Storie di Polli 9


Qualche settimana fa, questo sito ha ricevuto un’offerta molto particolare. Aggiungere una piccola scritta (anche invisibile, caratteri bianchi su sfondo bianco ad esempio) in coda ad un post qualsiasi di mentecritica.net con un link ad un dominio dove, attualmente, è ospitato un blog che non viene aggiornato da tempo. Il tutto, per un importo di 50 euro al mese. 600 euro all’anno per ognuno di questi link.
Chi non ha idea degli introiti pubblicitari su siti web delle dimensioni di mentecritica.net, sappia che si tratta di un’offerta spropositatamente alta. Nessuno sano di mente pagherebbe 50 euro al mese per avere una scrittina invisibile in coda ad un post di un paio d’anni fa che, magari, non legge più nessuno.

Pazzia? Come sempre, tutto ha una spiegazione. La scrittina in questione è “casino online” e il fatto che sia invisibile è un problema per gli umani, non per i bot dei motori di ricerca, quei programmi che esplorano continuamente la rete per indicizzare i contenuti e proporli nelle pagine di Google, Yahoo o Msn Search. Loro la leggono lo stesso.
I motori di ricerca decidono l’ordine di presentazione in base a vari fattori. Uno di questi è l’autorevolezza del contenuto che viene misurata anche in base al numero di link (referer) che riceve da altri siti. Più autorevole è il sito che linka e più vale il link. A mentecritica.net i motori di ricerca (almeno loro) attribuiscono una discreta autorevolezza ed è per questo che MC ha ricevuto quel tipo di offerta.
Purtroppo non basta il link di mentecritica.net per entrare nei primi dieci risultati di Google. Se la chiave di ricerca è “Teorema spin-statistica” è probabile che bastino una decina di link di siti anche meno autorevoli di mentecritica.net. Per chiavi di ricerca come “casino online“, vista la grande concorrenza, ci vogliono probabilmente centinaia di link di siti come mentecritica.net o con pagerank ancora più alto.

In ogni caso, questo vuol dire che c’è qualcuno disposto a pagare decine di migliaia di euro al mese solo per avere il proprio dominio nella prima pagina di Google allo scopo di  essere bene in vista quando un pollo, magari dopo aver negato a suo figlio un giocattolo, cercherà “casino online” per trovare qualcuno a cui regalare i cinquanta euro risparmiati.
L’offerta è stata sdegnosamente rifiutata perché qui a MC crediamo ancora alla befana. Questo, ovviamente, non è servito a nulla perché il nostro “cliente” alla fine è arrivato tranquillamente nella prima pagina di Google. Chi sa leggere i risultati, saprà di cosa sto parlando. Ora, basterà trovare qualcuno disposto a sborsare il denaro necessario per comprare un dominio posizionato nella top ten di Google per costruirci su un vero casino online ed il gioco è fatto. Una vera e propria speculazione immobiliare virtuale.

Questo episodio fornisce solo una pallida idea dello smisurato giro d’affari intorno al gioco d’azzardo on line.

Del gioco d’azzardo abbiamo già lungamente parlato su MC. Chi è interessato alle probabilità di vincita può trovare utili informazioni qui. In realtà non è questo il problema. Non sono le probabilità sfavorevoli a caratterizzare il gioco d’azzardo. In fondo, se uno si diverte, può anche rimetterci dei soldi. Fatti suoi.
Il vero problema è che il gioco d’azzardo può diventare una vera e propria patologia compulsiva e condurre a stati di alterazione per i quali non è più solo il giocatore a pagare, ma anche il coniuge, i figli, la famiglia, gli amici. Di storie, in rete, se ne leggono fin troppe. E’ inutile stare qui a ripeterle. Il gioco d’azzardo, “dal vivo” o online non è un’abitudine salutare e, come tale, è sempre stata considerata nel giudizio comune.

Le cose stanno cambiando recentemente grazie ad una sorta di “sdoganamento” per il quale giocarsi la paghetta dei bambini sui casino on line o alle macchinette del videopoker è diventato a la page, fico. La pubblicità in televisione ci mostra Fisichella che, dopo aver capito finalmente che guidare non è cosa per lui, si mette a giocare a poker. Panorama ci propone una mini enciclopedia per imparare a farci spennare on line, Sky ci fa un programma televisivo e, perfino mentre si aspetta il treno, c’è qualcuno che cerca di convincerci che giocare è virile, bello, irrinunciabile.

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Dietro tutto questo c’è anche lo Stato ovviamente. Lo stato tira fuori soldi dal gioco, dall’alcol e dalle sigarette. Come i gangster degli anni trenta. Manca solo la prostituzione, per ora. Qualcuno chiama il gioco d’azzardo una “tassa volontaria”. Io resto dell’idea che sarebbe meglio far pagare le tasse a chi le evade piuttosto che togliere il denaro dalle tasche di un povero cretino che si è fatto convincere da Max Pescatori o da Fisichella.
Proibire è inutile. Se uno vuole farsi fottere, prima o poi troverà il modo di togliersi lo sfizio. Però, sarebbe utile almeno proibire la pubblicità del gioco d’azzardo così come si fa con le sigarette e come andrebbe fatto, ma non si fa, per l’alcol.
Fumi, beva e giochi chi vuole, ma almeno non si associ a questo comportamento un’immagine vincente e di successo.
Mettersi davanti ad uno schermo a schiacciare tasti per far accendere e spegnere lucine è da falliti. Chi dice il contrario mente e non dovrebbe essergli consentito.


9 commenti su “Storie di Polli

  • lembo11

    ho appena finito di leggere l’articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di lunedì, quello delle promesse tradite sulla riduzione delle tasse. Comincia in prima e prosegue a pagina 11.In tutte le prime 11 pagine del Corriere c’è la pubblicità di un sito di gioco d’azzardo online.Mi stavo appunto chiedendo ma quanto caspita investono in pubblicità questi e leggo il tuo post.Vado a controllare, il corriere di lunedì aveva 48 pagine, 28 avevano la pubblicità del sito di gioco d’azzardo online.

  • diabolicomarco

    Eccomi. Sono colui che chiama il gioco d’azzardo legalizzato “tassa volontaria”.
    Penso anche che la scritta “gioca responsabilmente” sottintenda “gioca tanto, che con questa crisi economica abbiamo bisogno di soldi per finanziare le nostre puttanate”

  • Doxaliber

    Mors tua vita mea, io sono d’accordo con diabolico. Sono anche d’accordo sul non fare pubblicità al gioco d’azzardo ma visto che il primo a guadagnare dal gioco d’azzardo è lo Stato credo che ciò non succederà mai. Ricordate quando i videopoker non erano gestiti dallo Stato? Spesso i telegiornali raccontavano storie di famiglie distrutte da queste odiose macchinette, ora che lo Stato li ha presi sotto la sua “protezione” pare che il problema sia risolto. D’altro canto oltre ai videopoker quanti si rovinano per lotto e superenalotto?

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