Stati di Luogo 73


Giorno 1

Il pieno giorno ha la maledizione dell’insonnia. Il bar chiuso, l’asfalto bagnato da una bava d’acqua e cloro, 3 ciclisti senza fretta. Accanto alla macelleria chiusa, il negozio “Tutto a 10 Euro”, chiuso pure quello. Sulle panchine in piazza Municipio, 4 anziani seduti dall’alba, caduti in fila e rimessi a posto come le lattine del tiro a segno. Oltre la via, lo scorcio di una casa con una finestra vuota, la montagna, il nuoto dritto di una gazza, un fumo che sale lento.
Un uomo mi spia da dietro la finestra; appena lo guardo chiude la tende, serra gli infissi. Poco distante, nel giardino di Padre Pio, una vecchia vestita di nero sull’altalena.

Alle 9, un paesaggio buono solo per la fuga. Sosta presso la sorgente Labso. Ai piedi delle panchine, bottiglie di plastica, cartoni di pizze, un piccione morto. Chiuse le case, muti i cani, un pony legato a un albero, come impagliato.
Ore 11: vado in ospedale a donare il sangue. Nel reparto ci sono soprattutto giovani, vestiti con jeans a vita bassa e t-shirt con disegni violenti. Le teste rasate, le sopraciglia sfoltite, la pelle scura per la vita all’aria aperta, molti tatuaggi su ex muscoli da palestra, lo sguardo senza pietà dei bambini che non sono mai stati. Una signora va a lamentarsi perché un ragazzo che perdeva sangue ha seminato piccole gocce lungo il corridoio, fino a dentro il lavandino del bagno. Un infermiere risponde: “Non è di questo reparto”. In bagno, la porta senza chiave. Al centro, una scritta a penna con numero di cellulare: “Te signora annoiata chiamami massima discrezione e pulizia.” Il rubinetto senza filtro, niente sapone, niente carta igienica, niente specchi. Sulle pareti della sala donazione, molti calendari e le cartoline autografate dei cantanti Mimmo Dany e Alfio Lombardi. Mentre il sangue scende nelle sacche, le infermiere parlano di codici che non capiscono, di carte che non tocca a loro verificare, di pettegolezzi su colleghi che non nominano. Stesa sul lettino, guardo fuori la finestra. C’è un muro di cemento con una finestra chiusa. In alto, nuvole che si spostano lente e chiare, senza particolari intenzioni.

Ore 13: pranzo veloce, poi riposo. Alle 14 di nuovo in piazza: i 4 anziani del mattino seduti sulle panchine. Solo il vento è cambiato: ora la bandiera dell’Italia punta ad ovest. Mi avvio in un pigro giro nei dintorni. Figure insolite sulla variante: una straniera vestita di nero, una borsa di cuoio e una zappa in spalla. Dal lato opposto della strada, due pakistani appena scaricati da un tir si avviano verso il centro, trascinando un trolley stracciato. Un ciclista senza una gamba va fortissimo solo con l’altra. Gruppi di casalinghe in pantacollant attillati fanno la camminata veloce a passo lento. Alfonsino, 20 anni, pastore, si masturba beato seduto nell’erba, riprendendosi la scena con l’I-Pad.
Accanto alla pubblicità del supermercato, un 6×3 annuncia il matrimonio di due giovani. Con l’effetto flou, i visi racchiusi in un cuore, la scritta “Destinazione Paradiso: insieme per sempre”, la foto sembra quella di due fidanzati morti in un incidente stradale.

Davanti a un disco bar, una palma finta come ne crescerebbero dopo una catastrofe nucleare. Le fabbriche spente, con parcheggi grandi come aeroporti. Osservo il ritmo delle finestre nelle facciate- quasi sempre a vetri specchiati, chiuse o vuote nei cantieri in costruzione- disposte in un alfabeto che mi riguarda. Verso la campagna, abitazioni private, villette vuote. All’ingresso di una, leoni Ming ai lati del cancello elettrico. Nel giardino di quella appresso, una statua di Cristo scala 1:1 dipinta coi colori acrilici a finitura lucida, sotto una cappella a baldacchino; intorno, Veneri e Cariatidi reggono lampade a basso consumo.

Prossimo paese: il cartello di benvenuto è a ridosso del cimitero. Un uomo vestito di tutto punto cammina digitando convulsamente i tasti del cellulare, fermandosi più volte come un mulo sull’orlo del burrone. Più avanti, piazzale con i bus di linea comunali fermi in una sosta da scasso. Nel bar, cerco il bagno attraverso la sala giochi. Contro il muro, 5 macchinette tutte occupate. Un ragazzo spinge il bacino contro i pulsanti come si scopa una puttana.

