Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Speciale Elsa 2/2: L’etica protestante del paternalismo" è stato scritto da Lameduck .
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«We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice». (Elsa Fornero in un’intervista al Wall Street Journal, giugno 2012.)
Hanno parlato di una Fornero tradita dalla lingua inglese. Per la verità e chissà perché, gli articoli dei corrispondenti americani in Italia sono sempre scritti in un inglese strano, infiorato, più un italiano tradotto pari pari stile liceo linguistico versione scuola serale che un vero inglese o americano. Ad ogni modo, a meno che la prof non sia incappata in un lapsus in translation, e qui bisognerebbe sapere se, durante l’intervista, ella si esprimeva nella lingua di Shakespeare o no, e se, in quel caso, l’aveva appresa utilizzando le cuffie che ti insegnano le lingue mentre dormi, il senso delle sue parole è chiaro:
“Stiamo cercando di proteggere gli individui piuttosto che i loro posti di lavoro. L’attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto; bisogna guadagnarselo, anche con il sacrificio”.
Cosa intende il ministro del lavoro quando scinde i concetti di posto di lavoro e lavoratore? Intende forse separare definitivamente la famosa appendice di carne dalla sua macchina d’acciaio? Non credo.
Interessante anche l’uso della parola “work” al posto di “job”. Work (lavoro) è un concetto più generale di job, ovvero “impiego, posto di lavoro”, sottinteso salariato. E’ come il tedesco Arbeit. In questo senso, lavoro potrebbe essere anche inteso come lavoro schiavistico, non pagato, come quello, appunto, che rendeva liberi.
Il fatto che dobbiamo cambiare e farci piacere la cioccolata puzzolente per forza non è una novità. E’ il loro mantra. Questi hanno il pulsante della distruzione dell’economia reale in tasca e non hanno paura di usarlo. Ancora il sacrificio. Il giornalista del WSJ non ci informa se la sventurata singhiozzò, pronunciando per l’ennesima volta la fatale parola.
Interessante anche l’uso della parola “work” al posto di “job”. Work (lavoro) è un concetto più generale di job, ovvero “impiego, posto di lavoro”, sottinteso salariato. E’ come il tedesco Arbeit. In questo senso, lavoro potrebbe essere anche inteso come lavoro schiavistico, non pagato, come quello, appunto, che rendeva liberi.
Il fatto che dobbiamo cambiare e farci piacere la cioccolata puzzolente per forza non è una novità. E’ il loro mantra. Questi hanno il pulsante della distruzione dell’economia reale in tasca e non hanno paura di usarlo. Ancora il sacrificio. Il giornalista del WSJ non ci informa se la sventurata singhiozzò, pronunciando per l’ennesima volta la fatale parola.
Sacrificio. Sarà per questo che il governo dei maestrini universitari fa sacrifici umani peggio degli Aztechi da quando si è insediato?
Ma no, siamo solo dei malpensanti. Madamin Fornero ha veramente appreso “the cat is on the table” con le cuffiette e voleva solo ribadire la banalità agghiacciante che il lavoro si conquista con fatica e sacrificio. Thanks to the dick. Lo abbiamo sempre saputo che nessuno ti regala niente a questo mondo e che bisogna studiare ed impegnarsi per riuscire a farsi una carriera, a meno che non si sia bravi/e in un altro job, il blow. Quello che a volte serve a diventare ministre se il presidente del consiglio è un vecchio porco.
Peccato che questo inno alla meritocrazia sia un clamoroso falso e che proprio qui caschino tutti gli asini di questo governo neoaristocratico, rappresentato indubbiamente alla perfezione dal paternalismo disgustoso di questa specie di rugoso ET catapultato dalla corporativa e nepotistica università italiana addirittura al governo. Una maestra che si rivolge a ditino alzato ai bimbi un po’ tardi, agli ospiti del Cottolengo che lei considera i suoi concittadini, ai quali bisogna spiegare le cose parlando adagio e scandendo bene le parole.
Gli asini cascano perché i sacrifici e la polvere mangiata per ottenere un livello minimo di sopravvivenza non sono richiesti ai cuccioli della Casta ed ai suoi innumerevoli parassiti raccomandati che viaggiano su corsie preferenziali, come la maestra fa finta di dimenticare nonostante alla Casta vi appartenga in pieno.
Gli asini cascano perché i sacrifici e la polvere mangiata per ottenere un livello minimo di sopravvivenza non sono richiesti ai cuccioli della Casta ed ai suoi innumerevoli parassiti raccomandati che viaggiano su corsie preferenziali, come la maestra fa finta di dimenticare nonostante alla Casta vi appartenga in pieno.
