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Un Golpe È Per Sempre

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I servizi segreti, in Italia, sono sempre serviti fondamentalmente a quattro cose: depistare/ostacolare/bloccare le indagini della magistratura; coprire le trame eversive negli anni della strategia della tensione, e oltre; soccorrere ed aiutare golpisti, massoni e terroristi; dossierare chiunque illegalmente. Finite le stragi e caduto il muro di Berlino si temeva il peggio, la drastica flessione. Ed invece no: i servizi sono sempre molto attivi. Nel fare porcate, si intende, o quantomeno nel tentarle. Insomma, non è bello sapere che in un periodo di grande povertà esistono ancora delle certezze incrollabili?

Secondo il “Select Committe on Intelligence”, commissione bicamerale del Parlamento americano di controllo sui servizi, il Sismi stava preparando un regime change in Iran. In IRAN, Cristo! Neanche in Somalia (nazione abbordabile per il servizio militare nostrano, dato che è senza governo da una quindicina d’anni), o chessò, in qualche microisola dell’Oceania. Pio Pompa e Pollari contro i pasdaran. Gente che si fa infinocchiare per una rendition pasticciona fatta da altri, spioni che assoldano nelle loro fila 007 come l’agente BETULLA – Le Carrè certe cose se le sognava. No, ecco: contro l’IRAN. Uno stato a cui peraltro vendiamo regolarmente vagonate di armi e con il quale abbiamo proficui rapporti commerciali: due cosette che ci hanno sempre creato dei grattacapi con l’amico americano.

Ad ogni modo, tra il 10 ed il 13 dicembre del 2001, funzionari americani del Dipartimento della Difesa si incontrarono a Roma con iraniani esiliati e dissidenti; un incontro organizzato dai noti tramaccioni Michael Leeden e Manucher Ghorbanifar, altro esiliato iraniano. Per quest’ultimo il Committe spende parole lusinghiere, dandogli praticamente del Calderoli: “E’ amico di vecchia data di Ledeen. Ha preso parte allo scandalo Iran-Contra nel 1986 e, già nel 1984, la Cia ha diramato una nota con cui lo definisce falsario e fonte inattendibile, avvertendo che ‘ogni ulteriore contatto con tale soggetto o con suo fratello Alì, dovranno essere segnalati ma non presi in alcuna considerazione’”.

Ledeen, invece, è una vecchia conoscenza italiana. Di cui si farebbe volentieri a meno, ma tant’è. Falco neocon, spiaccia da detective novel, trafficone della miglior specie (cioè la peggiore), un ruolo mai chiarito nel caso Moro. Un bel ritratto di costui venne fornito in un’audizione della Commissione Stragi dall’on. Umberto Giovine (FI):

Michael Ledeen non è uno qualsiasi, ma è forse il più esperto, non teorico ma pratico, della disinformazione americana. [...] Ledeen è un uomo di punta di tutto l’ambiente che grava intorno al generale Alexander Haig, personaggio cruciale dell’ambiente nixoniano, uomo poi caduto sull’affare Iran-Contras, il cui ruolo è centrale. [...] Ledeen, ripeto, ha contatti con il giro di Alexander Haig, che è un giro particolare, di una massoneria particolare e di Servizi di un certo tipo, come del resto è noto alle cronache. Michael Ledeen è uomo che il ministro Cossiga fa entrare direttamente nella vicenda Moro: non mi interessano i rabdomanti e la corte dei miracoli, ma che, all’interno di questi vi sono anche gli uomini forti. Michael Ledeen è un uomo forte in questo tipo di azione.


Michael Ledeen

A persone così non si può certo negare l’ospitalità. Il governo ed i servizi, a conoscenza del piano Iran, forniscono dunque un luogo sicuro ed un interprete. Al simpatico meeting è presente anche Larry Franklin, funzionario dell’ufficio “Net assessments” di Harold Rhode. Oltre alla situazione politica dell’Iran, delle sue magagne, dell’Iraq (ancora da invadere, siamo nel 2001), di rivalità d’intelligence e di gnocca, si discetta anche di qualcos’altro:

Mentre sono a Roma, Franklin e Rhode vengono coinvolti in discussioni che vanno al di là della semplice acquisizione di informazioni dalle fonti iraniane. Franklin ricorda che Ghorbanifar ha in realtà in cima alla sua agenda un cambio di regime in Iran. Una sera, a Roma, durante un colloquio in un bar, Ghorbanifar gli espone il suo piano scrivendone su un tovagliolo di carta [sembra una scena presa pari pari da Vogliamo I Colonelli, con Tognazzi che cerca di riorganizzare il golpe su tavolino di un bar, nda]. Il piano prevede il collasso del traffico cittadino a Teheran, attraverso una serie di blocchi stradali dei nodi periferici di accesso alla città e altre azioni distruttive in grado di creare ansia nella popolazione.

Ovviamente serve la pecunia per fare ciò. Ghorbanifar chiede inizialmente 5 milioni di dollari per poi arrivare, nel 2002, a 25 milioni. A sentire l’iraniano, precisa una nota del Dipartimento della Difesa, “il mondo intero è della partita” (o no?). Il governo italiano, sempre secondo il Committe, offre subito disponibilità economica (figurarsi: paga Pantalone) per uno scopo ben preciso: noi vi finanziamo il golpetto, voi in cambio ci date petrolio e gas. Evidentemente l’amico Vladi non andava poi così bene. Alla fine, comunque, non se n’è fatto nulla. Strano.

Arridatece il Sifar. Arridatece il Sid. Arridatece il Supersismi. Arridatece la strategia della tensione.

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