Sessanta Milioni di Berlusconi 41


30 aprile 2008. Segnatevi questa data. Per poche ore questo paese, (dico “questo” perché oggi lo sento meno mio che mai) ha provato a fare una cosa civile. Per poche ore, dicevo, sono state disponibili on line le dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini e di tutte le società.

Poi è successa la rivoluzione. Privacy, sicurezza e chi più ne ha più ne metta. Beppe Grillo, il grande rivoluzionario che però, quando si tratta di tabacco, diventa improvvisamente reazionario, dice che la pubblicità del reddito avrebbe aiutato la criminalità organizzata a scegliere chi rapire e chi ricattare. Come no. Infatti fino a stamattina la mafia, la camorra e la ndrangheta rapivano le persone a cazzo, chiedevano il riscatto e poi, se la famiglia diceva di non poter pagare, restituivano l’ostaggio gratis. Il pizzo, invece, lo chiedevano solo a quelli che mettevano in vetrina la dichiarazione dei redditi.

Altri, invece, hanno parlato di “invidia”, nel senso che sapere quanto guadagna il capoufficio raccomandato avrebbe potuto alterare l’atmosfera di tranquillo pecoronismo che aleggia nel terziario italiano portando alla rivoluzione ed all’instaurazione del terrore di robespierriana memoria.
Oppure, last but not least, vedere che il vostro dentista dichiara 8000 euro all’anno, pensando alla fila di pazienti nella sala d’aspetto e riflettendo sull’importo che chiede per le sue prestazioni, avrebbe generato sospetti e turbato la pace sociale nella quale tutti viviamo.

Ora le dichiarazioni sono ridiventate segrete. Il garante della privacy ha detto NIET. Il bello è che molti, moltissimi, troppi hanno tirato un gran sospiro di sollievo e si sono detti soddisfatti. Compresi quelli che, almeno apparentemente, non avrebbero avuto nulla da nascondere.

Io so solo che in questo paese si può parlare di tutto. Di droga, di fica, di calcio, di politica, ma di soldi no. Provate a chiedere a qualcuno se ha mai tradito la moglie, se ha trombato un travestito, se ha scopato una quindicenne. Probabilmente vi racconterà un sacco di storielle piccanti, ma se chiedete quanto guadagna lo vedrete distogliere gli occhi, nicchiare e cambiare discorso.

La verità è che noi siamo il popolo del chiagni e fotti. Ogni Natale c’è il solito servizio dove i commercianti raccontano che le vendite sono diminuite, ogni estate gli alberghi sono sempre più vuoti, ogni imprenditore invidia gli operai perché hanno lo stipendio sicuro.
Viene da chiedersi per quale cacchio di motivo la gente continui a tenere aperti i negozi o gli alberghi e perché uno faccia l’imprenditore se a fare l’operaio si sta meglio.

La verità, secondo me, è che tutti, nessuno escluso, pensiamo di avere qualcosa da nascondere. A tutti noi piace sfoggiare una prosperità rapinosa e frutto di furbizia piuttosto che di lavoro e onestà. La macchina, la casa, la barca non sono veramente belle e non attraggono l’invidia degli amici se non sono intestate a società di leasing, frutto di evasione fiscale o semplicemente ignote al fisco.
Avere, di per sé, non basta. Occorre dimostrare che si ha perché si è dritti, non perché si è lavorato.

Se le cose stanno veramente come penso, il male di questa nazione è profondo e gravissimo e Berlusconi è l’uomo che, meglio di tutti, ci rappresenta. Come sempre, nulla accade per caso.


41 commenti su “Sessanta Milioni di Berlusconi

  • Neottolemo

    MC, le cose da paese civile si faranno quando l’Italia sarà un paese civile.

    In un paese come il nostro dove sapere tutti i cazzi del vicino diventa una morbosità vitale, spiattellare cose che come giustamente dici sembrano una vergogna (ma non solo per chi ruba) vorrebbe dire inaugurare una guerra di dispetti e denuncie selvagge. Non da meno, tutti gli evasori diverrebbero ricattabili. Questo in una giustizia “divina” sarebbe sacrosanto (d’altronde è divina…), ma qui non c’è niente di divino.

