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La Beneficienza di #Celentano e i Mandorli in Fiore

1 febbraio, 2012 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Cuore di Tenebra

Fa molto freddo anche qua al sud, eppure, se guardo dalla finestra vedo i mandorli in fiore. E quei fiori un po’ bianchi e un po’ rosa, nella tristezza del cielo cupo sembrano l’emblema di questa poverissima Italia impazzita.
Non è più una commedia degli equivoci, non è un film demenziale, e nemmeno una sceneggiatura scritta male questa nostra vita. È ormai follia collettiva.
C’è, per esempio, molta soddisfazione per le dichiarazioni di Adriano Celentano, che dopo innumerevoli peripezie, discussioni pesanti e accuse infamanti, accetterà di partecipare al Festival di Sanremo. Il cantante ha infatti deciso di devolvere totalmente il suo compenso in beneficienza, versandolo a Emergency. Ebbene sì, è un gesto che lascia il segno. Un bel gesto che riempie di gratitudine l’associazione benefica che con quei soldi aprirà un ospedale in Africa.
È fantastico! Perché ormai, appunto, la follia è collettiva.
350 mila euro a serata, e ancora non si sa quante saranno.
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Storie di Mercenari: Una Missione Fallimentare

9 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Leggere

Il motore dell’MI8 ha dei sussulti irregolari. La cabina è piena di spifferi e dei fili penzolano nei punti dove alcuni strumenti sono stati brutalmente strappati. Il circuito interfonico non funziona e io e il pilota portiamo le cuffie esclusivamente per proteggerci dal rombo prepotente della turbina dell’elicottero. All’ennesimo sussulto con conseguente rapida perdita di quota mi giro a guardare Roman o come cazzo si chiama. Lui si volta, ha gli occhi acquosi e l’alito di chi si è fatto almeno tre bicchieri di roba forte prima di mettersi ai comandi.  Si apre in un bel sorriso intervallato d’oro e d’acciaio e mi fa segno di non preoccuparmi. Alla fine decido di affidarmi al destino anche perché della meccanica sovietica ho una pessima opinione.
Mi tengo forte al sedile nella mia bella divisa da ufficiale sudafricano. Ovviamente non ho nessun documento e in afrikaans so dire solo  “chiamate la mia ambasciata a Pretoria”, ma sono sicuro che non me ne darebbero il tempo. Da queste parti con un colpo alla nuca si regola processo e pena.
Voliamo bassissimi. A questa quota non serve nemmeno un RPG per tiraci giù. Una sassata bene indirizzata avrebbe esattamente lo stesso effetto. Non sono sicuro che questa specie di cassone possa fare più quota, ma cento piedi più su saremmo preda di qualche SAM. Gerusalemme è sicura che ci siano Dvina nei paraggi. Meglio stare con la testa tra le ginocchia.

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Democrazia Semplice o Qualificata?

5 dicembre, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti

La democrazia non è un valore in sé, ma un metodo per scegliere le azioni da intraprendere nell’interesse comune. Da questo punto di vista è assolutamente lecito metterla in discussione, chiedersi se sia o meno il metodo migliore per amministrare la cosa pubblica.

Quelli contrari sostengono che se dalla moltitudine che concorre a formare la maggioranza si espungono gli zotici la qualità delle decisioni comuni  ne trae beneficio.

Come si fa a dargli torto? Anche per fare il vino buono, si leva l’uva marcia. Non è neppure un’idea nuova. Il governo dei migliori, scelto dai migliori, gode di sponsor autorevoli dalla notte dei tempi.

Il guaio è che il problema, volendo sostituire la maggioranza di una popolazione così com’è (una testa un voto: Democrazia Semplice), con la maggioranza di una cittadinanza selezionata (votano solo quelli che dimostrano d’esserne degni: Democrazia Qualificata), non riguarda tanto il principio quanto lo strumento per separare gli idonei dagli inadeguati.

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Uno spettro si aggira per l’Italia

E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

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11/9 Chi ha Vinto?

