E’ da qualche parte in Texas, appena dopo San Antonio, che il motore comincia a fare pant-pant puf-puf.
Poi, nel silenzio della notte desertica, il rantolo definitivo che sembra frenare quella corsa verso la libertà e toglie le ali al guagua, facendolo d’un tratto apparire per quello che è: una carcassa di ferro senza sogni e senza anima.

Rimangono lì per il resto della notte, José Manuel, Yordany e Yenier, prima che un ufficiale dell’Immigration and Naturalization Service li intercetti chiedendo loro i documenti.
Ma niente documenti per loro, niente soldi e nessuna parola in inglese conosciuta.
Non si perde d’animo Yordany, che dalla tasca toglie un ritaglio di giornale e, porgendolo all’uomo dell’Immigrazione, dice: “Nosotros somos los Cubanos!”

Qualche giorno prima a Tampa, in Florida, la nazionale cubana under 23 di calcio aveva affrontato gli Stati Uniti nella gara iniziale del CONCACAF Pre-Olympic Tournament, il torneo di qualificazione per le Olimpiadi cinesi di agosto.
Dopo la partita, finita 1-1, sette giocatori della nazionale di Cuba lasciano di nascosto il ritiro della squadra e si disperdono per le strade d’America.
Quattro di loro si affidano direttamente alla protezione del Cuban Adjustment Act, la legge che consente ai cubani in fuga dal loro paradiso di domandare e ottenere la residenza negli Stati Uniti nel più breve tempo possibile.
Gli altri tre, invece - il portiere José Manuel Miranda, il difensore Yenier Bermudez e il centrocampista Yordany Alvarez, quest’ultimi due freschi vincitori del campionato cubano con la squadra del Cienfuegos - cullano il sogno di sfondare nella Major League statunitense, giocando possibilmente insieme al senor David Beckham in uno dei teams più prestigiosi del mondo, i Los Angeles Galaxy (beh).
“Disonorevoli disertori!”. Così vengono bollati da Juventud Rebelde, il giornale della federazione giovanile comunista di Cuba.
Con un certo imbarazzo l’under 23 cubana è costretta ad affrontare la partita successiva, contro l’Honduras, scendendo in campo in 10. Gli unici giocatori rimasti.
Tant’è. Miranda, Bermudez e Alvarez, senza documenti, senza soldi, senza sapere una sola parola d’inglese, chiedono solo di essere lasciati alla fermata dei guagua. Così, nel linguaggio nuyorican, dei newyorkesi originari di Puerto Rico, si indicano gli autobus di linea.

Quattro giorni e quattro notti sul primo guagua diretto ad ovest. Da Tampa a Los Angeles, più di duemila miglia per un sogno che all’improvviso sembra schiantarsi sotto le stelle del Texas.
L’uomo dell’Immigrazione prende il ritaglio di giornale dalle mani di Alvarez, legge qualche riga e sulla sua faccia si apre un sorriso. Il calcio gli piace, ha visto Stati Uniti-Cuba alla televisione. Si fa rispiegare le azioni più belle e intanto bevono qualcosa insieme e brindano al Sogno Americano di tre ragazzi cubani.
Hey, siete solo a metà strada, dice alla fine l’uomo dell’Immigrazione. Da qui a Los Angeles altre milleduecento miglia. Su un altro guagua. Sperando che il suo motore, stavolta, regga fino alla fine.
Go west, boys…There where the air is free, we’ll be what we want to be… Un po’ Steinbeck, un po’ Frank Capra. Un guagua diretto ad ovest e la vita può essere meravigliosa.
E coraggio se, almeno all’inizio, i sogni dovranno piegarsi alla realtà. Perché è pur vero che i Galaxy hanno un portiere che fa cagare, una difesa che fa cagare e sostanzialmente una squadra intera che fa cagare, però il sexy trainer Ruud Gullit non è tipo da farsi impressionare da romanticherie lunghe duemila miglia.

Il Grande Sogno, a lui, gli fa un baffo e, dopo averli visionati per dieci giorni, dice secco che i tre giocatori cubani non gli servono e quindi non li vuole. Che vadano a fare il provino per i Chivas, ché quelli sono abituati a prendersi i cubani in fuga (leggi qui).
Inutile fargli notare che non ci sono più gli olandesi di una volta (e non mi riferisco a Cruyff e Van Basten).
‘Cazzo volete da lui? Invece di attraversare l’America su uno scassatissimo guagua, facevano prima a telefonare e chiedere se c’era posto per loro al fianco del senor Beckham.
Li venderanno i telefonini a Cuba, no?

