Storie d’Altri Tempi: il Golpe del 2009

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Storie d’Altri Tempi: il Golpe del 2009" è stato scritto da ilBuonPeppe

Un sabato pomeriggio di quelli piovosi, quando la cosa migliore da fare è starsene tranquilli davanti al fuoco. Naturalmente con i nipoti da coccolare. C’è quello piccolo che è un portento: ha sì e no undici anni, ma ti tira fuori dei ragionamenti che ti lasciano senza parole per la loro maturità. E delle domande alla quali spesso non sai cosa rispondere.
“Sai nonno Peppe, oggi a scuola ci hanno parlato del colpo di stato.”
“Di quale colpo di stato?”
“No, no. Dei colpi di stato in generale. Poi però la professoressa ci ha fatto degli esempi, e c’è una cosa che non ho capito.”

“Un argomento difficile. Cos’è che non hai capito?”
“Ci ha detto che un colpo di stato avviene quando qualcuno caccia via un governo con la forza; può essere un partito, oppure l’esercito, o addirittura una parte della popolazione.”
“Sì, è esatto.”
“Quando però ci ha parlato dei fatti del 2009, ha detto che è stato lo stesso governo a fare il colpo di stato. Tu te lo ricordi il 2009?”
“Eh sì, ero ancora abbastanza giovane allora. Giovane e con tanti begli ideali; e ancora con qualche speranza.”
“Io non ho capito: se è stato il governo a fare il colpo di stato, contro chi l’ha fatto? Contro sé stesso?”
“Caro mio, quello fu un fatto veramente particolare: un colpo di stato realizzato dal governo in carica. Tanti non se ne resero neanche conto, anche perché il tutto era stato preparato molto bene, e molti tasselli erano già stati messi al loro posto, uno alla volta; solo quando il disegno fu completo diventò chiaro a tutti.”
“Ma cosa è successo veramente? Dai, racconta!”
“Spero di ricordarmi tutto, sono passati tanti anni. A capo del governo c’era un certo Berlusconi, un uomo molto ricco che, negli ultimi dieci o venti anni era stato nominato presidente del consiglio per la terza volta. Un tipo di uno squallore unico: arrogante, gradasso, sempre pronto a tirare fuori una battuta di cattivo gusto nel momento peggiore. Inoltre era coinvolto in vario modo in una quantità di fattacci e attività illegali, anche mafiose, dai cui processi però era senza riuscito a uscire senza condanne. Spesso facendosi delle leggi apposite.”
“Si è fatto le leggi per non essere condannato? E gli italiani lo hanno rieletto per tre volte? Ma c’è da essere proprio dei co…”
“Non dire certe parole! Che se ti sente tua madre poi se la prende con me.”
“Sì, ma come si fa a votare per uno così?”
“Questo me lo sono sempre chiesto anche io. Sta di fatto che aveva un grande seguito, perché in fondo gli italiani erano come lui, e chi non lo ammirava lo invidiava. Che poi non fa molta differenza.”
“Dai, vai avanti. Cos’è successo nel 2009?”

