Seria Disquisizione sulla Gnoseologia Televisiva.
17 marzo, 2007 - 9:55 di tusaichi
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E’ di pochi giorni fa una bellissima (sono ironico) ad sul quotidiano online avente per tema la televisione.Ci sarebbe da chiedersi chi sia costui. Ma poco importa dell’autore (sopratutto in un mondo in cui il file sharing uccide il diritto d’autore in nome di un non ancora proclamato diritto di conoscenza) (uh, sto divagando!) quando ben più importante (a volte) è il messaggio trasmesso (contrariamente, fermorestando lo stesso ragionamento, è indispensabile sapere il CHI parla quando il messaggio è totalmente privo di contenuti) (ma continuo a divagare).Sic et simpliciter: l’Oliviero parla male della televisione. La chiama droga, dittatura, ma tra le varie banalità si scorge un lampo di intuizione: “la tv non è riformabile”. Peccato che sia solo un flash. Poi il discorso verte verso la “politica” televisiva con gran sperpero di luoghi comuni e aria fritta (il che fa pensare che in realtà le parole del nostro Oliviero non siano nate da una approfondita riflessione sul mezzo televisivo ma da una più probabile incazzatura derivante da una ennesima censura delle sue campagne pubblicitarie).
Mettendo ora da parte improvvisati (e tendenti al turpiloquio) opinionisti, inizierei una breve disquisizione sul mezzo televisivo, illustrandone i poteri e i limiti, la forza e la debolezza. Iniziare a parlare di un mezzo mediatico senza citare Marshall McLuhan è impossibile, bisogna subito svelare il mistero e dar un nome all’assassino (con buona pace di Doyle) “Il mezzo è il messaggio” questa la più grande tesi del sociologo canadese. Ovvero tali e tante sono le specificità del mezzo che non solo influenzano il messaggio che vi passa attraverso, ma lo sconvolgono, modellano, plasmano al punto tale da identificarsi con il mezzo stesso. Il tutto è molto più semplice di quanto possa apparire. Semplicemente (genialmente) McLuhan capisce che il mezzo attraverso il quale il messaggio vuol passare non funge solo da tramite lasciando il messaggio intatto nel suo percorso, ma sono così importanti le caratteristiche fisiche del mezzo da determinare esse stesse il messaggio. Rapportiamo per esempio il mondo politico al mezzo televisivo. La politica esiste da quando esiste l’uomo ed è stata rigorosamente classificata oltre ventidue secoli orsono. La politica si è adattata a qualsiasi mezzo di comunicazione abbia mai avuto innanzi. Con la clava era violenza, con l’invenzione della parola divenne società, con l’invenzione della scrittura divenne comandamento, con quella della stampa divenne legge, con quella della radio divenne dibattito… e con l’invenzione della televisione? Con l’invenzione della televisione la politica diviene spettacolo. Entertainment. Risse in parlamento, feste di partito, comunicati stampa rasenti la stitichezza, botta e risposta pre-elettorali con un tempo massimo di due minuti…



Attraverso il tubo catodico (perbacco, devo aggiornarmi, ora ci sono gli schermi ultrapiatti) la televisione plasma a sua immagine e somiglianza la politica e la fa diventar immagine. Cos’è l’immagine?
L’immagine è una rappresentazione, è un qualcosa al posto di qualcos’altro, è una interpretazione. L’immagine non è quindi informazione. Semmai è manipolazione. Ma come può essere manipolazione qualcosa di così ovvio e uguale per tutti come un’immagine? Cosa esiste di più oggettivo di una fotografia? Effettivamente la risposta a questa domanda è “nulla”. Nulla è più oggettivo di una fotografia. Ma altresì, nulla è più vuoto di significato di una fotografia. L’immagine non spiega, mostra. Non disamina, illude. Non si svela, si palesa.

Guerra, immagine di una donna che piange e abbraccia un
corpo senza vita nel mezzo di una strada, sangue intorno.
Dove è successo? Chi era quell’uomo? Che parentela aveva con la donna? Come è morto? Quando? Perchè? E’ guerra? Chi la fa? Chi la subisce? L’immagine non si pone domande. L’immagine è risposta senza domanda. La televisione è immagine. E’ un flusso continuo di immagini, slegate tra loro, senza alcuna pretesa di conoscenza, senza alcuna pretesa di coscienza. La televisione è uno schermo su cui scorrono immagini. Ci sono parole di sottofondo, ma può esserci anche musica, ultimamente si è scoperto che si attira maggiormente l’attenzione della gente col silenzio. Quando la tv è accesa e d’un tratto tace tutti si voltano a guardarla. Perchè? Perchè in quel momento la tv è pura immagine. Nell’istante in cui l’audio tace, nell’istante in cui la tv perde quel residuo di fonicità derivante dal precendete mezzo mediatico, in quell’istante arriva al culmine del suo splendore mostrando solo ed esclusivamente immagini. E noi lo sappiamo e restiamo lì a fissarla, incantati.

