Shrike 1


Mi sveglio di soprassalto, come accade ormai da mesi, in quello che è un intorno stretto intorno alle quattro di mattina. A volte qualche minuto prima, altre volte qualche minuto dopo. Non più di quattro o cinque. Mi è successo di svegliarmi alle quattro spaccate diverse volte. O almeno a quelle che i numeri verdi dell’orologio che ho sul comodino pensano siano le quattro di mattina nel sottile fetta di fuso orario che vede apparire il sole un’ora prima di Greenwich.

A volte resto a letto cercando di continuare il sogno nel quale mia figlia è piccola, lei sta bene e mio padre è ancora vivo. I tre assi che da mesi definiscono il mio spazio cartesiano che, giorno dopo giorno, diventa sempre più stretto.
Ma più spesso preferisco alzarmi, socchiudere le porte delle due camere da letto e girare per la casa senza accendere la luce, claudicando leggermente per la gamba che chiama vendetta per antichi strapazzi, agitato dalla giornata che sta per venire e dissipato dal tempo che si consuma.

Più che gli errori che ho commesso e di cui oggi sono consapevole, a farmi paura sono quelli che sto facendo adesso e che mi saranno palesi tra qualche tempo. Gli errori che compio in questo tempo dove non mi è più concessa la grazia di sbagliare e devo portare il mio peso sulle spalle, senza farlo oscillare, perché non sono più sicuro di riuscire a rimanere in piedi se dovessi, in qualche modo, cedere.

Questa notte, o meglio dovrei dire stamattina, sono sceso in cucina e alla luce del frigo ho bevuto mezza bottiglia di acqua fredda. Poi ho staccato il sistema di sicurezza e ho sollevato la tapparella della cucina. Alla luce arancione del lampione ho visto le piante del giardino piegarsi sotto un vento leggero che agitava anche le foglie del ciliegio. Ho guardato a lungo il tavolo, le sedie e l’ombrellone chiuso che mi hanno raccontato di un’estate che è finita e che, mai come oggi, non vorrei lasciare andare. Dopo mi sono seduto e ho aspettato che sorgesse il sole, che nel mio meridiano personale, nei giorni feriali sorge esattamente alle 06:45 di quella che, in questo momento è l’ora legale dell’Europa centrale.

Qualcuno mi dice che non sono morto quando avrei dovuto morire perché c’era questo servizio ad attendermi. E forse è vero. O forse no. Fatto sta che non mi sono mai dato una scelta e, anche se a volte penso che sarebbe stato meglio andare a dormire prima, non sono pentito di essere rimasto sveglio e di aver guidato fino a qui.


Un commento su “Shrike

  • Antonello Puggioni

    Perché l’Averla, l’Uccello Macellaio?
    Tutto posso pensare di te, Comandante, ma non che sei una persona crudele.

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