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Synthia: Apologia della Creazione Sintetica

21 maggio, 2010 - 11:18 di  
Archiviato in Accademia DFC, Cuore di Tenebra, latest




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In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione.
Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente.

In realtà, il bisogno fisiologico di collocare Dio in uno schema funzionale è anche giustificato dalla semplice considerazione che se Dio non serve a nulla o se il suo fine è del tutto estraneo al nostro, allora il fatto che esista o meno diventa una questione ininfluente.




E’ anche per questo che ogni religione attribuisce una funzione a Dio. Alcune lo incaricano di governare la Giustizia, se non ora almeno alla fine dei tempi, in modo da garantire una sorta di ritorno dell’investimento fatto in vita quando si tratterà di distinguere tra giusti e rei.
Altre ne fanno un tramite per unirsi all’Universo, diventare parte del tutto e fondersi nell’eterno rinnovarsi delle cose.
Un altro ruolo popolare di Dio è quello di Creatore della Vita. Dio soffia su una palla di fango e la materia organica di cui è composta si anima, nasce, vive e si riproduce.

Gli atomi che compongono chi sta scrivendo questo pezzo e chi lo legge, non differiscono da quelli che servono per formare un blocco di ghiaccio sporco. La materia, di per sé, è indifferente alla vita che è e rimane una proprietà emergente. Ma cos’è il quid che fa di un agglomerato di atomi un essere vivente? La scienza, fino ad oggi, non si è pronunciata in maniera definitiva. Alcune religioni, invece, attribuiscono questa capacità a Dio.

Craig Venter, Dio di Synthia

E’ notizia di poche ore fa(1) che Craig Venter(2) sia riuscito a ad assemblare una cellula in grado di riprodursi autonomamente.

In other words, a chemical synthesizer stitched together various short iterations of man-made adenine, cytosine, guanine and thymine that were then assembled into a working genome that can successfully produce the proteins that enable life.(3)

Supponendo che la notizia trovi conferma e che l’esperimento sia replicabile secondo i canoni galileani, ci troviamo di fronte alla possibilità che la vita possa essere infusa nella materia attraverso un procedimento meccanico che esclude ogni forma di trascendenza. Dio non ‘centra.

Certo, è possibile che Dio abbia deciso che sia tempo di passare certe incombenze a noi, di concentrarsi sul suo core business, ma qual’è il suo core business allora?

La storia e le prospettive a breve, mi portano a escludere il  governo della Giustizia o la lotta per il trionfo del bene. L’Universo è indifferente a certe piccolezze. Possono morire milioni di bambini al giorno, come muoiono, senza che nemmeno una lacrima venga versata. Se Dio è un poliziotto, non fa bene il suo lavoro.
Scalzato anche dalla funzione di animatore, nel senso letterale(4) del termine e non nella degenerazione lessicale corrente, a Dio resta solo il ruolo escatologico di Giudice Estremo di cui si potrà accertare la valenza solo dopo l’Apocalisse.

A chi non ha fede a sufficienza per auspicare un evento del genere e a chi non interessano i processi da tenersi a babbo morto (ed è proprio il caso di dirlo), la nascita di Synthia (è questo l’allegro nomignolo dato al batterio fatto in casa) consegna un Universo meno misterioso, più trasparente.
Le cose sono quelle che si vedono e ciò che non si vede è perché, plausibilmente, non è stato osservato con lo strumento giusto.
Un Universo freddo, indifferente, senza sorprese trascendenti, ma onesto nella sua crudezza. Sincero.

Dio e i palliativi che poniamo tra noi e la morte sono un sistema lecito e comprensibile per attenuare il timore di un passaggio che è senza speranza. L’importante è che non diventino un sistema per modificare la vita di chi non intende fruirne e ha deciso di guardare dentro se stesso per affrontare senza mezzi termini la consapevolezza che non c’è remissione e che a nessuno sarà concessa una seconda occasione.

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Note
  1. Scientific American, London Times, New York Times, []
  2. vedi qui qualche nota su di lui []
  3. fonte []
  4. Animazione []
Fine delle Note

Comments

2 Risposte a “Synthia: Apologia della Creazione Sintetica”
  1. fma scrive:

    Dio, ma soprattutto i palliativi, che poniamo tra noi e la morte, sono sicuramente comprensibili.
    Magari anche leciti, se giudicati col metro della legge, della morale e degli usi correnti.
    Quel che si potrebbe discutere è se siano anche convenienti e per chi.
    Volendolo si potrebbe appurarlo facilmente, ma nessuno, nè chi compra, nè chi vende ha interesse a farlo. E per non farlo, entrambi si aggrappano all’idea che non si possa, per mancanza di strumenti appropriati.
    Così chi compra s’illude che non si tratti del prezzo di un servizio, ma di un’opera buona gradita al Dio che sovrintende alla vita e alla morte.
    Chi vende sa di vendere allo scoperto, consegna differita, pagamento sull’unghia, ma non ammetterebbe mai d’essersi posto in quel modo sullo stesso livello di uno di quegli hedge fund, contro cui magari ha appena finito di tuonare dal pulpito.
    Quella che non c’entra è la scienza.
    Che tuttavia, se fa tanto di turbare il divino equilibrio che s’è instaurato dalla notte dei tempi tra chi commercia in servizi metafisici, viene declassata a scientismo: non abbiamo niente contro la Scienza, purché rispettosa della Verità e della Fede.

  2. michelangelo scrive:

    “”"In un universo che appare estraneo ad ogni concetto di giustizia o di ordine superiore, la figura di Dio è di complessa collocazione. Ciò deriva dalla propensione, naturale ed insita nel nostro modo di pensare, a trovare una funzione che giustifichi l’esistenza di qualsiasi cosa, compreso quella di un’entità trascendente. In realtà,… “”"

    Già la premessa prelude alla conclusione.
    Frase dopo frase se ne rafforza il concetto ed infine tutto rientra nella logica del “senso comune”.
    Ma per chi non si asserva a questa logica?
    Attenzione a non cedere al materialismo perché sarebbe un pro-cedere all’inverso.
    La capacità della mente dell’uomo non ha limiti.
    Oggi crea una cellula, domani il suo simile.
    Dunque l’uomo è un Dio?
    Lo sarà nella misura in cui la scienza, per ora senza coscienza, riuscirà a “vedere e a far vedere oltre”.
    Gli scienziati e i loro “modi”, le ricerche, le loro “convenzioni”, la spettacolarità delle loro scoperte, sono i “portatori” di una realtà nascosta dal senso comune, e quel che vedono con gli occhi limita gravemente la cognizione conoscitiva della Mente.
    E’ come se, accendendo una lampada, spegnessero un faro, perché l’una esclude l’altro.
    Tu sei Dio, disse Dio (Aurobindo), ma anche tu sei Dio.
    La differenza è che io so di esserlo e tu devi realizzarlo.

    Solo l’Uomo che saprà “vedere oltre” , darà un’anima a Synthia.

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