11 settembre, 2011 di  
Archiviato in Oltre il Confine

Sono un militare e i miei rapporti con la politica sono sempre stati i seguenti: la politica ti chiama quando lo ritiene opportuno e ti mette da parte quando lo ritiene opportuno. Niente di più di uno strumento. Come un pettine, una scopa, un kleenex.
Niente di male. La vita va così e saper stare al proprio posto è una grande virtù professionale oltre che un sistema per vivere più tranquilli.

Ciò detto, mi piacerebbe darvi un punto di vista alternativo dell’11 settembre 2001, tanto a fornirvi l’aspetto politico, sociale e umano ci sono già tanti giornalisti, gente che sa fare il suo mestiere meglio di me.

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Facciamo Allegramente Guerra alla Libia: Contraddizione in Termini

10 marzo, 2011 di  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Storie Italiane

Due estratti presi dal sito del Quirinale.

Comunicato del Consiglio supremo di difesa, riunitosi ieri 9 marzo presso il Quirinale sotto la presidenza del Capo dello Stato.

“Il Consiglio ha esaminato la situazione venutasi a creare a seguito dei rivolgimenti popolari verificatisi in numerosi Paesi dell’Africa e del Medio-Oriente allargato, con particolare attenzione agli eventi che hanno interessato la sponda Sud del Mediterraneo. [...] L’Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione ed alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all’esame delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica.”

Costituzione della Repubblica Italiana – Art. 11

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Cioè: se la NATO decide di attaccare la Libia, l’Italia parteciperà. Con tanti saluti, per l’ennesima volta, alla nostra Costituzione.
Si può restituire il proprio certificato di cittadinanza?

Voglio Fare il Mercenario!

La rivolta popolare in Libia, argomento ampiamente trattato dagli organi d’informazione nelle ultime settimane, oltre ad offrire l’occasione per l’ennesima operazione di disinformazione (si veda a tal proposito la nostra indagine “Fosse Comuni in Libia: Un Falso Costruito ad Arte, Google Maps lo Dimostra!“), ha risvegliato l’interesse dell’opinione pubblica per una figura fra il misterioso ed il romantico: il mercenario o, come si definisce ora in gergo tecnico, il “private contractor”.

Giornali e TV hanno sottolineato più volte che Gheddafi utilizza mercenari (o private contractor) per difendere il suo regime. Probabilmente, il messaggio che si vuol far passare è che non esiste una fazione autoctona che difende Gheddafi per motivi ideali, ma solo stranieri disposti a farlo esclusivamente per danaro. La cosa, sul campo, sta avendo effetti drammatici che vanno aldilà della semplice manipolazione dell’opinione pubblica in funzione di possibili azioni militari occidentali. Decine di persone di colore stanno rischiando la vita in Libia perché vengono considerati dei mercenari, anche se magari si tratta semplicemente di operai. Evidentemente anche in Libia si naviga su Internet e si guarda la CNN.

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Fare la Rivoluzione con il Culo degli Altri

22 febbraio, 2011 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra

Non c’è dubbio, questa ondata di sommosse che sta facendo saltare il tappo nordafricano sta esaltando molti eroi della rete. Mentre la gente crepa fra nelle strade di Tripoli sotto il fuoco dei caccia mercenari, gli italiani si eccitano e partecipano al movimento come possono: chi si cambia la fotina sul profilo facebook mettendo la bandierina dei rivoluzionari, chi scrive post di fuoco dove paragona la situazione italiana a quella egiziana, chi si scatena indignandosi per il lurido baciamano di Berlusconi a Gheddafi (roba di quasi un anno fa, mò si svegliano), chi vuole impiccare Berlusconi (a chiacchiere), chi linka i video della rivolta e poi tutti la domenica a magnare il ragù di mammà e a sentire le canzoni del festival di Sanremo.

