anniversari

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Buon compleanno Signor Presidente. Buon compleanno.

Le assicuro che i miei sono auguri sinceri anche se l’ho definita capocomico, lenone, meschino, mediocre e italiano nell’accezione nefanda che sa assumere, talvolta, questo aggettivo.
Le auspico veramente una lunga vita anche perché sono un professionista e quando veramente considero necessario un accadimento mi adopero perché si verifichi, non mi limito a sperare.

Questo non è assolutamente il caso, per fortuna di tutti noi.
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Caro Lucio, ti scoprii agli inizi degli anni Settanta: io ne avevo sei, o sette. Ma ricordo perfettamente che la tua fu una delle prime, forse la prima (l’altra era Come together dei Beatles) canzone che imparai. Mi aveva colpito soprattutto un verso, per me insolito e buffo: “La mattina c’è chi/mi prepara il caffè…”. Lo ripetevo tante di quelle volte che tu saresti rimasto, nei miei ricordi, “quello del caffè”.

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Vi ripropongo questo pezzo che ho pubblicato l’8 settembre 2007. Esso rappresenta ancora pienamente la ma opinione e, oggi, pur provandoci, non sono riuscito a scrivere di meglio.

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Questo articolo è diviso in tre parti. Nella prima ricorderò il triste anniversario di oggi. Nella seconda esprimerò la mia opinione su un’iniziativa odierna. Nella terza vi parlerò del solitario destino di guerriglia al quale, secondo me, prima o poi, ciascuno di noi sarà chiamato.
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Europa Centro Meridionale, 1263 miglia a Nord Ovest della Striscia di Gaza

Non chiedete il mio nome. Non chiedete nemmeno quello di mio fratello. Ormai siamo polvere. E anche gli occhi che hanno pianto la nostra dipartita si sono chiusi da tempo. Quest’uomo e i suoi amici sono giunti nella nostra città a bordo dei carri con la stella di Davide. Ridevano e scherzavano tra di loro come fossero i padroni. Ditemi, cosa avremmo potuto fare? Con quale coraggio avremmo potuto continuare a camminare a testa alta per le strade? Come avremmo conservato il rispetto delle nostre donne? Abbiamo preso le nostre armi e siamo corsi a cacciarli.
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23 maggio 2008

Oggi io non sento il boato scatenato sedici anni fa da cinque quintali di tritolo sull’autostrada Palermo – Capaci. Ma sento ancora fortissima la forza dell’esempio che ci ha lasciato Giovanni Falcone.
Significa che la mafia ha perso. Ha ucciso un uomo. Ne ha uccisi tanti altri. Ma non è ancora riuscita ad uccidere un’idea.
Falcone fu il primo a smascherare veramente i meccanismi di Cosa Nostra. Nel 1983 fu uno degli ideatori e dei membri del “pool antimafia” che portò al grande maxiprocesso del 1987. Fu costretto a vivere sotto scorta dal 1985 in poi, rinunciando anche alla propria vita privata per portare a termine il proprio lavoro, per il profondo senso del dovere che sentiva e per l’amore per la Sicilia. Falcone fu ucciso il 23 maggio del 1992 alle ore 17.58.

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Esattamente un anno fa ho proposto questa nota sul 25 aprile e sul disappunto di vedere lo spirito del mio paese fiaccato e spento. Allora mi piacque immaginare che, se il colore delle divise li aveva divisi, i ragazzi del 1945 sarebbero stati certamente uniti nella tristezza guardando il degrado nel quale oggi vive la nazione che nacque grazie al sacrificio delle loro vite combuste in una lotta fratricida.
Anche se è passato un anno e la mia ombra si è allungata, leggendo questo pezzo mi sono commosso ancora come allora. Lo ripropongo perché, secondo me, la sua forza è ancora intatta. Buon anniversario. A tutti.

g.r.p.
25 aprile 2008

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Il 25 Aprile 1945 era un mercoledì come il 25 aprile del 2007. Le analogie finiscono qui.
Quella data, con la liberazione di Milano da parte delle truppe partigiane, segna formalmente la fine di una guerra civile che straziò la terra e le popolazioni di questo paese contemporaneamente al conflitto mondiale.
Prima contro gli Alleati, poi contro i nazisti e infine gli uni contro gli altri, gli Italiani di allora bruciarono in una lotta senza quartiere le loro giovanissime vite.
Il tempo e la storia hanno attenuato la divergenza ed il rancore. Oggi senza imbarazzo, pur felici dell’esito finale dello scontro, si possono compiangere i visi ed i destini di tutti i ragazzi. Quelli con il fazzoletto rosso e quelli in camicia nera.
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Piove. Nino è di guardia. Il Capitano gli ha dato la postazione più esposta, quella che guarda sul vallone. Da quella parte non può salire nessuno, ma il masso dietro il quale Nino si nasconde è spazzato dal vento e dal nevischio.

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“Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.”

(Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. [...] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, [...] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.

(Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

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Quando non si sa esattamente cosa dire, la cosa migliore è sempre far parlare le immagini. Le immagini, con il loro linguaggio diretto, raccontano e mentono con la stessa esplicita forza. Le immagini non tradiscono. La loro onestà o la loro ipocrisia è sempre palese.

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Anche se volevamo fare gli originali parlando di voi in un tempo diverso da quello convenzionale, alla fine abbiamo ceduto e siamo ricaduti nel banale. Ci perdonerete, perché voi sapete come trattarci. Noi, invece, stiamo ancora imparando.

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