Senza l’Italia la Fiat Potrebbe Fare di Più 7


«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia». Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, torna ad affrontare molte delle questioni che hanno tenuto banco nelle ultime settimane. In particolare, l’amministratore delegato del Lingotto ci tiene a sottolineare il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese. «Fiat – aggiunge – non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». «Tra il 2008 e il 2009 – continua Marchionne – la Fiat è stata l’unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato» diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. «Non voglio ricevere un grazie – spiega l’ad – ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi – prosegue – sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere»

Corriere

Marchionne ha ragione. Ha ragione nel senso che produrre a costi occidentali non ha più senso, specialmente per quelle attività dove la competenza, l’esperienza e l’eccellenza sono superflue. Le Fiat non sono esattamente delle astronavi. Con un po’ di addestramento potrebbero stare alla catena di montaggio anche degli scimpanzé. Figuriamoci cinesi, rumeni o brasiliani che, tutto sommato, sono sicuramente meglio degli scimpanzé. Specialmente dopo aver ricevuto la loro ciotola di riso quotidiana.

Il problema, ovviamente, è più generale e riguarda tutti, compresi gli imprenditori che non godono della ribalta mediatica di Marchionne. La soluzione non è semplice, passa per un doloroso cambio mentale e richiederebbe consapevolezza, forza di volontà e voglia di studiare. Non è roba per noi. Lasciamo fare ai tedeschi.

Marchionne, come dicevo, ha ragione. Questo, però, non lo autorizza a tracciare una riga e liquidare il passato. La Fiat è quella che è perché è stata fatta da tutti gli italiani, almeno quelli che hanno pagato le tasse, non solo dagli Agnelli, dai loro manager e dagli operai.

photo by sachman75

Mi fa piacere sapere che “Tra il 2008 e il 2009 la Fiat è stata l’unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato“. Probabilmente il 2008 e il 2009 sono una rimarchevole eccezione nella storia dell’azienda torinese, al punto che val la pena sottolinearli. Chissà cos’è successo in tutti gli altri anni che Marchionne non cita.

Gli incentivi sono soldi che vanno ai consumatori“. Questa è tutta da interpretare. Gli incentivi, in termini di minore tassazione, non vanno allo stato. Il che vuol dire che escono dalle tasche di tutti, almeno quelli che pagano le tasse. Nello stesso tempo non assottigliano il margine del produttore che guadagna nello stesso modo di prima fruendo gratuitamente di una campagna pubblicitaria estremamente vantaggiosa.

Insomma, senza troppi giri di parole, finché c’è stata la mangiatoia bassa, la Fiat era l’emblema dell’italianità. Ora che c’è da stringere chiappe e cinghia (non certo per Marchionne) si inizia a portare i conti al centesimo.
Niente di male e, soprattutto, niente di nuovo. Tanti figli, dopo aver sfruttato i genitori, se ne dimenticano quando fanno i soldi.

Marchionne è un uomo che ha avuto la fortuna di poter sfruttare le sue eccezionali qualità. Si potrebbe provare invidia per la sua carriera. Vederlo fare il figlio ingrato e arrampicarsi sugli specchi per giustificare la rapacità degli interessi che difende, consola e riconcilia con se stessi. Grazie.


7 commenti su “Senza l’Italia la Fiat Potrebbe Fare di Più

  • Giovanni Volpe

    L’abilità di Sergio Marchionne, Amm. Del. della Fiat, nel presentare una determinata immagine di questo gruppo industriale, nel corso della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, in particolare solo da una certa angolazione.

    L’A.D. con ottime capacità di comunicazione, è riuscito a porre in secondo piano ed a sottovalutare, l’enorme importanza del ruolo degli operai,… della Fiat e di tutti i contribuenti italiani onesti, grazie ai quali la Fiat ha beneficiato nel corso degli anni di miliardi di euro, che hanno permesso la sopravvivenza dell’azienda, con l’ulteriore conseguenza di permettere agli azionisti di beneficiare dei relativi profitti.

    Per quanto mi riguarda, sono indignato di tanta ingratitudine, oltre a percepire le prime prove di un reale tentativo di disimpegno della Fiat dall’Italia.

    http://www.giovannivolpe.it
    Il Blog di Giovanni Volpe
    Osservatorio Lavoro. Persone e società.

  • fma

    Dice Marchionne:”Gli incentivi sono soldi che vanno ai consumatori”

    Dice CN: “Gli incentivi, in termini di minore tassazione, non vanno allo stato. Il che vuol dire che escono dalle tasche di tutti, almeno quelli che pagano le tasse.”

