Stelle 9


Il cielo sembrava placido e il nero di cui si era ammantato faceva splendere le stelle più vicine oscurando quelle più lontane. D’improvviso lo spettatore notturno si ritrovò di fronte un cielo molto diverso da quello che conosceva: La grande stella polare, che aveva imparato a conoscere da venti anni di osservazioni, sembrava si stesse affievolendo, facendo emergere dietro di lei una miriade di stelle un po’ assonnate, un po’ annoiate, che fagocitavano la stella maestra (Le chiameremo, costellazione della vedova nera). Una tra tutte era sicuramente una stella molto più giovane, chiamata Angela. Era pronta a tutto, anche a fare le primarie nella volta celeste per decidere chi dovesse sostituirla. Un pigolio di stelle nel frattempo divenuto sempre più luminoso dopo la caduta della stella, invece di spodestarla rendere una di loro la regina del cielo, decise di incoronare una stella molto lontana e sconosciuta ai molti, anche allo spettatore notturno, chiamata Maria. Aspra fu la lotta tra le stelle durante questo nuova era stellare; le stelle si scontravano e si beccavano continuamente, eppure quella nuova stella polare era sostenuta da tutti. Una sola costellazione, Orione, la difendeva a spada tratta. Diceva, in parole povere, che la reggenza di Maria era necessaria quanto urgente.


Prima o poi quella stella doveva abbandonare la sua posizione privilegiata e dovette trovarsi una nova sistemazione nel cielo e scelse di occupare il posto più luminoso della costellazione di Orione.
Mentre dalle Pleiadi usciva, con molta timidezza, una stella fioca detta Piera che cercava di oscurare una più giovane sua vicina, dalle retrovie della vedova nera tornò in pompa magna la grande stella polare. Le altre stelle, quelle delle costellazioni vicine, furono chiamate a decidere chi volessero come nuova stella polare tra la vecchia stella polare, Piera, ed un ammasso sconnesso di stelle capitanato da due stelle che cercavano di tenere le altre tutte in riga; quando una si ritrovava fuori riga, era cacciata. Le due stelle si chiamavano Giuseppina e Luigia.
Naturalmente l’orizzonte celeste brulicò di molte altre concorrenti che spesso erano definite come membri della ‘’società stellare’’.
Le stelle alla fine decisero: nessuno.


I tempi però erano troppo stretti, si doveva eleggere la stella maggiore di Pegaso che era stata fino ad ora una vecchia stella di nome Giorgia, così iniziarono queste lunghe trattative alla ricerca delle scelta giusta: mentre le Pleiadi si suicidavano alla ricerca di una stella adatta, le stelle della vedova nera guardavano divertite le stelle nemiche distruggersi da sole come fanno i conigli suicidi su questa terra.
Il nome, tra 101 Pleiadi dissidenti e stelle improponibili, fu la stessa stella che fu la più brillante di Pegaso, Giorgia.
Mentre le Pleiadi si sgretolavano, anche grazie alla giovane stella, la vecchia stella polare tornava a dominare il suo squarcio di cielo, guardandosi bene dalle altre; l’unica che non tornò nell’oscurità fu Angela.
Dopo varie invasioni di campo di Giorgia, fu deciso che fosse una delle stelle delle Pleiadi, non quella giovane, un’altra ancora, Enrica, a diventare stella polare, ma con l’aiuto di tutti.
Tutte le stelle delle Pleiadi, o perlomeno quelle che restavano, e le stelle della vedova nera, andarono a braccetto sul trono rendendo il quadro stellare molto strano: mentre due angoli di cielo si svuotavano, Orione si rendeva sempre meno visibile, per non parlare di quelle stelle capitanate dalle due dittatrici, che dopo vari passi falsi dei due sembravano essere sempre più spente.
Di lì a poco lo spettatore notturno si chiese una cosa: ma perché le stelle non sono così efficienti come dovrebbe essere? La croce del Sud, vicina di questo tratto di cielo, governava senza difficoltà, anche se la tempesta che invadeva i cieli colpiva anche loro. Non sarebbe meglio spostarsi dove si vede la croce del Sud? Almeno mi sentirei più sicuro.

 

Dal nostro lettore Cosimo



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