Sì Viaggiare
La bigliettara ferroviaria dall’aspetto gentile e dai modi no, non aveva bisogno di andare in discoteca. La sua rabbia repressa la stava sfogando su di me. Avrei dovuto chiederle almeno un 30% dell’ingresso all’Hollywood. Io cercavo di ammorbidire i toni del rapporto lavoratrice – disperato senza biglietto del treno, ma con risultati indigenti.
La mia battuta sull’etimologia di “accelerato”, sebbene intarsiata con un apprezzamento sulla di lei collana che tanto si intonava con il rosso che iniettava i suoi occhi, aveva provocato una reazione non all’altezza delle mie aspettative. La sua voglia di scherzare mi viene chiarita attirando la mia attenzione verso un pacco di tampax mezzo vuoto, appoggiato sulle banconote da 100. Donna repressa o gesto di rivolta. Rivolta repressa nel sangue.
Ottenuto il mio biglietto per l’inferno, giro, anzi girone, nella monumentale stazione di Milano, che si fregia di essere centrale. Scorto il binario che mi compete, lo trovo pieno di addetti al treno, ma senza il relativo treno. E’ la prima volta che vedo gli operatori igienici delle ferrovie. Mi rammarico un po’ perché avrei voluto incontrarli in situazioni differenti e non seduti sui binari mentre protestano per le sporche condizioni di lavoro. Ma mi compiaccio e vanto con gli amici di averli visti.
Il mio treno, lento ma inesorabile come i più temibili tori della plaza, esita ma alla fine desiste. Non è carino investire degli addetti alle pulizie…penso a tutto il sangue..mi viene in mente un attimo la bigliettara…raccapriccio (per il sangue non per la bigliettara)…e poi chi pulirebbe? In fondo hanno ragione, i treni sono davvero sporchi. Andrebbero puliti. Loro però non sono abbastanza per bloccare tutti i binari, così salgo su un treno che in qualche modo, con strane coincidenze, potrebbe portarmi proprio lì, dove desidero recarmi.

Parte. E’ lento, sporco, puzza, i servizi non servono, l’aria condizionata non arieggia, ma parte. Tant’è. E’ anche strapieno, talmente pieno che in mezzo a quella calca potrebbe passarci solo un controllore. La gente protesta vivacemente. Qualcuno piscia sul pavimento del bagno e fa di peggio a treno fermo (violazione seconda solo a sostare tra una carrozza e l’altra), poi fuma un pacchetto di sigarette (proprio un pacchetto, non 20 sigarette), lo spegne contro la porta dei servizi, torna nel suo scompartimento, si toglie i sandali, le calze traspiranti, appoggia i piedi sui sedili, estrae dalla 24 ore (circa) pane, burro, porchetta e fiasco di vino, mangia come un maiale per nulla timido e con i resti ci gioca a palla. La sua digestione consiste nel ruttare alcuni dogmi, mettendoli in cattiva luce e in una sentita lamentela per la precaria cura delle condizioni sanitarie oltre che per la presenza di oche granaiole che si stanno nutrendo di scarafaggi che si stanno cibando dei resti della sua merendina. Un semovente ciclo della vita….mi riviene in mente la bigliettara.
Alla prima stazione di cambio (devo fare in tutto 50 km, un cavallo sarebbe stato più efficace…a dondolo), la versione femminile di Sandro Ciotti mi fa notare che la coincidenza (si chiama così perché è un caso se la prendi) che aspetto non arriverà al binario 7 ma al binario zgxxfff. Le persone nei luoghi pubblici tendono ad evitarsi, a isolarsi. Ma in questi momenti tutti cercano conforto e risposte negli occhi del vicino, manco fossero amici da anni. La radiocronista concede una sintesi e dichiara binario 1.
Partono i 110 ostacoli. All’arrivo (per la cronaca ha vinto una etiope degli altipiani) la voce, divenuta di colpo molto più vispa, ci rimbalza al binario 7. Un pensionato, che era appena stato inserito in un polmone d’acciaio dopo l’ultimo trasferimento di marciapiede, esala l’ultimo respiro metallico, lasciando un vaffanculo nell’etere destinato a chi saprà apprezzarlo. Non ci sono altri treni in arrivo, quindi o il trenista è ubriaco o qualcuno dall’alto fa scommesse clandestine su chi esce per primo dal sottopassaggio.Gli eventi futuri mi chiariranno invece che trattasi di riscaldamento per una campestre che verrà.
