Storie di Ordinaria Disoccupazione. Porno, Perché No?
26 settembre, 2008 di Angelika
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani
Qualcosa sulle mie aspirazioni lavorative devo pur raccontarvela. Non su quello attuale, ma su quello che mi sarebbe piaciuto fare quando, appena laureata, mi accompagnava la convinzione che tutte le porte mi sarebbero state aperte. Come no! E che porte!
Il lavoro che sognavo era quello di diventare una giornalista, ma non d’assalto: non mi ci vedevo proprio a correre dietro al malcapitato di turno e a strappargli una confessione. Piuttosto, qualcosa come una rubrica fissa, un angolo tutto mio dove poter esprimere le mie opinioni. Sì, ho visto troppe puntate di Sex and the City, è vero, ma qualche anno fa non esisteva ancora.

Insomma, mi ero da poco trasferita nella grande città e sopravvivevo con lavoretti saltuari e poco gratificanti. Un giorno, consultando il solito giornale specializzato, i miei occhi famelici colsero questa inserzione: “cercasi giovane editorialista, anche senza esperienza, per rivista a carattere erotico“.
Beh, andava tutto bene fino al carattere erotico, però chi ero io per giudicare? Scrittori diventati famosi, avevano iniziato proprio con Playboy ed io facevo la schizzinosa? E poi non potevo negare che la faccenda assumeva contorni piuttosto attraenti per la mia curiosità. Cercai il compromesso con la mia coscienza, che devo dire ben poche volte si è fatta sentire e mi dissi: “vado a dare un’occhiatina, tentar non nuoce..”
Previo appuntamento telefonico mi recai al luogo convenuto. Molto chic l’ingresso, molto dignitosa e con una nuvola di capelli grigi la signora alla reception e, soprattutto, non c’era la solita bolgia che sempre mi aveva accolta agli innumerevoli colloqui di lavoro. La faccenda mi mise di buon umore. Ero sola, quindi avevo molte più chance. Eh sì, non mi sfiorò il pensiero che ero sola per ben altri motivi, ma a chi mi conosce è ben nota la mia incapacità a cogliere certi segnali…
Fui subito introdotta nell’ufficio di un giovane uomo alto e ben vestito. Costui si presentò, mi mise a mio agio, mi parlò della sua famiglia, mi fece fare il giro della casa editrice presentandomi a molte altre ragazze che lì lavoravano. Erano tutte donne, ora che ci penso, ma là per là non ci feci caso. Intanto io gli avevo messo sotto il naso il mio curriculum di cui andavo molto fiera. Eh, beata innocenza!
Lui lo scorse tutto con vivo interesse, mi fece alcune pertinenti domande e poi…

Poi mi sfoderò davanti agli occhi ben tre produzioni della sua casa editrice. Ebbene, mi confessò il capo, la casa editrice di sua proprietà sfornava produzioni pornografiche a tutti gli effetti, ma aveva bisogno di trovare personale e purtroppo un annuncio a chiare lettere non aveva trovato seguito. Invece, scrivere “rivista erotica”, gli aveva procurato diversi colloqui. Non pago di ciò e notando che io non mi scomponevo affatto (non poteva immaginare il turbinio di pensieri nel mio cervello), passò a sviscerarmi con cura ogni singola pagina delle pubblicazioni e a spiegarmi quali sarebbero state le mie mansioni. In una, una specie di fermoposta, dovevo limitarmi a scrivere brevi commenti alle foto che tanti buontemponi mandavano nelle pose più esilaranti. Non potrò mai dimenticare l’immagine di due signore ormai in età, con guepiere, reggicalze, mascherina nera d’ordinanza sugli occhi e adipe e cellulite a gò gò che richiedevano un giovane stallone per i loro giochi…
La seconda invece era una sorta di fotoromanzo in chiave porno, con una famosa attrice a fare da protagonista che oggi ha appeso gli arnesi del mestiere al chiodo e fa l’attrice di tendenza. Qui avrei dovuto scrivere i dialoghi. Potete immaginare lo sforzo culturale che mi si richiedeva. I fruitori di certe pubblicazioni si accorgono subito se il dialogo è moscio, se la storia non ha nerbo, se la trama non è penetrante!!
La terza rivista finalmente era una sorta di Playboy nostrano con un pizzico di letteratura in più. E qui il livello saliva: dovevo scrivere dei racconti pornografici con grande abbondanza di parolacce. La cosa mi fece dare in un soprassalto: fin lì andava bene quasi tutto, ma le parolacce proprio no. Vedete, non si tratta di una questione morale, è che proprio non mi vengono e quando qualcuna mi scappa per un impeto d’ira, la trovo immediatamente ridicola nella mia bocca.

