Si fa Presto a Dirsi “Cattolici”
15 febbraio, 2008 - 9:00 di Fully
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L’Italia è un Paese a stragrande maggioranza cattolica. Non si discute, lo dicono i numeri: su una popolazione di circa 56 milioni di abitanti circa l’88% è battezzato, quindi può a buon diritto dichiararsi cattolico. E siccome chi detiene il copyright – mi si passi il termine – sul cattolicesimo è Santa Romana Chiesa con sede in Vaticano, tutti questi cattolici non potranno che uniformarsi agli indirizzi del Vaticano. E’ il Vaticano, infatti, il gestore unico del “club” al quale chi si dice cattolico è iscritto fin dal battesimo e del quale ogni volta che recita il “Credo” si impegna a rispettare le regole.
Ma è davvero così?
Posso cominciare? Ok, vado.
“Tutti quelli che si dichiarano cattolici alzino la mano”. Immediatamente si alzano festose più o meno 49 milioni di braccia. Moltissime sventolano anche una bandierina bianco-gialla con le insegne di Benedetto XVI.
Eccoci al primo test: “Ora riabbassino la mano coloro che sono favorevoli al divorzio”. C’è un crollo di mani: vedo abbassarsene la bellezza di 32 milioni, le mani che restano alte sono 17 milioni. Certo, sono ancora tante, ma meno di un terzo del totale degli italiani sono quelli che condividono uno dei pilastri della dottrina cattolica: il matrimonio – salvo casi particolarissimi – è indissolubile.
“….mmm… Possibile?” Quasi quasi non ci credo.
Va bene, passiamo al secondo test: “Voi che vi dichiarate cattolici, alzate di nuovo le mani”. Ed ecco di nuovo 49 milioni di braccia si rialzano, un po’ meno festose. Si vedono un po’ meno bandierine, forse qualcuno comincia già a sentirsi in imbarazzo?
“Ora per favore abbassino la mano tutti coloro che ritengono giusto ricorrere all’aborto in caso di grave pericolo per la salute della donna o di malformazione del feto”.
Sbalorditivo: restano alzate appena 10 milioni di mani: infatti circa l’80% dei cattolici è favorevole all’aborto per queste fattispecie (che poi sono quelle previste dalla legge 194 del 1978). E con la difesa della vita, come la mettiamo? Se si trattasse davvero di difendere la vita staremmo messi male, perché solo il 20% dei cattolici sarebbe pronto a lottare su questa trincea.

Il sondaggio lo finisco qui. Rinuncio al terzo test, quello su coloro che si dichiarano contrari alla pillola, al preservativo o comunque ad un metodo anticoncezionale che non sia di quelli cosiddetti “naturali”, gli unici ammessi dalla Chiesa di Roma. E butto alle ortiche pure il quarto test, quello su coloro che si dichiarano contrari ai rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio. Immagino che le braccia alzate sarebbero in entrambi i casi qualche sparuto milione.
Per dirla tutta, mi ero preparato un quinto test a sorpresa. Volevo chiedere ai cattolici quanti ritengono giusto pagare le imposte e le tasse fino all’ultimo euro (ricordate? “Date a Cesare quel che è di Cesare…”) ma di sorprese, per oggi, basta così.
Il gioco finisce qui, ora viene la morale della favola.
Non è difficile dichiararsi cattolici in quanto battezzati. Però è bizzarro dichiararsi cattolici e poi essere pronti a contravvenire ad alcuni dei precetti fondamentali della Chiesa cattolica; dissociarsi cioè dalle regole di quel “club” di cui parlavo prima. Non è un po’ come iscriversi ad un torneo di tressette e voler giocare con 30 carte anziché 40?
Mi pare già di sentire qualcuno laggiù che protesta: “Ma io ho una mia religiosità che prescinde da alcuni precetti della Chiesa cattolica”. Come dire: le regole che non mi piacciono non le rispetto e… amen.
“E se è così” – domando io – “che senso ha continuare a dichiararsi cattolici?”
N.B. I numeri che ho citato sono elaborazioni del rapporto EURISPES 2005 sui cattolici in Italia, di cui si può leggere una sintesi .
Si fa Presto a Dirsi “Cattolici” è di

E' difficile domandarsi cosa significa essere cattolici, c'è troppa paura di trovarsi "diversi" (sopratutto in pubblico, magari uno si scopre musulmano : un nemico!). Ti prendono da neonato ti battezzano perchè "và fatto", qui stà l'origine dell'anomalia di cui parli.
Perchè sei cattolico? perchè "lo sono di famiglia", "perchè sono italiano"…
"I am Fully agree"… purtroppo moltissimi italiani di oggi non hanno chiesto di essere battezzati ma, in virtù di questo ricatto psicologico legato al peccato originale ed alla destinazione dell'anima dopo la morte, gli è toccato. E sono arrivati (ma sempre prima di poter davvero ragionare con la propria testa) a 11-12 anni con comunione e cresima sulle spalle. Un peso insostenibile, a mio avviso, per uno che ha appena finito le "elementari".
Ma essere cattolici era ed è utile per tante piccole tradizioni ed usi (nonché "vizi" del comportamento): "il battesimo sicuramente male non fa", "il battesimo è la festa di nascita e peraltro ci fanno tutti i regali", "mettiamo le mani avanti perché non c'è certezza ma metti che sia tutto vero…", "alla fine la Bibbia dice cose giuste", "sapere che c'è qualcuno che ti attende dall'altra parte ti rende felice", "il matrimonio in chiesa è SEMPRE un matrimonio in chiesa" fino al "non posso credere che il miliardo circa di persone nel mondo che ci crede siano tutti stupidi" e "comunque alla fine Dio c'è in tutte le religioni". Basta questo per autodefinirsi cattolici.
