Per Amore (terzo di tre)
25 gennaio, 2010 di dellefragilicose
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Il treno arriva in stazione con dieci minuti di ritardo. Non mi preoccupa, l’avevo ampiamente previsto. Sono le nove e dieci. Ho margine a sufficienza.
L’agenzia della Banca Meridionale è a pochi passi dalla stazione. Prima di entrare mi svuoto le tasche nella cassetta 22. Portafoglio, chiavi, agendina, telefono. Lascio tutto lì. In tasca mi rimangono un centinaio di euro. Chiudo, prendo la chiave, entro. La guardia giurata all’ingresso mi guarda senza vedermi.
Il Compagno Segreto
31 dicembre, 2009 di dellefragilicose
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Chiamando il Nulla
Negli ultimi tempi, un po’ anche per colpa della crisi, ho dovuto riprendere un vecchio lavoro che mi porta a stare lontano dalla famiglia e vicino al male della Terra. Capita che per qualche giorno io non stia a casa e non possa vedere la mia bambina. Mia madre mi ha raccontato che, durante una di queste assenze, ha provato a giocare con lei chiedendole:”Dov’è papà?” Dopo un po’ l’ha vista sparire. L”ha cercata e l’ha trovata seduta vicino al telefono, con la cornetta in mano, mentre, a voce bassa, ripeteva: “Papà, papà, papà”.
Non ho mai sentito quella telefonata. E’ ovvio, non posso dolermene perché il mio telefono non ha mai squillato. Eppure, anche se non è ragionevole, mi sento in colpa. I bambini fanno grandi magie e se ne infischiano delle leggi del mondo.

Le Mille Verità
Sono seduto qui nella mia stanza silenziosa. Di là, mia figlia e sua madre dormono. E’ già scuro, piove leggermente e per strada il semaforo si accende e si spegne al centro di un incrocio deserto.
E’ fine anno. Per quanto sappia benissimo che questi sono giorni uguali agli altri, non riesco ancora a sfuggire alla suggestione della fine e dell’inizio. Evidentemente non sono ancora cresciuto abbastanza.
E’ superfluo fare bilanci. Sono molto severo con me stesso e porto una contabilità quotidiana al cui passivo non cerco di sfuggire. Se vale la pena di fare qualche valutazione, è solo per cercare di capire se la mia propensione alla solitudine da attitudine sia passata a patologia.
Il fatto stesso che stia qui a farmi queste domande è indicativo. Oltre alla mia famiglia, un indefinibile rapporto remoto e qualche inevitabile ed essenziale contatto di lavoro, l’unica relazione sociale che ho con il mondo sono queste pagine.
Ciascuno ha la sua verità. Ho imparato che è inutile e forse anche ingiusto cercare di imporne una comune. Eppure, per stabilire una comunicazione, bisogna trovare un canale condiviso. L’unico che mi convince è la lealtà e la coerenza con le proprie idee.
Credo che quello che mi stia isolando sempre più sia la facilità con la quale si tradisce ciò in cui si crede o ciò che si dice di credere. Delle volte non mi sembra di avere a che fare con esseri animati da pulsioni elementari. E’ come se il governo del Mondo Razionale, fosse nelle mani del sistema nervoso limbico.
E’ sicuramente un mio problema. Il mondo è questo, la gente è questa e quello sbagliato sono io. Un proposito per l’anno che verrà: comprendere e cambiare.

Il Compagno Segreto
E’ da quando ero un bambino che so di portarmi dietro un compagno segreto. In molte situazioni mi è successo di tirarmi indietro e di lasciar fare a lui, rimanendo a guardare e prendendomi la responsabilità delle sue azioni. Il mio compagno segreto è freddo, razionale, preciso. Se occorre tagliare lui lo fa, nella maniera più rapida e pulita possibile. A me tocca solo decidere se sia legittimo o no lasciargli il controllo. Nient’altro.
Mi sono chiesto più volte se sia giusto far conoscere alla mia bambina il compagno di suo padre. Potrei aprire il forziere dove custodisco la sua spada e raccontare di come è stata usata. Oppure potrei tenerlo nascosto per sempre, dicendole che suo padre è un uomo pacifico che non ha mai fatto del male a nessuno e che mai lo farebbe.
Vorrei che lei mi conoscesse per quello che sono, ma nello stesso tempo ho paura del suo giudizio.
Io la amo e vorrei fare la cosa più giusta per lei. Il mio compagno segreto tace, perché l’amore non è affar suo.
Stavolta devo fare da solo.
E’ notte.
Out.
