Stati Uniti d’Europa? Un progetto pericoloso e reazionario 16


Coloro che parlano di stato federale europeo in genere svalutano l’argomento del Demos. Quando si oppone loro il semplice fatto che non esiste qualcosa di paragonabile ad un popolo europeo, essi spesso ribattono indicando esempi di felice convivenza e cooperazione tra popoli diversi chiusi negli stessi confini. Tra questi c’è la Svizzera, ma si potrebbero citare tanti altri paesi, incluso quello che sembra il vero modello degli europeisti, ossia gli Stati Uniti d’America. In effetti l’omogeneità etnica-culturale sembra essere l’eccezione, e non la regola, dello scenario delle formazioni statuali odierne. Sono davvero pochi gli stati, come le Coree o il Giappone, dove lo stesso gruppo etnico rappresenta più del 95% del totale della popolazione. Stati che appaiono monolitici ai nostri occhi superificiali, come la Cina, la Russia o l’Iran, sono in realtà complessi ordinamenti federali caratterizzati da un’ampia varietà etnica e linguistica. Per non parlare di veri universi multiculturali come l’India o la maggior parte degli stati africani.

Eppure questo argomento ha qualcosa che non va. Quando noi constatiamo l’assenza di un popolo europeo non pretendiamo certo che sia condizione per avere una federazione europea che tutti gli abitanti del continente europeo appartengano allo stesso popolo. Sulla scorta degli esempi sopra fatti, basterebbe individuare un’etnia dominante.

Prendiamo la Svizzera.
Tralasciando il dettaglio che la genesi storica della Confederazione risale alla lotta separatista dei cantoni sovrani contro il dominio asburgico, fatto che forse dovrebbe sconsigliare agli europeisti dall’eleggerla a paradigma, notiamo come nella multiculturale Svizzera due terzi dei cittadini parlino tedesco. Certo,dopo secoli di comune convivenza e un sistema educativo all’avanguardia il multilinguismo è assai diffuso. Ciò nonostante i lingua-madre francesi non superano un quinto della popolazione, e gli italiani un decimo.
Negli U.S.A. gli W.A.S.P. sono tutt’oggi la maggioranza assoluta dei cittadini della federazione, la cultura e la lingua (le lingue) induiste dominano l’India, russi etnici e cinesi Han sono rispettivamente i tre quarti e i quattro quinti della popolazione dei loro paesi. E così via. In ogni grande unione multiculturale e multilinguistica è sempre riconoscibile un’etnia dominante che regge i fili di quell’unione. Esiste qualcosa del genere in territorio europeo?

Ovviamente gli unici candidati a svolgere il ruolo di dominanti sono i tedeschi. Ma i tedeschi, anche in un’accezione piuttosto estesa del termine, non raggiungono il 20% della popolazione UE (sono poco più di 90 milioni su 500). Se si escludono soluzioni hitleriane, possiamo concludere che ancora per molto tempo (decenni, se non secoli) il continente europeo, fedele alla sua tradizione, rimarrà privo di un’etnia dominante, e qualsiasi progetto di federazione europea difetterà di quella che l’esperienza ci indica come una condizione imprescindibile per raggiungere l’agognata (ma da chi?) unione sovranazionale.

Ma si potrebbe obiettare che l’esperienza ci permette di qualificare un fenomeno come improbabile, non già come impossibile. Dopotutto c’è sempre una prima volta; e gli europeisti hanno buon gioco ad affermare che gli Stati Uniti d’Europa potrebbero costituire il primo esempio di unione tra popoli diversi posti in condizione di (relativa) parità.Tuttavia uno sguardo all’atlante, nonché un minimo di memoria storica, ci dice che questo genere di unioni è già stato sperimentato. E’ il caso, per esempio:

  • della Bosnia-Herzegovina, un’entità che si suddivide in una federazione croato-musulmana e in una repubblica Srpska totalmente serba.
  • del Libano, dove ci si divide lungo linee confessionali, e dove la fazione più numerosa (gli sciiti) non raggiunge il 40% della popolazione.
  • dell’Afghanistan, dove ancora una volta l’etnia più consistente, quella Pashtun, è ben lontana dal rappresentare la maggioranza assoluta.
  • Infine della Nigeria, dove la grandissima varietà di etnie, tribù, lingue e dialetti compone un mosaico eterogeneo attraversato da una linea di faglia religiosa: metà dei nigeriani è musulmano, metà cristiano.

Non si tratta di esempi di successo. Per completezza si può aggiungere che si tratta dei teatri di alcune delle più spaventose guerre civili delle ultime generazioni.

