Storia di L2 3


Salve, mi chiamo L2 e da ragazzo volevo fare il camorrista.
In questa storia ci saranno molte iniziali. La verità è che potrei usare nomi fittizi, ma l’unica cosa che mi è rimasta è la memoria delle persone che amo e che ho amato, per cui preferisco usare le iniziali dei loro veri nomi.
Come dicevo, mi chiamo L2 e da ragazzo volevo fare il camorrista. Il merito era rispettivamente di L1, a cui tocca il pedice 1 per rispetto per l’età e per il fatto che è morto e di G, senza pedice perché non ci sono altri fottuti G in questa storia inutile. L1 e G erano due mie cugini, più grandi di qualche anno e gloriosamente camorristi.

A mio padre M, che essendo uno stipendiato, nella sua famiglia era considerato un fesso, la cosa non piaceva e per questo credo di non essergli mai piaciuto, ma M è morto due anni fa e la cosa doesn’t matter anymore.
In ogni caso, alla fine non ho fatto il camorrista perché non avevo le qualifiche per farlo. L1 e G mi hanno preso per il culo per una vita perché io andavo a guadagnare soldi uccidendo gente in Belize o in altri posti di merda come la terra del fuoco o il medio oriente quando si può guadagnare lo stesso, se non di più, uccidendo gente a Poggiomarino o a Battipaglia, mangiando meglio e, soprattutto, senza farsi divorare dalle mosche o ritrovarsi fottuti scorpioni nell’elmetto quando uno si sveglia la mattina.
Ma quando L1 è morto di cocaina e insufficienza renale, suo fratello G mi ha detto che io ero quello che avevo più cervello e che sia lui che L1 pensavano che io fossi il fiore all’occhiello della famiglia.
Già, io avevo cervello, per questo, come mi disse il mio superiore sulle rive del lago di Tiberiade, bruciare città non era il mio vero mestiere. A me la cosa dispiacque, perché, in fondo, entrare in una città alla testa di una colonna di Merkava e ridurla in polvere è una cosa che ha il suo fascino, ma non sono mai stato una testa dura e uno dei miei pochi pregi è sapere ascoltare i consigli di chi stimo.
E, quindi, da camorrista fallito e distruttore di città, sono diventato uno scienziato. E questo mi ha consentito di fare molti più morti di quanti ne avrei potuti fare con un fottuto fucile d’assalto, ma senza sporcarmi le mani di grasso e, soprattutto, potendo dormire in un letto dalle lenzuola pulite e frequentare donne dal profumo di primavera e dagli occhi che riverberavano del colore dei tramonti e delle albe.
Oggi, e dico proprio oggi, il primo novembre dell’anno duemiladiciannove, alla lunga lista delle mie qualifiche accademiche, in un posto speciale del mio curriculum, posso aggiungere, in grassetto e sottolineato, che sono anche un aggiustatore di cessi.
Stamattina, uno dei mie tre cessi si è staccato dal terreno. Una cosa inaccettabile per un cesso che deve essere doverosamente rimanere nella sua fottuta posizione perché il fatto che un cesso sia solidale col pavimento è una delle fottutissime costanti universali. Io l’ho dovuto sollevare, cambiare i fottuti tasselli e ri ancorarlo al pavimento usando dei merdosi tasselli cinesi che, anche se sono marchiati di sezione 8, sono clamorosamente fuori scala.
E io ora aggiusto cessi, cucino pasti e pulisco pavimenti perché mi prendo cura di Y, l’unica che in questa storia di merda abbia una iniziale degna di una vera variabile, e di S che di Y e di L2 è la figlia sottile ed introversa.
Si potrebbe dire che la storia di L2 non sia quella di un grande successo. La verità è che alcuni nascono formiche regine, altre formiche operaie, altre ancora formiche inutili, e qualcuna nasce formica soldato.
Ed essere formica soldato non vuol dire necessariamente essere fatto per uccidere, ma anche per resistere e silenziosamente mantenere la posizione.
Per questo, L2, che da ragazzo voleva essere un camorrista, che è stato un distruttore di città, che ha ucciso più uomini dei baci che ha dato, che ha visto il mondo e la fine del mondo, che ha dato gli occhi a macchine che hanno divampato, oggi aggiusta cessi e tiene la posizione.
Tutti dobbiamo morire, a questo non c’è soluzione. Non è dove arriviamo che ci definisce perché questo è uguale per tutti, ma il modo in cui facciamo il nostro percorso. E questo, non per tutti, ma sicuramente per L2, fa la fottuta differenza.

Y, be sure. L 2; doesn’t give up because it can’t. It’s a fuckin’n firmware thing

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciassette − quattordici =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

3 commenti su “Storia di L2

  • Emilio

    …il disegno della maglia usava negli anni ’70, così come il pantalone a zampa di elefante. Il seno alto e la curva del mento parlano di una donna bellissima, dalla posa volitiva…

  • Silvio

    Ho sempre trovato molto interessanti gli scorci autobiografici pubblicati via via dal Comandante, e questo pezzo ne è il degno compendio. Grazie.