Per questo la televisione è inadatta alla politica, alla cultura, al pensiero. La televisione è un mezzo handicappato (dovrei dire diversamente abile). Far parlare la tv di politica è come chiedere ad una gallina di volare. Non si può creare quel percorso base attraverso cui si forma un’idea: non c’è una tesi, un’antitesi e una sintesi nel discorso televisivo. Non c’è fondamentalmente nessun discorso. Non può esserci quindi produzione di conoscenza. Ebbene l’uomo non si è mai arreso davanti a nessun ostacolo e la tv ci piace. La tv è stata la nostra seconda (prima?) mamma. La tv è parte di noi, è sempre con noi, è il nostro occhio sul il mondo. (sopratutto se siamo abituati a non leggere) Per questo la tv deve parlare anche di politica. Deve avere sezioni interessate alla cultura. Deve parlare di tutto (e qui si aprirebbe la voragine della tv generalista).
Signori, rendiamoci conto che abbiamo scambiato la tv con la stampa. La stampa è stata il vero promotore della cultura umana, tale da aver dato un altro tipo di modo di pensare all’uomo. “Mentalità tipografica”, questo è il neologismo coniato quando ci siamo accorti che da quando l’uomo ha la stampa non solo agisce diversamente ma pensa diversamente. Incasella diversamente il mondo intorno a se, interpreta diversamente il suo rapporto con gli altri, traduce diversamente gli stimoli che provengono dall’esterno (e qui ci sarebbe da aprire non un capitolo a parte, ma una intera collana). La televisione no. Ci siamo sbagliati, diciamolo! Perbacco perchè ci vergognamo di un errore? (diceva qualcuno che dire di aver sbagliato non è altro che ammettere che oggi si è più saggi di ieri). Abbiamo creduto che il mezzo televisivo potesse sostituire la carta stampata. La televisione ci piace di più delle lettere! E’ vero! E’ più semplice! Mostra le cose, non pretende sforzo cognitivo, può essere capita benissimo anche da un analfabeta e (magia delle magie) anche da uno straniero!! Già, la tv è più democratica è più “facile”. Tristemente è più facile solo ed esclusivamente perchè vuota. Ecco allora che la politica diviene la barca di D’Alema, la calvizia di Berlusconi, l’omosessualità di Luxuria, la paresi di Bossi. Chi si adatta ad apparire vince. Chi rimane imbrigliato nel vecchio modo di far politica perde, viene obliato. Non raccoglie voti. In tv vince chi la spara più grossa, chi ha il volto più bello, chi dice parolacce, chi litiga, chi fa mostra di sè. La politica è diventata vuota immagine. Ma son cose che già sapete, discorsi da ascensore.



Ma la volete sapere la cosa più bella? Quella per cui vale questo articoletto? Signori, mi spiace per voi, ma la nostra beneamata televisione è in realtà innocente. Magari stavate già andando a staccar la spina, a svellere cavi, a sfasciar schermi, a masticar prese scart. Fermatevi per diana! La nostra cara amica non solo è innocente in tutto ciò, ma è anche bravissima in quel che sa fare. Intesa come Entertainment, come divertimento (nella più squisita accezione pascaliana) come de-vertere, come cioè distogliere è un potentissimo mezzo. Forse più potente del sesso. Nulla a questo mondo (fatta forse eccezione per droghe pesanti e acidi) riesce a distogliervi dalle vostre fatiche quotidiane come fa la televisione. Siete stanchi? Avete passato un intero pomeriggio sui libri? Avete appena letto un noiosissimo articolo sulla gnoseologia catodica? Accendete il televisione, piazzatevi là davanti e dopo pochi minuti vi sentirete ristorati, appagati, allietati come bimbi attaccati al capezzolo materno. L’unica precauzione da prendere se volete seguire il trattamento tv-terapia è di non stanziare davanti lo schermo per troppo tempo. Infatti la tv ha la strana controindicazione di rincretinire chi ne fa abuso in modo quasi permanente. Insomma, arriviamo alla fine di queste ingrate parole spiegando il titolo dell’articolo. La gnoseologia è la formazione di conoscenza (avrei voluto usare epistemologia, ma con tanti ingegneri nella squadra temevo rappresaglie). Ovviamente “gnoseologia televisiva” risulta essere un ossimoro, dacchè abbiamo speso abbastanza tempo a spiegar che il mezzo televisivo non produce scienza, non crea un ragionamento ma da solo immagini, paragonabili alla opinione (doxa) antagonista del sapere (episteme). Allora caro il mio sapientone, ce lo spieghi o no perchè maria de filippi fa programmi di merda? Signori miei, la colpa non è di quel che ad un sol tocco tutto muta in talk-show da mercatino, in baruffe di decerebrati, in buchi neri intellettivi.