E se pensiamo agli 80enni contadini di paese che hanno fatto a malapena le elementari che cantano in chiesa la "stabat mater", ci rendiamo conto di essere veramente tutti "cattolici" perché siamo cresciuti così. Non c'entra niente col cattolicesimo ma basta per autodefinirsi.
In effetti, solo negli ultimi anni è comparsa questa figura del "cattolico come mi pare". Quindi si, c'è il Cristo e la croce, volémise bbene, e per i più arditi c'è il "non desiderare…".
Io sotto questo punto di vista sono completamente d'accordo con te.
Sei cattolico come ti pare? Allora non sei cattolico!
Parafrasando quei simpaticoni dei Testimoni di Geova, direi che sarebbe proprio il caso di Svegliarsi!
Caro Fully, ma perché essere cattolici e di larghe vedute é la cosa più conveniente.
Se Dio c’é credendoci lo “obblighiamo” in qualche modo a perdonarci, nell’ora della nostra morte, per ciò che in vita abbiamo fatto, o pensato, contro i “suoi” comandamenti. Lo sa benissimo anche Lui che siamo peccatori.
Se non c’é non ci abbiamo rimesso nulla, tanto abbiamo fatto comunque quello che ci faceva comodo.
Hai dimenticato che la stagranza maggioranza degli italiani, sono cattolici solo perchè battezzzati loro malgrado.
Molto utile questo articolo di Fully che finalmente ci spiega cos'è la Chiesa Ikea (fai da te).
A parte gli scherzi, gli italiani non ritengono utile porsi certe domande, quindi si dichiarano cattolici, anche se non lo sono, e tornano a guardare media-set, partita, incontro.
hai dimenticato una domanda: ma perchè se voi vi sentite liberi di dichiararvi cattolici e rispettare solo alcuni dei precetti della vostra religione, poi volete imporre per legge a noi, che cattolici non siamo, quelle poche regole che voi seguite?
arroganza?
@maxi: sei un grande. Non vado avanti.
Comunque, io sono stata battezzata (e ho fatto anche la comunione, ahimè), eppure non credo. Il battesimo è una cosa che fanno più o meno tutti perchè "si deve fare". Il cattolicesimo in generale non è più ormai una faccenda di fede personale, di carità, e tutto quanto, ma una faccenda di "si deve fare", "lo fanno tutti". Perchè se vai in chiesa agli occhi del "popolo" sei già una persona più buona delle altre.
Tutti sono capaci a proclamarsi cattolici e andare in chiesa (o nemmeno quello) salvo poi fare come vogliono nella vita privata, tanto nessuno viene a controllare. Fully, il sondaggio andrebbe fatto sul serio e ci faremo una magra figura, da incoerenti per non dire veri ipocriti. Il discorso "ma io ho idee diverse" non regge: se aderisci ad una religione, cosa che da una certa età in poi fai consapevolmente, battesimo o meno, devi rispettarne le regole senza aggiustartele secondo il tornaconto personale.
Però vorrei fare un'osservazione: preciso che non è una contestazione né un modo di rinnegare quello che ho detto fino ad adesso. Ma siamo sicuri che Gesù Cristo ha davvero detto tutto questo? Ha detto che non dobbiamo usare il preservativo? Ha detto che per le chiese non si deve pagare l'ICI? Vabè che le pietre non sono tassabili… e potrei andare avanti. Ho come la sensazione che se il caro buon Gesù Bambino delle preghiere dei bambini ricapitasse da queste parti, il primo a beccarsi un calcione nel didietro sarebbe il caro Benedetto XVI…
Nei test c'e` una piccola ambiguita`, ovvero non si capisce se si esprimono orientamenti generali a livello di cittadini (cattolici o meno), es: sei favorevole all'esistenza del divorzio (come possibilita') ? oppure le proprie convinzioni personali, es.: tu vorresti mai divorziare ?
E' possibile che come cittadini non desiderino negare una liberta' di scelta a chi non e' cattolico o comunque non condivide i loro valori e quindi esprimono il loro giudizio a livello legislativo / statale.
Sul sesso fuori dal matrimonio e le tasse casca il palco e per questo c'e' una risposta di base sufficientemente convincente: sono "italiani", spesso con radici in culture sospette.
Bisogna poi considerare il bombardamento mediatico cui sono sottoposte le labili menti fin dalla piu' tenera eta' e la tendenziale mancanza di coerenza nei comportamenti.
Infine ci sono sempre meno preti, quelli in attivita' sono sempre piu' anziani (fino a 90 anni e oltre) e sempre meno connessi con il resto della societa' su cui incidono sempre meno e per cui pregano sempre meno; in queste condizioni le pecorelle smarrite non possono che aumentare sempre di piu'.
Riguardo alla domanda "che senso ha continuare a dichiararsi cattolici ?", penso che la risposta piu' facile potrebbe essere: "infatti, c'e' ormai una massa di eretici in cui molti non sanno neanche di esserlo", una risposta piu' seria potrebbe essere: "essere cattolici vuol dire credere alle verita' fondamentali, tutto il resto puo' essere solo frutto di peccato e ignoranza".
Quanti cattolici leggono le encicliche papali ?
Quanti cattolici approfondiscono seriamente determinati temi e cercano di mantenere comportamenti coerenti con i precetti della loro religione ?
Ecco, sono queste le domande cui bisognerebbe rispondere per prime.
Grazie a tutti per questi interventi. Alcune sono reazioni che in qualche modo mi attendevo, anzi, che in qualche modo cercavo di sollecitare. E' il caso del commento di @MIB, di @Angela, di @maxi ed in qualche misura di @Lisa.
Altri hanno fornito una chiave di lettura per me inattesa.
