Storia di un Ragazzo Che non Avrà Mai le Prime Pagine dei Giornali
12 luglio, 2008 di doxaliber
Archiviato in Caffè Amaro, Cazzotti, Cronache Italiane, Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani, Informazione
Antonio De Domizio, 26 anni di Brindisi. Un nome come tanti, un nome ed un volto che non finiranno mai nelle prime pagine dei giornali italiani di gossip; perché Antonio De Domizio non era un tronista nelle trasmissioni di Maria De Filippi, né tantomeno un paparazzo che ogni tanto chiedeva un contributo “simbolico” per non pubblicare fotografie compromettenti. Antonio De Domizio non ha nemmeno ucciso suo figlio, non è coinvolto nelle indagini per l’omicidio di un’amica o della propria ragazza, non è uno di quelli che inventa false aggressioni per ottenere un momento di notorietà.
No, Antonio è semplicemente una vittima del lavoro che non c’è, una vittima della paura per il futuro che attanaglia i giovani di questa nazione, un paese che appare sempre più allo sbando ed in piena schizofrenia mediatica, sociale ed istituzionale. Antonio De Domizio, come dicevo, è una vittima del lavoro ma in realtà non è morto sul lavoro. Quindi la sua storia, a differenza di quella di altre sfortunatissime vittime di questo sistema, non è spendibile mediaticamente. Antonio De Domizio, per coloro che avrebbero il compito di raccontare questa nostra Italia, non esiste; eppure la sua banalissima storia rivela un profondo disagio sociale, un disagio che accomuna una larga fetta di popolazione, soprattutto quella più giovane e maggiormente affamata di certezze per il futuro. Un disagio che però, per gli artefici del sistema – perennemente attenti a dirci quali sono le priorità del paese e della nostra esistenza – semplicemente non esiste. Proprio come Antonio De Domizio. Ecco perché ripeto il suo nome come un mantra.
Antonio De Domizio è un fatto di cronaca da ventunesima pagina di un giornale locale, la sua sfortunata storia è drammatica quanto banale, ma nella sua banalità contribuisce a disegnare un quadro molto chiaro della realtà in cui molti di noi vivono. Antonio De Domizio, 26 anni, di Brindisi, morto per aver sferrato un pugno, non contro un’altra persona, ma contro una finestra, pensando in realtà di colpire una zanzariera. Antonio, morto perché il vetro infranto ha reciso la sua arteria omerale dissanguandolo in pochissimi minuti. Antonio, 26 anni, di Brindisi, che lavorava per la Ital Cementi come operaio precario. Antonio, 26 anni, di Brindisi, città che da un punto di vista lavorativo non offre niente, Antonio, un precario come tanti a cui avevano detto che il contratto non sarebbe stato rinnovato. Antonio, 26 anni, di Brindisi, a cui avevano detto che gli ultimi mesi del contratto in scadenza, quello che non sarebbe stato rinnovato, li avrebbe trascorsi in una fabbrica di Taranto dove pochi giorni prima erano deceduti altri due operai. Lui era il sostituto. Antonio, 26 anni di Brindisi, che voleva lavorare ma aveva paura di morire. Antonio, 26 anni, di Brindisi, che era andato a sfogarsi con i genitori, gli unici da cui si sentiva protetto. Antonio, 26 anni, di Brindisi morto per un vetro infranto, come le sue speranze in un futuro migliore.
Antonio, 26 anni di Brindisi, che non avrà mai le prime pagine dei giornali, ed a dirla tutta forse è meglio così perché tanto la sua morte sarebbe servita solamente come cartina di tornasole per qualche sciacallo.
Fonte della notizia: Il Quotidiano di Lecce del 10/07/2008, online solo qui e qui
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Corretto, grazie.
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A me, queste morti silenziose fanno più tristezza di quelle strombazzate, con tutto il rispetto per la morte di chiunque. Penso ai tanti che si suicidano per aver perso il lavoro: ecco, quando leggo il trafiletto e sempre solo il trafiletto che li riguarda, mi viene insieme un rigurgito di sdegno e un profondo avvilimento. Queste sono morti che mi restano sempre impresse nella memoria.