    Ovviamente gli evasori professionisti, quelli che studiano economia per evadere bene, vengono toccati solo di striscio dalla trasparenza. Quelli sanno essere più trasparenti dell’aria.

    Detto in breve: non credo che l’evasione, ai livelli che c’è da noi, possa essere combattuta con gli “spioni” (tra molte virgolette, non fraintendere).

  • asfodelo

    Al di là dell’Italia, al di là dei garanti, oltre quest’episodio e le mille implicazioni che comporta…
    Hai deto una verità profonda, che riconosco e condivido.

    Non so perchè ma per l’italiano medio, il reddito
    è incoffessabile.
    Qualcosa da tenere segreto, qualcosa da nascondere.
    Anche agli amici, soprattutto a quelli.
    Non importa se è troppo basso o inaspettatamente alto,
    o comunque facilmente desumibile…

  • Nicolò

    Ovviamente la questione della trasparenza è univoca.
    Se l’Agenzia delle Entrate può dire a tutti quanto il singolo guadagna, mettendola online (ma giusto per curiosità, qualcuno è in grado di dare una buona motivazione per spendere denaro pubblico per dei server e degli impiegati che gestiscano la cosa?), al contrario l’Agenzia delle “Uscite” non si sogna minimamente di mettere online nomi e cognomi delle persone che ricevono questo denaro pubblico.
    Insomma, per non si sa quale motivo è lecito sapere quanto guadagna l’italiano (salvo poi piangere miseria se i bulli emarginano il figlio del poveraccio o se gli skinhead vanno a casa dei “Cohen” che guadagnano troppo o degli Al-kazzon che potrebbero finanziare il terrorismo) ma mai chi ci guadagna con lo Stato. E’ una figata pazzesca, meno male che non si voleva la “giustizia fai da te”.

    Perchè alla fine non è una questione di privacy, quella esce solo quando si tratta di andare a trans o di dialogare con l’Unipol, è una questione di trasparenza. Attendo con ansia che rendano le cartelle cliniche liberamente accessibili, in nome sempre della trasparenza.

  • andrea

    Credo che non siamo pronti per questa forma di “civilizzazione”…prima di arrivare a quello che tutti auspicano bisogna fare piccoli passi: molto spesso fare il passo piu lungo della gamba è controproducente…

    Il sapere è potere, e vedendo oggi come questo potere viene usato….

    A mio avviso non è questo il modo di cambiare il nostro paese. Pero un minimo mi fa sperare che c’è ancora qualcuno, lassu, nei piani alti, che vuole qualcosa di buono per il paese….

  • elf

    io sono del parere che se il tuo dentista dichiara 8000 euro l’anno probabilmente non ti fa la fattura quindi non hai bisogno di controllare su internet per sapere che evade le tasse….in ogni caso non si tratta di lotta all’evasione ma semplicemente di farsi una bella vagonata di affari altrui….gli unici che trarrebbero beneficio da un elenco pubblico sono le imprese che raccolgono enormi database sui potenziali clienti e che (si spera almeno) hanno qualche difficoltà a reperire informazioni sensibili e i ficcanaso…

  • Comandante Nebbia

    Nei file c’erano solo nome, data di nascita e reddito. Niente codice fiscale e tanto meno indirizzo.

    I dati erano inutilizzabili a fini commerciali per le imprese che, viceversa, ricevono quintalate di informazioni per vie completamente diverse..

    @elf
    leggi questo.

    Ora qualcuno mi dica, senza giri di parole, cosa c’è di male a sapere quanto “dichiarano” al fisco le persone.
    Per denunciare qualcuno occorrono prove. Non basta dire “dichiara troppo poco”. Non facciamo ridere i polli. Per favore, qualcosa di ragionevole.

  • ugasoft

    uno dei più belli, trasparenti, innovativi, self-controlling, giusti, equi, liberali, rivoluzionari provvedimenti è stato STRONCATO SUL NASCERE.

    paese da abbandonare il prima possibile.