Acqua
22 novembre, 2009 di dellefragilicose
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Ieri sera mi ha chiamato un tizio che non sentivo da un sacco di tempo. Ha comprato una barca nuova e parapin parapan, dopo due ore di chiacchiere su quanto l’ha pagata, quanto è bella, come è veloce e cazzate del genere, mi ha chiesto di uscire con lui e altri due che conosco da quando regatavo a livello competitivo.
Io avrei preferito fare tutt’altro in questi giorni, ma La Luce dei Miei Occhi ha disposto diversamente e quindi ci sono andato.

Genitori di un Dio Minore
20 novembre, 2009 di Michela
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Esistono tanti tipi di linguaggio: quello burocratico, quello legislativo, quello artistico e così via. Più il linguaggio è complicato, più ama costruire sigle e più diventa linguaggio di potere. Più i responsabili decisionali ai vari livelli si riempiono la testa con informazioni veicolate da sigle, acronimi, incomprensibili solo ai loro accoliti, più incutono deferenza e rispetto nei loro simili che non possono e non riescono ad immagazzinare informazioni e concetti preconfezionati ad uso del potere.
Eutanasia
15 novembre, 2009 di fma
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Domenica, 11 ottobre
É una giornata di sole. Mi segue strascicando il passo fin sotto il nocciolo, dove c’é il suo pallone tra l’erba. S’accovaccia senz’allegria. In qualche modo deve accorgersi che lo fisso, perché alza la testa dal pallone e mi guarda. Senza l’espressione gioiosa con cui mi ha guardato tante altre volte, probabilmente sta troppo male, ma pur sempre con un punto interrogativo negli occhi: che hai?
Non glielo posso dire. Se anche potessi non glielo direi. Non sono affatto sicuro d’avere diritto all’arbitrio di cui ho deciso di farmi carico. Ma la superbia per iniziative che non ci competono, da Adamo ed Eva in poi, pare sia nella nostra natura: “Ma misi me per l’alto mare aperto”.

Sul Limitare
3 novembre, 2009 di Daniela Tuscano
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“Sono nata il 21 a primavera”. E sullo straziante inganno di ieri, il crepuscolo di ieri, Alda Merini ha lasciato questo mondo. Perché ieri novembre ha voluto sorridere, inondando di sole la campagna lombarda. Non sembrava, non era, l’estate fredda dei morti, ma un tocco di rinascita. Questo clima così bislacco, che ormai muta pelle, e dipinge inquieti arcobaleni. E invece, semplicemente, lo spirito le stava preparando una casa degna. Una casa felice: debordante, come la felicità troppo invadente per quel fragile corpo. Quanto doveva arrabbiarsi, Alda Merini, nel sentir descrivere i matti come individui tristi.

Carlo delle città
1 novembre, 2009 di Daniela Tuscano
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Don Gnocchi era l’infanzia. Non l’infanzia mutilata, lacera e macilenta. L’infanzia, e basta. La mia, innanzi tutto, perché la sua figura mi ha accompagnata fin dai testi scolastici. Perché la via a lui dedicata, a Bresso, sorge sul limitare della grande metropoli, nella periferia ancora disadorna, brulla e ingrigita. Perché le immagini che lo ritraggono, già circonfuso di un’aura sfuggente, hanno qualcosa di fanciullesco. Lo sguardo. Completamente libero, trasparente, senza sopraccigli, sconfinato sulla fronte spaziosa e infinita.
Noi Stessi
17 maggio, 2009 di Pazzeggiando
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Un 30 di Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e ci lasciamo accarezzare dai seducenti raggi del sole; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e non mettiamo nemmeno un filo di trucco perché quelle ore di sonno anche se poche sono state così pienamente godute che non hanno lasciato sul nostro viso nemmeno un piccolo segno di stanchezza. Camminiamo per le affollate strade della città e ci sentiamo forti e invincibili, orgogliose di quella giornata come di tutto il resto della nostra vita, pronte a calciar via qualsiasi dolore ci attanagli trasformando i problemi in sorrisi con un semplice tocco del nostro coraggio.
Di Profilattici, di Pillole e di un Poster
16 aprile, 2009 di lo scorfano
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L’aneddoto risale a tre anni fa, forse quattro. Accade in una seconda liceo, una classe che oggi non ho più, una ventina di ragazze e ragazzi di quindici anni che nel frattempo sono cresciuti abbastanza bene, mi pare. Arrivo a scuola, è un giovedì, e mi dicono che le mie due ore di italiano e latino sono saltate, che posso anche andare a fare un giro, perché sono arrivate due psicologhe che proporranno un minicorso di educazione sessuale proprio durante le mie ore. Un «incontro», lo chiamano.
