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Società Miste di Stampo Mafioso

21 novembre, 2008 - 10:30 di  
Archiviato in Cazzotti, Democrazia e Diritti, Informazione




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Il mezzo che deve utilizzarsi per qualificare come mafiosa una associazione è la forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di soggezione e di omertà che ne deriva.

Gli obiettivi sono:

  • il compimento di delitti;
  • acquisire il controllo o la gestione di
    o attività economiche
    o concessioni
    o autorizzazioni
    o appalti o altri servizi pubblici;
  • procurare profitto o vantaggio a se o a altri;
  • limitare il libero esercizio del diritto di voto;
  • procurare a se o ad altri voti durante le consultazioni elettorali;

Fonte: Wikipedia




La Legge 142 del 1990, nonché le numerosissime modifiche ed integrazioni apportate dai Governi di centrosinistra e di centrodestra nel corso degli ultimi 20 anni, hanno introdotto nel sistema giuridico italiano la figura delle società miste.
Le società miste sono un particolare tipo di società composte da capitale pubblico misto a capitale privato: se la maggioranza del capitale è pubblico si parla di “società miste a prevalente capitale pubblico”, viceversa, se a detenere la maggioranza azionaria sono imprenditori privati allora si parla di “società miste con capitale pubblico minoritario”.

Mafia, gli intoccabili

Con la Legge del 1990 lo Stato iniziava un percorso di devoluzione di poteri verso gli enti locali, poi completato con la Legge Costituzionale n.3 del 2001, introducendo inoltre la possibilità di concedere ai privati (seppur inizialmente solo in quota minoritaria) l’erogazione di beni e servizi che prima erano di esclusiva competenza pubblica.

Devoluzione, Federalismo, privatizzazione dei servizi pubblici sono temi ampiamente discussi nel circo della politica e del giornalismo italiano. I sostenitori della devoluzione e del federalismo fiscale affermano che la cessione di poteri e capacità fiscale da organi centrali verso organi locali, per definizione più vicini al popolo, apporterebbe enormi benefici economici all’intero sistema. La Legge 142 del 1990 (e successive modifiche) e la Legge Costituzionale n.3 del 2001 hanno sostanzialmente devoluto agli enti locali un’enorme quantità di poteri; giudicando l’applicazione di tali leggi nelle realtà locali e soprattutto valutando i risultati ottenuti possiamo estrapolare un primo quadro d’insieme sull’efficacia socio/economica della devoluzione e del federalismo.

Spero non abbiate bisogno di leggere certi libri per sapere che la gestione politica degli enti locali ha raggiunto in tutta Italia – nessuno si senta escluso – livelli di corruzione che sono aumentati di pari passo con l’accresciuto potere degli amministratori locali. Una volta la corruzione a livello locale era incentrata soprattutto sugli appalti pubblici e sulle concessioni edilizie, non a caso lo scandalo di mani pulite scoppiò in seguito ad una bustarella su un appalto mentre la corruzione nelle concessioni edilizie ha prodotto piani regolatori sballati e l’abusivismo edilizio di cui ancora oggi possiamo godere i danni.

Punta Perotti

Ma è la Legge 142 del 1990 che, seppur con effetti ritardati rispetto alla sua emanazione, ha prodotto una vera e propria escalation del sistema corruttivo e clientelare delle amministrazioni locali, sistema che oggi non ha niente da invidiare ai meccanismi corruttivi ideati dai partiti della prima repubblica ed anzi è sicuramente superiore al passato sotto ogni punto di vista, tanto da risultare inattaccabile anche sotto il profilo legale. Il trucco è semplice, il controllo dei voti avviene attraverso il controllo delle persone, il controllo delle persone si ottiene con la gestione “privatistica” del bene pubblico, ormai ridotto a pura merce di scambio. L’uovo di colombo sono appunto le società miste, in particolar modo le società miste a “prevalente capitale pubblico”.