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Abbiamo firmato tanti referendum, perché non ne proponiamo uno per l’abolizione della legge 30? Chiediamo a Grillo o a Di Pietro di fare un referendum per l’abolizione. Basta ora piangersi addosso, anche se questa notizia mi dà rabbia e dolore, ora bisogna agire proprio per questa voglia di spaccare tutto, dopo questa assurda morte.
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ecco, proviamo a chiedere. e poi soprattutto vediamo quanti alzano il culo dalla poltrona per andare a votare.
dopo il 20% di partecipanti al referendum per l’abominevole legge sulla procreazione assistita, sono pieno di fiducia in questo sacro strumento di espressione democratica.
Di Pietro era al governo fino all’altro ieri. Non ci sarebbe voluto il referendum per modificare la legge.
Non porre troppa fiducia nei Padri della Patria, ma solo nella tua volontà personale di cambiare il tuo paese.
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Giusto CN.
« Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi; chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese »
(John F. Kennedy, dal discorso di insediamento; Washington, 20 gennaio 1961)
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grazie.
apprezzo l’associazione, ma con le debite proporzioni. ovviamente.
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pazzesco.
è per le persone come antonio che non dobbiamo abbassare la guardia
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No, è per persone come antonio che dobbiamo ribellarci a un sistema che non funziona, cominciamo dal basso, senza aspettare questi politici che fanno solo i loro interessi: smettete di votarli e fate politica vera, applicata.
Io ci provo (con scarsi risultati).
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A me la retorica non piace.
Né di destra, né di sinistra. Né quando canta di diopatrialavoro, né quando strilla di cattivissimi padroni responsabili di tutti i nostri mali, compreso il fatto che piova.
La considero un insulto all’intelligenza. O propria, o altrui.
Perché se chi lo fa é intelligente, e dunque si rende conto dello strumento che usa (il titillamento delle parti basse) per ottenere il consenso dell’uditorio, vuol dire che conta sulla dabbenaggine di chi gli sta davanti, e dunque ne offende l’intelligenza.
Insuperabile il discorso di Antonio, nel Giulio Cesare.
Mentre se la fa senza rendersi conto che in quel modo stimola nella gente le parti basse, anziché la mente, allora é la sua intelligenza ad essere offesa.
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Speravo proprio di non sembrare retorico. Ho fatto del mio meglio.
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Così non vale. Mi hai smontato. Mi vien voglia di chiederti scusa.
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ahahahaha
così non vale. ora viene voglia di chiedere scusa anche a me.
Che damerini che stiamo diventando
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Non preoccuparti, le critiche servono più dei complimenti. Purtroppo non è facile scrivere di certe cose senza sembrare retorico e qualunquista. Quando ho letto la storia di Antonio sono rimasto profondamente toccato dalle modalità in cui è avvenuta, perché oggi molti abbiamo difficoltà con il lavoro ed i momenti di rabbia o le discussioni in famiglia capitano davvero a tutti. Per me non è giusto, i giovani (soprattutto quelli nella fascia d’età dai 30 in su) soffrono molto dell’attuale situazione e c’è uno strano scontro generazionale:
- da una parte i genitori vecchia maniera che pensano ancora che se uno si impegna ed è bravo riuscirà sicuramente a trovare un buon lavoro a tempo indeterminato e se ciò non avviene probabilmente è perché uno non si accontenta, si lamenta troppo o sbaglia qualcosa
- dall’altra i giovani, soprattutto quelli cresciuti a metà in un mondo dove quando trovavi un lavoro era per sempre. Loro sanno benissimo come funzionano le cose ma questo non è consolatorio. Soprattutto quando vivi in città dove la percentuale di disoccupazione giovanile supera il 30%.
poi c’è il terzo incomodo, lo Stato, che semplicemente sembra fottersene.
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Confermo quanto detto dal Comandante.
Ho letto il pezzo in anteprima e confermo che doxa ci aveva chiesto se il discorso non fosse troppo retorico. Forse lo è ma visto che l’alternativa sarebbe stata il silenzio ho preferito appoggiare la pubblicazione.
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che czzn
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Giustamente, voi che leggete giudicate quello che scriviamo e non quello che siamo.
Quando ho letto il pezzo di S. prima di pubblicarlo, mi è sembrata una modalità di espressione molto coerente con il suo carattere che voi, purtroppo, non potete conoscere.