Badate, qui non stiamo giocando a etno-risiko. La presenza di un popolo e di una lingua comune sono un elemento decisivo non solo dal punto di vista della democraticità di un sistema (pensiamo all’esigenza di disporre di un’opinione pubblica comune e di media condivisi); costituiscono la condizione per la sostenibilità politica di un meccanismo di trasferimenti fiscali e finanziari indispensabile per tenere insieme grandi formazioni statuali. Senza un comune sentire popolare non c’è solidarietà, e senza solidarietà i meccanismi di trasferimento diventano forieri di nuove e più profonde lacerazioni. Ecco una delle analisi più lucide che mi sia capitato di leggere sulle conseguenze dell’operare di quei meccanismi in un contesto privo di solidarietà. Se poi volessimo dare un’occhiata fuori d’Europa, potremmo leggere un bell’articolo proprio sulla situazione nigeriana.

E’ facile sorridere dell’argomento del Demos, o cavarsela con una battuta; ma fondare un progetto politico trascurando un simile elemento significa costruire sulle sabbie mobili. Non esattamente un atteggiamento responsabile.

Se poi i nostri interlocutori volessero ignorare del tutto l’importanza di una lingua e di un’appartenenza comune, svalutando completamente il peso dell’elemento entico-culturale, allora bisognerebbe chiedere loro perché non costruire un’unione politica tra i paesi del mediterraneo. Perché non ci federiamo con l’Albania, il Marocco, la Turchia, l’Egitto? Se davvero l’elemento culturale e linguistico non vale niente, non ci dovrebbero essere difficoltà nella realizzazione di un simile progetto. E dato che con internet e con la globalizzazione gli spazi si annullano, presto potremmo allargare la federazione al Turkmenistan, al Madagascar, allo Sri Lanka. 

Paradossale? Non tanto, a meno che non si ammetta la natura veramente paradossale di una proposta politica che trascuri il Demos. Forse gli europeisti farebbero bene ad ammettere che anche alla base della loro proposta c’è un elemento identitario, ossia la comune appartenenza all’Europa cristiana (e bianca). O comunque “occidentale”, visto che nessuno si è mai sognato di fare entrare la Giordania, ma tanti hanno proposto l’ingresso di Israele. Ciò è molto coerente con l’affermazione sovente ripetuta che gli europei dovrebbero unirsi “per far fronte”, “per tenere testa” alle potenze emergenti. Non proprio valori progressisti, direi; anzi uno squallido (e un tantino reazionario) nazionalismo europeo, creato ad arte dalle classi dirigenti per imporre il proprio volere alle masse.

In conclusione:

  1. non esiste un esempio  di processo federativo di successo che non sia caratterizzato dalla presenza di un’etnia dominante;
  2. esistono vari esempi di stati falliti le cui disgrazie sono dovute all’assenza di un’etnia dominante;
  3. gli europeisti, se vogliono avanzare delle propose politicamente responsabili non possono limitarsi a ignorare questi argomenti;
  4. spesso la svalutazione di questi argomenti da parte degli europeisti rivela un retropensiero identitario che non hanno il coraggio di confessare.

Di Claudio Martini dal Blog Main Stream


16 commenti su “Stati Uniti d’Europa? Un progetto pericoloso e reazionario

  • fma

    Si può obiettare che oltre alle unioni dettate dal comune sentire, cioè dall’amore, ci sono anche quelle dettate dalla convenienza. E che nella realtà sovente funzionano meglio le seconde delle prime.
    L’Impero Asburgico durò circa settecento anni, dalla fine del tredicesimo secolo all’inizio del ventesimo, riunendo sotto un’unica amministrazione etnie e culture diverse: tedeschi, boemi, ungheresi, polacchi, italiani, croati, sloveni, per non parlare degli ebrei. Un crogiolo dal quale nacque una nuova cultura, quella mitteleuropea, altra rispetto alle culture che l’avevano determinata, della quale ancora oggi c’è chi rimpiange la fine.
    L’Unione Europea è sicuramente una costruzione difficile dal punto di vista politico, ma poggia sicuramente su due grosse ragioni d’essere:
    a) La necessità di superare la situazione di guerra permanente tra i vari “popoli”, che ha caratterizzato la storia del continente dalla dissoluzione dell’Impero Romano in poi.
    b) La necessità di raggiungere una dimensione economica in grado di reggere l’impatto con le altre economie mondiali, in una realtà globalizzata.
    Sono due ragioni che non bisognerebbe mai perdere di vista.

    • ilBuonPeppe

      “nella realtà sovente funzionano meglio le seconde delle prime”
      Mi auguro, per te, che questa convinzione non derivi da esperienze personali. 😉

      a) Se vai abbastanza indietro nel tempo troverai la giustificazione a qualsiasi cosa. Stando invece al tempo presente, dal 1945 e fino a 10 anni fa di situazioni di guerra in Europa mi viene in mente solo l’ex Jugoslavia in cui, guarda caso, popoli diversi erano stati costretti ad unirsi. In compenso adesso stanno riemergendo estremismi di ogni tipo e tensioni che si pensavano seppellite. Un gran risultato alla faccia del nobel per la pace, non c’è che dire.
      b) Le altre economie mondiali e la globalizzazione in tutto questo casino c’entrano relativamente poco: i problemi che avvelenano il clima europeo sono tutti interni. Gli squilibri che ci stanno affondando derivano dal pesante surplus tedesco, costruito a spese di noi PIIGS, non della Cina o di altri. Un surplus costruito, tra l’altro, infischiandosene dei trattati europei, della collaborazione con gli alleati, dei grandi principi ispiratori che secondo alcuni (te compreso evidentemente) dovrebbero portarci a unirci con il nostro carnefice.
      No grazie.
      Per approfondimenti:
      http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/09/un-po-piu-uguale-degli-altri.html
      http://goofynomics.blogspot.it/2012/02/reichlin-vs-tutti-ovvero-germany-vs.html

