Syd Barrett - Il ricordo del Diamante Pazzo

Quanti di voi hanno ascoltato Wish you were here dei Pink Floyd fino alla nausea? E quanti di voi hanno sempre creduto che si trattasse di una love song?

Oggi qui vorrei che si ricordasse il mito di Syd Barrett, morto esattamente un anno fa, genio della musica e fondatore, chitarrista e voce dei primi Pink Floyd, quelli dell’era della psichedelia e dell’LSD. Quei Pink Floyd ancora ragazzi che sperimentavano con i suoni nelle periferie di Cambridge e Londra e che sarebbero diventati da li a pochi anni uno dei più grandi gruppi della storia della musica. Ma senza Syd, che lasciò il gruppo dopo il primo album, sempre più schiavo delle droghe e della schizofrenia, per continuare il suo viaggio di evasione dalla realtà lontano dagli occhi di tutti.

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Solo un album gli è bastato per entrare nel mito, quel “The piper at the Gates of Dawn” nato quasi interamente dalla sua penna, vera pietra miliare del rock psichedelico. Era il 1967 e con una manciata di canzoni nasceva una nuova forma di espressione musicale, che se ne fregava delle regole del mercato e che rappresenta una variabile impazzita capace di travolgere, con la selvaggia originalità di Syd, la realtà della musica di quegli anni e influenzare molte generazioni a venire.

Il ricordo di Barrett passa inevitabilmente dalla sua musica e dai sui testi, metafore della pazzia del compositore che racchiudono le gioie, le paure, le frustrazioni e le fantasie acide di un consumatore di LSD. Per chi volesse viaggiare nelle sue allucinazioni consiglio la visione di Interstellar Overdrive (parte uno e due ) .

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Poco si sa della sua vita dal ‘68 in avanti e del suo carattere introverso, solitario e malinconico; Syd si è ritirato dalla realtà (noi diremmo a vita privata) appena lasciati i Pink Floyd rilasciando negli anni alcuni album da solista passati praticamente inosservati.

I Pink Floyd gli hanno dedicato un intero album nel ’75: Wish you were here la cui Title Track e la mastodontica Shine On You Crazy Diamond sono chiaramente un omaggio a questo diamante pazzo.

Syd ha lasciato un piccolo gioiello (Jugband Blues) per il secondo album dei Pink Floyd le cui parole sono quasi un ringraziamento per questo nostro ricordo: “E’ molto gentile da parte vostra pensarmi qui e vi sono molto obbligato per aver chiarito che non sono qui”.

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Emanuele Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Eccome se lo sapevo che “Wish you…” era dedicata a Syd. Ricordo anche di aver letto quegli aneddoti in cui il povero Barrett si aggirava spaesato negli studio, mentre gli amici registravano… per lui.

E poi… era il brano, anzi l’album, preferito dal mio amico Roberto, ora non più tra noi. Anche lui ha avuto una vita breve, più breve di Syd, una vita psichedelica. Ma non una vita buttata. Sì, Roby, vorrei proprio tu fossi qui.

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Wish You Were Here, da sempre una delle più belle canzoni di David, Rogers & Co.

Apprezzo molto anche tutte quelle successive, anche dopo la dipartita (dal gruppo) di Waters.

Quelle di Syd le lascio volentieri a voi.

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Gatto Assassino

Gatto Assassino’s avatar

Che dirti Ema, ogni volta che ascolto Shine on you crazy diamond mi viene la pelle d’oca. E sono almeno vent’anni che l’ascolto… ed ogni volta è così. Grazie per avercelo ricordato.

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Complimenti per il post e per il ricordo del genio che ha fatto iniziare la magia dei Pink Floyd…

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Silent Enigma

Silent Enigma’s avatar

Grazie Manu per questo sincero ed affettuoso ricordo. Senza Syd, niente Pink Floyd; senza Pink Floyd, niente di niente.

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