Spread for Dummies 8


Mi piacerebbe che la famosa serie “for dummies” pubblicasse un manuale sullo Spread “per negati”. Giusto per mettere anche noi, comuni mortali, in condizione di capire quali siano le logiche (se mai una logica esista veramente) che portino questo dato ad alzarsi o ad abbassarsi senza che nessuno riesca realmente a dirti per quale motivo.

Faccia di gomma in questi giorni, nel profluvio di interviste e comparsate varie, ha più volte dichiarato che lo spread è un “imbroglio”. E lui di imbrogli se ne intende.

L’algido Monti sembra viva per lo spread, apparentemente disponibile a sacrificare anche la sua famiglia in nome di questa entità soprannaturale. Qualche settimana fa, orgogliosamente si pavoneggiava di averlo ridotto della metà rispetto a quando era subentrato all’allegro governo dei bunga bunga. Bene penso io. Ma mi sorge una certa perplessità. Massacri una nazione in nome dello spread, e poi, basta una dichiarazione del Cavalier Plastica che il dato in questione si impenni di 20/30 punti come niente fosse. Non mi sembra granché affidabile come dato.

E poi: c’è da essere tanto felici se dimezziamo lo spread ma, per contrasto, ci ritroviamo tutti gli altri dati macroeconomici in rosso fisso, tipo la mia auto di questi tempi?

Disoccupazione galoppante a livelli record, con previsioni da incubo anche per i prossimi anni (nel 2014 si dovrebbe sfiorare il 12%, fonte OCSE); i consumi delle famiglie che perdono il 3,2%, peggior dato del dopo guerra; il Pil ormai in stato di cronica contrazione (ma a Monti il dato del Pil non interessa? Non ne parla mai…), e si potrebbe continuare! Eppure abbiamo dimezzato lo spread.

Ma forse che si tratti di un dato che dipenda più da artifici finanziari che dall’economia reale e dall’effettivo stato di salute del paese? E se è così, che diavolo allora aveva tanto da ridacchiare Monti? Beh, una risposta ce l’avrei, e probabilmente è la stessa che state pensando voi.


8 commenti su “Spread for Dummies

  • fma

    Naturalmente si può vivere anche senza capire cos’è lo spread. Qualcuno addirittura pensa che faccia fine mostrare di non capirlo: roba da ragionieri.
    Lo spread non si offende, produce i suoi effetti, lo stesso.
    Non c’è problema, per lo spread.

  • Adriana

    Lo spread è la differenza di interessi tra titoli di stato di due stati diversi, nel caso, il nostro e la Germania: l’interesse da pagare sui titoli di stato è tanto più alto quanto più a rischio economico risulta lo stato secondo i mercati (entità che non so meglio definire).
    Lo spread riguarda, però, il debito pubblico, mentre il dato fondamentale della nostra crisi e di quella dei Piigs in genere è il debito privato, cioè di singoli e imprese, verso l’estero. Per queste affermazioni sostenute da dati e fonti tra cui il Fondo Monetario Internazionale, v.il blog Goofynomics anche oltre l’articolo indicato da ilBuonPeppe che, da osservazioni più volte fatte, mi sembra un assiduo lettore di tale blog, come me.

    Monti e C. non parlano del PIL perché dovrebbero dire che è stato ridotto anche grazie dai loro tagli attuati alla spesa pubblica: meno persone hanno soldi da spendere, provenienti da stipendi e pensioni pubblici, meno spendono nell’acquisto di beni di produzione privata e questo determina un ulteriore calo del PIL perché se si acquista meno cala di conseguenza anche la produzione e anche chi lavora nella produzione privata, avendo poi meno soldi, acquista ancor meno e ancor meno si serve di quei servizi sociali, cioè pubblici, che alimentano spesa pubblica ma anche sono fonti per la produzione privata. Cioè i tagli nel periodo di crisi causano un peggioramento della crisi sotto forma di diminuzione della produzione, degli addetti alla produzione e del denaro a disposizione, cioè una diminuzione del PIL.
    Oltre a produrre tale sconquasso, e proprio per questo, i tagli hanno un’altra conseguenza, quella di far crescere il rapporto debito pubblico/PIL, perché il denominatore, che è il Pil, aumenta.
    Inoltre: se parte della spesa pubblica viene tagliata ma poi lo stato interviene nei salvataggi del credito privato, cioè delle banche, il debito privato allora diventa pubblico e aumenta in termini assoluti e fa ulteriormente aumentare il rapporto debito pubblico/Pil, dato che nel frattempo il denominatore Pil è già stato ridotto.
    Questo ho capito dal suddetto blog e anche dal recente libro di Bagnai, Il tramonto dell’euro, così come eventuali inesattezze ed oscurità sono a mio carico.

  • Antonello Puggioni

    Non m’intendo di economia, se si esclude quella con cui faccio i conti tutti i giorni per mettere insieme il pranzo con la cena ma credo che a questa tragica farsa in cui siamo immersi possa stare bene un detto che ripeteva spesso mia nonna , piccola negoziante negli anni 30/40: “se hai 100 lire di debito sei un morto di fame; se ne hai 100 milioni sei il padrone.”
    Mi è tornato in mente leggendo in un paio di libri queste due affermazioni.
    1) “Nel mondo non esiste un solo, singolo grammo di qualsiasi merce che venga trattato e venduto sul libero mercato. Neanche uno! L’unico luogo dove esiste il libero mercato è nei discorsi dei politici”. (D. Andreas. alto dirigente dell’ADM, colosso agroalimentare americano – cit. in N.Chomsky, 1996)
    2) Riferito alla sovrapproduzione e alla disoccupazione tecnologica: “Ciò che è un lusso per i ricchi e i privilegiati deve diventare un bisogno per le classi inferiori: bisogna educare la classe lavoratrice al consumo dinamico del lusso”. (W.C. Durant – uno dei fondatori della General Motors – 1915 – cit. in J.Rifkin, 1995).
    Se sommo la mia misera economia, più un pizzico di buon senso, più una spruzzata di “mentecritica” a queste affermazioni….
    Tutto il resto mi fa ridere. O piangere. A seconda.

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