Sono un italiano all’estero – I giorni più duri dell’Italia 39


Ciao Duck.
Ho pensato a questa tua risposta lungo tutta una notte, con l’onestà di chi vede le cose da lontano e il distacco di chi forse, in quei luoghi, oggi ha meno da perdere altri.

Per l’approfondimento dedicato a certi argomenti, per il vigore del vostro interesse e la franchezza con cui avete posto la vostra faccia a fianco delle vostre opinioni, tu e boss siete stati più credibili di qualunque fantoccio si sia presentato di fronte al popolo in questi due anni di crisi e paure. State dalla stessa parte, quella che io ritengo l’unica parte possibile, eppure non trovate un accordo di forma e di mezzi sul prossimo passo da fare.
Vi capisco, umanamente. Vivete condizioni diametralmente opposte e le vostre reazioni riflettono lo spirito, l’esperienza, gli interessi e gli affetti in gioco. Ne parlo come se foste voi a decidere, come se davvero la vostra parola potesse influenzare il corso degli eventi, con questo caricandovi di una responsabilità virtuale quando tutti sappiamo bene che non sarà così. Ma la stessa discordia la immagino oggi nelle teste e sulla bocca di tanti “giusti” che, come voi, vorrebbero e avrebbero diritto a speranze diverse e, come voi, chiedano l’impegno dei propri rappresentanti sotto parole e forme così differenti tra loro. Di fatto è disorientante, sapete?

Quel che è accaduto dovrebbe alimentare una resistenza moderna come un incendio a soffiare dell’ennesimo vento contrario ma non esiste un leader di popolo “vero”, nella fascia d’età che incarni davvero la spinta al futuro e l’attenzione al presente nello stesso tempo, ossia quella tra i 30 e i 40 anni, che questo fuoco possa farlo ardere nella giusta direzione. Un leader pronto a mettere in piazza una reazione che monti per gradi con l’unico limite del quanto necessario per cambiare le cose, tenendo bene a mente che non occorrono la guerriglia e i fucili, non serve il sangue per le strade. Occorre invece un popolo incazzato e pronto ad arrivare a tanto, il cui sudore e adrenalina questo nemico possa annusare nell’aria.

Oggi non v’è il popolo e non v’è il leader. V’è invece una serie di nemici ben addestrati che sguazzano nel tiepido spazio fangoso tra una nazione e il proprio riscatto.
I giorni che seguiranno saranno duri e decisivi per le sorti di tutti. Purtroppo organizzare la prossima mossa sta a una moltitudine di rappresentanti disorientati. E il fango, quando manca la ruspa per spostarlo tutto e subito, lo si deve lavare via col tempo. L’unica strada possibile, my two cents, è quella di prendersi il potere lentamente, sostituendosi al nemico attraverso il riempimento di ogni possibile vuoto appena esso si presenti, con plastica compattezza e unità, per solidificarsi al momento giusto.
Berlusconi oggi sta facendo il suo primo, vero errore. Sta aprendo una voragine. E’ il momento di ficcarcisi dentro.

Vostro,
serpiko

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39 commenti su “Sono un italiano all’estero – I giorni più duri dell’Italia

  • Giacomo

    “Berlusconi oggi sta facendo il suo primo, vero errore. Sta aprendo una voragine. E’ il momento di ficcarcisi dentro”

    Non vedo voragini. Se si andasse a votare domani o tra sei mesi il risultato sarebbe lo stesso dell’ultima volta, punto più punto meno…ovvero un risultato di ingovernabilità a meno di non fare un altro inciucio.

  • ilBuonPeppe

    “L’unica strada possibile, my two cents, è quella di prendersi il potere lentamente, sostituendosi al nemico attraverso il riempimento di ogni possibile vuoto appena esso si presenti, con plastica compattezza e unità, per solidificarsi al momento giusto.”
    Come si fa a non essere d’accordo? E’ come dire che per mangiare bisogna fare la spesa, poi cucinare, infine apparecchiare e mettersi a tavola. Ma va?
    Peccato che il frigo sia vuoto, il negozio chiuso, la cucina ce l’ha portata via l’ufficiale giudiziario e il tavolo lo usiamo per dormire.
    Fuor di metafora, quello che tu dici è giustissimo, ma richiede organizzazione, tempo e risorse. Con l’organizzazione potremmo anche darci da fare, ma di risorse non ce n’è e il tempo sta per scadere.
    Temo proprio che ci toccherà rubare un pezzo di pane al vicino.