Amore Naufragato
11 aprile, 2009 di Jules Winnfield
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Il vento scala la scogliera e scuote piccoli fili d’erba e margherite sottili. Sui recinti corrosi dalla salsedine ciuffi di lana grigia si intrecciano con altri più candidi di agnelli infanti. Procedo lungo il sentiero come un ubriaco. Non riesco a porre un piede dopo l’altro, raffiche di vento rendono incerto il mio cammino e la mia attenzione è fugace ed incostante, anch’essa scossa violentemente dalla bellezza selvaggia di questi luoghi e di Lei che suona per le onde.
La sera scivola implacabile tra i fiori selvatici. Un altro giorno è fuggito e non ritornerà. Si alza la marea.
La Vera Guerra
3 aprile, 2009 di Comandante Nebbia
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Ci sono dodici stelle sul tuo corpo
Dodici piccole luci sospese nel buio profondo
Ed ogni notte le cerco dolcemente
Perché se ogni peccato ha remissione
Io senza questo sentiero scintillante
Avrei perso la mia strada nella oscurità fredda che ci opprime
G.P. 1979
Io ho piazzato la M60. Numero 3 è di guardia alla porta. Numero 7 è di vedetta sul tetto al riparo di un parapetto sbrecciato che non da l’idea di essere molto resistente.
Numero 1 esce cautamente dalla stanza come se non si fidasse della nostra capacità di coprirlo.
Siamo una squadra di recupero composta da volontari che non si conoscono e messa insieme in fretta e furia. Per questo ciascuno di noi porta sul braccio una fascia con il numero in modo che gli altri lo possano chiamare anche se non ne ricordano il nome. Numero 1 è l’unico a non essere un machal, comanda la squadra e, anche se lo conosco da poco, capisco che è sconvolto.
Amore Incidentale
3 aprile, 2009 di Jules Winnfield
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Supervisore con funzioni di controllo sugli scontri automobilistici in Italia con delega esclusiva limitata ai soli casi mortali. Si potrebbe considerare una promozione ma non lo è. Un turno massacrante: 14 casi al giorno, uno ogni ora e mezza, tutti i giorni. Ma non è quello. Trattasi di questione non incidentale ma di punizione prevista e già scritta, una punizione per la mia debolezza. Inevitabile oramai, ma avrei potuto evitarla.
Vedrò morire migliaia di persone ma non sarò io ad ucciderle né potrò salvarle. Ecco che arrivano gli angeli di lamiera, il frutto di un amore perverso, affamati ed insaziabili. Si comincia. Leggi il resto
Il Piacere del Sesso
21 marzo, 2009 di Pazzeggiando
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In questo mondo di linguaggi diretti e spudorati, di dissacranti violazioni del romanticismo, di minigonne vaginali e jeans a vita bassa con boxer a vista, di canzoni libidinose e confessioni licenziose, sembrerà strano ma il sesso, il vero sesso (non quello”tanto per farlo”) per molti è ancora un tabù.
Just Like a Woman
8 marzo, 2009 di SunOfYork
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A G.B., il mio modello di donna
Oltre che alla vita, sono allergica anche al polline di mimosa: è facile indovinare che l’8 marzo non sia esattamente il mio giorno preferito dell’anno. Anzi, la festa della donna è una di quelle ricorrenze capaci di farmi sbiellare come – e forse di più – di San Valentino, Halloween e la festa del Papà messe insieme. Dico “forse di più,” perché tra le tante immagini evocate da queste festività, quelle collegate con l’8 marzo sono così kitsch da mettermi addosso una tristezza che la metà basterebbe a farmi scolare l’intera confezione di Roipnol:
Quale Puccini?
8 marzo, 2009 di Marina Garaventa
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Sull’onda dell’auditel e stuzzicata dalla domanda di Ysor, festeggio la festa della donna (scelta non casuale!) parlandovi di Giacomo Puccini e, in particolare del recente sceneggiato televisivo.
Chi ha visto lo sceneggiato senza conoscere la vita e le opere del musicista lucchese, si chiederà cosa c’entri Puccini con le donne. In realtà, l’universo femminile e il rapporto con esso sono stati il fulcro e il motore dell’ispirazione di questo musicista: non a caso, tutte le sue composizioni hanno come protagoniste le donne e l’amore.
Dimmi Come Seduci (e ti dirò che donna sei, che uomo vuoi, dove sbagli e mille altre cose prive di fondamento)
26 febbraio, 2009 di SunOfYork
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Devo essere sincera: dopo essermi ubriacata da sola per festeggiare i trentatré commenti del post precedente (a proposito, grazie al n.31,32,33 per aver fatto il solletico alla mia nevrosi sulle cifre tonde), per un attimo ho pensato di chiudere trionfalmente baracca e burattini con un post di cui già avevo in mente il nome – So long, and thanks for all the fish: nella mia idea, aprendo il mio blog sarebbe dovuta partire la musichetta della Guida galattica, e l’utente si sarebbe dovuto trovare di fronte a un post brillante e al tempo stesso malinconico che gli avrebbe strappato un paio di lacrime all’idea che quelle sarebbero state le ultime perle del SunOfYork-pensiero.
