Spread: Quattrocento punti sono troppo pochi

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A oltre un anno dallo “scoppio” della crisi dell’euro, le idee sono più chiare ed è giusto fare qualche considerazione.
Lo stabilizzarsi dello spread con i titoli tedeschi oltre i 400 punti non è più giustificabile con la “speculazione”, ne’ con l’antipatia delle agenzie di rating tanto vilipese quando evidenziano problemi strutturali quanto esaltate quando raccontano le magnifiche sorti e progressive.
Lo spread sta lì, fisso, a marcare una differenza che è sistemica tra un paese democratico che ha una classe politica che fa anche programmi a medio/lungo termine ed un oligarchia confusa dove chi detiene banditisticamente il potere cerca esclusivamente di preservarlo ed è del tutto indifferente alle conseguenze di questa vacanza di programmazione e controllo.

In questo scenario l’azione di Monti è stata caratterizzata dall’ormai classico “ne’ con lo stato, ne’ con le br” che è l’esempio storicamente più fulgido dell’incapacità genetica della classe politica italiana di assumere una qualsiasi posizione netta senza lasciarsi una via d’uscita in caso di emergenza.
Le riforme? Sì, ma a carico di chi non ha rappresentanza politica o lobbistica. il 90% degli abitanti di questo paese. La spending review? Sì, ma senza intaccare in maniera sostanziale i mezzi di sussistenza dell’oligarchia dominante, Le riforme del lavoro? Sì, ma per rendere sempre meno paritario ed equo un rapporto già pesantemente compromesso dall’abuso criminale e rapinoso del lavoro a tempo determinato retribuito, caso storicamente senza precedenti, meno di quello a tempo indeterminato.

Quello che politicamente accadrà nel 2013 non dipenderà dalla volontà di un elettorato che si presenterà già imbolsito e rincretinito più del solito alle “gabine“, ma dalla legge elettorale che i banditi stanno scrivendo tutti insieme in questi giorni con l’alto patronato di S.E. Napolitano Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e Presidente della repubblica italiana Onorevole Giorgio.
Dal porcellum al porcellinum, l’importante sarà cambiare le regole per disinnescare grilli, cicale e formiche. Per sbarrare ancora una volta la porta ad un dissenso che può portare al potere dei coglioni, è vero, ma che dovrebbe essere un rischio insito nel sistema democratico. Tanto più che è già successo, solo che le televisioni non hanno mai avuto il coraggio di dircelo apertamente (visto che erano del coglione).

In Italia, invece, l’opinione comune non conta nulla, perché questo è il paese che non crede nei propri cittadini e surroga la loro opinione con quella dei buoni padri che per volontà di Dio e delle cosche che li spalleggiano gestiscono il bastone e la carota da alternare agli asinelli per farli trottare.
Questo è il paese che stronca l’uomo intraprendente, quello che esprime sé stesso al di fuori del cerchio delle mille e una massonerie che si dividono il territorio metropolitano. Questo è il paese dove le cose cambiano, ma lentamente e solo se prima i capi mandamento si mettono d’accordo. Questo è il paese dove chi comprende come gira il vento vorrebbe mettere mano al bastone come sistema di preservazione del proprio orgoglio di uomo, ma poi finisce per chiudersi in sé stesso o scrivere cazzate su un blog di merda per non coinvolgere nella sua guerra chi non può difendersi o, più probabilmente, solo per vigliaccheria.

Questo il paese dove si muore lentamente, senza rumori molesti, fra il dolce crepitio di un mitra e un lo squillo argenteo di un clacson, in un perenne pomeriggio di domenica, in attesa di un lunedì al quale si è rimandato l’inizio della dieta, lo studio, la palestra e il riappropriarsi delle proprie prerogative civili. Lunedì che non arriverà mai, ormai lo sanno tutti, ma nessuno lo dice perché, in fondo, fa comodo.

Quattrocento punti sono pochi. Meriteremmo di più. Prima o poi dovremmo mandare un regalino ai tedeschi.

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

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