Funziona così: l’Ente preposto crea una società in cui il 51% del capitale è pubblico ed il restante 49% è privato; il socio privato viene scelto con criteri soggettivi di apprezzamento, senza gare pubbiche e senza appalti. La materia, come detto, ha subito numerosi interventi legislativi, sia attraverso nuove leggi sia attraverso varie sentenze passate in giudicato, si veda per informazioni aggiuntive qui e qui, tenendo bene a mente ciò che diceva Tacito già 2000 anni fa: “Corruptissima re publica plurimae leges”.

I nostri Enti Locali si sono davvero dati da fare nella creazione di società miste e nella stipula di improbabili convenzioni con società private; potete stare certi che anche la regione/provincia/comune in cui vi fregiate di abitare ha sicuramente delegato ad alcune società miste la gestione di vari settori dell’amministrazione pubblica: la gestione dei cimiteri, la gestione del verde pubblico, la gestione dei trasporti pubblici e dei parcheggi a pagamento, la gestione della spazzatura, dei restauri dei palazzi, delle tasse, della contabilità, della verifica degli impianti termici. Ogni Ente Locale si è sbizzarrito nella creazione di nuove interessanti attività d’impresa, se seguite la politica locale della vostra regione siete sicuramente a conoscenza delle magagne adottate dai vostri amministratori.

Al Capone Chicago

A capo di queste società miste e nei consigli di amministrazione vi sono quasi sempre ex politici trombati, ma la longa mano della politica non si ferma certo ai vertici.

Si suole dire, non a torto, che il pesce puzza dalla testa alla coda. Ed infatti l’affare in questo caso non è certo legato ai 4-5 posti di vertice quanto piuttosto alle centinaia di posti assegnabili, all’interno degli organici di queste società, tra colletti bianchi e bassa manovalanza. Il vero uovo di colombo delle società miste è che non essendo vere e proprie aziende pubbliche non devono sottostare alle regole cui devono sottostare le aziende pubbliche. Così, ad esempio, l’assunzione dei dipendenti non avviene per concorso ma per chiamata diretta e/o selezione privata. Eureka! Una volta per raccomandare un tizio era necessario corrompere una commissione d’esame, pagare un po’ di soldi e rischiare molto, spesso senza ottenere i risultati voluti. Ora basta semplicemente segnalare il nome del proprio protetto alla società mista che, senza colpo ferire, lo assumerà, meglio se con un contratto a tempo determinato perché questi ragazzotti spesso, dopo aver ottenuto il posto sicuro, voltano le spalle al loro “sponsor” e smettono di impegnarsi per “il bene comune”.

I ragazzotti ovviamente sono persone in qualche modo legate al politico o al partito (magari tesserati o persone che hanno fatto “campagna elettorale”), oppure “amici degli amici”, come si suole dire in certi “ambienti”; ma non mancano anche ex detenuti e galeotti di vario genere, tanto per gradire. A completare il quadro corruttivo si è aggiunta la facoltà data agli Enti Locali di affidare a soggetti esterni incarichi di consulenza e di assumere, con contratti a progetto o a partita iva, personale da impiegare nell’amministrazione, spesso per compiti che sarebbero tranquillamente eseguibili dal personale regolarmente assunto. Anche in questo caso se i “raccomandati” dimostreranno silente fedeltà per qualche anno allora l’amministratore pubblicherà un concorso ad hoc, magari per soli titoli, così da sistemare il fedele rampollo. Chi ha prestato “meritoria opera in un ente locale” ha infatti molti punti di vantaggio su chi invece in un Ente Locale non ha mai lavorato, quindi i concorsi per soli titoli offrono ottime garanzie d’assunzione ai fedeli servitori dei mammasantissima. Semplice no?