Cristo è Ovunque, Tranne che lì
22 febbraio, 2009 di mc
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Cristo ha l’elmetto in testa e una stella di Davide disegnata sul giubbotto. Tra le mani ha un fucile e guarda una bambina con gli occhi neri ed un pupazzo in braccio. La bambina ha paura ma è curiosa. Cerca di guardarlo ma se lui se ne accorge abbassa gli occhi. Cristo è stanco. Sono ore che è in piedi e ha fumato cento sigarette. La bimba lo guarda di nuovo e lui tira fuori la lingua. La bambina ride e il suo sorriso brilla in quel viso scuro. Cristo la guarda e sente uno strano calore nel petto. Lui nella guerra ci credeva. Ora è sicuro che è una merda assoluta. Vuole solo che finisca il prima possibile.
TrombaRe mi fa, sol la do TrombaRe. O no?
14 febbraio, 2009 di la Donna Cannone
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Zerbini
In bilico sui ciottoli del centro di Cesena, fra i clacson e il profumo di caffè, due
donne davanti a me: “
Gli uomini li devi trattare come i cani”.
Mi diverte raccogliere brandelli di conversazione, ma a ‘sto giro non ho sentito
altro. Che voleva dire? Dargli la pappa, tenerli al guinzaglio?
Il tono era amaro.
Ferito.
Amore Passeggero
14 febbraio, 2009 di Jules Winnfield
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Il mio è un lavoro sporco. Di quelli che qualcuno deve pur fare. Oggi sono salito su un treno per osservare la mia preda, aspettando il momento giusto per agire. Aveva dei bei riccioli morbidi color mogano, un nasino sottile e un cerchietto d’argento sul sopracciglio sinistro che rifletteva la luce del sole al tramonto. Parlava al telefono.
Non puoi immaginare cosa m’è successo! … no, no… no, non c’entra niente. Ascolta: stavo camminando mentre leggevo il libro… sì quello di Baricco… (ride) sì infatti ad un certo punto vedo la punta di queste scarpe, allstar, e penso “ecco adesso vado a sbattere!” invece (guarda fuori) invece vedo che c’è questo ragazzo che sta leggendo anche lui e si sposta… Lì per lì non ci penso ma dopo qualche passo mi giro. S’è girato pure lui! Stavamo leggendo lo stesso libro, lo stesso sì! Anche allo stesso punto, ti rendi conto? … no, non ci ho parlato… sì, allo stesso punto, più o meno, ho visto quante pagine… no, non lo conosco… sì.. era carino, piuttosto alto con gli occhialetti da intellettuale… … … e che cosa abbiamo fatto poi? niente. Cosa dovevamo fare? Io non riesco ancora a crederci… non lo so… sì, non è della mia facoltà, credo. Però sicuramente viene all’università… come? va bene, va bene, ci sentiamo dopo. Dovevo troppo raccontarti questa cosa! ciao ciao.
Ha infilato il telefono nella borsa e tirato fuori il libro, che non ha aperto. Come per cacciare un improvviso brivido lo ha stretto al petto guardando il mondo oltre il vetro sporco. Il sole era sparito definitivamente dietro ad un palazzo, la metropolitana vomitava altri passeggeri nella nostra carrozza. Avrei dovuto agire in fretta ma sono rimasto come paralizzato a guardarla. Era raggiante, l’unica figura a colori in un mondo grigio. Avrei dovuto fermare il suo giovane cuore ma non ce l’ho fatta. Sarò punito duramente per questo ma non mi importa. Già so che quando i miei occhi ciechi si inabisseranno nelle profondità dell’Acheronte la profondità di quello sguardo d’amore mi darà la forza di sopportare il mio supplizio.
Publio Virgilio Marone (Bucoliche X, 69) L’amore vince ogni cosa, anche noi cediamo all’amore.

art by Gandreidh
Sono Single
4 febbraio, 2009 di Rita
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Attenzione
Ciò che state per leggere contiene espliciti riferimenti sessuali. Se la cosa vi offende, non continuate a leggere.
Attenzione
Ciò che state per leggere contiene espliciti riferimenti all’amore. Se non siete capace di riconoscerli, non continuate a leggere.
Sono single … sola … da un mese. Porto ancora il suo anello al dito, così i clienti mi credono fidanzata e non rompono il cazzo con gli sms d’amore. Lui non ha ripreso ne’ il suo anello, ne’ un addio, è scomparso. Leggi il resto