    Parrebbe avere ragione CN, ma non è così sicuro come pare.

    Supponiamo di comprare un’auto da 15.000 euro.
    Lo stato ne incassa 3000 (IVA 20%) e ne sborsa 1500 di incentivo.
    Gliene restano in tasca 1500.
    E’ vero che se non concedesse l’incentivo gliene rimarrebbero in tasca 3000, ma solo se il consumatore comprasse ugualmente l’auto.
    Se non la comprasse non gli resterebbe in tasca niente.
    Non solo: se il produttore d’auto, non riuscendo a vendere, mettesse in CIGS i suoi operai, lo stato non percepirebbe più neppure l’IRPEF sul loro salario, anzi, sarebbe costretto a intervenire a loro sostegno con gli ammortizzatori sociali. Che che sono finanziati con la fiscalità generale.

    Stamane ho sentito parecchi commenti sdegnati contro Marchionne, da Epifani a Calderoli, passando per Sacconi.
    Non sono piaciute a nessuno le sue affermazioni secondo cui “L’Italia è al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48/mo posto per la competitività del sistema industriale”
    Quasi fossero offese gratuite, se non addirittura calunnie.
    E tuttavia nessuno che si sia preso la briga di dimostrare che erano false.

    • pise'

      apprezzo molto e condivido quanto scritto da fma, sottolineo che l’autore dell’articolo ha scritto: “Questa è tutta da interpretare.” la sua interpretazione si è fermata al 30, tu sei andato a 31. io non mi ero posto il problema perché ciò che più mi inquieta è come possa dire che vuole uniformare gli stipendi degli operai italiani agli standard europei senza spiegare se fa riferimento a quello degli operai tedeschi o polacchi…

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      La riflessione è corretta. Rimane inesatta e fuorviante quella di M.
      In ogni caso, sono sicuro che se veramente fosse conveniente, la Fiat non produrrebbe più auto in Italia da anni.

  • Marista

    Marchionne, degno uomo Fiat, arrogante pescecane con la faccia come il culo. Marchionne è furbo, sa che abbiamo un indotto di piccole e medie imprese , strapazzate da sempre , pianetini all’ombra della stella frallocca:la Fiat. Il suo messaggio è chiaro: io se me ne vado sto meglio, siete voi che avete bisogno di me, ci prova insomma, e magare inquesto Paese di beoti gli riesce. Ed ha ragione, ha preso tutto quello che poteva prendere, lascia macerie e piccole ditte in difficoltà. A me risulta inoltre che nel biennio 2008/2009 la Fiat ha usato la Cassa integrazione a più riprese. La pagano distraendo i nostri contibuti previdenziali, poi da criminali, favoleggiano che i giovani pagano le nostre pensioni. Quel tipino che sputa nel piatto in cui lui e i suoi predecessori, magistralmente guidati dall’ultimo monarca della finta repubblica italiana, hanno mangiato alla grande insieme a tutta la cordata degli Agnelli, a mio modo di vedere lo si potrebbe davvero finalmente mandare a quel Paese. Se avessimo, invece di infognarci con quella gente,pensato alle nostre industrie sane, senza foraggiare sempre e solo i soliti tre o quattro del gruppo eletto, mandando il resto alla malora, avremmo potuto ,con minimi aiuti, pretendendo che le forniture VENISSERO PAGATE in tempo utile, salvare l’industria Italiana. Ora avremmo speso meno o la stessa cifra, ma di certo con maggior costrutto. Io i conti per vedere quanto ci costa o meglio quanto guadagniamo ad aiutare le imprese residuate a trasformarsi ed adeguarsi, invece di dare carne viva agli squali, li farei. Sai che soddisfazione se risultasse che ce li possiamo togliere in tronco dagli zebedei quegli ingrati , arroganti, monarchi.
    Io sono repubblicana, ma specie a sinistra, mi spiace dirlo, c’è tanta voglia di oligarchie e monarchie, tutta gente che ci ha svenato, con l’accordo dei sindacati però.. che suona bene e legittima ogni porcata.

    Ah, dimenticavo, quando la sora peppa marista in tempi impensati, definiva parassita la Fiat, fu sbertucciata ovunque e per mail.. minacciata da qualche sciocco vassallo, chi fu ? Lui lo sa e gli mando un onorevole pernacchio e di cuore, sperando passi di qui

  • marechiaro

    E se dal 2010 lo stato quando bussa alle porte degli italiani onesti non trovasse più nemmeno la porta perchè siamo in mezzo alla strada (e neanche in macchina)?

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