Quest'ultimo commento, di @Adetrax è particolarmente appuntito e richiede una riflessione supplementare. Sostiene Adetrax: "…c’e’ ormai una massa di eretici in cui molti non sanno neanche di esserlo” e poi “essere cattolici vuol dire credere alle verita’ fondamentali, tutto il resto puo’ essere solo frutto di peccato e ignoranza”.. La prima risposta fa pensare, la seconda francamente irrita: il peccato e l'ignoranza come giustificazione dell'incoerenza? Perché dovrebbero essere declinate le cosiddette "verità fondamentali"… Ho il sospetto che il cattolico non faccia troppa fatica a credere a cose "incredibili" (ad esempio l'immacolata concezione, o la resurrezione di Cristo) che però, tutto sommato non toccano la vita di tutti i giorni, molto più "recalcitrante" diventa di fronte a questioni che lo toccano da vicino, come la possibilità di sciogliere il matrimonio ("l'uomo non divida ciò che il Signore ha unito") o "disperdere il seme".
Secondo me la chiave di quello che io non mi vergogno a definire "lassismo" è la cultura del perdono – che F.M.Arouet sottilmente ci richiama all'attenzione – "Pecca, pecca pure… un pater, ave e gloria in extremis ti salveranno".
E figurarsi se noi italiani, popolo di "furbi", potevamo lasciarcelo scappare.
Effettivamente non sono stato chiaro, con "tutto il resto …" intendevo riferirmi alle spesso poco consapevoli devianze dei cosiddetti cattolici dai comportamenti ritenuti corretti dalla chiesa cattolica.
Mi spiego, prendiamo ad esempio l'apparentemente innocente fenomeno dei tatuaggi, del piercing, ecc. quanti sanno che tali pratiche sono sconsigliate ? E ovviamente non si allude solo a chi si fa tatuare codici a barre, sul collo o sulle braccia, con il 333 x 2 di ordinanza.
Credo poi che la cultura del perdono in vigore in Italia sia fortemente inquinata dall'interpretazione buonista / minimalista che comunemente gli si attribuisce; l'errore, la correzione, il perdono, ecc. non sono azioni facili / a costo zero, al contrario "costano" abbastanza.
In aree di influenza protestante c'e' una diversa visione delle cose (in teoria anche meno condivisibile di quella cattolica) ma probabilmente piu' efficace sul piano pratico.
Infine ci sarebbe anche la figura dell'angelo custode che, mentre il protagonista insiste con le sue interpretazioni tipo "passata la festa, gabbato lo santo" e del "chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato", dice "… e io segno".
Scusate, ma credo che la questione vada ribaltata nei termini.
Il problema non è l'essere "cattolico come mi pare", che è ovviamente una cosa senza senso; Ognuno di noi è "come gli pare" e alla luce di questo decide SE essere cattolico. Mi spiego.
Ciascuno di noi ha un carattere, una storia, dei sentimenti, delle situazioni che lo hanno portato ad essere come è; da tutto ciò derivano le scelte che facciamo ogni giorno, dal decidere cosa mangiare per colazione fino allo sposarsi. Essere cattolici o meno, non fa differenza: è una scelta, libera, che ciascuno può fare SE la trova in linea con la propria natura.
L'88% degli italiani è battezzato, ha fatto la cresima e via discorrendo, ma, come avete già detto, non l'ha celto, l'ha subìto. Scegliere è una cosa diversa. E se andiamo a leggere la Bibbia, la libera scelta è un passaggio fondamentale dal quale non si può prescindere: Dio chiama, ma poi è l'uomo che deve rispondere, altrimenti non c'è rapporto.
Se oggi vediamo tante persone che si dichiarano cattoliche "alla come je pare", ilproblema non è nell'essere "come je pare" ma nel dichiararsi "cattolici" senza avere seriamente riflettuto su cosa significhi. Così il dichiararsi cattolici, andare a messa e, purtroppo spesso, difendere certe posizioni, non è frutto di scelte consapevoli ma solo di abitudini, usi e costumi dai quali non ci allontaniamo solo per paura di risultare "diversi"; e di dover rispondere a domande cui non siamo preparati.
La coerenza può essere messa in discussione solo a fronte di una scelta libera e precisa; finchè non c'è la scelta, a cosa si può riferire la coerenza?
Devo dire che per me non è stato facile, ma seguendo questa logica sono giunto ad una conclusione inevitabile l'anno scorso quando si parlava dei DiCo; conclusione che poi ha rappresentato un nuovo punto di partenza per un percorso ancora più complicato. Del resto la vita non è un fatto statico, ed è bella anche per questo.
Appunto, quindi la chiesa cattolica potrebbe lasciare che i DiCo fossero istituiti a livello statale con la clausola che ogni coppia cattolica dovrebbe considerarsi automaticamente scomunicata.
A questo punto pero' tanto varrebbe consentire il matrimonio civile a tutti (gay e lesbiche), in questo modo non ci sarebbero fraintendimenti e la scomunica potrebbe essere ancora piu' automatica.
Andrò controcorrente, come d'altronde spesso accade, ma questo articolo di Fully non mi convince del tutto. E mi chiedo dove voglia andare a parare.
Che in Italia il cattolicesimo professato dalla maggioranza della popolazione sia esteriore, è innegabile; e non è poi una novità se Bartolomé de Las Casas, il celebre difensore degli indios, già nel '500 nel denunciare la schiavitù stigmatizzava con parole fortissime la società del suo tempo, a parole cristiana, anzi "cristianissima" come certi re spagnoli, di fatto "barbara, incivile, atea e sciagurata".
