Sono un Uomo di Mondo. Ho Fatto Tre Anni di Militare a Cuneo.
15 aprile, 2007 di mc
Archiviato in Schermo dei Sogni
Il 15 di aprile del 1967, moriva a Roma Totò. Sì lo so aveva anche un nome lunghissimo che ne evidenziava una nobiltà acquisita a 35 anni a prezzo di un vitalizio concesso ad un nobile decaduto, ma io e quelli della mia generazione, questo nome lo abbiamo appreso solo da grandi, perchè la prima magia di quest’uomo era avere un nome così particolare, specialmente per chi, come lui, era circondato esclusivamente da vari Giggino, Totonno, Carminuccio, Ngiulill’ e accudito da donne che si chiamavano Nennella, Nanuzza e Titina.
Subito dopo il nome, che da antesignano della comunicazione, aveva scelto semplice, breve ed indimenticabile, veniva la fisicità. Una fisicità che si conclamava in un volto che nasceva già caricatura ed in un corpo disarticolato e perfettamente gestito che faceva di lui un burattino umano con mezzo secolo di anticipo su Michael Jackson e la sua moonwalk.
Nel corso della sua carriera, la comicità del corpo ha progressivamente lasciato il campo ad una recitazione piena, matura e particolarissima, dove alla bella voce si aggiungeva un’espressività ed una naturalezza che eliminavano qualsiasi sospetto di finzione o forzatura.
Quando guardo un film di Totò, io non penso che stia recitando. E’ semplicemente Totò che vive un’altra avventura, perchè lui non interpreta un personaggio, ma trasporta se stesso e me con lui in mondi e vite diversissime. Maresciallo, sceicco, astronauta, frate, falsario, Totò ha fatto mille mestieri, ma mai quello di attore.
Ancora oggi, grazie a lui ed ai grandissimi con i quali ha recitato, posso rivivere quel paese della cui memoria e tradizione non rimane più nessuna traccia nell’Italia di oggi. Quell’Italia in bianco e nero dove tra grandi palazzoni in costruzione, macchine scassate e gente vestita con vecchie divise dismesse, si preparava il desco al quale un giorno si sarebbero seduti tutti gli italiani di oggi. Una tavola riccamente imbandita della quale abbiamo largamente approfittato, non lasciando nulla per chi seguirà.
Io credo che grazie a Totò ed al messaggio semplice e positivo di molti dei suoi film, io sono stato una persona migliore. Mi piacerebbe poterlo ringraziare, ma il tempo ha le sue leggi eterne ed inderogabili, almeno così mi hanno detto e quindi mi fermo qui. Buona domenica a tutti.
Questa piccola nota nasce da una segnalazione della nostra Lameduck. Sembra che un pò di persone che scrivono in rete abbiano deciso di dedicare qualcosa a Totò nel giorno dell’anniversario della sua morte. Potete leggere maggiori particolari nel suo articolo.
Per quanto mi riguarda, io la ringrazio. Mi ha dato l’occasione di ricordare una persona che mi è stata molto cara e di pensare al mondo nel quale mi sono affacciato alla vita. Inoltre, oggi MC inaugura una categoria dedicata al cinema che, spero, vorrete contribuire a popolare con i vostri articoli. Utilizziamola per scrivere dei film che ci sono piaciuti e delle storie che abbiamo amato. Vi attendiamo numerosi. Grazie.
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Un bellissmo omaggio MC, grazie per aver aderito all’iniziativa di ricordare, in questo giorno, l’immortalità di Totò.
Leggendoti mi è venuto in mente un suo film, misconosciuto, “Dov’è la libertà?” diretto da Rossellini. Totò è un ex carcerato che deve fare i conti con il reinserimento in una società che lo respinge. C’è una scena, di Totò in famiglia, durante un pranzo, quando riceve la rivelazione di aver passato una vita in carcere per niente. L’espressione di Totò è qualcosa che non si dimentica. Il ritratto del dolore. La disperazione e la fragilità umana assolute.
Vi invito a riscoprire questo film, che oggi può essere ricordato come una delle sue più grandi interpretazioni drammatiche.
thx fella. donkeyin’ already. have a nice one.
Uno dei film che più amo di Totò è: “Siamo uomini o caporali?”:
“L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali
La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza.
Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque.
Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengono, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera!”
Il più grande napoletano di tutti i tempi!
noio vulè… volon.. vulevuan… savuà…
verissimo!
il cinema del dopoguerra (e fino almeno alla prima metà degli anni 70) è qualcosa di meraviglioso per conoscere com’era quell’italia che è completamente un altro paese rispetto ad adesso.
De sica, rossellini, monicelli, bertolucci, comencini (i primi che mi vengono in mente) hanno consegnato quell’italia a futura memoria.
Non c’è più quel cinema, non ci sono più quegli attori.
Mi piace la nuova sezione aperta, probabilmente contribuirò
Emanuele purtroppo non c’è più quella gente ma soprattutto non c’è più quello spirito…
…sopratutto non c’è quel pubblico..
Bellissima riflessione sul potere dell’arte. Perché dici “sono stato” una persona migliore? Ti è già passato?
Grazie per aver aderito all’iniziativa.
A.I.U.T.O.
Cima: in effetti sì. Sono molto peggiorato. Ma non è colpa di Totò. Statte bbuono guaglio’.