    Grillo VERGOGNA

    V-Day contro grillo stavolta

  • guido

    ma perche’ invece di farvi le pugnette guardando quanto guadagna il vicino non tornate a farvele guardando dal buco della serratura.
    Ditemi che cazzo ve ne frega di sapere quanto guadagnano gli altri.
    A meno che non siate dei pervertiti masochisti senza una lira che hanno orgasmi nel leggere il 740 altrui.
    Comandante nebbia hai scritto un altra delle tue stronzate, pagine epiche da leggere al cesso per velocizzare l’evacuazione.

    edit:In genere questo materiale, privo di qualsiasi interesse dialettico, lo scartiamo. Considerate questo commento una specie di pubblicità progresso. I contributi come quelli di guido, il padano milanese in libera uscita, sono l’esempio della massa di intellettuali che si aggira per il nostro paese ed un grande spot a favore dell’eugenetica.
    Leggete tutti e ricordate a voi stessi quanto siete stati fortunati a non nascere così.
    redazione

  • Silent Enigma

    Post da stampare e distribuire per strada.

    Quotone triplo carpiato e ritornato per ugasoft.

    Al prossimo che parla di privacy violata gli mando la finanza :mrgreen:

  • Nicolò

    “Ora qualcuno mi dica, senza giri di parole, cosa c’è di male a sapere quanto “dichiarano” al fisco le persone.”

    In realtà dovrebbe essere il Fisco a spiegarci che utilità abbia creare un database leggibile anche in Vietnam.
    A me viene da pensare che poichè i soldi che guadagno sono miei, che c’è un corpo di polizia apposito per controllare che io paghi (Finanza), nessuno ha il diritto di sapere quanti sono, allo stesso modo in cui nessuno ha il diritto di sapere cosa faccio in casa mia. Altrimenti, visto che tu non commetti reati o non fai niente di male in casa tua, permetteresti a chiunque di entrarci e gironzolare come più gli piace? Credo di no. Oppure visto che non ti fai di crack, permetteresti a chiunque di guardare e appendere in piazza la tua cartella medica? Credo di no.

  • Comandante Nebbia

    Una volta si diceva che rispondere ad una domanda con un’altra domanda era maleducazione, ma vista la civiltà dell’interlocutore non voglio sottrarmi ad una risposta usando questo trucchetto retorico.

    La risposta è:
    quello che fai a casa tua (fino a un punto ovviamente) sono affari tuoi e quindi a me non interessa conoscerli. Quanto guadagni, invece, è frutto della tua interazione con la società e, siccome contribuisco anche io a questo processo, eticamente ho il diritto di conoscerne l’esito finale.

    Questo perché il tuo reddito è il principale strumento di posizionamento nel sistema economico. Alterare la percezione del tuo reddito è un modo per rendere più torbida la relazione ed affidarla ad un sistema di mistificazione basato sulla comunicazione. In pratica è un po’ come dire che invece di interagire legalmente, il sistema economico sia basato sul bluff, come il poker, dove il punto che hai in mano è segreto e conta solo quello che fai intendere agli altri.

    Questo modo di fare crea una società torbida, basata sul sospetto e sulla mistificazione. Porta l’economia a confinare con la sfera del privato, invece l’economia è, per definizione, una cosa pubblica altrimenti non potrebbe funzionare.

    E’ significativo il fatto che tu abbia paragonato il reddito alla tua vita personale. La cosa è, a mio avviso, sbagliata e leggermente perversa. La tua vita personale sono le tue esperienze, il tuo amore, i tuoi affetti. Che c’entra il danaro con questo?

    Quando prima dicevo che quello che fai a casa tua è affar tuo fino a un certo punto, mi riferivo al fatto che se uno fa violenza sui figli, per esempio, col cacchio che è affar suo. Proprio perché interagisce con il resto della società (i suoi bambini sono membri deboli della mia società) sono affari miei, eccome.

    Ora, mi augurio che tu voglia rispondere alla mia domanda. Grazie.

  • Fully

    Nulla in contrario alla pubblicizzazione dei redditi. Io credo possa essere d’aiuto soprattutto per una spinta etica. Forse il famoso dentista a 8000 euro la prossima volta, davanti al mio smagliante (grazie a lui) sorriso-ghigno di consapevolezza si vergognerà un po’ di più a chiedere se mi serve la ricevuta.