beluskoni

“Il 2009 è cominciato male: c’era una gravissima crisi finanziaria che stava mettendo in ginocchio le aziende, la disoccupazione aveva ricominciato a crescere a ritmi impressionanti, l’immigrazione veniva sfruttata per creare situazioni critiche e giustificare provvedimenti degni di un regime dittatoriale…”
“Cavolo! E aveva fatto tutto lui?”
“No, no. La crisi era di portata internazionale e tutti i paesi ne pagavano le conseguenze; anche se bisogna dire che l’Italia se l’è vista molto peggio di tanti altri perché già prima della crisi aveva un sistema economico che non funzionava. E questo sicuramente non era solo colpa dei suoi governi: neanche gli altri, che nel tempo si erano succeduti, avevano brillato. Ma di sicuro quello nato nel 2008 è stato il peggior governo di cui mi ricordo.”
“Sempre che l’avete votato voi.”
“Già…! Certo, io non l’ho mai votato, ma come italiani… sì, ce lo siamo scelto.”
“E allora?”
“Allora, questo omino si era ormai sistemato tutti i suoi affari e i suoi processi, e non dovendosi preoccupare di governare un’Italia di cui non gli fregava niente, pensava solo a come coronare la sua smania di protagonismo: diventare presidente della repubblica.”
“Ma non aveva più potere come capo del governo?”
“Sì, ma lui non stava al governo per il potere, non ne aveva bisogno. Da oltre venti anni lui comandava l’Italia chiunque ci fosse al governo; tra le televisioni con cui bolliva il cervello della gente comune e i legami con i politici e con la massoneria, faceva il bello e il cattivo tempo. A quel punto la presidenza della repubblica era solo il desiderio della sua sconfinata vanità.”
“Quindi aspettava la scadenza del mandato per andare al Quirinale?”
“Questo è il punto. Lui era troppo vanitoso e troppo arrogante per poter aspettare. Era come i bambini piccoli, quando voleva una cosa la voleva subito; e se non la otteneva si metteva a strillare che tutti ce l’avevano con lui.”
“E allora ha cacciato il presidente di allora? …a proposito, chi era?”
“Il presidente era Napolitano. Un ex-comunista che, da quando s’era insediato, aveva lasciato passare di tutto: dall’indulto che aveva rimesso in libertà migliaia di criminali, alla legge che impediva i processi per quattro persone, allo smantellamento dell’istruzione pubblica,”
“Ha messo in libertà migliaia di criminali? Ma era davvero un delinquente. E gli italiani non si sono ribellati?”
“Veramente quell’indulto non fu Berlusconi a farlo, ma il governo precedente, naturalmente su sue istruzioni; a dimostrazione del fatto che lui comandava anche se non era al governo. E comunque gli italiani hanno fatto come sempre: hanno protestato per un po’ poi se ne sono dimenticati.”
“Ma dai, non è possibile…”
“Aspetta, che il meglio deve ancora venire. All’inizio del 2009 c’era un caso che faceva molto parlare di sé: c’era una ragazza in coma irreversibile da 17 anni, il cui padre si era rifiutato di fare come tanti che, di nascosto, si mettono d’accordo con i medici per staccare le macchine che li tengono in vita e mettere così fine a situazioni drammatiche. Lui aveva avuto il torto di voler seguire la legge.”
“Il torto? Da quando in qua è un torto seguire la legge?”
“Lo so, è paradossale, ma quando c’era lui seguire la legge era veramente un difetto. Se non altro, perché si veniva considerati dei coglioni.”
“Nonno! Queste parole non si dicono!”
“Hai ragione, scusa. E’ che se ci ripenso, ancora mi viene il voltastomaco.”
“Ma cosa c’entra questa ragazza con il governo e con il colpo di stato?”
“Il caso di questa ragazza era diventato famoso, perché il padre si era battuto per ben undici anni da un tribunale all’altro, in attesa di una sentenza che gli consentisse di mettere in pratica il desiderio della figlia: non vivere come un vegetale. La sentenza alla fine era arrivata e, non senza ulteriori problemi, si era giunti al momento in cui si dovevano spegnere le macchine che la tenevano in vita. Fu a quel punto che iniziò il colpo di stato. Nel governo c’era qualcuno che, per compiacere il Vaticano, voleva emanare un decreto che impedisse lo spegnimento delle macchine…”
“Il Vaticano? E cosa gli importava di quei quattro gatti?”
“Oggi sono rimasti quattro gatti, ma all’epoca erano ancora tanti, ed erano potenti. Comunque la notizia de possibile decreto trapelò e arrivò alle orecchie di Napolitano. Il quale commise l’errore che gli sarebbe costato il posto: scrisse una lettera al governo dicendo che non c’erano i presupposti normativi e che in ogni caso l’emanazione di un decreto di quel genere non era una cosa opportuna.”
“E non era così?”
“Al contrario. Napolitano aveva ragione da vendere, ma la sua lettera lo rendeva vulnerabile, perché anticipava la sua decisione di non firmare un eventuale decreto. Decreto che, a quel punto, vinse le obiezioni di chi nel governo non era d’accordo, e venne emanato in fretta e furia.”
“E cosa successe?”
“Successe che Napolitano non firmò il decreto e che la ragazza, non più sostenuta dalle macchine, morì. E la colpa di tutto fu buttata addosso a lui, che venne additato come un assassino. Berlusconi e i suoi collaboratori, maestri della manipolazione di massa, montarono contro Napolitano una campagna di delegittimazione così violenta e martellante, che nel giro di un mese lo costrinse alle dimissioni.”
“Caspita! Ma la gente non protestò?”
“Qualcuno… ma la maggior parte degli italiani, al solito come pecore, si unì al coro di chi gridava ‘assassino’ verso il presidente della repubblica.”
“Ma tu guarda che co…”
“Sì, sì, sempre quelli. Quindi, con le dimissioni di Napolitano, il parlamento fu chiamato ad eleggere un nuovo presidente della repubblica. E indovina chi fu scelto?”
“Berlusconi.”