  • Bob

    Ma tutta la gente che ha rubato, vessato, magnato e cagato ovunque in questo paese, dove la mettiamo? E non parlo di politici e grandi finanzieri filibustieri o del mafiosomammasantissimadistocazzo. Parlo del medio-piccolo borghese che trovi ogni mattina al lavoro seduto composto e che ti sorride sempre. Siete sicuri che si vorranno privare dell’euro, che si faranno togliere le case abusive condonate, i box presi all’asta truccata, che restituiranno le lauree finte e via via i privilegi acquisiti in anni di piccole e infinite ruberie? Ho più di un dubbio a riguardo e ho anche il sospetto che siano parecchi in questo bel paese. Quindi, se il desiderio è cambiare qualcosa, “soft o hard”, è probabile che qualche pedata nel culo dovrà arrivare, con buona pace di chi deve guardare il futuro attraverso gli occhi di un figlio.

    • davide

      Cara amica Lameduck,

      “alle categorie che ha elencato con precisione Django, ovvero i piddini, gli statali, i sindacalizzati, gli untouchables, insomma. Quelli abituati a lavorare fino alle 12.29, perché se chiami alle 12.30 ti mandano già affanculo, sono chiusi.”

      Credo che bisognerebbe un po’ sfatare questo mito dei dipendenti pubblici privilegiati.

      Io sono un dipendente pubblico, ma ti assisicuro che se serve rimango a lavorare senza guardare l’orario.

      So bene che c’è anche chi se ne frega, ma la maggior parte fa il proprio dovere. In ogni caso ti ricordo che sono anni che abbiamo bloccato lo stipendio e il carico di lavoro cresce ogni anno perchè ormai sono anni che chi va in pensione non viene sostituito.
      Quanto hai licenziamenti nel pubblico impiego, in base alla legge Brunetta, sarebbe possibile licenziare un quarto dei dipententi pubblici ogni anno (se un dipendente viene messo nella fascia dei fannulloni pari al 25% può essere subito licenziato).

      Quindi non sperare, anche nel caso di licenziamenti di massa dei dipendenti pubblici, che chi ci governa modifichi di una virgola la politica ultra monetarista che ci impone la Troika.

      Anzi in televisione tutti i politici continuano a ripeterci che senza un governo sarà la Troika a governarci.

      Ciao Davide

      • Django

        Ciao Davide e ciao Adriana, mi sono ripromesso ieri sera di fare una precisazione doverosa, appena sveglio. Non ritengo, e come potrei ( chi sono io ?), fare il minimo appunto ai Dipendenti Pubblici. I quali si occupano delle nostre faccende buro, crescono e acculturano i nostri figli, difendono la struttura sociale, ci curano, fanno ricerca e si potrebbe continuare elencando.
        Il mio era solo un elenco di persone che costituiscono la base indefessa del voto PD. Siccome peraltro queste persone spesso sono la parte migliore, intesa come capacità intellettive e di conoscenza ed hanno tra i loro principi un innegabile interesse positivo verso il genere umano, questo per me è fonte, e lo ho detto, anche di crisi di certezze. Forse sono io lo stupido che vota Grillo. Parlo sul serio. Era un quesito. Per quanto riguarda i Dipendenti Pubblici, nessuno può essere nemmeno lontanamente indicato col dito per il fatto di lavorare. Peraltro in servizi essenziali. Si discuteva solo di aggregazione di voto. Mi scuso per avervi disturbato, un saluto.

    • Adriana

      @Lameduck,
      molti continueranno a non capirlo, ma staranno male lo stesso anche quelli che lo capiranno o che lo hanno già capito. Mi sembra di avvertire la sicurezza di sottofondo che quando tutti capiranno di essere stati presi per i fondelli dai loro rappresentanti, allora si rivolteranno. Non credo sarà così. E poi, come si rivolterebbero/ci rivolteremmo noi pubblici dipendenti? Con quale esito? Lo scalzamento dei grandi e dei piccoli dal potere? Il pianto e la fame bastano? Saremo, temo, massa misera inerte.

      Sulla sferza ideologica contro i dipendenti pubblici naturalmente non sono d’accordo, anche se, certo, finora, sul lavoro è più facile il menefrego nostro che quello altrui, e più protetto.

      • Django

        Django
        rispondi:2 minutes ago
        Ciao Davide e ciao Adriana, mi sono ripromesso ieri sera di fare una precisazione doverosa, appena sveglio. Non ritengo, e come potrei ( chi sono io ?), fare il minimo appunto ai Dipendenti Pubblici. I quali si occupano delle nostre faccende buro, crescono e acculturano i nostri figli, difendono la struttura sociale, ci curano, fanno ricerca e si potrebbe continuare elencando.
        Il mio era solo un elenco di persone che costituiscono la base indefessa del voto PD. Siccome peraltro queste persone spesso sono la parte migliore, intesa come capacità intellettive e di conoscenza ed hanno tra i loro principi un innegabile interesse positivo verso il genere umano, questo per me è fonte, e lo ho detto, anche di crisi di certezze. Forse sono io lo stupido che vota Grillo. Parlo sul serio. Era un quesito. Per quanto riguarda i Dipendenti Pubblici, nessuno può essere nemmeno lontanamente indicato col dito per il fatto di lavorare. Peraltro in servizi essenziali. Si discuteva solo di aggregazione di voto. Mi scuso per avervi disturbato, un saluto.