Quando fra Cristoforo, nel celeberrimo cap. V dei "Promessi Sposi", dichiara che nel mondo non dovrebbero esistere "né sfide, né portatori, né bastonate" i suoi "cristianissimi" ospiti rimangono esterrefatti, prima di ridergli in faccia. Per fortuna a salvare la situazione interviene l'altrettanto famoso (o famigerato) Azzeccagarbugli, il quale sentenzia che la massima di fra Cristoforo, perfetta in chiesa, non val nulla, sia detto col dovuto rispetto, nella realtà; dove le cose procedono in modo tutt'affatto differente. Pertanto ne deduce che il padre colendissimo se l'è voluta cavare con una celia da una questione spinosa. Traduzione: sì vabbè il cristianesimo ci dice che dobbiamo essere tutti fratelli e rispettarci ecc., ma non è una cosa seria, suvvia. La chiosa di Manzoni: "Cosa si poteva rispondere a questa saggezza antica, e sempre nuova? Niente; e così fece il nostro frate".
Gandhi, negli anni '30, scriveva: "Io senza dubbio sarei cristiano, se i cristiani lo fossero due volte al giorno".
La scristianizzazione della società occidentale è quindi reale, ma le cause sono molteplici e complesse; tornerò su questo punto. Forse però sarebbe più opportuno chiedersi se mai è esistita una "società cristiana" o, semplicemente, religiosa. Dai pochi esempi sopra riportati, e che potrebbero essere estesi anche a paesi di credi diversi, mi sembra di poter rispondere negativamente. Di conseguenza eviterei le semplificazioni e/o banalizzazioni.
Tertius non datur: l'autore dell'articolo, a parte un caso, per dimostrare l'ipocrisia dei sedicenti cattolici italiani cita solo ed esclusivamente questioni riguardanti l'etica sessuale: preservativi, aborto (!), coppie di fatto, ecc. Ehhh, sì, quanti italiani fai-da-te…
Non gli viene in mente di considerare che esistono salmodianti cattolicissimi che non considerano un male militare in cosche mafiose (di norma, i padrini sono religiosissimi), che di norma gli antiabortisti (pessimo termine, ma per capirci…), i fedeli difensori dell'astratta Vita, sono però favorevoli alla pena capitale, alla guerra ecc. (e Ferrara ne è l'esempio italiano più granduignolesco). Che esistono supercattolici, o meglio, cattolicanti, che se ne strafregano dello stato di salute del pianeta, per non parlare dell'iper-liberismo che costringe alla fame e alla morte sicura milioni di individui, nella stragrande maggioranza bambini, dei quali però, forse perché di carnagione un po' scura, gli alfieri del Feto non si occupano minimamente. Che applaudono quando il vescovo benedice gli ultimi ordigni di morte in occasione della festa delle "Farse Armate"; che non si rendono conto che cristianesimo non è soltanto, ammesso lo sia, e io non lo credo francamente, vietare il preservativo, ma anche e soprattutto AMARE il prossimo, magari permettendogli una vita serena, umana e dignitosa, senza dover temere di perderla ogni volta che si varca la soglia del luogo di lavoro, spesso per un salario miserevole.
No, l'incoerenza e l'insincerità dei cattolici italiani si dimostra, secondo Fully, nell'accettazione o meno dei DiCo. Taluni farneticano di scomunica riguardo al matrimonio di gay e lesbiche.
Domando a tutti di riflettere sulle mie parole. Non penso siano campate in aria. E ricordo che se oggi abbiamo fustigatori i quali ritengono che le basi di una religione consistano in un insieme di regole etiche, siamo veramente messi male. E' quest'analfabetismo spirituale che dovrebbe farci paura. Molta paura.
@daniela tuscano
dove voglio andare a parare? esattamente dove sei andata a parare tu
Io ho preso un paio di numeri di un'indagine Eurispes e ci ho costruito una piccola provocazione. Tu hai continuato, aggiungendo altre questioni, giustissime, che non fanno che alimentare la stessa mia tesi: l'incoerenza di gran parte di coloro che si professano "cattolici" ma che vivono il loro credo in modo che a me pare bizzarro.
Io non ritengo affatto che le basi di una religione consistano in un insieme di regole etiche, ma che queste regole esistano è comunque un dato di fatto, e che poco vengano tenute in considerazione è una realtà.
Voglio aggiungere che trovo inquietante l'interpretazione che il primo dei commentatori (Francesco) ha dato di questo stato di cose: che professarsi "cattolici" in Italia sia tutto sommato molto comodo, per una serie di ragioni, salvo poi dimenticarsene quando occorre assumere atteggiamenti e stili di vita conseguenti.
Chi è che ha parlato di "società cattolica"?
Per come la vedo io, la religione è un fatto personale, quindi parlare di società cattolica (o comunque religiosa) è un controsenso.
@ Fully: scusa, è sicuramente un mio limite ma continuo a non capire.
Secondo te, chi non rispetta i dettami di Ratzinger (perché sono dettami di Ratzinger, non del Vangelo) sulla morale sessuale è sempre e necessariamente un cattolico-fai-da-te?
Certo ne esistono. Ma guarda il caso sono da ricercarsi proprio in quelli che maggiormente vantano le loro radici cristiane, che sfilano ai Family Day con rispettive 872 famiglie perché, tanto, loro sono eterosessuali e chissenefrega se sono pure puttanieri. (E quanno ce vo' ce vo').
Altri invece, almeno all'apparenza, non seguono tutte le direttive di questo clero ottuso, proprio perché la l'ottusità di tali direttive; non perché siano, di per sé, credenti "tiepidi".
Ricordo sempre che p. Zanotelli, forse leggermente più cattolico di te e di me, ma pure di Ratzinger, già nel '96 esclamava: "Io provo disagio per una Chiesa che non ha capito che il cuore del Vangelo non è il sesto comandamento (non commettere atti impuri, nota mia). E non è accettabile che neghi la comunione a una donna che usa il preservativo mentre debba consentirla a chi fa soldi coi soldi".
