Sono per l’Agricoltura Biologica. A Qualcuno dà Fastidio?
15 ottobre, 2007 di diabolicomarco
Archiviato in Consumo CriticaMente
L’Italia è in cima ad una classifica europea e per una volta possiamo andarne fieri: siamo il Paese che ha riservato una fetta maggiore di territorio all’agricoltura biologica. Non di poco. Più del doppio rispetto alla media europea. Idealmente sono un sostenitore dell’agricoltura biologica ma essendo precario devo chiedermi: me lo posso permettere? Ma anche essendo italiano mi dico: mi posso fidare?
L’agricoltura biologica si basa su dei principi molto semplici e facilmente condivisibili: “L’agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l’intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.” (da Wikipedia)
Basta leggere con attenzione questa definizione per capire che l’agricoltura biologica non si prefigge (solo) lo scopo di produrre alimenti senza residui di prodotti chimici. L’agricoltura biologica è una scelta ecologica prima che salutistica. Una scelta radicale che non permette distinguo.
Ad esempio, il dibattito aperto sugli OGM. Fanno male alla salute? Fanno male all’ambiente? Non è chiaro. Tuttavia per principio gli organismi geneticamente modificati andrebbero esclusi dall’agricoltura biologica, e di fatto lo sono. Resta il problema della contaminazione accidentale. Questa estate i ministri europei dell’Agricoltura hanno votato un regolamento che innalza la soglia di tolleranza di contaminazione accidentale dallo 0,1% allo 0,9%. Questo nonostante il voto (contrario) espresso dal parlamento europeo qualche tempo prima. In questo modo agricoltura convenzionale ed agricoltura biologica vengono di fatto equiparate. Secondo le norme europee ogni governo ha la possibilità di varare leggi più restrittive, come se poi le merci non avessero libertà assoluta di movimento. Il governo italiano dichiara di voler perseguire questa strada. Per i motivi di cui sopra: economia.
Ci sono campagne per tutti i gusti: contro o a favore. Come semplice consumatore pretendo solo chiarezza. Già che ci sono mi piacerebbe anche capire, ma non sono uno scienziato.
Altra caratteristica principale dei prodotti biologici: l’assenza di pesticidi. I pesticidi contaminano non solo la frutta e gli ortaggi che mangiamo, ma soprattutto il terreno, i corsi d’acqua e le falde. Le alternative ad i pesticidi chimici esistono. Un’agricoltura tradizionale e naturale non significa tornare all’aratro con i buoi. Per questo non sono categorico nei riguardi delle biotecnologie. Non per principio. Dire no agli OGM senza se e senza ma mi sembra troppo miope.
Perché in fondo l’agricoltura biologica non è tutta rose e fiori, nemmeno per noi sostenitori. La prima nota dolente è visibile sul cartellino del prezzo. I prodotti biologici costano almeno il 30% in più dei prodotti convenzionali. Per niente EcoQuadro: è ecologico ma non economico. Mi viene quasi da ridere quando sento parlare di agricoltura sostenibile. Sostenibile per il pianeta sì, ma per le mie tasche un po’ meno. Posso permettermelo solo in abbinamento ad una dieta dimagrante, di cui ho un disperato bisogno. Dovendo diminuire la quantità di cibo circa del 30% ecco che mi troverò a spendere la stessa cifra di prima. Sono fortunato. Voialtri arrangiatevi come potete.

La seconda questione è molto più seria: come faccio a fidarmi? Chi mi dice che quei prodotti che pago di più sono veramente biologici?
Per il consumatore, la garanzia che si trova davanti ad un prodotto proveniente da agricoltura biologica è data dall’etichettatura.
L’etichetta dei prodotti biologici, infatti, deve riportare le seguenti indicazioni:
- il nome dell’organismo di controllo autorizzato, e suo codice, preceduto dalla sigla IT;
- il codice dell’azienda controllata;
- il numero di autorizzazione (sia per i prodotti agricoli freschi che trasformati);
- la dicitura “Organismo di controllo autorizzato con D.M. Mi.R.A.A.F. n.XXX del XX/XX/XX in applicazione del Reg. CEE n.2092/91″.