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Il Crollo di Gheddafi: Bruciare il Mondo per far Dispetto a Berlusconi

21 febbraio, 2011 di  
Archiviato in latest, Oltre il Confine

E’ difficile non percepire l’aria di generale soddisfazione, per non dire di compiacimento, che anima la comunità della rete per gli eventi che hanno scosso l’Egitto e che ora stanno sconvolgendo la Libia. Bandiere egiziane e libiche al posto della foto del profilo su Facebook, commenti entusiasti, sostegno incondizionato alla “rivoluzione”.
L’impressione, anche abbastanza forte, è che la valutazione sugli equilibri internazionali sia superficiale, quasi calcistica. Siccome Mubarak e Gheddafi sono (o erano) amici di Berlusconi, il fatto che cadano travolti dalla furia popolare è cosa buona a prescindere, giusto “per far dispetto al nano”.

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Eliminazione della Precarietà. Tutti d’Accordo ma Solo a Parole

14 novembre, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest

Tutti all’unanimità. Ancora ieri da destra e da “sinistra” una unica voce, un unico coro. Eliminare la precarietà. Precarietà come male della nostra società.Ma come , mi son appena svegliato da un lungo sonno comatoso? Ma se appena ieri altrettanto tutti in coro , in tutte le lingue in tutte le salse, non si gridava che esattamente il contrario!
Dal Libro bianco di Biagi, all’ultimo editoriale dell’ultimo pennivendolo di regime, e dall’ultimo giornalista di un giornale definito di “sinistra” non si faceva altro che dichiarare la scoperta del toccasana per il progresso e la modernità: la “flessibilità” del mercato del lavoro, il passaggio epocale dalla “rigidità dell’uscita alla flessibilità dell’ingresso”. Ma cosa è successo ora tutto di un colpo?

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Compriamo un Biglietto per l’Africa a Veltroni

17 settembre, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica

Innanzitutto il contesto : Agosto 2007, Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, intervista Francesco De Gregori, amico da sempre di Walter Veltroni,che  annuncia che alle primarie del PD avrebbe votato per Rosy Bindi.
Sono gli ultimi mesi del mandato del nostro Uolter come sindaco di Roma e si prospetta la sua candidatura alle primarie.
Nel corso dell’intervista De Gregori racconta “…io lo prendevo in giro ( Veltroni) per la storia dell’Africa – “Guarda Walter che non ci crede nessuno ” , lui teneva il punto : ” Ti dico che vado in Africa” . Almeno su questo punto, per ora, ho avuto ragione io…” , concludeva De Gregori.

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Realtà sociale, Porta Palazzo (Torino): Lega e Sinistra, Visioni Diverse

3 maggio, 2010 di  
Archiviato in Appunti Italiani, latest, Meccanica delle Cose

Ieri sera ho fatto per un attimo zapping e sono finita su La7 mentre a Tetris mostravano un servizio sul rapporto Lega-Piemonte. Scorrevano le immagini di un leghista che accompagnava alle urne due anziani e di Borghezio a Porta Palazzo. Finito il servizio, in studio la parola è andata a Niki Vendola che ha manifestato la sua angoscia rispetto a ciò che aveva visto e sentito. Io, invece, seppure non angosciata ho ripreso atto nuovamente della distanza abissale tra politici di sinistra e realtà del paese. Evidentemente, è una realtà che non interessa e/o della quale in troppi, in quella fantomatica zona politica, non sono in grado di comprendere.

Infatti, vi sono politici di sinistra – e Vendola mi pare storicamente e ideologicamente uno di questi – che vedono la vita quotidiana, la realtà di quartieri, case, scuole, in modo completamente diverso da come la vede una parte della gente che ci vive. La domanda è: Vendola, dove e come vive? E’ mai stato a Porta Palazzo? Trova che abbia una conformazione civile, gradevole. Che sia a misura d’uomo?

L’errore sarebbe quello di ridurre la questione agli immigrati. L’errore è quello di non capire come sono visti gli immigrati. Come gran parte della gente che vive in zone popolari li percepisca come quelli a cui “spetta tutto al posto di noi italiani”.

