Spionage-Prozess
1 novembre, 2007 di harlot
Archiviato in Oltre il Confine, Storia e Memoria, Vere Donne
Sì, il 7 ottobre,poco più un anno fa, moriva Anna Politkovskaya. Sono passati alcuni giorni e già nessuno ne parla più. Moriva freddata da quattro colpi di una Makarov PM, chissà da chi, mentre era nell’ascensore di casa sua. I convenevoli li saltiamo: tutti, purtroppo troppo tardi, sanno chi è stata la Politkovskaya.
Una giornalista che faceva il suo mestiere. Il mestiere di raccontare la verità, a tutti i costi. Senza sconti, senza guardare in faccia a nessuno. Il 7 ottobre, però, è stato anche il compleanno di Vladimir Putin.
Già, l’amico Vladimiro. Vladimiro che ha preso per mano, la sua mano, l’ex Unione Sovietica e l’ha velocemente riportata verso l’autoritarismo/l’autocrazia. Vladimiro che ha piazzato in ogni pertugio istituzionale i suoi ex colleghi del KGB – ora FSB. La Russia che ora è un modello statale a cavallo tra stalinismo, zarismo ed un’agenzia di spionaggio. L’opposizione è pressoché inesistente. Il potere è stato nuovamente accentrato, l’autonomia regionale praticamente svuotata. Lo sfruttamento delle immani risorse energetiche russe è stato ridefinito e riorganizzato. I media indipendenti sono stati eliminati, insieme ad un’ottantina di giornalisti.
La svolta autoritaria e neo-sovietica è sotto agli occhi di tutto il mondo occidentale. Che sta a guardare: troppi gli interessi economici; troppe le ghiotte occasioni di fare ottimi affari. Nella Madre Russia, del resto, Putin gode di un vasto appoggio, tale da spingerlo a proporre la sua candidatura al premierato (una volta esaurito il mandato presidenziale) – non esattamente un gesto di esemplare spirito democratico. Ma Putin, che certo non è uno sprovveduto, sa di poterlo fare. Se lo può semplicemente permettere.

Dopo la caduta del regime, infatti, si è andata formata una nuova classe sociale. Una classe sociale affamata, bramosa, aggressiva. Alla ricerca del profitto, possibilmente sfrenato. Finalmente libera dal giogo sovietico/comunista. Dalle pezze al culo alle macchine di lusso – con una mazzetta di contorno, se la situazione lo richiede. Un intreccio, nemmeno troppo strano o peregrino, tra delinquenza, finanza ed imprenditoria. Un amalgama che ha trovato nell’amico Vladimir un ideale collante politico-istituzionale.
La Politkovaskaia denunciava gli orrori russi, e dei ceceni fedeli ai russi, compiuti in Cecenia. Denunciava le storture della nuova autorità costituita. Denunciava la rispolverata data da Putin & cricca agli ospedali psichiatrici. Ma non solo: Anna Politkovskaya aveva raffinatamente colto questa patologica trasformazione endosociale.
Ad ogni modo, le indagini sulla sua morte sono state caratterizzate, per i primi dieci mesi, dal silenzio più assoluto. Solo il 27 agosto scorso si è squarciato il velo. Dieci persone, infatti, sono state incarcerate per coinvolgimenti vari nell’omicidio. Tra i dieci, anche un colonnello dell’FSB (poi rilasciato e di nuovo arrestato con separate accuse) ed un funzionario del dipartimento anti-crimine organizzato. Il giorno seguente, 28 agosto, il procuratore generale della Russia (scelto da Putin lo scorso 23 giugno), Yuri Chaika, in una dichiarazione ufficiale, ha affermato che “le nostre indagini ci hanno portato a ritenere che solamente persone che vivono all’estero possono aver avuto l’interesse di eliminare la Politkovskaya” e che ci sono gruppi di potere coinvolti nel crimine con l’obiettivo di “destabilizzare il paese, di fomentare crisi, di gettare discredito sull’autorità nazionale, causando pressione esterne sul paese”.

Sarà. Mancano all’appello, però, i mandanti. Secondo Litvinenko, l’ex agente segreto russo avvelenato a Londra, questi sarebbero da ricercarsi in ambiti istituzionali (addirittura in Putin). Tesi corroborata anche da Oleg Gordievsky, anch’egli ex agente dell’FSB, che ha denunciato più volte il ripristino, da parte dei servizi segreti russi, dell’odiosa pratica dell’omicidio politico. Le risultanze investigative, però, portano in altre direzioni. Un possibile mandante, indicato dai media, potrebbe essere Boris Berezovsky, miliardario russo con molte ombre sul suo passato. Il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda, lo scorso 15 settembre, ha riportato che Shamil Burayev, ex candidato alla presidenza cecena nel 2003, sarebbe dietro le sbarre in qualità di mandante. I parenti dicono che Burayev si trova in prigione. Le autorità russe, però, non hanno confermato la notizia.
Quello che è certo è che la giornalista, di nemici, ne aveva a profusione. Sia all’interno del paese, che all’esterno. Quello che è certo è che il delitto è stato organizzato con dovizia di mezzi, con meticolosa professionalità, con perfetto tempismo (la Politkovskaya stava lavorando ad un reportage sulle torture commesse da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro). Quello che è certo è che si è di fronte ad un’organizzazione criminale (e non solo) di altissimo lignaggio, una holding in cui vengono a convergere interessi, spesso e volentieri inconfessabili, di diverso tipo. A volte, magari, anche interessi di stato.

Quello che è altrettanto sicuro è che difficilmente la Politkovskaya avrà giustizia. O, perlomeno, la giustizia che lei aveva in mente. Di sicuro, non avrà mai l’occasione di veder realizzato quello per cui lei ha dato la vita. La democratizzazione del paese, lo scrostamento delle vecchie ruggini di regime, la compiuta realizzazione di uno stato di diritto, la libertà di stampa. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.
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La chiosa mi ha fatto pensare che il pezzo l’avesse scritto Lucarelli
Grazie JohnPaul, evidentemente anche in russia vale il detto “bisogna che tutto cambi perche tutto resti come prima”