Bermudez, Miranda e Alvarez ancora sorridenti,
prima di essere bocciati da Gullit
§§§
Classifica MLS – Western Conference (dopo 4 giornate):
Dallas 8 punti, Colorado Rapids 6, Chivas, Los Angeles Galaxy e Real Salt Lake 4, San Jose Earthquakes e Houston Dynamo 3
Classifica marcatori:
5 goals: Donovan (Los Angeles Galaxy)
4 goals: Cooper (Dallas)
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Tag: calcio, capitalismo, cuba, sport, stati-uniti
Lexi Amberson
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11 commenti
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27 Aprile, 2008 a 15:45
Comandante Nebbia
facendo finta di dimenticare che il calcio, negli Stato Uniti, è quasi considerato uno sport più adatto alle bambine perché più “delicato” sentirsi una potenza nei confronti degli Stati Uniti è una sensazione un po’ strana.
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27 Aprile, 2008 a 21:19
Francesco Orsenigo
Ma Lexi Amberson sa che i suoi articoli sono pubblicati su Mente Critica?
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27 Aprile, 2008 a 21:32
Doxaliber
@Orsenigo, certo. Non pubblichiamo articoli senza permesso dell’autore.
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27 Aprile, 2008 a 22:49
diabolicoMarco
@Orsenigo.
Avendo dichiarato di odiare i multiblog è normale che Lexi eviti di commentare qui. Ma abbiamo prove provate che legge i commenti ai suoi pezzi pubblicati su MenteCritica.
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27 Aprile, 2008 a 23:08
Francesco Orsenigo
Ma se odia i multiblog, perché si sbatte a scrivere qua? o_O
Scrive e poi non risponde ai commenti?
Inoltre ha giá un blog suo, immensamente piú popolare di MC.
@Doxaliber: chiedete il permesso di pubblicare o é lei che propone?
(sono solo curioso eh, non voglio criticare)
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27 Aprile, 2008 a 23:15
diabolicoMarco
E’ ovvio che ogni articolo ha un autore ma su MC vengono pubblicati articoli che si ritengono interessanti, a prescindere da chi li ha scritti.
Penso che per diventare “popolari” ci siano siti e mezzi molto più adatti di MenteCritica, onestamente.
Gli autori che non rispondono ai commenti sono molti. Come sono molti i lettori che non commentano.
Mi sono chiesto tante volte il perché.
C’è qualcuno che è disposto a spiegarmelo?
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28 Aprile, 2008 a 8:15
Comandante Nebbia
Ragazzi, Orsenigo è un vecchio cliente, non è il caso di dire bugie con lui.
No. Lexi Amberson non sa niente del fatto che i suoi articoli escono su MC. Non so nemmeno se sia a conoscenza dell’esistenza di MC, ma probabilmente no. Se lo sapesse succederebbe un casino, ma sono sicuro che nessuno farà la spia anche perché i quattro gatti che leggono MC sono, in genere, molto omertosi.
In ogni caso, noi li pubblichiamo nella speranza di diventare anche noi, un giorno, immensamente popolari e per dare l’impressione di essere amichetti della Amberson mentre invece lei non sa nemmeno che esistiamo.
Doxa e DM, mi raccomando. La prossima volta, almeno ai clienti più vecchi, non raccontate le solite storielle che ci diciamo tra noi per consolarci.
hugs
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28 Aprile, 2008 a 10:04
Doxaliber
Perché MC non è propriamente un multiblog, questo è uno spazio aperto dove chiunque può pubblicare un articolo, sia un giornalista affermato sia una persona che non sa nemmeno cosa sia un blog. Non serve alcuna registrazione per pubblicare un articolo, serve solo educazione, buon senso ed onestà intellettuale.
Per il resto speriamo che la Amberson non ci becchi..
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28 Aprile, 2008 a 11:45
Francesco Orsenigo
@Comandante Nebbia: non mi sembra una cosa molto intelligente da fare.
Soprattutto se volete dare la precedenza a contenuti originali. o_O
E’ un po’ come se riportassi uguale un articolo del Corriere sul giornalino della Facoltá di Fisica.
Comunque dal link di diabolicoMarco pare che la Amberson sia a conoscenza di MC, ha messo il mio commento in cima alla pila di insulti che le arrivano… Non mi fa molto piacere essere in mezzo a sbraiti e insulti gratuiti.
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28 Aprile, 2008 a 12:09
Comandante Nebbia
Non sono convinto che alla Amberson faccia piacere essere paragonata al polveroso e vecchissimo Corriere.
In quanto a MC giornalino della facoltà di fisica essere fra i primi 50 siti italiani (su oltre 30.000) e fare 5000 accessi al giorno non è malaccio. Pensa se iniziamo a distribuirlo anche a Lettere.
Comunque acqua in bocca con la Amberson se no ci manda i marines e noi siamo fuori allenamento.
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28 Aprile, 2008 a 13:24
diabolicoMarco
La Amberson non sà nulla di MC. Quel pezzo l’ha scritto Filippo Facci.
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