Solstizio


Questo è l’ultimo Natale della mia vita.
Non è un discorso personale o religioso. Per me, da quel punto di vista, il 25 dicembre non ha mai avuto alcun significato, ma per lungo tempo è stato il giorno in cui le implacabili leggi dell’universo si piegavano all’energia potente dell’innocenza e arrivava Babbo Natale.

Non è mai stata una questione di regali. Non credo di aver mai desiderato veramente nulla. Sono troppo arido di cuore per covare un anelito sia pure di semplice possesso materiale. Quello che mi emozionava era la magica essenza della mia fantasia infantile che solo il 25 dicembre di ogni anno si concretizzava materialmente in qualcosa di tangibile uscendo dalla mia testa e diventando qualcosa di condivisibile con gli altri.

Ancora oggi, dopo aver visto quello che ho visto e aver fatto quello che ho fatto, se qualcuno mi chiedesse quale è stata l’emozione più forte della mia vita io risponderei raccontando di quella notte di Natale nella quale mi sono svegliato di soprassalto e ho visto un’ombra aggirarsi nella mia stanza. Ricordo che chiusi immediatamente gli occhi per paura che, mettendo in contatto il mondo della realtà con quello della magia, potesse scatenarsi una terribile reazione. Mi addormentai aspettando che venisse il mattino senza più mettere la testa fuori dalle lenzuola.

Poi sono cresciuto e ho dimenticato. Per anni ho vissuto questo giorno da macchina quale sono. Poi, inaspettatamente, Babbo Natale è tornato per mia figlia. E’ durato qualche anno ed è stato bello, ma questa è indubbiamente l’ultima volta che ci verrà a trovare. Già troppe volte mi è stato chiesto come faccia ad entrare in casa senza far suonare l’allarme, per quale motivo le telecamere non lo riprendano, come faccia a visitare tutti i bambini del mondo in un’unica notte e dove passi dove non esistono camini. Anche per mia figlia, dolorosamente, è iniziato il percorso nell’ombra.

E così, di quest’ultimo Natale mi rimane un cappello di paglia troppo stretto, la certezza di aver dato l’ultimo bacio (non ricordo quando, ma sicuramente non era a Mantova) e quella di essermi lasciato per sempre alle spalle la speranza che ci sia qualcosa oltre quello che riesco a vedere, misurare e distruggere.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.