Siamo dei dilettanti, facciamo tutti qualcos’altro per vivere e questo è il nostro sistema per fare un po’ di volontariato laico.
Magari non tutte le ciambelle riescono col buco, ma sono sempre fattte con ingredienti genuini.
Scrivere su MC ed esporsi ad una platea così vasta come la nostra è un grande atto di coraggio. Conoscendo la timidezza di S., lo considera una gran prova del suo impegno e del suo amore per la gente.
E’ ovvio che quello che ho appena scritto non è un’arringa di difesa, ma solo una nota per far capire che delle volte l’impegno sociale è anche nell’accettare il fatto di non riuscire graditi a tutti.
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Nel 2008 – 2009 sono stati stanziati cospicui finanziamenti per chi assume nel sud Italia.
Se la maggior parte delle persone, soprattutto quelle che hanno responsabilita’ e potere, rinunciasse alle loro piu’ oscure tendenze e abbandonasse la logica dei secondi fini, l’Italia potrebbe essere una specie di paradiso terrestre e invece non lo e’ e se non lo e’ dobbiamo chiederci perche` e quanto di tutto questo dipende dal nostro modo di essere.
Il sud Italia ha tutto per diventare un’area modello: finanziamenti europei e nazionali a cascata, progetti innovativi che potrebbero dare lavoro sicuro a centinaia di migliaia di persone in piu’, fonti energetiche naturali in gran quantita` (sole, vento, ecc.), paesaggi bellissimi, ideali per il turismo eco-compatibile e l’agricoltura biologica, territori in gran parte non inquinati dall’industrializzazione selvaggia degli ultimi 50 anni, ecc.; purtroppo ha anche sensibli problemi organizzativi e di vivibilita’ causati da una parte dei suoi abitanti che per assurdo sembrano essere stati favoriti da molte politiche governative che definire scellerate e` dire poco.
Io mi chiedo: perche’ quelle zone devono rimanere in uno stadio pre-infernale per i secoli a venire quando isolando 1 o 2 milioni di persone assolutamente incompatibili con ogni societa’ civile si potrebbero ottenere gran parte dei risultati auspicati entro questo secolo ?
Un altro aspetto del problema che non possiamo ignorare e’ quello che teorizza la decrescita felice di parte della popolazione, strada che con molta previdenza l’Italia aveva imboccato sin dagli anni ‘80 ma che e’ stata completamente vanificata da inevitabili fenomeni migratori legati anche alla globalizzazione.
Intendiamoci, non e’ che auspichi un’Italia con 30 milioni di abitanti, pero’ un periodo di pausa e riflessione nella crescita selvaggia (con una puntata sui 50 milioni di abitanti) e’ necessario affiche` si possa riequilibrare il sistema e si possano sistemare aspetti organizzativi che non possono piu’ essere dilazionati.
Tornando all’episodio in oggetto, e’ stato sicuramente un incidente sfortunato, e se puo’ consolare episodi del genere non sono neanche tanto rari, quindi e’ bene educare i ragazzi a sapersi contenere e controllare nelle proprie espressioni di rabbia.
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A proposito di politiche e di politiche per il sud, bisognerebbe anche chiedersi perché il governo consideri emergenza i rom, gli extracomunitari e la spazzatura, tanto da prevedere un decreto sicurezza ad hoc, mentre non rilasci alcuna dichiarazione e non prenda provvedimenti seri per episodi come questi, che pure sono sicuramente un serio problema di sicurezza per i cittadini oltre che un freno allo sviluppo sociale e civile di alcune aree del mezzogiorno di Italia.
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Lo sappiamo perche’ fanno cosi’, anche se nel caso dei ROM sarebbe stupido dire che non c’e’ alcun problema da affrontare.
Che questi siano problemi potenzialmente risolvibili con provvedimenti ordinari opportunamenti pianificati e verificati nella loro applicazione siamo tutti d’accordo.
Sull’episodio citato ho gia’ risposto sotto a Oris; purtroppo la connessione fra gruppi criminali, interessi economici deviati e politica c’e’ e pare essere una tentazione irresistibile nel corrotto sistema italiano.
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Condivido.