Assunzioni senza concorso, conferimenti di incarichi esterni senza procedure di selezione ad evidenza pubblica, appalti senza gare d’appalto, inutile dirvi che tutto questo porta maree di voti e consenso; i dipendenti in fondo hanno famiglie, spesso numerose, e di certo non tradirebbero mai coloro che danno alla “famigghia” il pane per mangiare. Tutti sanno che le cose stanno così, non solo quelli che nel sistema ci sguazzano (e sono tanti, davvero tanti), ma anche tutti gli altri, che stanno zitti: per convenienza, per non avere guai, perché tanto non si può fare niente. Mafiosi da una parte, omertosi dall’altra.

mafia

Ecco perché quando si dice che la politica è collusa con la mafia si compie un clamoroso errore di valutazione, la politica italiana non è collusa con la mafia, in realtà è essa stessa un’evolutissima associazione a delinquere di stampo mafioso perché usa la forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di soggezione e di omertà che ne deriva e lo fa per:

  • acquisire il controllo o la gestione di
    o attività economiche
    o concessioni
    o autorizzazioni
    o appalti o altri servizi pubblici;
  • procurare profitto o vantaggio a se o a altri;
  • limitare il libero esercizio del diritto di voto;
  • procurare a se o ad altri voti durante le consultazioni elettorali;

Ora, se la mie conclusioni sono condivisibili, quella che potremmo definire “la Cupola” del sistema, ha deciso che le “cosche” ed i “picciotti” hanno diritto di gestire da soli “la torta”; non è dato sapere quali saranno i vantaggi per il cittadino che già subisce il “racket delle estorsioni” (controlli caldaie, multe a go-go, controlli a tappeto alle attività commerciali non “associate”, favori agli “amici”), ma posso immaginare quali saranno i vantaggi per gli affiliati.

Spesso, quando vedo servizi su giornali e televisione in merito ad alcuni territori ad alta densità mafiosa, mi chiedo come facciano i cittadini onesti a vivere in posti del genere ed a sopportare tutto quello schifo, poi ci penso meglio e mi rendo conto che anch’io vivo in un territorio adl altissima densità mafiosa e ci vivo malissimo perché i delinquenti bastardi che rendono la mia vita difficile mi passano di fianco ogni giorno e ridono di me e di tutti coloro che hanno creduto nei valori del vivere secondo una precisa etica morale.

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Comments

7 Risposte a “Società Miste di Stampo Mafioso”
  1. settantasette scrive:

    delinquenti bastardi

    Ecco.
    Chiamare le cose con il loro nome.
    Esattamente come chiamare chi evade le tasse “ladro schifoso”.
    E farlo ad alta voce.
    Non risolverebbe le cose, ma aiuterebbe.

  2. luigibio scrive:

    le società miste sono un latrocinio doppio, anche perchè appunto, il capitale è pubblico, su quello privato ho sempre i miei dubbi che venga realmente messo a disposizione, pertanto, stanno gestendo soldi che sono nostri per fare i caXXi loro.

  3. ilBuonPeppe scrive:

    Bravo Doxa, il dito nella piaga.

  4. Fully scrive:

    Sì, Doxa.

    Come si fa a non concordare?
    Nella riflessione sul “perché?” manca – a mio avviso – un argomento. La devoluzione a società miste è ben tollerata dalla pubblica opinione non solo perché un buon numero di quelli che costituiscono la pubblica opinione ci sguazzano bene (come giustamente fai rilevare), ma anche per il livello talora indecente del servizio che dovrebbe essere fornito dai soggetti totalmente pubblici.
    Voglio dire che se i nostri servizi pubblici funzionassero meglio, non ci sarebbe stato il presupposto “politico” per inventarsi marchingegni simili.
    Non mi stupirebbe se tra qualche anno si costituisse una società a capitale misto per gestire – chessò – il servizio giudiziario.

    • Doxaliber scrive:

      Secondo me è tollerata soltanto perché molti ci sguazzano dentro. Non so dove abiti tu ma dove abito io da quando ci sono le società miste il servizio è peggiorato, i costi invece sono probabilmente decuplicati. Per cui se il servizio fa comunque schifo per quale motivo la gente dovrebbe tollerare la privatizzazione e tutti i danni collaterali che essa comporta?

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