Ribadisco pure che Ratzinger nel 2004, durante la campagna elettorale americana, avvertì che "si poteva dissentire dal Santo Padre sulla pena di morte o sul ricorso alla guerra ma mai, in nessun caso, su aborto ed eutanasia". Del resto il peccato di aborto è colpito da scomunica latae sententiae, quello p. es. di mafia, no.
Io dico e ripeto che chi non accetta tali "insegnamenti" non può essere considerato un falso cattolico. Così come dico e ripeto che qui si continua a confondere il cristianesimo come un insieme di norme minuziosissime sui costumi, mentre in proposito abbiamo due, al massimo tre detti di Gesù, mentre su giustizia, amore del prossimo e del povero, anatemi contro il possesso e il denaro, il Vangelo trabocca.
Senza contare che questi "non-temi" sono diventati ormai campagna elettorale, furbescamente orchestrata dal furbissimo Ferrara, che ha trovato così il modo di stornare l'attenzione dai reali problemi del Paese: i rifiuti, di cui non si parla più, e la sicurezza sul lavoro. Quegli operai di Torino li abbiamo in tal modo assassinati due volte, mentre ci perdiamo sul sesso degli angeli e in base a ciò che pensiamo delle nostre pudenda si misura il nostro grado di cattolicità. Cos'hai da dirmi, Fully? Sono forse una cattolica cattiva perché non condanno i gay e perché talvolta uso addirittura il preservativo?
Anatema
!
Dipende se le prescrizioni papali sono fatte o no sotto il dogma dell'infallibilita' papale (istituita nel XIX secolo).
I gay e le lesbiche non sono condannate a priori come persone, bensi' come veicolatori piu' o meno consapevoli di peccato (sodomia).
In breve non si tratta di emarginarli come persone bensi' di non approvare esplicitamente il loro comportamento (sperabilmente privato) quando non e' accettabile per la dottrina cattolica.
Su tutto il resto e' risaputo come e perche' si anima in un certo modo la vita pubblica della repubblica, proprio per questo la questione etico-morale dovrebbe essere una priorita' sempre attuale nella vita pubblica di un paese.
Premesso che l'adesione o meno a una religione non dovrebbe dipendere da quanto bene o male si comportano i suoi fedeli o i ministri del culto, bensi' dai principi, dai messaggi veicolati e da altri punti di piu' alto livello, e' parimenti corretto prendere atto che, nel caso specifico italiano, ci sono sicuramente delle situazioni di incoerenza e dei punti di frizione nei rapporti fra chiesa cattolica, cittadini cattolici e politica laica.
1) Incoerenza fra quello che i cattolici, in quanto tali, dovrebbero attuare e quello che in realta' pensano, scelgono e fanno.
2) Presenza di direttive ecclesiali che obbligano (nel caso di encicliche papali) o danno delle forti indicazioni a tutti i cattolici (politici inclusi) ad agire coerentemente con quanto il magistero della chiesa propone, ovvero no al divorzio, no all'aborto, no ai preservativi e no ai DiCo per tutta una serie di ragioni (surrogati alternativi al matrimonio mancanti della promessa di stabilita' iniziale, possibilita' di essere usati anche da coppie omosessuali, ecc.); alcune di queste direttive espresse in forma assoluta, secondo molti, costituirebbero un'interferenza verso il sistema politico statale laico in quanto impedirebbero la salvaguardia giuridica di persone attualmente non protette dall'ordinamento giuridico, persone che spesso non aderiscono comunque alla fede cattolica.
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Come sempre la posizione della chiesa cattolica e' frutto di analisi approfondite e quindi non sempre risultano evidenti i ragionamenti sottesi a determinate scelte.
Su divorzio e aborto le scelte sono gia' state fatte, l'attuale punto di discussione pare essere sui DiCo (diritti e doveri dei conviventi).
A parte il fatto che nella formulazione dei DiCo ci sono state parecchie perplessita' su alcuni articoli (es. modalita' di adesione ai DiCo non ben chiare per entrambi i conviventi, ecc.), e' forse utile fare qualche _ulteriore ragionamento_ in merito (ovviamente da un punto di vista laico e per coppie non cattoliche).
1) Per una coppia eterosessuale, che problema c'e' nello sposarsi civilmente nel caso in cui si vogliano garantire determinati diritti (e conseguenti doveri) comunque ripresi in forma minore dai DiCo (es. assegno di mantenimento in caso di separazione, eredita' dei beni, decisione su espianto organi, decisione su mantenimento in stato di vita vegetativa, ecc.) ?
In caso di interruzione insanabile dei buoni rapporti c'e' comunque la separazione / divorzio; a questo proposito, in caso di assenza di figli si potrebbero accelerare i tempi e rivedere le modalita' previste per l'eventuale assegno di mantenimento per il coniuge.
2) Per una coppia omosessuale il problema e' diverso in quanto non puo' sposarsi civilmente e non essendo costituita dalle figure base di una famiglia tradizionale ovvero da un uomo e da una donna, non puo' generare dei discendenti diretti della coppia stessa (a meno che non si clonino).
In questo caso o si consente anche a tali coppie il matrimonio civile o si instaura l'istituto giuridico dei DiCo che a questo punto potrebbe essere pensato esplicitamente per le coppie omosessuali.
Prima di tutto pero' e' opportuno stabilire se per lo stato italiano le coppie omosessuali (gay o lesbiche) sono valide / tutelabili dal punto di vista giuridico.
In questo campo la chiesa cattolica ha tutto il diritto di esprimere direttive molto chiare ed anche severe per i suoi fedeli, visto che ritiene l'adozione dei DiCo un ulteriore passo verso la disgregazione della societa' civile, quindi non vedo nulla di strano nella sua azione.
