Siamo ignoranti? Sì, ma non fa niente. 128


Ho letto (e riletto) il bel post di eli4never sul Perché siamo tutti ignoranti, in cui giustamente l’autrice porta alla nostra attenzione i dati del ricco report OCSE sul livello di cultura pratica, linguistica e matematica, degli adulti dei vari paesi e in particolare degli italiani (se non lo avete letto, ve lo sintetizzo: siamo un disastro). eli4never ha già commentato la nostra deprimente collocazione agli ultimissimi posti di entrambe le classifiche, più efficacemente di quanto farei io.

orecchie d'asino

Però ci sono alcuni dati del report sui quali pochissimi si sono soffermati, e che avevo trovato forse ancora più sconfortanti, specie se visto in combinazione con la classifica di cui sopra: si tratta di quelli che riguardano le competenze richieste sul lavoro. Infatti, dai dati emergono tre fatti significativi:

  1. L’Italia è in assoluto il Paese che ha la maggiore incidenza di lavoratori sotto qualificati in termini di corrispondenza tra titolo di studio e mansione che si svolge: oltre il 20% dei lavoratori ritiene che per la sua mansione sarebbe richiesto un titolo di studio più elevato di quello che possiedono (inutile ricordare che il tasso di alta istruzione in Italia è basso).
  2. I nostri laureati, in rapporto a quelli degli altri Paesi, hanno conoscenze di base particolarmente scarse. Il punteggio medio che raggiungono nel test linguistico è inferiore a quello richiesto per una ricerca bibliografica. In proporzione, i nostri connazionali che si sono fermati alle medie o prima sfigurano meno. Si fa per dire.
  3. In Italia, le competenze meno effettivamente utilizzate sul lavoro in modo rilevante sono proprio la lettura e la scrittura. Anzi, lo sono meno che in qualsiasi altro Paese dell’OCSE. In “compenso” si utilizzano molto di più competenze di tipo organizzativo, in particolare la pianificazione, ma anche l’uso del computer, ovviamente senza leggere o scrivere cose troppo impegnative…

In conclusione? È sicuramente vero che la nostra conoscenza operativa della lingua e della matematica è scadente. Inoltre, molti posti di lavoro sono occupati da persone che hanno studiato meno a lungo di quanto teoricamente la loro posizione richiederebbe. Infine, anche quelli che hanno studiato fino alla laurea sono ignoranti come zucche.

Eppure, in fondo, e questo mi sconforta più di tutto, sul lavoro di tutte queste competenze forse non c’è poi tanto bisogno. Leggere e scrivere è un compito che raramente viene richiesto in modo “intenso”. Ne consegue ovviamente che neanche sul lavoro si incontra un particolare stimolo ad accrescere le proprie conoscenze: se fai fatica a leggere e scrivere testi non elementari, pazienza. Questo lavoro a bassa intensità di conoscenze di base di cosa è dunque fatto? Certo, l’Italia è un Paese manifatturiero, e un buon numero di lavoratori saranno impegnati in attività manuali o comunque molto “operative”. Però a me questo paesaggio composto di adulti poco scolarizzati, di laureati semianalfabeti e di lavori in cui una comunicazione scritta non banale è un’eccezione infonde un’enorme tristezza. Siamo ignoranti, e non ce ne accorgiamo nemmeno.


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