Ma ormai ero in ballo. Non volevo dirgli in faccia che non avrei accettato il lavoro che mi offriva (appariva così entusiasta!), quindi mi toccava una manovra diversiva. Avrei finto grandissimo interesse, poi mi sarei inventata un marito geloso e possessivo e con uno studiato “le farò sapere” avrei guadagnato velocemente l’uscita, senza farmi mai più vedere. Non era lo scandalo che mi preoccupava, però pensavo al futuro: cosa avrei scritto nei miei curricula una volta terminato quest’incarico? Il capo comunque fu tanto impressionato dalla mia freddezza da confessarmi che ormai per quel posto eravamo in ballo io ed un altro ragazzo, ma lui avrebbe preferito senz’altro me. L’evenienza di trovarmi a competere per un posto di lavoro con un solo altro concorrente non si è mai più ripresentata…
Dopo diversi “grazie e prego e mi farò viva quanto prima e le farò sapere”, mi dileguai verso l’uscita e la libertà, certa che mai più avrei avuto a che fare con un simile figuro. Beh, avevo dimenticato da lui il curriculum con tutti i miei dati. Là per là non me preoccupai: quando mai un possibile datore di lavoro si era premurato di richiamarmi??? Invece mi richiamò, ancora e ancora finché non si accorse che io per quel lavoro proprio non ero tagliata. Nell’ultima telefonata che mi fece, si lasciò andare a dirmi che l’avevo così impressionato che era disposto ad aspettare una mia decisione per un altro po’ di tempo e che mi avrebbe tenuto il posto…
Che tenerezza, e poi dicono che c’è disoccupazione!!
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Articolo divertente. Grazie per averlo condiviso
Solo una frase, in tutta questo racconto, mi ha lasciata perplessa. Quella riportata qui sopra.
Premetto che di carattere sono solita considerare tutto cio’ che e’ lecito, ancorche’ quello che puo’ apparire ridicolo, dignitoso o comunque “non indegno”.
Per questo mi ha colpita un termine come “figuro” per un imprenditore che stava facendo solo il suo lavoro finalizzato a soddisfare un bisogno diffuso: quello di alcune persone che sentono l’esigenza di “quel tipo” di giornalismo e di letteratura.
Possono essere gusti che non condividiamo ma non fanno parte del mondo criminale.
Trovo ad esempio molto piu’ dignitoso il signore del racconto piuttosto che le decine di capitani coraggiosi “salva compagnie aeree” o i grandi finanzieri “arruffa il piu’ possibile”.
Cara Chiara, ho usato il termine “figuro” perché mi ha sempre fatto ridere vederlo scritto, ma soprattutto per rendere più risibile l’immagine di me, giovane e spaesata, alle prese con un mondo che non mi apparteneva proprio. Hai presente? La vergine innocente stile Harmony che si trova a dover sottrarsi alle mire dello zozzone di turno. In realtà, hai ragione tu: il proprietario della casa editrice fu molto corretto all’epoca del colloquio, non so poi se avrebbe mantenuto la sua correttezza in seguito, ma non ho prove in mano per dubitarne. Però, se ne avessi scritto senza l’enfasi che ci ho messo, il pezzo non ti avrebbe divertita affatto!
…però….
tutto sommato, io ci avrei pensato.
l’eros non è sempre e solo volgarità, magari avresti trovato una chiave intrigante. Sex and city , del resto, racconta anche di sesso a vari livelli.
io mi sarei divertita a scrivere….magari con uno pseudonimo!
Ma non erano pubblicazioni erotiche, erano porno. Comunque, all’epoca, pensavo che altre e più dorate porte mi sarebbero state aperte. Quanto mi sbagliavo!
Anche se porno….non cambio idea
Dai, però, se hai tenuto fede ai tuoi pensieri non rammaricarti adesso.
chi era l’attrice famosa?? sono curiosissimo….
Molto carino questo post mi sono fatto due risate, pero’ devo complimentarmi per la coerenza dimostrata nel non accettare il lavoro.
Non e’ da tutti
Un saluto
Lo sai che non mi viene in mente il nome? Non avrei difficoltà a scriverlo, ma proprio non lo ricordo più anche se so come è fatta fisicamente. Non è Moana Pozzi, però era una bionda procace e piccoletta che poi è passata a fare prima uno spettacolo comico in tv e poi alcune particine in qualche film non porno. Da un pò di tempo non la sento più, ma sono certa che adesso non giri quei film. Coerenza? Sei rileggi la mia risposta al precedente commento, capirai che più che coerenza era certezza di posti migliori!
con la coerenza avevi fatto una bella figura pero’….;-)
già. Mi sono lasciata scappare l’occasione di tacere.
se mi pagano bene un lavoro del genere lo accetto ad occhi chiusi!