quirinale

“E bravo, proprio lui.”
“Ma come? Lui che aveva causato tutto questo macello, veniva premiato con l’incarico più prestigioso? E chi prese il suo posto al governo?”
“Eh già! Il colpo di stato fu fatto dal governo ai danni della presidenza: e riuscì in maniera talmente perfetta che in tanti non se ne resero conto. Anche perché la sostituzione di Napolitano non cambiò la vita degli italiani; quello che invece fu determinante fu la scelta del nuovo capo del governo. Al posto di Berlusconi fu nominato, ovviamente dallo stesso Berlusconi, Fini, un ex-fascista.”
“Un ex-fascista? Ma nella costituzione non c’è scritto che il partito fascista è fuori legge?”
“Eh, la conosci bene tu la costituzione. Hai ragione, ma il partito fascista in Italia non è mai morto, ha solo cambiato nome e forma tante volte. E poi, come diceva un grande pensatore come Flaiano, in Italia ci sono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti.”
“Boh, questa non l’ho capita.”
“Un giorno la capirai. Comunque con Fini al governo e Berlusconi al Quirinale, il processo che già da tempo stava devastando l’Italia accelerò improvvisamente: tutti i servizi pubblici vennero privatizzati, alle aziende venne lasciata la più ampia libertà di movimento, e venne realizzato il federalismo per tener buoni quelli della lega nord.”
“Privatizzazione, federalismo, libertà d’impresa… ma non sono cose positive?”
“Dipende. Potrebbero esserlo se fossero governate da regole precise e se nelle istituzioni ci fossero persone con la voglia e la capacità di farle rispettare. Invece queste cose furono realizzate senza regole che non fossero quelle di far contenti gli amici degli amici; chi aveva agganci forti con il mondo politico si arricchì in breve tempo sfruttando ignobilmente i lavoratori e distruggendo l’ambiente, mente per chi cercava di lavorare onestamente c’era sempre meno spazio. Quello che la crisi aveva avviato trovò il suo completamento proprio nelle leggi che, in teoria, erano state emanate per fronteggiarla: aziende chiuse, disoccupati, famiglie sul lastrico, servizi più inefficienti di prima. Per non parlare del federalismo: quello fu un vero e proprio cavallo di Troia… sai la storia del cavallo di Troia?”
“Sì, l’abbiamo studiata l’anno scorso. Ma che c’entra?”
“Con il federalismo, le differenze esistenti tra le regioni italiane vennero estremizzate: le regioni ricche del nord pensavano solo a sé stesse, mente quelle del sud non avevano più risorse neanche per i servizi essenziali. E le regioni più povere diventarono una sorta di terzo mondo sotto casa.”
“Che vuoi dire?”
“Che le aziende del nord, per abbassare i costi portavano gli stabilimenti di produzione all’estero: Bulgaria, Romania, Ucraina, Cina, Vietnam, paesi dove la manodopera costava pochissimo. Con il federalismo non ne ebbero più bisogno: andavano in Basilicata o in Puglia, dove la manodopera costava comunque pochissimo, risparmiavano sui trasporti, e in più prendevano anche i contributi pubblici perché investivano in aree depresse.”
“Accidenti nonno! Che roba! Ma come siete usciti da quella situazione?”
“Eh, piccolo mio, non è stato facile. Ma questa storia te la racconto un’altra volta. Ora andiamo a cena che tua madre sta chiamando.”

Se ti è piaciuto questo posta aiuta MenteCritica concretamente. Finanzia la diffusione di questo articolo.Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



Quando un programmatore con il mouse incontra un programmatore con la tastiera, quello col mouse è un programmatore morto (Clint hacking)

Taggato con: , , , , , , , , , , , , , , , ,
Pubblicato in 000, Democrazia e Diritti, latest, Leggere, Oltre le Righe, Strange Days
Pubblicità da Liquida
Pubblicità Locale
Pubblicità Google
Diffondi i contenuti di MC
Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



Cerca in MC
Loading
Archivi
Generata in 1,476 secondi. Effettuate 45 query al database e 24 query nella cache. Memoria usata - 23.99MB