Storie di Ordinaria Patofobia
1 novembre, 2009 - 15:38 di Luna
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Tra il serio ed il faceto vi racconto quanto, realmente, è accaduto alla sottoscritta e alla sua bambina il 28 ottobre scorso.
Policlinico di Roma.
Mia figlia deve essere sottoposta ad una visita medica generale e ad un test di funzionalità respiratoria (spirometria).
Attendiamo il nostro turno in una sala d’aspetto gremita di adulti e bambini.
Non si respira. L’angusta finestra, benché spalancata, non garantisce un ricambio d’aria sufficiente a scongiurare l’inalazione di entità biologiche altrui !
Sono patofobica, lo so, non potendo trattenere il respiro provo a trattenere il timore.
Dopo due ore di attesa mia figlia è sottoposta alla prima visita.
Dieci minuti dopo veniamo trasferite in un’altra stanza per poter eseguire la spirometria.
Entrando il mio sguardo cade su di una trentina di boccagli, cilindretti usa e getta che vengono utilizzati per l’esame, abbandonati su di un lettino;
lo faccio notare alla dottoressa che, prontamente e senza guanti, li afferra e getta in un secchio vuoto! (insondabile mistero).
Non faccio in tempo a dirle se è il caso di indossare, almeno, un guanto,che afferra un cilindretto da una scatola aperta e lo pone tra le labbra di mia figlia perché abbia inizio il test (recito mentalmente un rosario e un mantra buddista per non cedere alla tentazione di afferrarla per il collo!).
Dopo vari tentativi mi riferisce che la macchina non registra i dati necessari per formulare una diagnosi; potrebbe dipendere dal malfunzionamento della stessa(?) o dagli accessi di tosse che impediscono, a mia figlia, di espellere aria a sufficienza. Rimanda l’esame alla prima data disponibile: il 18 Novembre!
Da brava mamma, patofobica,mi azzardo a chiedere se la risposta inadeguata possa dipendere da una ridotta funzionalità polmonare causata, che so, per esempio un virus a caso: dall’A/H1N1?
La dottoressa non proferisce parola (sicuramente sta pensando che io sia in preda ad una crisi d’ansia!).
Veniamo spedite in un corridoio con altre persone, una sorta di transumanza, ad attendere “Conclusioni e Terapia”.
Accanto a noi una bimbetta bionda e pallida, febbricitante. Ha la bocca coperta da una mascherina rigida che la mamma, premurosamente, sposta per permetterle di tossire liberamente!
“Povera cara!” penso mentre un ausiliare, dal fondo del corridoio, avverte che la bambina giunta dal “reparto malattie infettive” in ambulanza può accomodarsi nella stanza n. x per essere visitata.
Indovinate?
La bambina, presumibilmente infetta, è quella che da dieci minuti tossisce in un corridoio zeppo di adulti, bambini, finanche neonati. Me e mia figlia comprese!
Mi consola sapere, poco dopo, che mia figlia non presenta sintomi di patologie gravi. Eppure, in cuor mio, sento che le mie paure, passate tra quei corridoi, ora stanno prendendo forma, oserei dire, una forma…”suina”!
Tra qualche giorno vi saprò dire. Il periodo di incubazione è breve.
P.S.: La Professoressa che ha visitato mia figlia, essendo la bambina affetta da asma di natura allergica, mi ha consigliato di vaccinarla contro l’influenza A/H1N1 e di rivolgermi, per questo, alla ASL di zona.
La Asl di zona non dispone del vaccino. Mi indirizzano dal pediatra. Questi, a sua volta, non ha a disposizione dosi di vaccino contro l’influenza cosiddetta suina, per la quale, tra l’altro, sconsiglia qualsiasi manovra preventiva perché, a suo dire “meno pericolosa e infettante di una normale influenza stagionale!”
Mi torna in mente un proverbio: “Mandare da Erode a Pilato”.
Storie di Ordinaria Patofobia è di Luna












Sono episodi dei quali tutti siamo stati perlomeno testimoni, quando non protagonisti.
Si pensava fossero peculiari delle strutture pubbliche, finché non s’è scoperto, da che il numero delle strutture private è diventato statisticamente significativo, che pure queste non ne sono esenti.
Tanto più quanto più la loro dimensione aumenta e s’allontana l’occhio del padrone (quello che ingrassa il cavallo).
Che non é una questione di pubblico, o privato, ma di qualità delle persone e di controllo del processo.
Sulla qualità delle persone é doveroso lavorare, ma é illusorio attendersi una risposta in tempi brevi. Anche a partire da subito é facile prevedere che il giorno in cui la qualità del nostro popolo sarà al livello di quelli delle altre grandi democrazie occidentali, come usa dire l’astuto D’Alema, noi saremo tutti morti.
Sul controllo del processo, invece, qualcosa si potrebbe fare, da subito. Uno dei sistemi più noti ed usati per tenere sotto controllo un processo é la retroazione, governata da un segnale di feedback.
Nulla impedisce di pensare che un simile sistema possa valere anche per i processi destinati a produrre ed erogare servizi.
Non sarebbe male, per esempio, per migliorare il funzionamento della macchina, se si cominciasse a portare in primo piano il parere dell’utente, piuttosto che basarsi sul giudizio, autoreferente, che danno di sé gli addetti ai lavori.
Concordo con quanto detto da fma, ma un parere, un giudizio dall’utente, è valido solo se si comincia a modificare anche il pensiero ed il modo di agire dell’utente, specie se italiano…. Visto che tutti crediamo e sappiamo che la propria salute è il bene più prezioso che abbiamo, avremmo sempre la tentazione di non esprimere mai a pieno un giudizio negativo, salvo cose brutte successe in precedenza, proprio con la speranza che per ogniuno di noi ci sia una corsia preferenziale….
Ho vissuto anche io momenti di panico per la salute di mio figlio, in ambulatori e ospedali, ma mi sono accorta anche che taluni contagi, si verificano anche in luoghi che non sono ospwedali…. Tipo ristoranti, supermercati, negozi vari e se vogliamo anche in chiesa, specie nei periodi freddi, in cui le porte e le finestre sono chiuse…
Spesso però non ci si pensa che un virus prima della fine dell’incubazione, è comunque attivo pur lasciando il contagiato in apparente buona salute, tanto da fargli fare anche un bel giro in supermarchet, magari in discoteca e poi al confessionale di una chiesa, dove nessuno o quasi, si sognerebbe mai di disinfettare prima che si segga o entri il “peccatore” successivo…
Che poi alcune strutture sanitarie, siano gestite in un modo pessimo e raccappriciante, non ci piove.