Come chi mi legge sa, non ho simpatie particolari per una parte politica o per l’altra, al limite delle antipatie: la “destra” è disonesta, bugiarda e priva di senso dello stato - quanto di più lontano esista dalla destra storica, che è l’unica che gradisco - e sbandiera una liberalità che non esercita, mentre la “sinistra” è una farsa, una congerie di fantocci e complici che regge il sacco a chi lo riempie.
Chi mi legge sa che ho le idee abbastanza chiare su come gestire certe questioni, soprattutto sociali, e che sono un tecnico della comunicazione abituato a rilevare quello che allo spettatore casuale del copione chiamato informazione non appare evidente, ma che è lì e fa il suo sporco lavoro.
Essendo di formazione sociologica, poi, è inevitabile che la mia attenzione sia attirata dai meccanismi con i quali si generano situazioni sociali pericolose con cui i governi si trovano a che fare. Premesso questo, guardate agli scontri con gli immigrati in Sudafrica.
Nel cuore di Alexandra, immensa baraccopoli di Johannesburg, si affrontano due bande. La prima è di sudafricani di etnia zulu; la seconda è composta da immigrati, uomini e donne arrivati dallo Zimbabwe, fuggiti da un paese in bancarotta, da un’inflazione record e da un governo delegittimato dalle ultime elezioni farsa. Sono disposti a tutto. Anche a lavorare per la metà della paga dei “regolari”.

Cosa vi ricorda questo? Bravi! “Sti negri vengono a rubarci il lavoro!”, ecco cosa vi ricorda: le frasi di rabbia di chi, magari in difficoltà economiche, vede gli immigrati che lavorano più di lui e, presumibilmente, guadagnano di più (cosa quasi mai vera: ho fatto il facchino, il camionista e il muratore: LO SO).
La dinamica dell’in-group/out-group, che regola e caratterizza qualsiasi gruppo umano storicamente conosciuto, la lealtà al gruppo di cui facciamo parte (nazione, patria, religione e via elencando) si rafforza in tempi di difficoltà, così come in presenza di un nemico (fateci caso: ogni religione ha un nemico. Nascono con un nemico. È strumentale che ci sia, per tenere unito un gruppo di persone sotto la bandiera di una fede).
Dato che siamo individui e raramente, quando pensiamo ai nostri problemi, ci rendiamo ben conto dello schema più ampio in cui sono inscritti, è ovviamente più semplice prendersela con il “nemico” più vicino e visibile, che è quello che invade i “nostri” spazi vitali e che ci siede davanti in autobus. Il nemico vero è lontano: sta seduto, spesso, in Parlamento o in un CDA.

Nel caso del Sudafrica parliamo di una popolazione che ha conosciuto molto bene e recentemente la discriminazione, la segregazione, la violenza, il pregiudizio.
Eppure nemmeno loro sono in grado di ragionare più di quanto ragioniamo noi quando viene toccata la sfera della loro sopravvivenza personale (che in altri casi magari nemmeno è coinvolta: basta immaginare o convincersi che lo sia).
Per questo dico che la propaganda razzista tipo Lega, o quella più “soft” portata avanti dai media, è pericolosissima. Dai roghi di campi rom ai roghi di rom il passo non è molto lungo.
Il razzismo non ha senso, è antistorico nel mondo inevitabilmente globalizzato. Più sensato sarebbe chiedersi come fare a convivere con la situazione, piuttosto che propugnare impossibili ritorni al passato e sbandierare il segregazionismo volontario (l’Italia agli italiani? Bravi, così si fermano tutti i cantieri edili d’Italia e crepano tutti i nonni con la badante :D).
I particolarismi dell’in-group vanno superati per sopprimere il conflitto: la xenofobia è uno strumento che stiamo offrendo a chi ci governa, una efficace leva culturale per manovrare le popolazioni.

Capitelo, vi prego
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Tag: povertà, razzismo, sudafrica, violenza, xenofobia, zimbabwe
Il Gobb
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28 Maggio, 2008 a 21:13
Adetrax
Il titolo e’ fantastico, manca solo che la lega nord apra una sezione in sudafrica
Se posso esprimere un mio parere personale, la violenza che spesso si manifesta in certe persone non deve essere necessariamente classificata come razzismo o xenofobia anche se si esplica come se lo fosse.
Basta prendere ad esempio le violenze dei tifosi di calcio o per meglio dire degli ultras e bande varie, i teppisti, ecc., praticamente sempre non hanno alcuna giustificazione se mai se ne potesse escogitarne una e tendono a colpire l’obiettivo scelto sul momento: bianco, rosso, nero, blue non importa, basta picchiare e farsi largo nella continua ricerca e consolidamento del loro primitivo “Lebensraum”.
Anche se pare ripugnante e poco verosimile, c’e’ gente che gode con una mazza o un machete in mano e questo non e’ dovuto solo a educazione e condizionamenti ambientali.
In questo contesto concordo che non e’ sensato soffiare sul fuoco quando si sa che in circolazione ci sono persone del genere, a meno che con estremo cinismo non lo si faccia apposta per farle venire allo scoperto.
Speriamo quindi che le violenze terminino qui e non sfocino in un genocidio come nel Rwanda di 14 anni fa.
Tutto quanto detto non toglie nulla al fatto che effettivamente la competizione eccessiva e il ribasso nelle retribuzioni abbiano arrecato forti disagi ai nativi.