Ecco, è questo il punto cruciale, ciò che fa venire la schiuma alla bocca di questa manica di spocchiose nullità accademiche, di questi bluff viventi che non sanno fare meglio del peggior amministratore di condominio: the face like the ass.
Se l’etica protestante del capitalismo, a fronte del sacrificio di una vita operosa ed onesta, a scanso di tentazioni diaboliche, prometteva almeno il Paradiso certo dopo la morte, l’etica del paternalismo dei maestrini universitari d’asilo ci promette solo il sacrificio in cambio di niente. E dovremmo pure ringraziarli.
Se l’etica protestante del capitalismo, a fronte del sacrificio di una vita operosa ed onesta, a scanso di tentazioni diaboliche, prometteva almeno il Paradiso certo dopo la morte, l’etica del paternalismo dei maestrini universitari d’asilo ci promette solo il sacrificio in cambio di niente. E dovremmo pure ringraziarli.
Maestra Fornero, by the way, that finger, ya know, you can stuff it deep inside your asshole.
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Clap-clap-clap.
Davvero un gran bel pezzo.
Complimenti.
Quanto vorrei vederti con nostra cara Elsa a spiegarle tutte queste belle cose, magari sduta ad un bar davanti ad un caffè o ad una birra, a seconda dell’ora della giornata. Probabilmente non capirebbe, perchè uscire dalla propria realtà (quella della casta) e immedesimarsi in una tanto lontana e disprezzata come quella nostra di normali cittadini, è davvero troppo difficile, soprattutto per i professoroni che tanto hanno studiato, che da giovani hanno leccato e imparato a chinare la testa, e che, arrivati ad una certa età e posizione, non ne vogliono sapere e vogliono sia rstituito loro tutto quello che hanno dovuto (ma che dovuto??? voluto!!!) fare, con gli interessi.
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La stessa opinione pronunciata da persone diverse assume spesso significati diversi.
Detta dalla Fornero, ministro del lavoro, suona un po’ come quella delle brioche sulle labbra di Maria Antonietta.
Ma se a pronunciarla fosse un disoccupato nei confronti di un impiegato della Regione Sicilia, assumerebbe tutto un altro significato.
I diritti non sono tutti uguali.
Alcuni non costano nulla e possono essere elargiti senza alcuna parsimonia, come il suffragio universale, o la libertà di opinione. Altri, pur non essendo meno diritti di questi, si tirano dietro la necessità di un’organizzazione per essere fruibili.
L’assistenza sanitaria, o la giustizia, sono diritti che non possono essere assicurati senza un’organizzazione, che ha bisogno di investimenti per essere impiantata e di spese costanti per essere mantenuta.
Anche il diritto al lavoro rientra in un certo senso in questa seconda tipologia.
Per poterne fruire non basta che sia assicurato dalla Costituzione; è necessario che esistano dei posti di lavoro, che non si creano da sé, né per volontà sindacale.
Per creare posti di lavoro servono investimenti, che sono soldi sottratti ai consumi, cioè alla disponibilità dei cittadini. In altre parole sacrifici.
Se Fornero voleva dire questo, non ci trovo molto da eccepire.
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Caro FMA, la tua analisi sarebbe corretta, ma trascuri un aspetto a mio parere fondamentale: la credibilità di chi si esprime in certi modi. La mia impressione è che ci troviamo di fronte alla figura del bue che dà del cornuto all’asino. In primis abbiamo un Governo che parla di sacrifici e di tagli ma continua a tutelare sfacciatamente un po’ troppe categorie che di sacrifici, a mio parere, ne hanno fatti davvero pochi. Si colpiscono sempre gli stessi, i più poveri ed il ceto medio, mentre non si fa alcunché per i troppi sprechi che appesantiscono la macchina statale, né si agisce su privilegi e regalie che magari nella somma del totale incidono poco, ma che sarebbero efficaci quanto meno a dare l’idea che siamo tutti nella stessa barca e navighiamo tutti nella stessa direzione. Fallisce ancor di più la Fornero, che come altri parla di merito, ma che non sembra voler adottare gli stessi metodi per sé stessa e la sua famiglia.
Tu ladro di banche non puoi venire a me, ladro di polli, e dirmi che rubare non è giusto e che bisogna smettere, perché altrimenti mi incazzo e non poco.
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Ciao Doxa,
sono d’accordo con te.
Per questo ho premesso che le stesse opinioni espresse da persone diverse sortiscono effetti diversi su chi le ascolta.
Nella fattispecie che quella espressa dalla Fornero sorte lo stesso effetto delle brioche evocate da Maria Antonietta.
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Hai ragione FMA, devi scusarmi, sarà stato il caldo ma avevo compreso male il senso del tuo commento
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OT
Ma quel ben donnino là sopra chi è, il Monti da giovane?
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