Sono un grillino, non sono una persona per bene 84


Chiamatemi grillino, se vi fa piacere. La cosa mi fa ridere per due motivi: sono un ciccione mostruoso e l’idea che uno utilizzi un diminutivo per riferirsi a me è ridicola. Non sono mai stato un cazzo nella mia vita. Perfino quando si è trattato di sparare ho vestito divise diverse, così, come mi girava di fare, senza patria, senza dio, senza onore. Un’unica morale, quello che in quel momento mi sembrava giusto fare, che poteva essere diverso da quello che mi sembrava giusto il giorno prima e l’opposto di quello che mi sarebbe sembrato il giorno dopo. Così, se vi fa sentire più tranquilli mettermi in una casella, se proprio avete bisogno di dispiegare una tassonomia sul creato, se il caos e l’indipendenza di pensiero vi fanno cagare addosso, se proprio devo indossare una maglietta se no non capite per quale squadra gioco, allora chiamatemi grillino, me ne strafotto.


La verità è una sola, però. Io sono tutto quello che volete, ma non sono una persona per bene. A me le mezze misure, il detto e non detto, la politica della concertazione ad ogni costo non sono mai piaciute e, sinceramente, ora mi hanno pure rotto il cazzo. E’ questo abuso di politicamente corretto, l’aspersione di miele alla fabiofazzio e la tendenza a giustificare tutto e tutti che hanno condotto il nostro paese alla necessità di fare un colpo di stato formale, ad attaccare il monolito della partitocrazia con un gruppo di dilettanti allo sbaraglio capitanati da un pagliaccio, come piace sottolineare agli emeriti leccaculo reggimicrofono del Sovrano Ordine dei Giornalisti Italiani.

Bersani vada pure da fabiofazzio a recitare le sue 8 proposte del cazzo che non sanno di niente, che puzzano di muffa dopo due secondi che sono state pronunciate, che preannunciano ore di inutili discussioni sul “conflitto di interessi”, sulla “legalità”, sulla “moralizzazione della politica”, tutti argomentoni con i quali la “società civile” si è masturbata negli ultimi trent’anni senza riuscire a tirare fuori uno straccio di provvedimento che cambiasse una cosa, una cosa sola. Io voglio che da fabiofazzio ci vada uno che quando fabiofazzio inizia a fare il lecchino, quando inizia secernere miele, lo tiri su per il colletto, lo giri con la faccia sul tavolo, gli abbassi i pantaloni e gli faccia sentire la dura legge della realtà.

A questo paese dove tutti sono ansiosi di unirsi all’eletta schiera che si vende la sera per un po’ di milioni serve una presa di responsabilità. Vuoi veramente che le cose vadano diversamente? Se sì, allora decidi e vai fino in fondo. Se hai paura, se ti caghi addosso, allora rimani davanti alla televisione a farti spiegare cosa devi pensare, per cosa ti devi indignare, quanto hai vissuto al di sopra dei tuoi mezzi e dove mettere la crocetta la prossima volta che vai a votare. Si prenderanno la tua vita alla fonte, come fanno con le tasse sul tuo stipendio. Un pezzo di vita al mese, che non vedrai mai, che sarà come tu non avessi mai vissuto, perché non l’hai vissuta per davvero.


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