      • fma

        a) Ognuno ha la visione della Storia che si merita. C’è anche chi si ferma agli ultimi quindici giorni, pur di far tornare la propria tesi.
        b) La globalizzazione c’entra eccome. Per competere con un gigante non vanno bene i sette nani. Secondo me le conseguenze negative vanno corrette, ma non si butta il bambino con l’acqua sporca.

        • ilBuonPeppe

          Se hai un palo nel culo (perdona l’eufemismo) hai poco da correggere le conseguenze: se vuoi camminare decentemente devi sfilarlo.
          Comunque guardare lontano è sempre un ottimo sistema per non vedere quello che abbiamo vicino. Per parafrasare un tizio di cui ora non ricordo il nome “ognuno ha la visione della geografia che si merita”.

    • paolo 2

      le unioni di regni non egemoni per economia e cultura del passato avevano tuttavia quasi sempre una garanzia-totem rappresentata dalla unione di due famiglie monarchiche, in cui il volgo poteva vedere una difesa del proprio interesse nazionale o regionale.
      quando la culona sposerà napolitano in cattedrale allora crederò che i tedeschi siano nostri alleati e forse avremo anche qualche desiderio in comune.
      nel particolare caso da te citato – Impero lo sono stati solo dal 1804 e solo dopo lo smembramento del Sacro romano impero – il Buon Cicco Beppe poteva sposare solo la Sissi se voleva mantenere le tensioni ungheresi sotto un certo livello.

  • Vittorio Mori

    A mio modo di vedere, l’UE non si sta sviluppando come ci avevano promesso. La moneta unica si è rivelata solo una coercizione, e anche se “sulla carta” doveva essere panacea, alla fine è stata solo una castrazione delle economie di noi cosiddetti PIIGS, cercando un impossibile “trattato di pace” con questo trasversale potere finanziario, un vero e proprio Moloch. Se si scende a patti col diavolo, quello poi te la mette dove non batte il sole. Inoltre: se siamo nella UE, dov’è l’esercito europeo ? Perché la Francia va a fare le guerre nel Mali, Libia, o dove gli pare senza chiedere niente a nessuno ? Gli inglesi non sono più europei ? Perchè continuiamo ad avere sul nostro territorio così tante basi USA, con relative testate nucleari ? No mi spiace, questo grimaldello chiamato Euro era l’ultima cosa che ci voleva, inutile nei rapporti di forza finanziari, che della valute (tutte, euro compreso) oramai se ne battono i maroni, utile solo a strozzare la gente senza nessuna contropartita, in nome di valori del tutto opinabili, generici, insomma una fregatura bella e buona. Non regge nemmeno la scusa politica che “nel mondo dopo non contiamo una cippa”. Senza un esercito MOLTO CATTIVO nel mondo non conti una pippa comunque, senza arsenale atomico ancora meno. Gli ‘merecani possono farti una guerretta sotto casa, afghanistan, israele o dove gli pare, senza chiederti un cazzo di permesso. Ergo, l’Euro, che doveva essere l’arma globale del popolo “europeo” è stata usata solamente CONTRO una parte del popolo europeo, gli “untermensch”, lasciando tutto il resto esattamente com’era. Perché era facile, perché ai tedeschi l’egemonia piace, inutile nasconderlo. Insomma, per fare un dispetto alla moglie ci siamo tagliati l’uccello, ecco cosa rimane di questa grande “idea”.

    • lucaspazio

      L’euro a mio avviso aveva una ragione e che é quella di pagare i prodotti energetici (gas e petrolio) in una moneta forte quanto il dollaro. Un moneta che potesse togliere l’egemonia americana dal controllo delle fonti energetiche fossili. Ed in questo ha funzionato, perché Russia, Iran ed altri stati accettano pagamenti in euro e non in petrodollari. Senza euro in Italia la gente torna a cercare torba per scaldarsi l’inverno….

      • Vittorio Mori

        Guarda che solo l’IRAN accetta l’Euro come pagamento del suo petrolio: sono quasi certo che gli USA non vedono l’ora di sbombardarlo a dovere per questo motivo. Per ora stiamo tutti zitti zitti buoni buoni sotto la cappella USA e il suo BRENT. I Russi, gli unici “amici” nostri dopo che abbiamo perso la Libia, accettano pagamenti in euro solo per il gas. Questa mitologia del PD, iniziata da Prodi, che “senza l’euro eravamo tutti morti di fame” finirà un giorno, spero.

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