In ogni caso l'eventuale istituzione di garanzie anche per le unioni omosessuali non potra' mai essere accettata da chi ritiene che in quelle unioni si consumino tranquillamente degli "abominevoli peccati", quindi la dichiarazione volontaria, pubblica e continuativa di tali condotte in forma di "coniugio" potrebbe equivalere ad un'autoesclusione dai sacramenti per gli eventuali contraenti cattolici.
3) I DiCo si riferiscono ai conviventi, ma chi ha stabilito che debbano essere necessariamente solo due ?
Se un giorno qualcuno dicesse che tre o quattro persone conviventi si sentono unite al punto tale da voler aderire ai DiCo come unica entita' o addirittura al punto di chiedere la possibilita' di sposarsi, chi potrebbe dal punto di vista formale impedire tali unioni se anche la costituzione italiana si riferisce al termine coniugi senza indicare ne' il numero ne' il sesso (ovviamente perche' allora si pensava solo alla famiglia uomo + donna) ?
Effettivamente ci potrebbero essere delle serie complicazioni.
4) I DiCo trasferiscono dei diritti sulla base della durata di una stabilita' affettiva esistente e quindi in base a tale principio, tali diritti dovrebbero cessare nel momento stesso in cui i conviventi dichiarano il cambiamento di intenzione.
Cosi' non e' per l'assegno di mantenimento, detto di solidarieta', che dura per un tempo proporzionale alla durata della convivenza.
Chi stabilisce che la durata e l'importo dell'assegno sono corretti / adeguati (un giudice) ?
Si possono fare specifiche clausole annuali in base alla situazione patrimoniale corrente ?
Si puo' decidere a priori di omettere il pagamento dell'assegno di solidarieta' in caso di interruzione dei DiCo ?
In caso di figli nati dalla convivenza cosa succede ai minori ?
Interviene comunque un giudice per stabilire definitivamente la durata e l'importo dell'assegno di solidarieta' anche in presenza di eventuali precedenti patti in tal senso ?
Due conviventi con DiCo possono adottare figli ?
Una persona puo' contrarre solo un DiCo alla volta ?
E' ammesso un regime di DiCo con una persona gia' sposata (il classico trio: moglie, marito e amante) ?
I DiCo favoriscono il disimpegno e le relazioni semi-passeggere ?
I DiCo hanno ancora senso quando durano tanto tempo, es. 10, 15, 20 anni ?
Le domande sono tante e la discussione sul tema e' ancora molto aperta, la mia opinione e' che finora sui DiCo c'e' stato un approccio un po' troppo semplicistico e garibaldino e che potrebbero introdurre piu' problemi di quanti non ne risolvano a meno che non sia ben chiaro il loro utilizzo, es. mutuamente esclusivi con altri DiCo / matrimoni in corso, limitato alle coppie omosessuali, ecc.
Confesso che stento a capire cosa un cattolico intenda esattamente quando dice: sono cattolico, ma non seguo la chiesa, bensì il vangelo.
Quasi che il vangelo fosse un atto a sé e non a sua volta l’elaborazione culturale di un’Ecclesia in cui, per usare un grazioso eufemismo, l’apporto umano é assolutamente prioritario rispetto all’apporto divino.
Forse che la prima attività dell’Ecclesia non é proprio quella di stendere i vangeli e poi di selezionarli (nel senso darwiniano del termine) sopprimendo quelli (vangeli apocrifi) che l’impatto con la realtà rivela incapaci di resistere all’urto delle contestazioni e delle eresie, che potrebbero sia minare la solidità dell’intero impianto sul piano concettuale e metodologico, sia e soprattutto mettere in discussione il ruolo e il fine stesso dell’Ecclesia?
Stento a capire la posizione di questo cattolico, perché non mi é chiaro il criterio con cui decide di respingere le elaborazioni della Chiesa di Ratzinger, e magari di Pio IX e di Bonifacio VIII, e di fermarsi davanti alla chiesa delle origini ed ai vangeli.
Perché questi vangeli e non quelli gnostici?
Perché il concetto di peccato originale, libero arbitrio, grazia, quando non addirittura l’origine e il concetto stesso di male (unde malum?), cioè la possibilità stessa dell’uomo d’essere libero, elaborati da Agostino, piuttosto che da Giuliano?
@ Adetrax: mi dispiace per te, ma le questioni che poni le ho già abbondantemente trattate, anche qui. Vai a leggerti i miei precedenti articoli e poi, semmai, ne riparliamo, anzi no, perché, se non si fosse capito, sono stucca e ristucca di parlare di religione sempre e solo in riferimento a 'sta MALEDETTA etica sessuale! Ma si è capito cosa intendo oppure no?
Faccio solo presente che quanto affermi a proposito della mancata condanna degli omosessuali come tali è falso. Vedi, sono circa quindici anni che seguo gruppi di gay credenti e, per tua disgrazia, conosco molto bene i testi vaticani in materia. La lettera del 1986 di Ratzinger attribuiva esplicitamente agli omosessuali (passo 3) la potenziale colpa anche se non commettevano "sodomia" (termine che neppure lui usa più) in quanto portatori di una tendenza intrinsecamente cattiva. Riguardo alle lesbiche il silenzio è totale, non perché non siano condannate naturalmente, ma perché il Vaticano non conosce nulla delle loro problematiche, come delle donne in generale. Per il resto, chiudo qui.
@ F. Maria Arouet: caro Voltaire
, se l'allusione è a me, io non ho mai affermato di "essere cattolica ma non seguire la Chiesa, bensì il Vangelo". Però è molto, molto, molto interessante notare come i cosiddetti "laici puri" muovano ai cattolici non-pecoroni le stesse identiche obiezioni degli integralisti: e perché no a Ratzinger e sì a Giovanni XXIII, perché questi Vangeli e non gli gnostici… e altre questioni che, in ogni caso, non possono essere approfondite qui, anche perché di valore molto diverso le une dalle altre.
