Sognavo l’Europa 46


Sognavo l’Europa

Era il 1992, facevo le scuole superiori e sognavo l’Europa. Seguii con entusiasmo i passi che portarono alla ratifica del trattato di Maastricht, un trattato che ritenevo incompleto ma fondamentale perché, secondo la mia visione, sarebbe stato il primo mattone verso la nascita di uno Stato sovranazionale, forte, coeso e unito.
Sognavo di viaggiare, imparare le lingue e avere amici tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi. Avrei lavorato per un po’ in questi paesi, ma poi sarei tornato a casa mia, nella mia terra, avrei fondato la mia innovativa azienda informatica e avrei cercato di rendere la mia città un posto migliore in cui vivere.

Sognavo l’Europa mentre l’Italia politica era travolta dallo scandalo di mani pulite. La gente per le strade protestava e tirava monetine ai politici, ladri e corrotti. Credevo che quello che stavo vivendo fosse un momento storico straordinario, unico e irripetibile. Qualche anno prima era caduto il muro di Berlino e poi era crollata anche l’U.R.S.S. Sognavo l’Europa anche quando bisognava votare per il referendum che avrebbe abrogato la legge elettorale proporzionale, che da anni consentiva ai soliti politici corrotti di mantenere il potere, impedendo al paese di crescere e svilupparsi. Arringavo i miei compagni di classe, chiamati come me al primo voto, affinché votassero a favore del maggioritario e contro il finanziamento pubblico ai partiti. Sono passati vent’anni da allora, sembra ieri.
Loro non erano particolarmente interessati all’argomento, mi ricordo che uno di loro per prendermi in giro mi disse: “sembri Leoluca Orlando”. Sì, il Leoluca Orlando che l’anno dopo, il 1993, sarebbe stato eletto sindaco di Palermo. Nel frattempo Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica, sceglieva due “tecnici”, prima Amato e poi Ciampi come Presidenti del Consiglio, perché il Parlamento (la cui Camera dei Deputati era presieduta da Napolitano) e i partiti che siedevano in quel Parlamento, erano ormai stati esautorati dagli scandali giudiziari
I Governi tecnici “Amato” e “Ciampi” salassarono i cittadini con tasse e gabelle, il cui scopo dichiarato era quello di risanare il debito pubblico e far entrare l’Italia nell’Europa, il grande stato sovrannazionale che sognavo. E io, che soldi non avevo, pensavo che valeva la pena, se il premio era entrare nel grande sogno. Il grande sogno che avrebbe cambiato l’Italia. Perché l’Italia stava cambiando: i vecchi partiti stavano scomparendo, assieme ai loro grigi dirigenti. Gli italiani, nei referendum, avevano abbattuto la legge proporzionale che consentiva ai partiti di decidere chi far sedere in Parlamento e il finanziamento pubblico ai partiti era stato abrogato per referendum. Pannella e il Partito Radicale andavano in piazza per restituire ai cittadini i soldi che ricevevano dai finanziamenti pubblici.

Io dicevo ai miei compagni che l’Italia non poteva entrare in Europa senza rinnovarsi e cambiare, perché altrimenti saremmo stati l’ultima ruota del carro, saremmo finiti schiacciati da economie più forti e sane, finendo per diventare la terronia della Germania. Dicevo che quel cambiamento era figlio dell’Europa, non soltanto merito nostro.

L’Europa per me era un sogno bellissimo. Da una parte l’U.R.S.S., regime totalitario che priva le persone della loro libertà, dall’altra gli Stati Uniti, paese ricchissimo ma incapace di tutelare i più deboli, una dittatura del consumismo. In mezzo l’Europa e la sua socialdemocrazia: perfetta sintesi tra lo sfrenato liberismo americano e la dittatura statale del Comunismo. Noi, Europa, faro della civiltà, avremmo insegnato la via giusta, quella che sa correlare una corretta dose di libero mercato con le necessarie tutele per i più deboli. Perché a volte deboli si nasce, raramente lo si diventa.

Sono passati vent’anni da allora. Leoluca Orlando l’anno scorso è stato eletto sindaco di Palermo, per la terza volta. La sua vittoria è stata salutata come una novità. Gli scandali hanno travolto la politica, di nuovo. Ieri un po’ di parlamentari, tutti eletti con sistema proporzionale e liste bloccate, hanno beccato qualche monetina in testa. I loro partiti sopravvivono grazie ai milioni di rimborsi elettorali pagati dallo Stato. Napolitano è stato eletto per la seconda volta Presidente della Repubblica, un po’ come successe con Scalfaro, i partiti ormai in crisi si sono nascosti dietro la sua figura istituzionale. Amato potrebbe diventare il prossimo Presidente del Consiglio. Serviranno sacrifici per restare nell’Europa, dicono. Ma io l’Europa non la sogno più, perché quella comunità di Stati che tanto agognavo, invece di rendere questo paese migliore, ha forse contribuito a renderlo peggiore. Quanto a me, sono stanco, mi sembra di vivere in un incubo fatto di specchi che ripetono all’infinito sempre le stesse immagini, fino a distorcerle a trasformarle in mostri che mi dilaniano l’anima. Per cui ho deciso di chiudere gli occhi, distogliere lo sguardo e smettere di sognare.