    Se questa pubblicazione stimola curiosità perverse, pazienza.
    Come quando qualcuno si diverte, passando davanti al mio giardino, a vedere cosa cucino al barbecue. Non per questo mi priverò del mio arrosticino.

    Peccato che questa iniziativa sia stata presa fuori tempo massimo (come Visco, del resto) e che ormai sembra sia tutto rientrato. Però ha avuto il merito di sortire lo sputtanamento di Grillo-tutto-pubblico-su-internet tranne le sue entrate. E’ già qualcosa.

  • Fully

    Dimenticavo di dare la motivazione principale del mio parere favorevole alla pubblicazione.
    Che è in linea con quanto sostenuto dal CN: i redditi potranno pure essere un dato personale, ma le imposte che si versano sono un dato che ha rilevanza sociale, quindi pubblica, visto che è con quelle imposte che lo Stato paga i servizi che sono accessibili a ciascuno di noi.

  • Paolo

    Per me è indifferente, essendo dipendente pubblico e neppure residente in Italia. Ma…

    Sull’utilità e legittimità del provvedimento ho i miei dubbi. La cosa più semplice, se parliamo di dentisti che evadono le tasse, è che siano i clienti a pretendere la fattura.

    Comunque se Visco voleva far passare il provvedimento doveva pensarci prima della caduta del governo, e magari parlarne PRIMA al garante della privacy. Soprattutto, non doveva dire ai giornalisti che l’idea l’ha avuta guardando un telefilm americano. 🙂

    @Fully: lo sputtanamento di Grillo è stato fantastico (guadagna più di 4 milioni l’anno, caspita!). Come direbbe qualcuno, il re è nudo.

    @CN: la differenza tra sfera pubblica e privata non è così netta. Io quando scrivo in questo blog interagisco con la società. Ma mica pubblico il mio cognome o indirizzo. Vogliamo sostenere che tutti quelli che usano un nickname hanno qualcosa da nascondere?

    Intanto c’è già in rete chi si scambia i database delle varie città. Qui un utente chiede se qualcuno ha fatto in tempo a scaricarsi le dichiarazioni dei redditi riferite di Vicenza. Tra un pò venderanno quei dati su ebay.

  • lupoalburnino

    Come non intervenire in questo interessante dibattito? Un articolo il tuo, comandante Nebbia, SPASSOSO E SERIO nello stesso tempo. Direi più serio che spassoso. Pensa, e mi rivolgo direttamente a te, che anche tra pensionati della stessa categoria vige il segreto. Io ho lavorato nella scuola per circa quarant’anni e percepisco una pensione di 1461.00 euro mensili: nessun altro reddito! Qualche volta mi sono permesso di chiedere a qualche collega in pensione , supergiù con la mia stessa anzianità di servizio, e ho trovato una reticenza indecente. Ma dico io, se siamo sulla stessa barca qual è il motivo di tanta riservatezza? La pensione di un docente con gli stessi anni di servizio può variare di qualche euro in più o in meno. Di qui lo spasso! E allora? Abbiamo tutti sulla bocca la parola privacy! Guai a toccarla. è diventata una sorta di tabù e in nome di questo tabù se ne combinano di tutti i coloro. A me darebbe fastidio andare a scoprire cosa fa sotto le coperte una persona che non conosco e di cui non me “fotte” nulla, ma mi dà altrettanto fastidio chi predica bene e razzola male senza che io lo sappia. Significa che mi prende per fondelli. E mi riferisco a uomini di alcuni partiti per i quali è peccato mortale andare a donne e poi li trovi a letto con prostitute e droga. E’ giusto che gli italiani sappiano qual è lo stipendio degli altri, perchè molti si lamentano di stare male, fottendo chi sta veramente male. Non ho visto l’elenco su Internet, ma se è vero quello che è stato scritto su Grillo, la cosa mi fa un certo senso a svantaggio di Grillo. Vedrete che Antonio Di Pietro lo difenderà, dicendo che è un’indecenza rivelare i redditi delle persone. Bravo, comandante Nebbia!