In ogni caso, rimando anche te ai commenti a questo link
e magari anche ad altri miei interventi. Sapete, padre Pio sosteneva che l'obbedienza era la prima delle virtù, don Milani che obbedire era diventato un peccato. Il primo è già santo (un santo reazionario, sia pure), il secondo lo diventerà – anche se non con Ratzinger -. La Chiesa, proprio quella che voi presentate e pensate come un monolite, ha spesso accolto fra le sue braccia Agostino e San Francesco, papa Giovanni e Pio IX. Un motivo ci sarà. Nel frattempo aspetto la risposta di Fully. Di parlare di morale sessuale, come ho detto, mi sono abbastanza rotta.
@daniela tuscano
"Cos’hai da dirmi, Fully? Sono forse una cattolica cattiva perché non condanno i gay e perché talvolta uso addirittura il preservativo?"
No, secondo me sei semplicemente una persona che adotta una religione diversa da quella cattolica. Come ho già detto nel pezzo che ho scritto, il copyright del cattolicesimo ce l'ha la Chiesa e quindi, secondo me, chi non lo accetta in toto non può dirsi seriamente cattolico.
Facciamo un esempio. Chi fa uso di metodi anticoncezionali (come la pillola o il profilattico) sa perfettamente che la Chiesa considera illecito tale uso (dalla Humanae Vitae in poi). Pertanto, essendo un comportamento contrario ai precetti della Chiesa adottato con "piena avvertenza e deliberato consenso", la Chiesa lo considera "peccato mortale". Quindi, per accostarsi alla Comunione, il fedele deve prima confessarsi, ma come saprai, il perdono presuppone che il fedele riconosca il proprio errore, ne sia seriamente pentito e si impegni ad evitarne altri per il futuro. Ebbene, come potrà ottenere la remissione del peccato il penitente che già sa che continuerà ad assumere la pillola o continuerà ad usare il preservativo anche la sera stessa, la sera successiva e quella ancora dopo, ecc.? Quella confessione non avrà alcun valore, e se si sarà accostato all'Eucaristia, il fedele avrà aggiunto peccato a peccato. Potremmo allora considerarlo un buon cattolico?
Naturalmente un discorso perfettamente analogo si può fare per tutti gli altri comportamenti illeciti che tu hai declinato nel tuo primo intervento.
Questo lungo sermone solo per dire che essere buoni cattolici è tutt'altro che facile: a dirlo si fa presto…. Ma se tu pensi di esserlo, beata te
@F.Maria Arouet
Condivido parola per parola
@Adetrax
I tuoi ragionamenti sui Di.Co sono musica per le mie orecchie. Con molta minore capacità argomentativa avevo sostenuto tempo fa la stessa cosa circa la necessità di aprirli anche oltre la coppia ed oltre i legami sentimentali.
Caro il mio Fully, non capisco perché i miei interventi non vengano pubblicati con la stessa tempestività d'un tempo, ma spero si tratti solo d'un problema tecnico, perché nel precedente commento ti avevo risposto per le rime. E avevo segnalato altri miei scritti che forse ti erano sfuggiti, e che contengono stimoli interessanti per la tua, chiamiamola così, "provocazione". Comunque sono lieta di sapere che oggi Fully ha decretato la mia "religione" (forse voleva intendere "confessione", ma vabbè, nel mondo del pressappochismo tutto fa brodo) è diversa da quella cattolica. Come mi reputerà? Buddista? Musulmana? Animista? (se vale il termine "religione"). Oppure – se si riferiva, invece, alla confessione – una scomunicata protestante, si sa, questi diavoli, pastori donne, pastori gay… vade retro! M'infonde inoltre un gran conforto apprendere che il mio "comportamento illecito" è "perfettamente analogo" agli altri, vale a dire ai mafiosi, a chi evade il fisco, ecc. L'accostamento si commenta da sé, e te ne ringrazio vivamente, ma in un certo senso sono contenta tu l'abbia scritto. Ed è del tutto logico che dia ragione ad Arouet e ad Adetrax. Nel corso della vita ho incontrato tantissimi "puri e inflessibili" come voi.
Meno male che c'è Fully, a consegnare il patentino del buon cattolico a chi ritiene più idoneo. Quanto me, eresiarca già per il fatto d'esser donna, penso ci sia di meglio da fare che discettare dal pulpito d'una pseudo-fede astratta e pura. Complimenti, e salutatemi Giuliano Ferrara.
@daniela tuscano
non sta a me consegnare patentini. mi limito a fare alcune considerazioni. se posso, ovviamente
un sorriso
Fully, non è che i cattolici si possono mettere ad "epurare" la loro chiesa da quelli che non lo sono fino in fondo, anche se questi sono la maggioranza. E lo sono senza dubbio! Però credo valga per ogni religione monoteista dire che i veri osservanti sono pochi e che all'interno ci sono visioni "progressiste". Non basta questo ad uscire dalla chiesa cattolica, mi sembra.
La conclusione che traggo io dalla tua analisi, è che è sorprendente come esistano ncora le religioni, ma la mia è una posizione soggettiva.
Sai, credo che la gavetta fatta in parrocchia, a catechismo, nei chierichetti e ai campi scuola, sia servita non poco a farmi raggiungere la consapevolezza di oggi sull'anacronismo che rappresenta la chiesa di roma (non posso dire lo stesso di ebraismo e islam perché non li conosco così bene, ma non sono molto diversi in termini generali).
Certo, la libertà di religione – nel senso secolare del termine – deve poter ammettere anche i religiosi "alla come je pare".
Anzi, li ritengo utilissimi alla "mia" causa, ché saranno proprio questo tipo di fedeli, a causare un giorno la fine della chiesa cattolica. Un giorno, naturalmente, di cui nessuno di noi vedrà la luce
Inizialmente volevo sorvolare, per non sentirmi nuovamente intrappolata, per non dover provare la sensazione di affondare nelle sabbie mobili di certi argomenti dai quali non si riesce ad uscire, dei quali non si prova a percepire l'altro aspetto, quello che appartiene alla fede, sincera.