Dopo un certo numero di finte e sguaiate risate provenienti dalla sala controllo, arriva il treno dei desideri, in ritardo (a differenza della bigliettara). Elucubro incuriosito che una volta i treni sbuffavano, ora questa prerogativa è dei passeggeri. Saliamo a pecoroni sul carro bestiale. Beffardamente illusi dalla convinzione che nulla possa più accadere. Potrebbe essere peggio…. Potrebbe piovere.
A pochi chilometri dall’agognata meta, la locomotiva, molto loco e poco motivata, si pregia del lusso di rompersi. I passeggeri, già turbati dall’apprendere che quel treno fosse munito di locomotiva, si lasciano andare allo sconforto, ad atti vandalici e a orribili scene di nudo in pubblico.

Un operatore delle ferrovie, correndo in fiamme per i corridoi (altra etimologia felice), ci invita gentilmente ad abbandonare i vagoni. Siamo scesi. Ora posso dire di sapere qualcosa di un campo di grano. E vi assicuro che poco ha a che fare con la poesia di un amore profano. La stazione non è lontana, ci si incammina pensando che in fondo sono cose che capitano. Il percorso tracciato con il nastro bianco e rosso e i rifornimenti volanti con spugne e acqua, mi insospettiscono un po’, ma non voglio fare anche io quello che si lamenta sempre.
All’arrivo chiedo il rimborso del supplemento bradipo, ma mi è stato risposto che sarei dovuto arrivare tra i primi venti. Tra i primi venti? E se poi mi spettino?
Gli impiegati delle ferrovie saranno stressati da lavoro indegno, passeggeri selvaggi e scioperi singhiozzanti, ma non hanno un minimo di senso dell’umorismo.
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Ahahahaha!!!
il supplemento bradipo è la chicca in questo mare di perle!!!
quando c’era lui i treni arrivavano in orario…
Io mi accontenterei se arrivassero
Poi alla puntualità c’è sempre l’alternativa accettabile del leggero ritardo o del leggero anticipo…
Grazie Cruman, mi hai fatto ridere prima di andare a dormire, ma ridere, anche se la cosa non sia tanto da ridere per quello che racconti, chiedo scusa, diciamo che la “forma” mi ha fatto impazzire, credo che c’è anche una citazione a Battisti, o no? :O
Salutoni
@Miguel: è il bravissimo De Andrè…
bello e scritto diversamente dal solito come forma .
Per quanto riguarda invece il pezzo sulle statistiche,conosco gente che si è rovinata al casinò credendo alla non memoria delle suddette , perchè in quel caso ,le statistiche si sono ricordate tutto perfettamente,tu che dici ?
“qualcuno dall’alto fa scommesse clandestine su chi esce per primo dal sottopassaggio.”
Bellissima, sisi secondo me è davvero così, mi immagino la sala macchinisti fumosa con gli spiccioli che corrono sul tavolo prima della chiusura delle puntate eheheh
Accidenti, io da pendolare, il peggio che ho dovuto sopportare è stata la rottura del locomotore sotto una galleria, a metà fra due stazioni.
Ovviamente, questo accade sempre quando esci tardi dall’ufficio e dici “vabbeh, con quello delle 20 sono a casa appena dopo le 21″………
A noi non ci hanno fatto scendere, ovviamente, troppo pericoloso sotto una galleria, e la nostra punizione (la colpa? Aver pagato il biglietto, è l’unica che trovo) è stata di veder passare altri due treni successivi con la stessa destinazione del nostro, senza poterli prendere (al volo?). La beffa oltre al danno.
Una locomotrice che ci ha agganciati per spingerci fino alla stazione successiva ha impiegato quasi 2 ore per arrivare (ed eravamo a circa 5 km dalla stazione di partenza a Milano, nb)- giusto in tempo per non perdere la coincidenza con l’ULTIMO treno della notte che finalmente ha raccolto un’orda di inkazzatissimi e stremati, quanto increduli e scoraggiati, poveri pendolari.
All’alba delle 23 e 40 solcavo la porta di casa, rimuginando una denuncia alle FS per sequestro di persona.
(E ovviamente il giorno dopo, la mattina il mio treno per riscendere a Milano portava un ritardo di 30 minuti, raggranellati su un percorso di 20 scarsi no è male, con conseguente perdita della coincidenza alla stazione successiva… lascio immaginare i miei apprezzamenti al povero “stazionaro” di turno….).
I pendolari sono gli eroi di
……questo paese, non ho dubbi (m’è partito l’invio, pardon)