La colpa è nostra. Ebbene sì, è nostra che pretendiamo chissà cosa da questo che ci teniamo in casa. Chiedere alla televisione di crear cultura è come chiedere ai sassi di galleggiare. Maria de filippi fa merda perchè la merda è l’unico prodotto televisivo. Prendiamocela dunque non con chi esprime al meglio le capacità “diversive” “divertenti” “distoglienti” di questo mezzo di comunicazione, ma con chi ha la pretesa di far cultura, con chi ha la pretesa di farvi credere che si possa parlar di politica in tv, che si possa intavolare un discorso in trenta secondi, che si possa decidere il futuro di una nazione con un presentatore a far da mediatore.


La tv è un mezzo commerciale con una ottima attitudine all’entertainment. Ogni altro uso è abuso e soppruso. che tempi signora mia! che tempi!
Seria Disquisizione sulla Gnoseologia Televisiva. è di

Totalmente d'accordo!
non saprei che altro aggiungere
Bhe rimango estasiato davanti a tanta intelligenza, veramente un bell'articolo, ma permettimi di esprimere alcune perplessità:
A me hanno insegnato che la tv dopo la sua diffusione ha insegnato l'italiano agli italiani che conoscevano solo il dialetto, inoltre vedere un bel film in tv la ritengo cultura, sporcata dalla pubblicità ma pur sempre cultura.
Se vai in paesino sperduto del sud, ma credo che al nord sia lo stesso, un ragazzino omosessuale cresce pensando di essere malato, cresce pensando che non sarà mai felice, perche' l'omosessualità non esiste nella società in cui vive o almeno crede che sia così, poi magari vede un film di Ozpetek in tv e si rende conto che altrove l'omosessualità esiste ed è accettata.
Non è cultura questa?
Alla fine della fiera penso che il problema siamo noi, non tutti siamo in grado di vedere la defilippi e definirla merda, alcuni di noi pendono dalle labbra sue e di suo marito..o è il contrario?
la televisione è una protesi (quando si limita a trasmettere in diretta qualche avvenimento, in tutti gli altri casi è impostura) come lo è un arto artificiale, il fallo di plastica di un impotente, la dentiera d'uno sdentato, l'occhiale del miope, ecc…
ricordo una canzone di De Andrè dal titolo L'ottico, il cui inizio è: "daltonici, presbiti, mendicanti di vista, il mercante di luce, il vostro oculista…" ecco, la televisione è l'oculista che ci tratta le lenti in modo tale da nascondere i fatti o farli trasparire attraverso i famosi occhiali verdi di quell'asino che vedeva erba ma era paglia secca… la televisione non solo non ci dà conoscenza, ma ci fornisce messaggi fasulli e non veritieri e/o ad usum delphini consumatorii…
Qui, l'accordo del Mezzo allo Scopo è totale, e perciò si può dire che il mezzo è il messaggio
.
Ottimo articolo.
Non mi trovo d'accordo a 360° con quanto espresso ma trovo che alcuni spunti di riflessione siano interessantissimi. Primo tra tutti, il confronto tv-cartastampata.
Emanuele: grazie
rokkok: sì, però diciamo anche che la gente SCEGLIE di vedere attraverso lo schermo. In realtà ci sono anche alternative. ..mentre ahimè.. l'unico che mi risolve le diottrie mancanti è l'oculista
serpiko: grazie, sì è un discorso che si presta a molte analisi e di diverso raggio. L'unico rischio è la banalità.. che tuttavia oggi va di moda.. mah..
@davide: …
@ rokkok: sempre da quella canzone aggiungerei “non più ottico ma spacciatore di lenti” che calza a pennello con la figura di oliviero toscani citato in apertura di articolo
Come nel caso di internet, della carta stampata e dei libri ritengo che la tv sia uno strumento da utilizzare piuttosto che un’ “entità malvagia” che ci rincretinisce. Io, personalmente, scelgo solo i programmi che ritengo utili a a darmi spunti di riflessione, ad arricchirmi in qualche modo, e perchè no, a divertirmi… L’importante è mantenere un atteggiamento attivo, critico, consapevole. Il telecomando mi serve non solo per cambiare canale durante la pubblicità, ma anche per sintonizzarmi con quello che desidero vedere ed ascoltare.
la posizione di Miriam mi sembra equilibrata. Quella di tusaichi estremamente intellettuale. Nei fatti, aprescindere dal vuoto che trasmette la televisione fa politica e quindi è un soggetto attivo di questo paese. E' una cosa da non dimenticare.
certo che se ho soloo una forchetta e devo "mangiare" un piatto di semolino in qualche modo mi arrangio.
ma da qui a dire che la forchetta è la posata giusta per mangiare il semolino…
ecco la tv e la politica.
Tusaichi hai ragione. Io intendevo che la capacità della televisione di fare cattiva politica non va sottovalutata
Bellissimo quanto reale sfiderei chiunque ad esprimere questo articolo con delle immagini.
I miei più sentiti complimenti.