La fede non consiste nel professare certe credenze o nel riconoscere certe regole e certi valori.
Consiste nel saper essere e nel saper fare qualcosa che realizzi uno sfondamento verso l'impossibile.
La gerarchia ecclesiastica, (l'istituzione chiesa) nel suo insieme, è vero, ci riesce molto poco..Tanto da riuscire a far apparire "impossibile" e lontano il messaggio vitale intorno al quale è stata costruito l'intero edificio.. Molteplici le crepe che si aprono in questo edificio(gli uomini riescono molto bene ad aprire delle crepe..) che forse esiste proprio in funzione di esse.
Il punto è che non si riesce a distogliere lo sguardo dalle crepe, e invece basterebbe guardarci dentro, per accorgersi che attraverso quelle crepe, spesso, filtra una luce, segno di un qualcosa o qualcuno che non bisogna aver fretta di nominare nè di scambiare per verità…ma che esiste nel cuore e nella mente di tante persone (a loro volta Chiesa) nelle quali, a volerle ascoltare, potremmo rintracciare l'evidenza dell'"impossibile" in una vita che è testimonianza.
Parlo di evidenza dell'impossibilie per sottolineare la, chiamiamola, santità, carità, amore, dono di sè che incontriamo in queste vite e che il mondo, come noi lo conosciamo, non giustifica, non le consentirebbe..
Non esistono ragioni sufficienti per giustificare speranze, sacrifici, rivolte, che però accadono e di fronte alle quali dovremmo provare quantomeno ad arretrare se proprio non vogliamo capire.
A me piacerebbe, almeno una volta, assistere ad un confronto laico/Chiesa che per un attimo si concentri sull'ignoto, sul rendersi presente della trascendenza.
Non è una prova dell'esistenza di Dio, dimostra, semmai, l' immensa complessità dell'uomo, del suo non volersi accontentare di nulla, tantomeno di sé.
Mi piacerebbe, almeno una volta, parlare di questo..il resto verrebbe da sè e forse anche la comprensione reciproca..
Luna
Dici bene Luna.
Fede e Dio non vanno necessariamente a braccetto.
L'asepsi riscontrabile in quello che scrivo è dovuta alla totale mancanza di rispetto che ho per le istituzioni ecclesiastiche vaticane e alla bizzarrìa di alcune liturgie cattoliche.
Ci tengo a mantenere le opinioni per cristianesimo-fede e assolutismo monarchico pontificio ben separate.
@SE
Vedi, il concetto di "epurazione" non mi appartiene, quindi non sarò io ad invocarla, ci mancherebbe. Nella mia riflessione non puntavo certo a stigmatizzare i comportamenti non conformi ai precetti di Santa Romana Chiesa, quello che mi sorprende è che moltissimi facciano convivere quei precetti che non rispettano con il loro dichiararsi cattolici. Non so più come dirlo, ripeterò ancora una volta il concetto: a tressette si gioca con 40 carte, se si vuole giocare con 30 si può dare vita ad un altro gioco, ma non è giusto continuare a chiamarlo "tressette".
@GdA
Trovo che le tue parole siano le più "alte" che ho letto in questo dibattito. Portando la discussione su tutto un altro piano hai fatto di colpo precipitare ogni mia velleità provocatoria.
Per questo, in segno di rispetto, non aggiungerò altro.
Non sono credente, ma non faccio fatica a capire le parole di Luna, fino a “condividerle”, potrei dire, una per una.
Mi resta però il dubbio se Luna parli della stessa cosa di cui parla Fully.
Il concetto di fede di Luna, che “consiste nel saper essere e nel saper fare qualcosa che realizzi uno sfondamento verso l’impossibile”, esprime un bisogno di trascendenza che non é appannaggio esclusivo dei credenti, cui anzi nulla vieta di indirizzarsi verso riferimenti diversi Dio, quali l’Amore, la Storia, la Giustizia, la Libertà, a seconda dell’età della nostra vita e dell’ETA’ in cui ci tocca viverla.
Non credo che su questo bisogno i non credenti abbiano qualcosa da ridire, qualsiasi sia la stella polare prescelta.
Se mai sulla presunzione di poterlo esprimere attraverso una grandine di concettini, regole, liturgie, dogmi, impedimenti, dirimenti, immiserendolo in una dimensione che non può non essere recepita come una camicia di forza per chi lo viva veramente.
Non solo su questo, naturalmente, che a ben guardare riguarderebbe soltanto i fedeli, quanto e soprattutto sulla presunzione di ritenerlo un fatto oggettivo da cui far discendere regole di comportamento buone per tutti.
Questo, che pretende di conoscere le regole, se ho capito bene, é il club di cui parla Fully. Con particolare riguardo a quegli iscritti che ne fanno parte in quanto convinti che male non faccia, anzi, che i vantaggi che se ne possono trarre siano maggiori degli svantaggi, a saper usare il “buonsenso” di non prenderne le regole alla lettera.
Fully, temevo un misunderstanding, ho usato le virgolette per quello
fu mi sembra sia stato chiaro, hai scelto di essere cattolico, hai scelto quindi devi seguire delle regole, non le cambi come conviene a te. Non ti piacciono le regole? cerca di cambiarle in una religione vecchia di 2000 anni che nemmeno a Cristo piacerebbe, lui che da quel che so cercava di cambiarle queste regole!
Io da brava laica mi conservo il diritto di vivere e lasciare vivere, sei cattolico non usare il preservativo ma fallo usare a me.
mi scuso se ho ripetuto concetti già espressi nei commenti, ma non li ho letti tutti…