Senza Berlusconi avremo un’Italia migliore? 50


L’altro ieri si è consumata l’ennesima manifestazione contro Berlusconi. Ne avevamo bisogno? Secondo me no. Berlusconi è un simulacro dietro al quale tutti noi abbiamo nascosto le nostre colpe, non importa che lo si ami o lo si odi, non tutte le divinità hanno caratteristiche positive. Da queste parti abbiamo già fatto notare come una buona parte degli abitanti di questa nazione senta il bisogno di affidarsi ad una guida per andare avanti, da ciò si desume che Berlusconi non è altro che uno degli Sherpa ai quali ci affidiamo ciecamente sperando di raggiungere la vetta. Abbiamo anche fatto notare come l’impegno civile del cittadino si risolva il più delle volte un po’ di indignazione prêt-à-porter, una discesa in piazza qui, una raccolta firme là, cose che non costano sudore e sacrificio e soprattutto che non cambiano assolutamente lo stato delle cose.

Se a questo aggiungo la mia esperienza su internet, luogo pieno di aspiranti starlette del menga e di gente che per scalare le vette delle classifiche del web e dei siti di editoria sociale non esita ad organizzare marchette, scambi di voti, realizzando organizzazioni che tanto somigliano ad associazioni a delinquere (dedite in questo caso allo spaccio di primi posti negli aggregatori di news), nonché di cialtroni che cianciano di SEO, posizionamento di siti e di trucchi per scalare le classifiche, con tanto di libri a prezzo modico da pagare con offerta libera su Paypal, con metodi che tanto ricordano i maghi ed i cartomanti della televisione, allora la mia considerazione sulla manifestazione crolla del tutto. Ma diciamo che in questo caso il mio giudizio è inficiato dal mio pregiudizio.

Prima che i manifestanti del B Day si manifestassero in piazza ho letto l’articolo di Comandante Nebbia sullo scandalo Tributi Italia. La storia di Tributi Italia porta con sé molte ragioni per scandalizzarsi: i giornali non ne parlano quasi (censura, autocensura?), il caso era noto da mesi ma la società è stata sospesa solo ora, infine, cosa più scandalosa di tutte quest’azienda tratteneva il 30% dei tributi riscossi. In parole povere il 30% delle nostre tasse finiva nelle tasche dei privati a cui i comuni avevano demandato la riscossione dei tributi. Perché una cifra così alta? Ma soprattutto, per quale motivo lo Stato dovrebbe demandare la gestione delle sue tasse ad una società esterna, soprattutto se tale gestione costa così tanto?

Vedremo mai una protesta per questo scandalo? Scenderanno mai i cittadini in piazza contro l’esternalizzazione della riscossione dei tributi? Scenderanno mai in piazza contro l’esternalizzazione della gestione dei parcheggi cittadini, degli autobus, dell’acqua, delle caldaie, soprattutto quando la privatizzazione di queste attività comporta un aumento dei costi e quindi delle (tante odiate) tasse? La risposta sembra essere no. In questi casi, gli stessi cittadini così violentemente antiqualcosa (Berlusconi, Magistrati, destra, sinistra), diverrebbero improvvisamente fatalisti e qualunquisti. Tutti colpevoli, nessun colpevole, così va il mondo, che ci possiamo fare? Io ritengo in realtà che i termini adatti non siano qualunquismo e fatalismo quanto omertà. Molti di noi sono parte di quest’ingranaggio in un modo o nell’altro e tutti, ma proprio tutti, sappiamo come funzionano le cose solo che non abbiamo alcuna voglia di cambiarle. Non c’è sorpresa per ciò che ha fatto Tributi Italia perché tutti sappiamo come funzionano le cose, come vengono amministrate le nostre città e quanti interessi girino intorno a queste finte aziende gestite da finti imprenditori.

Sappiamo che la maggior parte delle società miste e/o società di “outsourcing” che “infestano” le amministrazioni pubbliche sono organizzazioni dedite allo spaccio di posti di lavoro, utili per foraggiare il portafoglio voti dei politici ma utili anche per trovare un posto al nostro “figliolo che ha bisogno di lavorare”. Sappiamo che funziona così ma non ci scagliamo contro questo stato di cose con la stessa rabbia con cui, alternativamente, ci scagliamo contro Berlusconi, la Magistratura, Di Pietro, la sinistra, la destra, la chiesa, gli atei, i mussulmani e tutti gli altri simulacri dietro ai quali nascondiamo la sporcizia di questa nazione. Per omertà, per interesse, per rassegnazione, poco importa. Ci scagliamo contro Berlusconi, che rappresenterebbe un certo modo di fare politica, ma nel nostro piccolo ci comportiamo proprio come lui o peggio, come i suoi servi che tanto ferocemente deridiamo. Porgiamo la mano per chiedere un posto di lavoro, votiamo un politico perché ci ha fatto un favore, ci rivolgiamo al vigile “parente” per evitare una multa, tarocchiamo le classifiche del web per avere i nostri 5 minuti di fama. Facciamo finta così di ignorare che quei politici e quegli “amministratori” a cui affidiamo il nostro futuro ed il futuro dei nostri figli sono già dei piccoli berluschini e noi siamo i loro servi. Vero, non siamo tutti così, ma c’è comunque una grossa percentuale di persone che vive in questo modo e molte di queste persone vanno tranquillamente al No Berlusconi Day. Molto più facile indignarsi per le cose “grandi”, altrimenti saremmo costretti ad indignarci con le cose più piccole, se non con noi stessi. Molto meglio imprecare Dio che non ci dà il pane piuttosto che rimboccarsi le mani e scavare la nuda terra. Ecco perché ritengo che il No Berlusconi Day sia inutile, dopo Berlusconi l’Italia non sarà un paese migliore, sarà solo un paese con un Berlusconi che ha un nome diverso ma usa gli stessi metodi e la nostra nazione continuerà ad essere un’Italia piena di Berluschini e servi, un’Italia mafiosa e patetica, destinata prima o poi all’oblio che merita.