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46 commenti su “Sognavo l’Europa

  • ilBuonPeppe

    L’abbiamo sognata tutti.
    Oggi sappiamo che era solo un sogno e che mentre noi dormivamo i nostri politici ci hanno tradito facendo gli interessi di qualcun altro in cambio di un piatto di lenticchie.
    Eppure c’è ancora chi sostiene questa banda di traditori…

  • fma

    Io dicevo ai miei compagni che l’Italia non poteva entrare in Europa senza rinnovarsi e cambiare, perché altrimenti saremmo stati l’ultima ruota del carro, saremmo finiti schiacciati da economie più forti e sane, finendo per diventare la terronia della Germania.

    E’ esattamente quel che è capitato e sta capitando. Non possiamo pretendere che siano gli altri a risolvere i nostri problemi. Dobbiamo provare a pulirci il culetto da soli.

    Ma io l’Europa non la sogno più, perché quella comunità di Stati che tanto agognavo, invece di rendere questo paese migliore, ha forse contribuito a renderlo peggiore.

    Che facciamo? Gli Stati Confederati dell’Europa del Sud? Andiamo da soli? Oppure cerchiamo di crescere?
    Diceva Gesualdo Bufalino: Il sonno è di destra, il sogno è di sinistra… ma si può anche votare per una lucida insonnia.

    • Doxaliber

      Io penso che il problema dell’Europa non sia solo nostro. C’è un grosso, enorme, problema di visione politica. L’Europa non ce l’ha. C’è solo una difesa strenua e un po’ ottusa della moneta, a discapito di tutto il resto. Anche le politiche economiche sono del tutto assenti. Penso che un’Europa così non abbia senso di esistere e anche se, a differenza di chi crede il contrario, sono convinto che uscendo ci faremo male, molto male, forse nel lunghissimo periodo è la scelta migliore. Il senso dovrebbe essere: o l’Europa, oltre alla moneta unica, decide di arrivare a un’unità politica, economica, fiscale e sociale, oppure è meglio scendere dalla nave. Tanto sta già affondando e noi ci troviamo negli scompartimenti in basso, quelli che saranno allagati per primi.

      Quanto a muovere il culo, te l’ho scritto FMA, ho smesso di sognare e di perorare cause. L’Italia non si è mossa per vent’anni e continuerà a non muoversi. Non ha le intelligenze, la visione, l’unità di intenti per farlo. La rielezione di Napolitano è lì a testimoniarlo.

      • fma

        Sono d’accordo su quel che dici circa ciò che l’Europa dovrebbe essere e non è.
        Ma sono anche convinto che se riuscissimo a farla, l’Europa, vivremmo meglio rispetto ad ora e rispetto all’ipotesi in cui ognuno facesse per sè e Dio per tutti.
        Un progetto politico che punta alla costruzione dell’Europa mi pare avere ancora potenzialità maggiori rispetto a quello che punta alla sua dissoluzione.
        Imparare a pulirsi il culo, infine, serve sempre: sia che si voglia stare nell’Europa, sia che si voglia uscirne. Se non abbiamo le intelligenze, la visione, l’unità d’intenti, non andremo comunque da nessuna parte, né dentro né fuori l’Europa.

        • Doxaliber

          Un progetto politico che punta alla costruzione dell’Europa mi pare avere ancora potenzialità maggiori rispetto a quello che punta alla sua dissoluzione.

          Sono d’accordo con te. Ma non vedo nessuna forza politica disposto a fare quest’Europa. Non solo in Italia, ma anche all’estero Dove sono? Si nascondono, oppure non esistono proprio? Perché a forze euroscettiche e nazionaliste si oppongono solo sterili difensori dello status quo, un po’ come in Italia.

          non andremo comunque da nessuna parte, né dentro né fuori l’Europa.

          Ecco, appunto. Che poi è il riassunto del mio post. Ci vorrebbe un miracolo, ma la mia propensione all’ateismo mi spinge a diffidare degli interventi divini.

          • fma

            Secondo me la storia non finisce oggi, e neppure domani. E lo dico, anch’io, da ateo. 😉

          • Doxaliber

            Indubbio che la società sia in continua mutazione. Può mutare anche in peggio però. Io mi limito a un orizzonte temporale limitato al decennio, un po’ più dei piani quinquennali dell’URRS insomma 🙂

  • Mumon

    Alla fine di ogni tunnel c’è la luce. Alla fine di ogni bella dormita c’è il risveglio e questo è anche peggiore quando ti accorgi che è lunedì e che non ci sono soldi per pagare le bollette. Se devi lavorare anche di notte per campare, il tempo per sognare non puoi averlo.

    Bel post. Totalmente d’accordo.

  • Antonello Puggioni

    Stesso stato d’animo.
    Una piccola correzione al commento del BuonPeppe: certo che si sono venduti, ma il piatto di lenticchie (scaduto) è l’unica cosa che ci hanno lasciato. E non so per quanto ancora…

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