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Siamo Veramente Migliori dei Rosarnesi?

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Stamattina ha fatto una certa impressione leggere l’articolo di Giuseppe Salvaggiulo su “La Stampa” on line a questo link.

“Riconsegnata ai bianchi, Rosarno è una città dissociata. Per il primo giorno dopo vent’anni, neanche un nero si vede per le strade.”

E’, infatti, la prima volta che vedo “ufficializzato” un contrasto sociale in termini razziali così espliciti. Mi viene da pensare che sia facile rimanere indignati da quanto accaduto a Rosarno come è facile essere favorevoli alla costruzione delle centrali nucleari. Più difficile dare giudizi quando si vive di fronte ad un accampamento clandestino o a un paio di chilometri dal cantiere di una nuova centrale nucleare.

Attenzione, per chi non avesse preso ancora il caffè: l'immagine è satirica

L’immigrazione, clandestina o regolare, si dirige verso i luoghi che offrono maggiore opportunità di lavoro e questo tanto più è vero quando si parla di lavoro onesto perché, per rubare, spacciare o sfruttare prostitute, ogni posto è buono. L’immigrato è “una risorsa” per l’Italia perché è disponibile a lavorare a condizioni peggiori sia in termini economici che ambientali. Sono veramente pochi i lavori che “gli italiani non vogliono fare più”, esistono solo lavori malpagati, faticosi e pericolosi.
In questo senso, l’immigrazione non è una “risorsa per l’Italia”, ma una risorsa per chi beneficia direttamente delle prestazioni a basso costo di persone tanto disperate da essere disposte a passare dodici ore in un campo per dieci, venti euro.

Fra quelli che hanno scatenato il pogrom di Rosarno non ci sono sicuramente coloro che hanno visto dilatare smisuratamente i loro profitti grazie allo sfruttamento di uomini disposti a vivere come animali pur di mettere insieme il proprio sostentamento. Ci sono invece quelli che hanno visto invadere il proprio territorio dai neri, quelli che vivono nelle vicinanze di insediamenti degradati e maleodoranti, quelli che si sentono minacciati dall’aspetto minaccioso di chi è abbruttito dalle privazioni e dalla fatica.

Immagine anteprima YouTube

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Purtroppo, la situazione non può cambiare. Quello che sogna qualcuno, l’immigrato ideale,l’automa incolore ed inodore che lavora tutto il giorno, si contenta di un piatto di minestra e poi scompare la sera senza accamparsi  e senza defecare per terra, non esiste. Per contentarsi di dieci/venti euro al giorno e avere qualcosa da mandare a casa, un immigrato deve vivere come vive. Sinceramente, al di là di ogni ipocrisia di facciata, ammettiamolo con con stessi, almeno. Quanti di quelli che leggono queste righe sarebbero veramente felici se il cortile di casa si trasformasse in una specie accampamento al solo scopo di arricchire il vicino?

Non è pensabile e non è nemmeno giusto che la collettività si faccia carico della sistemazione e sussistenza di “risorse umane” sottopagate. Il compito dello stato dovrebbe essere, prima di tutto, quello di garantire che nessun uomo viva come schiavo in Italia e, solo dopo, di favorire politiche di integrazione e assistenza.
Negli Stati Uniti, chi si serve di immigrati clandestini è perseguito severamente dalla legge. Personalmente, non ricordo alcuna condanna per imprenditori italiani accusati di aver sfruttato manodopera clandestina.

La questione rimane irrisolta. L’immigrazione ha reso disponibili una serie di vere risorse che, parzialmente, sono pervenute un po’ a tutti. Basti pensare alle badanti, alle collaboratrici domestiche, agli operai ed ai tanti artigiani stranieri che oggi lavorano in Italia, ma a questa immigrazione “sana” e già parzialmente integrata si è associata quella criminale e schiavista le cui proporzioni sono, purtroppo, ben maggiori. E’ questa che andrebbe ferocemente combattuta perché dalla paura di chi si sente assediato al razzismo il passo è breve e, quasi ovunque, è stato già fatto.

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una volta era uno in gamba

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