Porta Palazzo non è certo mai stata una zona gradevole e civile, ma, rispetto ad anni fa, l’ho rivista (non in tv) e l’ho trovata “inquietante”. Non che Milano sia priva di zone di questo tipo. Certo. Perché il punto della questione, impossibile da comprendere a certa sinistra, è che sia Milano sia Torino hanno zone abbandonate al senso del vivere insieme nella diversità, a misura d’uomo. Il quartiere, una parte del quartiere, nasce e cresce brutto. Contro la persona. Poi arrivano gli immigrati che, piaccia o no a Vendola ed altri di sinistra, l’abbruttiscono ulteriormente. Perché non sono particolarmente “attratti”, giusto per fare un esempio, dall’”idea” del senso della pulizia. Ovviamente, non bisogna generalizzare. E gli italiani, del resto, sono un esempio di inciviltà planetaria. Cresce sempre più, quel che è peggio nei giovani e non certo per loro totale responsabilità, la mancanza di senso civico, di rispetto per il bene collettivo.
Gli immigrati si sono “inseriti” in questo contesto e hanno dato il loro contributo. Per peggiorare ulteriormente le condizioni ambientali. Intendiamoci: non è una regola. Ma una realtà facilmente rilevabile soprattutto nei grandi centri urbani. A Bari non sarà così. Manco a Lecce o Gallipoli. Ma a Milano e Torino è così.

Io non sono rimasta inquietata o angosciata nel vedere un’anziana grata ad un leghista che l’accompagnava al seggio a votare. E non mi sono neppure irritata per quella donna che si è rivolta a Borghezio dicendo: questo devo vedere quando apro la finestra.
Non so se a Porta Palazzo si commettano reati in pieno giorno, oppure la signora fosse solo infastidita dall’insieme, dai colori, dagli odori, dalla confusione. Se anche fosse solo. Se proprio fosse così…

Bisognerebbe cercare di capire e spiegare alla signora e a tutti coloro che la “pensano” come lei che ci sono persone che hanno mentalità e abitudini diverse. Ma bisognerebbe che qualcuno spiegasse agli immigrati che una via, un quartiere non è un perenne bazar né, tanto meno, una discarica.

Vi sembra razzismo questo?

Detto questo. Mesi fa sono stata alla Fiera dell’Artigianato che da qualche anno di svolge a Milano. Ci sono andata sia in un giorno festivo sia in un giorno feriale. Sapete quali erano gli stand più affollati? Quelli dei paesi africani e anche di alcuni paesi asiatici. Capito?

L’odore che c’era in quei padiglioni non era quello di certe vie di Milano e immagino, anche, Torino. Ma non c’era certo profumo di violetta. Eppure, erano stracolmi. Anche nei giorni feriali. Tutti a guardare, cercare, i loro prodotti. Di qualsiasi tipo. Per due motivi: più originali rispetto a certo artigianato italiano e, soprattutto, a costi inferiori.

E’ semplice. Le città, le strade, le case dovrebbero essere questo: un padiglione di una fiera dove si incontrano persone con teste, modi di porsi, abitudini diverse, ma con una sensibilità comune: conoscere le rispettive differenze, apprezzarle, valorizzarle. Nel rispetto della legalità ma, anche, nel rispetto delle idee, degli usi altrui. Cosicché, quando una persona si affaccia alla finestra, possa vedere un universo legale, colorato, armonioso, rispettoso e si senta a suo agio.

Tutto ciò non si realizza in un giorno. Ma in anni. Solo che, se non si inizia, non si arriverà mai a realizzare un insieme comune. Né, ci si arriverà se l’unico sentimento di alcuni politici è il rigetto all’immagini e all’ascolto di gente che, in prevalenza, non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive, in senso fisico, come Vendola. E la sinistra non è stata capace e continua a non essere in grado di capire, se si tratti esclusivamente di ignoranza, pregiudizio o, forse, peggio ancora. Credo che sia solo una questione di questo tipo e non anche un reale disagio, una rabbia, una delusione motivata. Perché una grandissima parte di italiani non è razzista. E’ che non ha la visione di Vendola. Non vive come Vendola.

La Lega non è la risposta a quella signora che apre la finestra su Porta Palazzo o agli anziani che devono andare al seggio. Questo è il nostro principale problema: che non può essere una certa concezione leghista ma neppure la sinistra astratta e immersa in un’ideologia fiabesca che si limita a dire: ci vuole integrazione.