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l’emergenza criminalità e l’emergenza racket non vanno più di moda, ora è il turno della monnezza e dei rom.
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Quindi non lavorare meno lavorare tutti ma procreare di meno prima di ammazzare l’organismo ospite?
Un cancro non ragiona di solito… purtroppo.
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Si puo’ anche lavorare di meno, ma in questo caso e’ inevitabile che ci sia una contrazione della retribuzione, cosa che per chi ha famiglia non e’ sempre accettabile.
Il nord ha gia’ procreato di meno, anzi ha ecceduto nella decrescita procreativa, e’ il resto del paese che non ha seguito a sufficienza questa tendenza e soprattutto io non posso concepire che nelle famiglie mafiose e affini si facciano impunemente 6-7 figli a testa e contemporaneamente si permetta che i meno propensi a seguire certe abominevoli vie siano fatti fuori senza troppi rimpianti.
Ammettiamolo, c’e’ stata e c’e’ tuttora una selezione della specie basata su elementi non virtuosi; che questi siano dovuti a fattori ambientali o altro, poco importa, il risultato e’ quello che vediamo ogni giorno.
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Beh, veramente non ripongo tutte le speranze in Grillo o Di Pietro, ma sono i soli interlocutori che abbiamo. Abbiamo avuto anche Ferrero come ministro, ma con i vari Fassino, D’Alema e Veltroni, senza dimenticare Clemente, che hanno le mani in pasta dappertutto, come nella nota vicenda Unipol, come faceva a fare qualcosa contro la nostra legge porcata. Proporre un referendum nasce certamente dalla mia volontà di cambiare il paese. Non siamo pessimisti, la procreazione assistita riguarda le coscienze e un numero piccolissimo di persone. E sinceramente non sono andato a votarlo perché per la mia coscienza non è una buona cosa (e non sono cattolico). La legge 30 riguarda un numero impressionante di persone, quindi la possiamo abolire.
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Perchè chiamare retorico il pezzo di Doxaliber? A me suscita solo orrore e dolore. Non bado a come è scritto un pezzo se rappresenta la realtà. E che realtà!
Bene ha fatto Doxaliber a mettere per iscritto il caso di Antonio, perchè come il suo ce ne sono infiniti in Italia. Per fortuna non tutti finiscono tragicamente, ma solo per fortuna.
Quanti giovani e meno giovani, proprio quando si illudevano di aver risolto il problema del lavoro, si sono visti calare addosso la mannaia del licenziamento. In loro subentra una rabbia incredibile e sana, ma anche una tale sofferenza che se non fossero forti, e forse speranzosi, commettebbero gesti insani. Molti senza più speranza si, solo che la cronaca non registra soprattutto nelle piccole realtà.
Il pezzo di Doxaliber serve a questi oscuri eroi dell’ingiustizia e dell’indifferenza e a coloro che anche attraverso di essi governano il paese, perchè riflettano.
C’è un proverbio al mio paese che tutti conoscono e che recita: “Chi tene ‘a panza chiena non crere a ‘u riunu”, “chi ha la pancia piena non crede a chi è digiuno”.
Così sono i nostri politicanti, fatta qualche debita eccezione.
Brunetta, la Gelmini, Tremonti, il ministro del walfer, di cui non ricordo il nome in questo momento, Maroni, e Berlusconi in testa se ne “fottono” della pancia vuota di tanti giovani e meno giovani.
Voglio lanciare una bestemmia contro di loro (Dio mi perdoni!): che succeda anche a loro ciò che succede a coloro che hanno la pancia vuota: Per carità non quello che è successo ad Antonio…
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Grazie Lupoalburnino.
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Niente grazie! Sono talmente d’accordo con te che, se potessi, farei la rivoluzione contro questi politicanti da quatro soldi, insensibili ed egoisti, e quegli imprenditori che pensano solo a riempirsi le tasche, evadendo le tasse il più delle volte e licenziando per non retribuire i propri dipendenti secondo le tariffe sindacali. Anche lo Stato, che tutti ci dicono di rispettare, si comporta nello stesso modo: ributtante!
Grazie a te, invece, per un articolo così toccante!
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Non ho trovato retorica nel tuo pezzo, solo angoscia per quanto può essere crudele e beffardo il destino.
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