  • Vortexmind

    ma se chiedete quanto guadagna lo vedrete distogliere gli occhi, nicchiare e cambiare discorso.

    Come non quotare.

    Tant’è che sul mio blog, dove non scrive quasi mai nessuno, appena ho toccato l’argomento è fioccato uno tsunami di commenti.

    Mai parlare di soldi … nemmeno negli annunci di lavoro ne parlano mai 😉

  • Simone

    State a perdere tempo sulla trasparenza, ma non avete riflettuto che è lo stato a decidere univocamente di rendere trasparenti i redditi dei cittadini senza che nessuno lo chiedesse, salvo poi ritrattare. Ha fatto tutto da solo. E anche in fretta. Riflettete su questo e non su chi evade o ruba. Deve essere lo stato a rimediare a chi ruba, non i cittadini. Perchè ci prende in giro così? E’ la sfera del controllo delle masse che fa le prove tecniche della propria arroganza. Me ne sbatto se Berlusconi ha dichiarato la cifra, in cuor mio lo so già che ha rubato, non c’è bisogno che sia lo stato ad insinuarmi un sospetto. Che Grillo guadagni ed anche tanto lo sanno tutti, ma la gente se lo scorda perchè interviene la “notizia” che si annuncia rivelatrice. Si annuncia come tale perchè ha la pretesa e la forza per farlo, così per provocare delle reazioni. Siamo al grido al ladro e/o al lupo. Overdose di trasparenza equivale a libertà drogata. Altro che “siamo così”. L’illusione della rappresentanza democratica trionfa proprio oggi. Ricordatevi e fate i conti: il 30% degli aventi diritto al voto, quindi alla rappresentanza parlamentare dello stato, non ha visto sedere nessuno nelle 2 aule. Saranno sempre di più. Al contrario di quello che si può pensare, non credo sia un male, ma nenache un bene. E’ solo che l’inevitabile declino dello sviluppo della democrazia rappresentativa si sta evolvendo anche qua in Italia. Insomma lo stato si crede forte tanto da prenderci in giro invece gradualmente si sgonfierà; quanto meno si rende ridicolo.

  • Doxaliber

    @Simone, come scrive Vortex sul suo blog:

    In Finlandia [i redditi] li mandano anche via SMS su richiesta, e parliamo di un paese che ha praticamente AZZERATO l’evasione fiscale.
    Io da giorni ricordo che chiunque può effettuare visure immobiliari su una persona per sapere tutti gli atti immobiliari compiuti dal soggetto. Compravendita, donazione, divisione, successione, ipoteche, pignoramenti, compresi importi, tipo di immobile, indirizzo dell’immobile, nome, cognome, data di nascita, luogo di nascita, codice fiscale, residenza, di OGNI SINGOLA persona coinvolta nell’atto immobiliare. Se voglio sapere a chi è intestata un’auto mi basta prendere la targa, chiedere una visura all’ACI, ed ottenere così nome del proprietario ed indirizzo di residenza. Se voglio sapere se qualcuno è protestato mi basta andare alla Camera di Commercio e se non erro posso anche sapere se una persona ha pendenze giudiziarie, semplicemente andando in tribunale e facendo specifica richiesta. Su certe cose la privacy non esiste, ed è giusto che sia così.

    • giuseppe

      ciao simone ,piacere !! ti scrivo per farti i miei complimenti !
      confermo in pieno quello che dici! sai come posso vedere gli stipendi dei dirigenti ? grazie !

  • Paolo

    Io vorrei lanciare una provocazione. Chi è per la trasparenza “senza se e senza” ma pubblichi ora su questo sito la scansione di un documento di identità e della dichiarazione dei redditi dell’anno passato. Altrimenti sono solo chiacchiere da bar.

    Comunque il fatto che le dichiarazioni dei redditi siano consultabili andando di persona alla Camera di Commercio è già qualcosa. Molto più che in altri paesi (GB, Germania, USA, Francia, …), dove vige la segretezza più assoluta. Possiamo dire in questo di essere secondi solo alla Finlandia. Non è poco.