Come, dove, quando e in che modo?

Resistere e Sopravvivere

31 marzo, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

30 marzo 2010

Oggi è una di quelle giornate nelle quali più forte sento di appartenere ad una città di mare. Il cielo è scuro. Solo a tratti si squarcia in rapide schiarite dove la luce calda si riflette sull’asfalto ancora lucido di pioggia. Il vento è fresco, teso, odoroso di paesi remoti ed invisibili. Il mare è livido, spumeggiante, infinito. Come sempre, severo ed indifferente.
Ho passato la mattinata seduto in un ufficio scalcinato. Le sedie sono quelle di formica dove non è possibile poggiarsi senza scivolare. Sull’atrio semivuoto affaccia uno sportello dove un impiegato annoiato fuma pigramente una sigaretta ignaro o inconsapevole di ogni forma di legge e di rispetto.
Fra le mani ho una cartellina piena di certificati dove si dice che mi sono fatto male, che non posso tornare al lavoro “fino a” e che sono in “inabilità con prognosi giustificata”.

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Lettera di un Immigrato

Cara madre,perdonami se dalla mia partenza non ho più avuto modo di contattarti, come sai io non so scrivere, per questo mi sto facendo aiutare da un amico che, non ci crederai, abitava proprio in un villaggio vicino al nostro ed è partito insieme a me; per qualche strano paradosso non l’ho mai incontrato se non una volta giunto qui. Lui è uno nobile, ma se c’è una cosa che ho imparato subito dopo la mia partenza è proprio che le caste per noi emigranti non esistono, per gli abitanti di questo paese siamo tutti uguali. Il viaggio è stato lungo e difficile, posso assicurarti che dal nostro villaggio fino al mare il percorso è stato davvero lungo e faticoso, per fortuna l’abito buono e le scarpe le avevo messe in saccoccia, così non si sono rovinate.
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Humana Troppo Humana, il Lato Oscuro delle ONG

La tecnica dello “Specchietto per le Allodole” è il metodo secondo cui, per arrivare al raggiungimento di un obiettivo principale, poco attraente e non totalmente onesto, si inventa un obiettivo alternativo definitivamente più affascinante e popolare, che ci permetta di canalizzare più risorse possibili nella direzione a noi gradita
Per la mia personale esperienza, l’Organizzazione Humana People To People potrebbe rappresentare un lucido esempio. Vi parlo del mio caso personale. Non posso affermare con certezza che ciò che è accaduto a me rappresenti il modus operandi ufficiale di Humana. L’organizzazione, comunque, già in passato non è stata esente da sospetti ed esiste anche un sito che cerca di raccogliere informazioni e storie allo scopo di portare alla luce la natura “nascosta” di Humana People to People.

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Coppa d’Africa

24 marzo, 2008 di  
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Accra e dintorni, 25 dicembre – 6 gennaio.
La capitale del Ghana, squallida quanto basta, caotica e inquinata, è resa anche anonima alle cronache dal fatto che siamo in uno dei pochi paesi africani stabili e pacifici del golfo di Guinea, e quindi raramente se ne parla.
In passato la capitale era Kumasi, non sulla costa ma nel cuore del regno Ashanti, o meglio dell’oro; ancora oggi vi è un Re che è il proprietario delle terre dove sono ubicate le miniere d’oro estratto oggi, anche, dall’australiana Anglogold Ashanti; il grado di sviluppo e ricchezza offerto dal Re e dagli australiani è misurato dalle baraccopoli sorte per alloggiare le migliaia di minatori. Ma questa è un’altra storia…

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Informatici Senza Frontiere ed il Divario Digitale

isflogo.gifUn luogo comune piuttosto diffuso descrive gli informatici come persone asociali, avulse ai problemi della collettività, più interessate ad ottimizzare i cicli macchina dei loro algoritmi piuttosto che a fare qualcosa di veramente utile e tangibile per le persone che abitano questo pianeta.
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