Sollecito di Pagamento
29 febbraio, 2008 di cruman
Archiviato in Cronache Italiane, Storia e Memoria, Veri Uomini
Raffaele Sollecito è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Per il momento l’unica cosa accertata a suo carico è il fatto che fumasse erba come un altoforno di Bagnoli, acquistata con la cartina di credito di papà (l’erba non Bagnoli). Frattanto Mamma Maria Franzoni, riconosciuta colpevole di aver ucciso suo figlio in una di quelle mattine un po’ così, in cui ti svegli che già ti girano, è a casa ad allevare bambini di riserva che si svegliano all’alba e quatti quatti si defilano come giovani amanti e si allungano solinghi fino a scuola, tra le rassicuranti cure di qualche maestro fisicamente affettuoso. L’Italia della giustizia un tanto al chilo è un teatro dell’assurdo. Colpa dei giudici? Probabilmente no. Dei media? Po’ esse. Degli avvocati? Mppfffffhhh.
Sicuramente gli italiani hanno la memoria corta se non si tratta di far riemergere un rigore non dato per intervento scortese su Frustalupi lanciato a rete come un tonno. E mentre impalerebbero un arbitro al pennone più alto della telecom, ostentano indulgenza per terroristi e affini. Nelle università si rimbalza l’alemanno pontefice perché non rispetta la scienza e si concedono pulpiti e palpiti ad assassini e sovversivi, perché non rispettare la scienza è oscurantista, non rispettare la vita fa molto guerriero.
Passa silente, di contro, lo sdegno di Benedetta Tobagi, figlia di Walter, giornalista del Corriere della Sera, assassinato da un commando di 4 brigatisti armati che, in un eroico agguato, riescono ad avere la meglio su un uomo solo, munito di lettera 22. E non erano figli di quattro turnisti della Breda, ma della borghesia bene di Milano. Il più samurai bene dei quattro riesce persino a sparargli un colpo di grazia mentre il giornalista è a terra ormai esangue. E sangue ce n’era molto.
Benedetta viene a sapere che in un teatro di Roma va in scena un’opera di Erri de Luca: “Chisciotte e gli invincibili” sul tema emozionale dei combattenti irriducibili, degli idealisti, degli ultimi samurai insomma. Viene anche a sapere che, invitato alla prima, è Vittorio Antonini, già capo della colonna romana delle BR, condannato per il sequestro Dozier nel 1985 e già a spasso per la capitale oltre che assunto dal vagamente attuale governo come consulente. Benedetta Tobagi chiama la direzione del teatro e chiede se è vero che l’ex brigatista, mai pentito, rappresenterà questo ideale di guerriero alla faccia delle vittime indifese e dei loro cari. “Speriamo proprio di sì” è la risposta che riceve.

Uno che invece non è abbastanza sexy per teatri e tv è Cristoforo Piancone. Ex brigatista condannato all’ergastolo per aver dimostrato sprezzo del pericolo sparando alle spalle e finendo con un colpo alla nuca il maresciallo Rosario Berardi. Questo portatore di Cristo (Cristoforo), fedele alla linea, è stato recentemente arrestato, per una rapina in banca, durante la quale ha tentato di sparare ai carabinieri (certe attitudini hanno caratteristiche endemiche, ma a volte si inceppano). Era in semilibertà.

Ma gli eroi non hanno colore. Saltando dall’altra parte dell’estremismo sovversivo, patologia oggi curata con il viagra, ne troviamo di altrettanto coraggiosi e quindi perdonabili. Pierluigi Concutelli è stato condannato a tre ergastoli per una serie di omicidi, alcuni dei quali commessi così, come se uno vi tagliasse la strada e voi optaste per la gola. Nel 1976, insieme ad altri eroi di ordine nuovo, aspetta sotto casa un uomo di stato, un uomo di valori: il giudice Occorsio. Lo aspettano armati di mitra e lo massacrano, nonostante Occorsio avesse dalla sua un altissimo senso del dovere e la pietà di risparmiare ad una possibile scorta, di finire sotto i colpi di coraggiosi pensatori con ideali calibro nove. Concutelli finisce in carcere ma quando uno è eroe dentro non può fare a meno di gesti moralmente spettacolari. Così nel 1985 decide che è cosa degna, strangolare a mani nude due suoi “colleghi” (Buzzi e Palladino) accusati di essere delatori. Questo figlio degli ideali, a cui non ha mai rinunciato, è anch’egli, a spasso. Ma non a spasso in qualche eremo lontano da noi vili, no. Partecipa a trasmissioni televisive, pubblica libri ed è invitato a presentazioni culturali, durante le quali dice la sua sugli anni di piombo

