bisogno fisiologico di collocare Dio in uno schema funzionale è anche giustificato dalla semplice considerazione che se Dio non serve a nulla o se il suo fine è del tutto estraneo al nostro, allora il fatto che esista o meno diventa una questione ininfluente.