Giorno 2

Cielo coperto, afa. Una macchina appena uscita dal lavaggio, l’autista col braccio oltre il finestrino, la sigaretta che si consuma al vento. Negozi uno dietro l’altro. Mai un locale vuoto, uno spazio sgombro per lo sguardo, com’erano una volta le ore cieche delle trasmissioni in tv. Percorro in bicicletta i 3 km. che collegano il mio paese a quello vicino. Odore di fumo dalla collina, di pioggia caduta sugli aranci in fiore. Un carro funebre parcheggiato sul ciglio, con l’autista che gioca a Ruzzle. Daniela in bicicletta: ogni giorno dà appuntamento ai vecchi in strade di campagna, lascia la bicicletta nei capanni degli attrezzi, e sale in macchina con loro. Oggi si è fatta i capelli rossi e si è pure truccata un poco. Parlando al telefono, dice a uno che l’appuntamento con lui non lo può prendere, perché ieri si è fidanzata con un certo Aniello. In via Guerrasio, una Madonnina celeste piscina dà le spalle ai passanti, pregando solo per gli abitanti di casa Russo. Davanti al bar, 2 uomini seduti: uno si passa la mano davanti agli occhi come se fosse finito in una ragnatela, l’altro guarda l’orologio, poggiato da 20 anni allo stesso muro. Quando non c’è il sole, la montagna è un indice portato al naso che comanda silenzio. Qui non è come in città, dove hai sempre la certezza che tutto continua, che tutto si può fare. In paese, quando i suoni della campagna smettono, vuol dire che qualcosa può accadere, qualcosa che non sai, e che ti troverà piccolo.

Da queste parti c’è disordine ovunque: in case, fabbriche, depositi, giardini, insegne, viali, commerci; un disordine cresciuto negli anni, senza censure, senza controlli, senza l’indignazione di nessuno; incurabile, perché nessuno, in fondo, lo ha mai creduto una malattia. Per guarire lo sguardo vado in montagna. Mi sdraio nell’erba col naso per terra, dove tutto è rigore, armonia e scopo. Poi torno in paese. Le vie che percorro sono le stesse da anni. Due, per l’esattezza, nel raggio di nemmeno 4 km; strade interne costeggiate da noccioleti, campi d’insalata, peschi e ciliegi. Sulle panchine davanti al Comune, i corpi dei vecchi hanno la posizione delle vittime che si vedono al telegiornale dopo una strage. Al bar, accordo tra le persone ai tavoli e le canzoni alla radio: non conosco né le une né le altre.
Pomeriggio. I cuculi nelle campagne, motorini, merli che fischiano, le campane della messa, ragazzi che schiamazzano nel parco. Nel vento, il ronzio dei petali di ciliegio sull’asfalto. In questo posto la cosa che viene meglio è stare senza far niente. Soprattutto in estate, l’acquisizione del giorno è che delle molte ciliegie cadute in strada dai rami almeno una l’ho calpestata io. In ogni caso non serve sforzarsi, perché le cose non accadono quando hai tempo tu, ma quando hanno tempo loro.

Sera. Sagra di paese. La pista da ballo ancora vuota, così pure le giostre. Molti tavoli allestiti nel piazzale, atmosfera da mensa da campo in una postazione di terremotati. I proprietari del banco dei giocattoli e del tiro a segno sono gli stessi da 30 anni, invecchiati tutti, ciascuno come ha potuto. Un trenino per i bimbi passa più volte nel breve tratto dalla strada principale allo spiazzo della sagra. Carminuccio, 38 anni, aspetta il trenino col pollice in bocca, fermo sul ciglio. Poi, quando il trenino gli passa davanti, con la sirena e le lucine accese, scatta sull’attenti, serissimo.
Qualcosa nei colori del paesaggio mi ricorda le canzoni di Mina, la toletta turchese e la cipria di mia madre. Persino l’aria ha il profumo della casa di un tempo. Osservo il campetto di calcio, le altalene spinte in alto, una gazza immobile sulla cima del pino, le luci dei paesi arroccati sulle colline, finestre aperte, con lampade sfiorate da una figura che non si affretta.

Alla fine del giorno, mi viene da considerare che il pensiero è una forma di infelicità. Per questo, quando sono serena e mi chiedo a cosa penso, rispondo sempre “A niente”


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