(fonte Ministero delle Politiche Agricole)
Posso fidarmi degli enti di certificazione? La legge (che c’è) viene rispettata? Qualcuno dirà: i marchi si pagano. Gli enti certificatori possono essere corrotti. Per i consumatori che non si fidano che dei loro occhi l’AIAB organizza delle visite nelle fattorie biologiche.
Perché una cosa è certa, questa è una scelta etica che richiede attenzione. Preferisco una pera ai pesticidi ad una pera biologica argentina. Nei supermercati capita anche questo.
Il consumatore attento queste cose le sa. Perché sono scritte sull’etichetta. Il consumatore attento dell’etichetta si fida. Le etichette sono le nostre Sacre Scritture.
Meglio, molto meglio approvvigionarsi direttamente dal produttore. La filiera corta che abbatte i costi, i consumi, l’inquinamento, gli sprechi, le assurdità. E che al tempo stesso danneggia i troppi intermediari che, molto italicamente, sono pronti ad ergere barricate.
La disinformazione
I media affrontano il problema in maniera approssimativa.
A maggio tutta la frutta era contaminata dai pesticidi. Ad agosto scopro che il biologico è un bluff grazie ad una deludente inchiesta dell’Espresso – che mi fa rimpiangere l’epoca d’oro in cui in copertina mettevano una bella donna con le tette al vento. Il titolo è Bio, che bluff.
L’articolo disponibile online ha un titolo che prelude al qualunquismo e al taglio molto basso del contenuto: “Bio non fa miracoli”. (ma davvero? Pensavo che la frutta biologica potesse curare cancro e AIDS…)
Un’indagine di Altroconsumo (riservata ai soci, ma riassunta qui) viene usata in maniera pretestuosa per alimentare i luoghi comuni intorno all’agricoltura biologica. Il classico articolo “scoperta dell’acqua calda” che fa sensazione ma poca o nulla informazione. Per coloro che si fermano a leggere solo i titoli poi e vera disinformazione.
Ma coloro che non leggono si meritano questo ed altro.
Ci hanno pensato i giornalisti di Greenplanet a demolire egregiamente questo pezzo che ancora mi lascia perplesso.
Dilettantismo o malafede?
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dici che “Padre Bio non fa miracoli” sarebbe stato meglio?
come non fidarsi delle etichette (almeno fin quando non scoppia lo scandalo?)?
l’ispettore indaga nel marcio. E anche nell’acerbo se v’è necessità.
L’agricoltura Biologica, con la B maiuscola sarà tale forse tra cinquantanni.
Nelle Campagne Italiane hanno utilizzato pesticidi negli ultimi 40 anni almeno, e prima che questi terreni “smaltiscano” queste sostanze ne passeranno ancora altrettanti.
Ma biologico, significa il non utilizzo dei pesticidi, ma non dei fitofarmaci , questi fitofarmaci sono anch’esse sostanze chimiche “farmaci” che permettono alla pianta di non ammalarsi ma certamente noi poi ce li troviamo nel piatto della frutta…
Dico questo perchè da anni oramai , non posso più mangiare la maggior parte della frutta e alcune verdure, essendo io fortemente allergico alla aspirina ed ad altre sostanze della stessa famiglia, mi sono informato e ho scoperto che nei fitofarmaci la sostanza regina è proprio un derivato della comune aspirina.
Detto Questo, ciò che è nominato come biologico, in fondo biologico non è , rassegnamoci all’evidenza….ci pigliano per il culo.
@mauro
Se mai si inizia mai si arriva. Se continuiamo a produrre e ad utilizzare pesticidi lo smaltimento sarà impossibile.
Non mi faccio illusioni. Non credo che le mele biologiche siano raccolte nel giardino dell’Eden.
Proprio per questo evidenziavo come la scelta di una agricoltura biologica fosse principalmente “da ecologista” e non tanto per questioni di salute.
Fermo restando il fatto che, per quanto contaminata, la frutta biologica lo sia sicuramente meno di quella convenzionale.
Una contaminazione da prodotti derivati dall’aspirina mi sembra poca cosa. Non certo per le persone allergiche come te, ovvio.
Biologico non significa “puro”. Con la tua ultima affermazione mi scadi un po’ nella logica “Bio non fa miracoli”.
Chi vuole far passare questa idea sbaglia (nel bene e nel male).