Sopra il cielo


Tieni la falce, conducila con onore, porta la fiamma e spargila senza rimorso. Nelle tue mani si forma la volontà che ti ha forgiato. Tutti dobbiamo morire, ma alcuni lo fanno prima. E nella morte non c’è mai gloria.

Il tuo viso è una piccola luna, bianca e luccicante come nelle fredde sere d’inverno. I tuoi capelli sono stoffa leggera, di seta e di malva, le tue mani sono minuscole e calde e rosse e tenere e umide dell’emozione che provi per la vita. Il tuo riso mi apre alla luce, io che per anni ho camminato senza vedere. Io ti amo e ti temo come non ho mai amato e temuto nulla.
Tu hai messo in moto il tempo, tu mi hai dato un passato dolce da ricordare e un futuro d’inquietudine da temere.
Grazie.

Ho visto e fatto cose a cui ancora oggi non riesco a credere.
La realtà non si preoccupa di essere verosimile.

Sopra il cielo, lì dove non si può vedere anche nei giorni di luce più tersa, lì dove non giunge nemmeno il pianto di un bambino, là dove si forma la saetta, lì, dove l’azzurro si fonde con il buio e il gelo profondo dello spazio infinito, dove la curva di Terra si declina in una falce di luce, in quel luogo dove non è dato a nessuno nascere, ma solo morire, lì dove il vero signore è il silenzio, proprio in quella regione remotissima, ho sognato di incontrarti. E poi è stato subito giorno.