Ah, Prefe, adesso anche io! D’altra parte, a vedere come stanno conciando la scuola, sorvolerei anche sul problema parolacce che all’epoca mi sembrò insormontabile. Oggi mi salgono alle labbra pure nel sonno, se sogno la Gelmini!
condivido in pieno Chiara
Non ti si chiedeva di partecipare attivamente, inoltre la persona sembrava educata e appunto dignitosa.
In altri colloqui ti chiederanno forse ben altro e avrai a che fare con persone che ti disgusteranno davvero
Ogni lavoro lecito e dignitoso per la persona che lo compie ritengo sia valido, sempre però compatibilmente con la propria etica.
Questo pezzo voleva essere divertente senza alcun intento moralizzatore! All’epoca ero giovane e molto ingenua e anche parecchio provinciale: e poi, pensavo che avrei trovato di meglio. Oggi, accetterei senz’altro, come ho già scritto.
Penso che sia suo diritto rifiutare un lavoro perche’ stride con le proprie convinzioni. Era sicuramente un lavoro onesto, e magari alcuni lo avrebbero anche trovato divertente (legittimamente, non sto facendo il puritano). se pero’ Angelika non lo ha ritenuto idoneo al suo modo di essere penso sia giusto cosi’. Non si deve derogare ad una propria convinzione solo perche’ conviene, altrimenti non ci sarebbe limite alle deroghe.
in seguito, ahimè, ho derogato. Una volta ho persino lavorato da un dentista: un’esperienza da togliermi il sorriso per tutti i mesi in cui rimasi lì. Non scherzo, non è una battuta)
ti credo sulla parola
Certo che in un fotocosoporno “se la trama non è penetrante” cosa rimane?
me lo chiedevo anche io, mentre il tizio mi parlava del meraviglioso apporto che avrei potuto dare a tutta la rivista!
si!!! ma l’attrice chi era????
Non ho davvero capito perchè rifiutare a prescindere un lavoro del genere per un po’ di parolacce. L’unica giustificazione che mi viene in mente è bigottismo. Non dico ipocrisia perchè non ti conosco e dò per scontato che tu sia in buonafede, però…
Era un lavoro curioso e originale, con l’opportunità di scrivere e creare contenuti sempre nuovi, e con un po’ di coraggio e determinazione anche di dire qualcosa di nuovo in un ambiente stantìo e logoro come quello del porno.
Alan Moore dice bene riguardo al porno: “non capisco perchè per una cosa brutta come la guerra siano stati scritti capolavori della letteratura e del cinema, mentre il sesso -che è una cosa bellissima- viene sempre raccontato da produzioni mediocri e prive di spessore”, o una cosa del genere.
Decisamente non approvo la tua scelta, io avrei accettato immediatamente.
Ma magari ti pagavano troppo poco?
Ohhh, subito a tacciarmi di bigotta! Una cosa non l’ho scritta perchè non era un tema su cui volevo mettere l’ accento (di solito i miei articoli sono stati molto poco ilari), bensì sulla mia incapacità a vedere oltre il mio naso e farsi quattro risate sull’accaduto. Uno dei motivi principali del mio rifiuto, tra gli altri, fu che il proprietario del giornale mi propose un genere di contratto secondo il quale avrei avuto ben poche assicurazioni, del tipo: ti assumo a settembre, poi a giugno ti licenzio per non pagare i contributi, poi ti riassumo sempre allo stesso livello etc..Insomma, di tutta la presunta pornaggine, la cosa più disprezzabile mi sembrò proprio il tentativo di sfruttarmi per evitare di pagarmi il giusto. Se non è un buon motivo questo…
Ah sìsì, un motivo buonissimo, direi l’unico buono per rifiutare il lavoro
Alla domanda che ti poni nel titolo però, mi pare che tu non abbia risposto…
Ho risposto. Perché, finché i contratti rimangono capestri anche nel porno, non ne vedo l’utilità. Se invece mi avesse assicurato un lavoro sicuro e ben pagato, oggi probabilmente sarei ancora lì e non come oggi, sull’orlo della disoccupazione certa, grazie a Gelmini e company.
Io voglio il super adesivo di Cicciolina. LO VOGLIO. ORA.
che adesivo?
Quello dell’immagine a corredo del tuo articolo
Puro Antiquariato