  • Comandante Nebbia

    Scusami, ma mi sembra una stupidaggine, non una provocazione. Negli elenchi c’era solo nome, data di nascita e reddito.
    Un documento contiene foto e indirizzi.

    Io nel 2005 ho dichiarato (e guadagnato) meno di 40.000 euro. Chi sa che ho questo sito, ora conosce anche il mio reddito. Tu il mio nome non lo conoscevi prima e non lo conosci nemmeno adesso. La situazione è la stessa.

    Ah, manca la data di nascita e il tipo di reddito. Sono un lavoratore dipendente e sono nato nel 1961. Mese e data non li dico per non essere rotto le balle il giorno del mio compleanno, ma solo per questo.

    E quindi?

  • F.Maria Arouet

    L’unica controindicazione che ci vedo io è che sull’elenco ci finirebbero sia quelli che guadagnano 100 e dichiarano 10, sia quelli che guadagnano realmente 10 e se ne vergognano, vivendolo come una colpa.
    Gente che magari fa i salti mortali per mandare il proprio figlio a quel tal liceo, frequentato di regola da rampolli di ben altri censi.
    In un mondo dove l’avere conta assai più dell’essere sicuramente sarebbe un’umiliazione, né si capisce quale vantaggio ne trarrebbe in cambio la comunità.
    Complimenti al Comandante per il suo felice modo di esporre.

  • Comandante Nebbia

    Che vantaggio ne ha la comunità dal sapere che a Milano una persona è stata rapinata o che a Bolzano qualcuno ha avuto un rene in dono o che il signor X ha truffato 10 persone?

    Quando si ha informazione a disposizione si può scegliere se consultarla o no. Quando non c’è, non c’è e basta.

    Puoi mandare tuo figlio dove vuoi. Se sei pezzente la gente lo sa già. Punto.
    Al massimo, se si sa che dichiari 10, qualcuno penserà che imbrogli perché tuo figlio va a quel liceo e conservi i danari sotto la mattonella.
    Così, finalmente, puoi passare per furbo anche tu.

  • F.Maria Arouet

    Va da sè che se un’informazione é disponibile te ne puoi avvalere oppure no. E dunque, dal punto di vista di chi ne può fruire, un’informazione é meglio di nessuna informazione.

    Ma non é l’unico punto di vista.
    C’é anche quello di chi é oggetto dell’informazione.

    C’é un limite a che le faccende di costui siano rese pubbliche, oppure no?

    E se si dove lo poniamo?

  • Comandante Nebbia

    Insomma, tutta questa filosofia appena si tocca la tasca.

    Lo stato si preoccupa di decidere quanti embrioni vanno fecondati e come vanno scelti gli ovuli in una procreazione medicalmente assistita entrando nell’anima delle persone con una legge infame e quando c’è il referendum per abrogarla, il referendum va deserto. Oppure pretende che due coniugi quando decidono di divorziare, anche se non ci sono figli o interessi in contenzioso, stiano come dei baccalà per tre anni e a tutti sta bene.

    Poi appena entra in gioco il vero tabù italiano: la roba, i dobloni, i denari, i lingotti, il guadagno, si sviluppa la rivoluzione culturale e la coscienza sociale.

    Aveva ragione lui. Mi dimetto da italiano.

  • Nicole Kelly

    La pubblicazione obbligatoria degli elenchi è prevista dal DPR 600 del 1973, gli elenchi sono disponibili in tutti i comuni per la consultazione gratuita e libera da parte di tutti.

    Questo è un altro splendido esempio:

    1) dell’ignoranza della nostra classe dirigente, nessuno escluso
    2) che i giornalisti non vogliono far conoscere il proprio reddito reale perchè si scoprirebbe che fanno tante marchette
    3) che il PIL sommerso deve essere gigantesco
    4) che si ignora che i dati finanziari sono nelle centrali rischi e consultabile da qualsiasi bancario (anche quelli collusi con la delinquenza organizzata

  • Emanuele

    @F.Maria Arouet

    Se io guadagno una miseria e riesco a campare,mandare i figlie a scuola etc non vedo perchè dovrei vergognarmi. Anzi, probabilmente dovrei considerarmi un po come un eroe, come dice caparezza nella sua ultima canzone.
    Se mi vergogno è frutto di una mentalità mediasettiana dove, come dici tu, conta più l’essere dell’avere.

