Sono un italiano all’estero – Ligresti visto da oltralpe 35


Dal Corriere del 18/07/2013:

Salvatore Ligresti ha rappresentato sicuramente un’anomalia dell’alta finanza italiana. Ha goduto di uno status e di un sistema di protezioni sproporzionato rispetto alle sue performance imprenditoriali. Chi anche oggi volesse accollarsi l’improbo compito di difenderlo non potrà certo dire che nel suo business elettivo, il mattone, l’immobiliarista di Paternò sia stato capace di imporre un particolare modello di business oppure che sia riuscito a imporre nel mondo degli affari una visione anticipatrice e moderna o tantomeno che negli anni abbia conferito alle sue aziende una particolare identità.

Secondo il principale quotidiano della nazione, quest’uomo è stato un cesso d’imprenditore, un ammanicato, un mattonaro incapace, un trasformer della finanza, un approfittatore di situazioni finanziarie favorevoli o “curvate” in tale direzione, un furfantello di quartiere troppo scaltro e malizioso per accontentarsi di vendere appartamenti di periferia. Sorprende quasi non aver ancora letto di ipotesi di collusione con le cosche edilizie operanti in Lombardia.
Come in altri già archiviati dossier su personaggi prima eminenti e poi di cerchiobottismo, adeguantismo e saltosulcarrismo in avvitamento, un uomo di prestigio di cui mai ci s’era organizzati a parlar male in un sol giorno retrocede nella considerazione a livello di un qualsiasi delinquente (dis)organizzato.
Notare poi il vasto utilizzo della forma passata con cui il giornalista dimostra di considerare ormai decaduto sia il vecchio Ligresti che la sua dinastia, in un’analisi quasi stanca della sua evidenza di vecchia data.

Eppure il vecchio Ligresti è stato una presenza costante (e fastidiosa) all’interno del contesto finanziario nazionale. Uno di quei 10 uomini i cui capitali non sono mai stati caricati a salve e provengono da fonti che solo per essi hanno potuto essere tanto profittevoli. Uno di quei tipi che dopo avergli stretto la mano ti vien da controllare se tu abbia ancora tutte e cinque le dita. Nonostante ciò, mai nessuno è stato tanto netto nel dare giudizi su di lui, tanto meno input che potessero rivelarne ai più l’essenza dimostrata da fatti che, credo di non sbagliarmi, passeranno presto in giudicato o tardi in prescrizione.

Le domande che vorrei porre all’autore del pezzo sono, in ordine di priorità:
1- Dov’era il tuo quotidiano, prono al potere fin quando è tale, mentre Ligresti non fu “capace di imporre un particolare modello di business”?
2- Dov’eri tu, giornalista d’assalto così ben preparato nonché veggente retroattivo, quando Ligresti non riuscì “a imporre nel mondo degli affari una visione anticipatrice e moderna” o tan tomeno quando non conferì “alle sue aziende una particolare identità”?
3- Come pensate di commentare, magari in anticipo e sempre che riteniate di farlo, le attività di altri personaggi che hanno fatto il bello e il cattivo tempo e tuttora lo stanno facendo, le cui figlie sono casualmente unite in matrimonio a politici di primo piano con ciò assicurandosi uno status-quo altrimenti interdetto ai palazzinari da caste meglio organizzate della loro?

Il busillis, il freno biologico alla redenzione nazionale, passa anche per l’asservito bizantinismo del giornalismo italiano, ansioso di buttarsi caccia di notizie poco scomode per ricavarne pochi problemi, armato di tutto punto con fucile a scoregge e cani da lecco ben addestrati. Fino a quando, assodato che la vittima è inerme e non più in grado di nuocere, possono comparire pallettoni e zanne a dilaniare il cadavere che ancora cammina. Il tutto, ovviamente, sempre su commissione.

Perché, tornando al titolo, di Ligresti, di tutta una notizia che in Italia è stata rilanciata sulle prime pagine di ogni giornale, oltralpe s’è saputo quasi un cazzo. Il che dona bene l’idea del peso specifico della cosa a livello europeo e di come si sia voluta usare l’informazione di ieri, con un dispiegamento di forze sproporzionato all’evento, per assestare un bel calcio in culo a tutta una famiglia neutralizzando in tal modo anche l’ultimo e unico esponente di essa ancora a piede libero.

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