Il mio punto di vista di non idealista è che la sua l’abbia già detta sparando alle spalle di uomini disarmati. Ora secondo me dovrebbe tacere finché anche le controparti potranno ribattere ai suoi argomenti e siccome si trovano tutte in ambasce a causa di un’intossicazione da piombo nota come saturnismo, dovrebbe tacere per un bel pezzo.
Io spero che chi concede spazio a questi eroi non si renda conto delle conseguenze. Spero non pensi alla totale mancanza di rispetto per i morti e per chi sopravvive senza. Mi auguro non sappia che questi personaggi, che mai hanno abiurato le loro fedi, sono tuttora dei pericoli effettivi. Perché la guerra al terrorismo non è finita, perché muoiono i Biagi e i D’antona, perché l’estrema destra è attiva e si ispira ai suoi simboli degli anni della follia, simboli che stanno innalzando per poter avere lo stesso effetto sull’audience. Le conseguenze di tutto questo a qualcuno dovranno essere imputate, qualcuno dovrà pagare gli esorbitanti debiti umani lasciati dopo aver goduto e approfittato. Ma responsabilità e imputati sono termini scivolati via dai nostri vocabolari.
Io posso anche essere felicetto che D’Elia, dopo aver contribuito, sia pur solo moralmente all’emissione ed all’esecuzione di condanne a morte, firmi la moratoria contro la pena capitale dalla sua bella sedia fornitagli sempre dal diversamente attuale governo. Non oso nemmeno chiedere di paragonare il tempo dedicato alle vittime innocenti con quello dedicato ai legamenti di Ronaldo, ma qualcuno dovrebbe capire che se vogliamo mantenere un minimo di contraddittorio non si può far parlare personaggi i cui detrattori presentano evidenti segni di decomposizione.
E la colpa è di tutti. I politici che vanno a braccetto con i terroristi e scrivono emendamenti in loro favore come se piovesse e solo 5 dico 5 per le loro vittime. Dei giudici che aprono celle di assassini mai pentiti con tanti ergastoli da preoccupare un highlander. Dei giornalisti che riabilitano come un Cristo Pantocratore. Degli editori di libri, tv e teatro che danno un valore al rispetto, ma in euro.
Tutto questo è importante, ma magari ne riparliamo dopo le 800 mila moviole della frattura del calciatore brasiliano, perché il ribrezzo vende e vende meglio se esposto.
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Eh.
Che gran pezzo.
E quanta desolazione, nella memoria che svanisce per fare posto alla convenienza e allo show.
Non so perchè, ma mi si è creata un’associazione mentale con Riina Junior, che esce di galera tirato all’ultima moda e tronfio come un tronista.
maglioncino rosa, monclaire bianco senza maniche, pettinatura alla decorrenza dei termini e passeggiata in centro. viva la libertà!
Concordo con settantasette, confesso che, pur condividendo il pensiero circa il calcio i carnefici e lo spettacolo, conoscevo due o tre fatti di quelli che hai ricordato. Non ci sono scusanti, allargherei le colpe a questa umanità che in genere tento di giustificare ma alla fine di questo articolo non me la sento più. Perché noi siamo anche i nostri fratelli microfonati, siamo noi a mandarli in giro dove vogliamo invece che dove serve. E così facciamo con tutto. E’ un pensiero che veramente mi rattrista molto ma mi sento di ringraziarti per averlo portato così bene in superficie.
grazie a te per il tuo commento. mi spiace avere un effetto sfiduciante, il mio scopo in realtà è “mobilitante” nel senso delle coscienze.
Il problema è capire se c’è ancora qualcosa da “mobilitare”. Gli italiani hanno dimostrato in più occasioni di avere la memoria, ed i politici hanno dimostrato in più occasioni di infischiarsene della giustizia. Un pezzo molto amaro, proprio perché terribilmente aderente alla realtà.
Purtroppo sono d’accordo con Doxa. Temo ci sia ben poco da mobilitare.
Basterebbe poco. Se in una trasmissione vedi un ex brigatista (o qualsiasi altro nobil’uomo del genere) basta cambiare canale; se capita in un teatro, basta alzarsi ed andarsene, se pubblicano un libro basta non comprarlo. Se la cosa fosse massiccia, i finanziatori non ci proverebbero la seconda volta.
Invece no. Tutti li a guardare a leggere ad ascoltare, come se fossero dei messia.
Cos’è che vuole la Santanchè? L’Italia gli italiani?
Ma datela agli stranieri, che forse così si salva.
(scusate la propaganda, ma era strumentale)
E’ stato l’alemanno pontefice a rimbalzarsi e piagnucolare.
Sono stufo di sentire questa storia.
eh sì, quello era un po’ il fulcro dell’articolo. Grazie per la pertinente precisazione.