  • Oris

    Come al solito, si prendono i diritti e si trasformano in soprusi.
    Solo a noi riesce in italia.

    Ci si stupisce che le denunce siano pubbliche: non sono una trentina di anni e più che c’è la legge?

    Ma ora c’è la privacy.

    Alcuni aspetti sono comprensibili (vedi spese mediche, se la salute è un dato sensibile lo deve essere anche sulla denuncia dei redditi, o a chi do l’8 per mille).

    Quanto guadagno lo potete leggere tranquillamente.

    Chissenefrega.

    Pure se guadagnassi milioni.

    (forse è perchè non li guadagno che la penso così 😉 ).

    Ma si deve pur parlare di qualcosa d’altro, se no dovremmo concentrarci sui problemi reali :mrgreen:

  • Paolo

    Non so come funziona il sistema attuale (non mi è mai venuto in mente di perdere tempo a chiedere la dichiarazione dei redditi altrui), ma penso
    che la differenza con pubblicazione on-line sia (qui chiedo conferma agli esperti) che se qualcuno va in comune a chiedere informazioni su di me in qualche modo è costretto ad identificarsi. Come lui ha diritto ad avere informazioni sul mio conto, io ho diritto a sapere chi è che si informa su di me, altrimenti la trasparenza è a senso unico.

    @Comandante Nebbia: il senso del mio discorso è che secondo me il problema non sono i soldi, né i poveri che si vergognano di guadagnare poco. Io nel 2005 ho guadagnato meno di 10000 euro (con un lavoro fisso, non occasionale), e non me ne vergogno. Secondo me il motivo è lo stesso per cui la gente scrive usando pseudonimi: privacy, e basta.

    A quelli che dicono “chi non ha niente da nascondere non ha nulla di che preoccuparsi”, io rispondo “se la pensi così rendi pubblica la tua identità on-line”. Se non lo fai, o hai qualcosa da nascondere, oppure non credi neanche tu nella validità del tuo ragionamento.

    Quanto all’utilità del provvedimento nella lotta all’evasione, questa è pressoché nulla. Se il dentista non rilascia fatture, basta denunciarlo. Non c’è bisogno di sapere quanto dichiara. I milioni di persone che si sono collegati al sito dell’agenzia delle entrate non l’hanno fatto per nobili propositi, ma per morbosa curiosità. E basta.

  • Doxaliber

    @Paolo, ti rispondo con un commento che ho lasciato sul mio blog in risposta ad una persona che faceva le tue stesse obiezioni.

    Ad esempio i dati sulla proprietà delle auto o degli immobili, come anche quelli sulle dichiarazioni dei redditi che oggi sono esaminabili presso i comuni, sono certo accessibili, ma ci si deve qualificare e si deve pagare.

    Assolutamente no. Bisogna pagare ma non è affatto necessario qualificarsi. Io posso benissimo rivolgermi ad un’agenzia specializzata (e ce ne sono a centinaia, la più importante è Crif) ed ottenere tutte le informazioni che voglio su un individuo. Vita, morte e miracoli. Non avete idea di quante cose si possano sapere sugli altri pur rimanendo anonimi.

    In quanto alla capacità “deterrente” di tali iniziative, io ritengo che la pubblicazione dei redditi online avrebbe prodotto ottimi risultati. Mi chiedo comunque, viste anche le discussioni in rete, come mai la finanza non lavori per “incrociare” i dati e mandare visite fiscali a chi dichiara redditi dubbi rispetto al tenore di vita dimostrato.

  • Oris

    La cosa veramente strana è che l’anno passato diverse funzionari pubblici hanno passato i guai peggiori per aver curiosato nei redditi di Prodi e co… oggi Visco da a tutti il libero accesso… anche a quei dati 🙂

    Che prodi non si apiù un personaggio intoccabile?

    per controllare se un immobile è in regola invece, devo avere la delega dei proprietari o in Comune non ti danno manco il saluto…

    Italia.

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