  • Django

    Gentile Lameduck, permettimi di rispondere essendomi sentito chiamato in causa come operaio, ovvero appartenente a quella categoria che insieme ai povirazzi non conta un accidente.
    Il gap culturale tra me e te è conclamato e non lo dico per falsa modestia. Concordo pienamente che stiamo correndo a rotta di collo verso una società dove ci dovremo pagare tutto e già adesso io devo fare delle scelte sulla mia pelle per pagare ciò che c’è da pagare per fare studiare i miei figli, per una cultura di più ampio respiro, che poi vuol dire una aggiunta di cultura musicale. Tanto per chiarire i termini. Se tu speri che la classe borghese sia quella che prenderà il testimone, stiamo più che freschi, congelati.L’abbrutimento sociale ha colpito non la classe borghese, ma quella che stava tra i borghesi ed il proletariato. Mi spiego: i mestieri delle persone che votano indefessamente PD, ed aborrono, proprio aborrono Grillo , che io conosco sono medici, astronomi, fisici nucleari, imprenditori di partenza familiare high class,dipendenti pubblici, 1 solo dipendente categoria impiegatizia,insegnanti, gente che ha parenti che lavorano a Bruxelles per l’Europa, nessun operaio. E conta che io sono un operaio.Quando li vedo evito di parlare di politica perché mi danno dell’immaturo infantile per aver votato M5S. Alcuni minacciano di togliermi il saluto, sono terrorizzati da Grillo perché dicono che è fascista, il loro mito è Romano Prodi.E sono persone peraltro animate da profondi sentimenti umanitari. Eppure se parli con loro, quelli che addirittura si professano Comunisti in cuor loro, dicono che la ricetta è “Ancora più Europa”. Grillo se li è giocati con il turpiloquio, loro non dicono mai parolacce, davvero. Sono un poco Aristocats ed io credo che comunque l’ambiente culturale e lavorativo dove vivi per decenni non può non forgiarti.
    Quelli cattolici, appena ti vedono parlano male del Berlu e poi ti chiedono che ne pensi del nuovo Papa, ed ultimamente c’è stato un po’ di movimento in quel campo.
    Hanno avuto per 20 anni il nemico in Berlusconi e farebbero volentieri scambio con la figurina di Grillo, nel ruolo del cattivo. Adesso, notando che sono persone di estrema intelligenza e levatura culturale, ti confesso che talvolta, nel buio della mia stanzetta, penso di essere io a non aver capito un cazzo (io le parolacce le dico). Ma ci pensa signora realtà a farmi capire come stanno le cose, quella stessa realtà che con loro NON condivido.

  • serpiko

    Ciao boss, ciao Duck,
    ancora una volta tu e boss rispondete di fila. Pare vi siate messi d’accordo.

    Nel principio sono d’accordo con te. Nella pratica, rimarrebbero solo macerie.
    Una soluzione tanto radicale richiede una rivoluzione che, per essere produttiva, ha bisogno di un popolo in grado di governarsi.

    Avevo ben compreso le ragioni di boss poco sopra.
    Sono anche le mie. E’ incredibile come la furia dal sangue agli occhi, l’istinto umano meno controllabile, possa trasformarsi in esigenza di donare protezione in così poco tempo. La mano che teneva la spada lanciata all’assalto è oggi quella che terrebbe lo scudo sopra la testa di qualcun altro.

    Io non so quali saranno le mie future liaisons in terra patria. Può darsi un domani sia obbligato a tornarci. Può darsi non ci torni mai più. Per il momento, vi sono sufficienti affetti e relativi interessi a indurmi alla responsabilità di una piena tutela nei loro confronti.

    Nel principio e nello stomaco sono d’accordo con te. Nella pratica e nella testa rimarrebbero solo macerie e questo mi turba, perchè poi bisognerebbe essere capaci di ricostruire. Una rivoluzione è produttiva solo se spontanea e se, a forconi posati, il popolo che l’ha portata avanti sia in grado di autogovernarsi. Di fatto, concordiamo sul fatto che non vi sia un leader politico. Io aggiungo che non v’è nemmeno un popolo e credo che il leader manchi per questo.
    Ergo “needing an help from oversea” significa diventare una colonia. Per questo non c’è bisogno di una rivoluzione. Basta piegare la testa, senza troppo casino.

    Se poi le condizioni culturali varieranno, se piano piano si creeranno dei vuoti istituzionali, tanto vale provare a infilarci dentro un grimaldello d’onestà per accelerare i cambiamenti. Male non farà.

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